Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“Roberto Bolle and Friends”: un #bolletour2017 fra classicità e tecnologia 3.0

“Guardiamo una cosa mille volte.
Forse dovremmo guardarla un milione di volte
prima di vederla per la prima volta”
(Dylan Thomas)

E ogni volta è sempre come la prima. Assistere a un Gala del tour “Roberto Bolle and Friends” è un’esperienza che sempre incanta e non smette di affascinare, anche dopo tanti anni e tanti spettacoli. Grazie soprattutto all’accurata scelta del direttore artistico, oltre che interprete principale, Roberto Bolle, che non fa mancare pezzi conosciutissimi della grande danza e novità sempre al passo con i tempi.
Per il tour estivo le mie tappe sono state il Teatro dell’Opera di Firenze e, naturalmente, l’insuperabile Arena di Verona, ove la scaletta dei brani ha proposto qualche variazione.
In entrambe le date abbiamo avuto il gradito ritorno di Polina Semionova (Principal dello Staatsballett di Berlino) sempre interprete di classe ed eleganza; forse non ancora in perfetta forma, ma perdonatissima perché divenuta mamma da pochi mesi (e in tour con marito e bebé al seguito, divenuto subito la mascotte del gruppo). Più morbida e addolcita la sua Carmen, elegante e dal movimento prezioso la sua Nikiya in La Bayadère.

Polina Semionova e Roberto Bolle

Polina Semionova

Sempre scenografico l’ingresso sul palcoscenico di Don José, con la silhouette nera di Roberto in un’Arena illuminata di rosso, e l’effetto è stato davvero dirompente, con il pubblico di oltre 13.000 persone scatenato nel primo di una lunghissima serie di applausi. Un Roberto Bolle potente e dalla grande personalità, imperioso, sebbene con un paio di incertezze a Firenze che, fatte da lui, fanno quasi piacere: una conferma che è umano, perché talvolta la sua perfezione e bravura lo fanno dimenticare.

Alcuni pezzi non sono stati eseguiti nella serata areniana.
Innanzitutto Carnevale di Venezia che trasporta, nel più puro stile accademico di Petipa, nelle atmosfere ricche di fascino e divertimento della Venezia del Settecento, con corteggiamenti e schermaglie amorose che fanno ben presto “togliere la maschera” alla ballerina.
Brano godibile e “leggero”, ma non privo di virtuosismi soprattutto da parte della ballerina. Decisamente all’altezza gli interpreti Ludmila Konovalova (Principal del Wiener Staatsoper di Vienna) e una vecchia conoscenza di questi gala, Dinu Tamazlacaru (Principal dello Staatsballett di Berlino).

Ludmila Konovalova e Dinu Tamazlacaru

Quindi il pas de deux La Pluie, un brano moderno di grande atmosfera creato dalla coreografa belgo-colombiana Annabelle Lopez Ochoa, dallo stile astratto e dal movimento contemporaneo che tuttavia non disprezza il virtuosismo classico.
Ascoltando con attenzione la musica colta di Bach e Hildegard von Bingen, è possibile individuare le analogie con il titolo del pezzo: il rombo sordo del tuono all’inizio e il silenzio della natura presago della pioggia; il ticchettio delle gocce che rincorrono le note del pianoforte. I ballerini assecondano ogni nota con movimenti fluidi e pieni di lirismo, che ipnotizzano sguardo e mente. Un grande applauso agli interpreti Misa Kuranaga (Principal del Boston Ballet) e Daniil Simkin (Principal dell’ABT di New York), che ho finalmente visto in un ruolo non da “saltatore” e ho potuto apprezzarlo e rivalutarlo moltissimo.
Come si diceva con le mie amiche, è un peccato che non sia stato riproposto anche in Arena ma, a pensarci bene, avrebbe forse rallentato troppo il ritmo della serata, che già presentava alcuni brani “lenti”.

Misa Kuranaga e Daniil Simkin

A Firenze è tornato Il Corsaro, un pas de deux che, assieme a Don Chisciotte, piace sempre molto e strappa un gran numero di applausi, poiché entrambi mettono in evidenza le doti acrobatiche e virtuosistiche degli interpreti.
In Don Chisciotte ineccepibile ancora una volta Misa Kuranaga, così come il suo partner Daniil Simkin, letteralmente osannato in Arena per le sue acrobazie e la sua verve quasi attoriale. Altrettanto applauditi nel Corsaro Adiarys Almeida (International Guest Artist) e Taras Domitro (Principal del San Francisco Ballet).

Adiarys Almeida e Taras Domitro

Misa Kuranaga e Daniil Simkin

Uno dei brani nuovi di questo tour, presentato a Firenze, è stato Wunderland.
Musica bellissima e sempre ricca di suggestioni di Philip Glass, coreografia di Edwaard Liang, che ben asseconda ogni singola nota con passi e prese sensuali e fluide. Bravi entrambi gli interpreti, che ho visto dal vivo per la prima volta, Taras Domitro ma soprattutto Adiarys Almeida, cubana proveniente dal Boston Ballet e ora ballerina free-lance e International Guest Artist, danzatrice dalle linee morbide e dalla gestualità carica della passione della sua terra d’origine.

Adyaris Almeida e Taras Domitro (ph. dal web)

In chiusura della prima parte, sia a Firenze che in Arena, un brano molto atteso, anche perché pubblicizzato sui media nei giorni precedenti l’inizio del tour: Take Me With You, coreografia del 2016 del polacco Robert Bondara sulla canzone Reckoner dei Radiohead.
Che dire… Elettrizzante? Coinvolgente? Dirompente? Molto di più.

Melissa Hamilton e Roberto Bolle

Su di me ha avuto lo stesso effetto della prima volta che vidi Mono Lisa. Impossibile distogliere gli occhi dai due corpi che, al ritmo cadenzato e incalzante della canzone dei Radiohead, si incontrano e si scontrano, si cercano e si respingono con forza e grazia.
Protagonisti eccellenti, sia fisicamente che interpretativamente, Melissa Hamilton (Principal del Royal Ballet di Londra) e Roberto, che hanno confermato una volta di più che la loro è una partnership d’elezione. Un brano che mi auguro venga riproposto ancora perché, a mio parere, è davvero in grado di operare una rara sinergia tra suono e movimento e, una volta ascoltato e visto, non si dimentica più.

Continuando la carrellata dei pezzi proposti in entrambe le serate, troviamo Les Bourgeois, ormai un classico dei “Bolle and Friends” che a me personalmente, dopo averlo visto tante volte, comincia un pochino a stancare.
La cosa positiva è stata l’aver affidato la serata fiorentina a Dinu Tamazlacaru, che l’ha interpretato con grande partecipazione e immedesimazione nel personaggio. Ben diversi, naturalmente, i salti acrobatici se paragonati a quelli già visti di Daniil Simkin, che ha proposto il pezzo in Arena. E qui esprimerò un parere che potrebbe trovare molte persone discordi: nell’insieme dell’esecuzione ho apprezzato maggiormente Tamazlacaru, maggiormente calato nei panni del “bourgeois cochon” e capace di rendere in modo migliore, con la gestualità e la mimica, il testo della canzone di Jacques Brel. Questo senza nulla togliere alla grandiosità della tecnica di Simkin, ancora una volta applauditissimo dal pubblico.
La differenza fra i due interpreti è evidente nei video che seguono, sebbene siano parecchio datati e i loro stili siano ora ovviamente un po’ diversi.

Melissa Hamilton e Roberto Bolle hanno riproposto lo stupendo passo a due da Caravaggio, coreografia di Mauro Bigonzetti su musica di Bruno Moretti ripresa da Claudio Monteverdi, già visto ad inizio anno nel gala d’apertura del Bolletour2017 agli Arcimboldi di Milano e che vedrei e rivedrei più volte, senza stancarmi. Come scrissi nell’articolo di Gennaio, questo pas de deux ripropone passi classico-contemporanei in modo rigorosissimo, senza tralasciare il minimo dettaglio nell’esecuzione dei passi, dei “legati” e del “lavorio” delle braccia e delle mani. Potenza e lirismo, dinamicità e staticità, matericità e spiritualità, accompagnano tutte le sequenze coreografiche, in cui i due corpi vibrano all’unisono come un unico strumento. Entrambi gli interpreti stupendamente bravi e, come negli altri pezzi eseguiti insieme, è evidente l’alchimia che si instaura fra loro e viene trasmessa attraverso la loro danza.

Melissa Hamilton e Roberto Bolle (ph. dal web)


Quattro i brani presentati in Arena e non a Firenze, due classici e due contemporanei.
Fra i primi, l’ormai noto ma sempre piacevole Tchaikovsky Pas de Deux di Balanchine, interpretato da due eccellenze come Misa Kuranaga, riconfermatasi grandiosa, e Herman Cornejo (Principal dell’American Ballet Theater di New York), ballerino di estrema precisione, pulizia di movimento ed eleganza.

Misa Kuranaga e Herman Cornejo

Quindi il passo a due da Esmeralda, capolavoro di Petipa, che ha visto protagonisti assoluti Anna Ol e Young Gyu Choi (entrambi Principal del Dutch National Ballet di Amsterdam), in un crescendo virtuosistico di infiniti aplomb, attitudes e pirouettes che hanno fatto scatenare il pubblico.
Tra i contemporanei, in primis Ballet 101, che ha aperto la serata con l’immancabile Francesco Pannofino a fare da “maître de ballet” in questa sorta di compendio ironico dei passi della danza, momento fondamentale per capire (se si riescono a ricordare…) tutti i passi dei balletti che sono seguiti. L’accoglienza riservata a Roberto al momento del suo ingresso sul palcoscenico è stata davvero degna di una rockstar: un pubblico che, abbandonato il momento lirico delle migliaia di candeline accese sulle gradinate che hanno reso ancora più magico il benvenuto areniano all’étoile, si è scatenato in un crescendo di applausi e battiti dei piedi e ha raggiunto il climax nella standing ovation finale per omaggiare tutti gli artisti.

Roberto Bolle con Francesco Pannofino

Molto bello un brano mai presentato prima, Penumbra, coreografato da Remi Wörtmeyer su musica di Rachmaninov. E già questo la dice lunga sul profondo lirismo del passo a due magnificamente interpretato da Anna Ol e Young Gyu Choi, in un susseguirsi di prese armoniosamente fluide e delicate. Bellissimo l’effetto del colore viola che ha illuminato le gradinate dietro il palcoscenico, riprendendo le stesse sfumature degli abiti dei ballerini.

In chiusura di serata, prima della consueta carrellata in video degli interpreti e del breve Prototype Reloaded, in cui Roberto Bolle riprende i visual effects più suggestivi della extended version di Prototype, la nuova sognante creazione di Massimiliano Volpini interpretata da Melissa Hamilton e Roberto: Rencontre, sul brano Flow, composto ed eseguito da René Aubry.
Chi ha più o meno la mia età di certo ricorda il video di Take on Me che gli A-ha fecero uscire nel 1984 e che è divenuto il terzo video più importante nella storia della musica (il primo è Thriller di M. Jackson, naturalmente). Il suo successo è dovuto alle immagini che mescolano persone del mondo reale e del mondo virtuale e al sogno, che forse tutti noi coltiviamo, di poter vivere una realtà parallela, proprio quella che desideriamo, in un fumetto.

Roberto Bolle (ph. Andrej Uspenski)

E’ quello che accade a Roberto Bolle, che apre il brano danzando in modo appassionato ma inquieto, mentre sull’enorme schermo dietro di lui scorrono le silhouettes in bianco e nero di una moltitudine di persone che camminano sole, senza mai incontrarsi, in una città anonima appena tratteggiata. Grigio e solitudine, fino a quando l’umano non interagisce con la città del cartoon illuminandola con i colori della realtà. Forse per questo, forse per una magica alchimia invisibile agli occhi, dalle ombre anonime della strada si stacca una figurina femminile che mostra interesse per l’umano al di qua dello schermo. Prende vita così il rencontre di due anime provenienti da mondi diversi, ma che la tecnologia unita all’amore riesce a far incontrare.

Melissa Hamilton e Roberto Bolle (ph. Andrej Uspenski)

Bellissimi i giochi di luce (creati da Staff s.a.s.) – verde felicità, azzurro serenità, rosso amore – che si intrecciano e si rincorrono sullo schermo e che accompagnano i due ballerini nella loro danza tenerissima e gioiosa, che si snoda sia davanti allo schermo, in versione umana, che dietro ad esso, in versione fumetto. E i due innamorati “vissero felici e contenti”, intraprendendo il loro viaggio verso una vita insieme – umana o cartoon? – volando abbracciati nel cielo come gli amanti di Chagall, mentre sopra la città si staglia luminosa la luna piena.


Le parole, come sempre, non rendono la poesia del gesto e il fascino dell’atmosfera creata da questo pezzo fiabesco, che ha chiuso davvero nella bellezza più pura e magica due serate indimenticabili.

E per non smentire la sua vocazione social di ballerino 3.0, Roberto quest’anno, con il supporto di Francesco Pannofino, ha coinvolto il pubblico in Arena in una enorme “ola” con le luci dei cellulari puntate sul palcoscenico, mentre i due megaschermi sospesi ai lati del palco risplendevano della scritta #illuminiamoladanza. Un hashtag rimbalzato da Twitter a Facebook a Instagram con decine e decine di fotografie e video, per supportare quanto affermato dall’Artista: «La danza vive un momento di grande difficoltà nel nostro Paese. Quello che volevamo dimostrare con questo piccolo gesto è quale e quanto entusiasmo susciti. Un grido di allarme che si fa dichiarazione di amore. Un’emozione e un calore difficili da ignorare». Lo spettacolo che ci siamo e gli abbiamo regalato è stato veramente unico ed emozionante.

Il postspettacolo in questi gala è, se possibile, ancora più caotico di quelli all’uscita della Scala e raggiungere la nostra Étoile per un saluto e un complimento può diventare un’impresa titanica. Ma il nostro gruppo di “divine”, fra risate e chiacchiere, non si lascia (quasi) mai scoraggiare.
In Arena alcune di noi hanno desistito, vista la ressa eccessiva, ma a Firenze, dopo una lunga attesa, siamo riuscite a scambiare due parole con Roberto, esprimendogli la nostra gratitudine per il bellissimo spettacolo e, soprattutto, per i pezzi nuovi molto appassionanti. Il suo sorriso spontaneo nel vederci e il suo saluto affettuoso danno a serate come queste quel tocco che le rende sempre veramente speciali.

Applausi a Firenze e Verona

Grazie Roberto: dall’Arena un grande cuore solo per te! #ledivine

(Ove non segnalato, le foto sono personali)

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2 commenti su ““Roberto Bolle and Friends”: un #bolletour2017 fra classicità e tecnologia 3.0

  1. wolfghost
    luglio 24, 2017

    Bé, ogni volta che leggo una recensione qua sopra rimango sempre colpito dalla sua… completezza, scorrevolezza, correttezza, è… perfezione! 😉
    In certi spettacoli ogni volta è davvero come la prima, e non solo perché qualcosa è sempre diverso dalle precedenti, visto che si parla di spettacoli dal vivo, ma anche perché sono così complessi che inevitabilmente non riusciamo a cogliere tutto alla prima, e nemmeno alla seconda. E forse nemmeno alla ventesima! 😀
    http://www.wolfghost.com

    • ilpadiglionedoro
      luglio 25, 2017

      Grazie Wolf…perfezione…no 🙂 è troppo. Ma passione sì. Passione ed emozione che le parole rendono solo in minimissima parte.E’ vero che ogni volta è sempre diversa, sempre come, anzi, meglio della precedente, perché già un po’ conosci certi pezzi o alcuni artisti e riesci davvero a cogliere sfumature di interpretazione sempre nuove. E non ci si stanca mai…

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