Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Zenaida Yanowsky e Roberto Bolle uniti al pubblico in un unico respiro per un indimenticabile addio alle scene

(ph. Monica Ruffati)

La nostra Etoile Roberto Bolle è tornato al ROH di Londra per accompagnare nelle sue due serate di addio alle scene (2 e 7 Giugno) l’amatissima Principal del Royal Ballet Zenaida Yanowsky, che è stata spesso sua partner.
Una nutrita “delegazione” de #ledivine era presente alla prima di queste due indimenticabili serate ed Eleonora così racconta…

“Le divine” al ROH

**********

Eccoci in questo inizio giugno alla Royal Opera House per una serata dedicata a Frederic Ashton, il coreografo inglese per antonomasia nonché fondatore del teatro, con tre sue creazioni: The Dream, Symphonic Variations e Marguerite and Armand.
La serata, però, è soprattutto dedicata a Zenaida Yanowsky che, dopo più di 20 anni di carriera, dà l’addio alle scene.
Primo pezzo del programma, come dicevo, è The Dream, versione inglese di Sogno d’una notte di mezza estate di Balanchine, entrambi ispirati all’opera shakespeariana oltre che alla favola L’asino di Apuleio ed a Le metamorfosi di Ovidio ed entrambi sulla meravigliosa musica di Felix Mendelssohn.
Ammettendo che questo balletto (cor. Balanchine) non mi ha mai più di tanto entusiasmata devo dire, però, che in questa versione ci sono un paio di elementi interessanti, pieni di energia e poesia.
Il primo è l’interazione tra i personaggi di Oberon e Puck, interpretati in modo eccelso rispettivamente da Steven McRae e Valentino Zucchetti. Bravissimi entrambi, riescono a rendere apparentemente facile una coreografia estremamente difficile, dando la sensazione di leggerezza e fluidità.

Puck (Valentino Zucchetti)

Il secondo è il passo a due di Oberon (Steven McRae) e Titania (Akane Takada).
La particolarità di questo pas de deux, a mio parere, è il suo sviluppo: l’inizio dà infatti la sensazione di qualcosa di fugace, un piccolo intermezzo in cui si ripetono più volte alcuni passaggi; poi però, piano, piano, prende forma una bellissima scambievole dichiarazione d’amore in forma coreografica.

Akane Takada e Steven McRae

Il secondo pezzo, Symphonic Variations, fu creato da Ashton nel 1946 su musiche di Franck.
Dopo un periodo, quello della seconda guerra mondiale, in cui i balletti erano tutti di ispirazione letteraria, Ashton sentì la necessità di astrattismo per riscoprire la bellezza e la purezza della danza nel suo connubio con la musica.
Il palcoscenico è pulito, niente scenografie, nessun riferimento di luogo o tempo. Sei ballerini, tre uomini e tre donne, con costumi interamente bianchi dal vago sapore greco, quasi a voler sottolineare la ricerca e l’ispirazione dell’armoniosità, grazia e pulizia delle linee di quel tempo.
Inizialmente non ho apprezzato del tutto la coreografia, forse perché mi ricordava in parte Symphony in C di Balanchine ma, pur avendo lo stesso astrattismo ispirativo, non ha quell’energia e quel dinamismo nella successione coreografica. Tuttavia un’ulteriore visione mi ha regalato delle bellissime sensazioni.
Il lirismo e l’armonia unite alla semplicità rendono il tutto estremamente moderno, creato per il puro divertimento e il piacere di vedere danzare, con in più una qualità dell’esecuzione assolutamente perfetta e impeccabile in cui risaltano Marianela Nuñez e Vadim Muntagirov.

Marianela Nuñez e Vadim Muntagirov

Ed eccoci giunti al gran finale: Marguerite and Armand.
Questo concentrato, in soli 35 minuti, di amore, passione, rinuncia, cocente delusione, umiliazione, pentimento e morte è un vero mix esplosivo.
Creato da Ashton, per Margot Fontaine e Rudolf Nureyev, forse non ha quella completezza narrativa de La dama delle camelie di Neumeier (che personalmente considero insuperabile dal punto di vista coreografico e di invenzione creativa) e quindi la possibilità di scandagliare ancor di più i personaggi e i loro sentimenti, ma ha sicuramente in sé la capacità di tenere forte e viva l’attenzione del pubblico.
La tensione era palpabile sia in teatro che tra i protagonisti, cosa comprensibile: l’addio alle scene è sempre un momento unico e irripetibile per tutti.
Zenaida Yanowsky, nonostante la sua fisicità, è capace di grazia e armonia unite a carattere ed energia. Una capacità interpretativa del tutto particolare ma assolutamente efficace.
Forse è meno melodrammatica di una Ferri, ma riesce egualmente a regalare al pubblico il calore dei sentimenti.
Una sensibilità interpretativa che non resta inosservata né lascia indifferenti, al contrario non si può che rimanere affascinati da una personalità così unica.

(ph. Tristam Kenton)

Accanto a lei, e da lei fortemente voluto, Roberto Bolle che le ha, e ci ha, regalato, un Armand romantico innamorato ma anche implacabile ed egualmente addolorato davanti alla morte dell’amata. Quanta dolcezza e delicatezza quando le toglie i capelli dagli occhi, lei ormai consumata dal male ma con ancora la forza di sperare sostenuta dall’amore del suo Armand.
Bellissimo è il famoso passaggio in cui lui la solleva e lei protende le mani verso l’alto quasi cercando un immaginario futuro che non c’è. E dolcissimo quell’ultimo bacio che lei posa sulle labbra di lui e con il quale la vita la abbandona per sempre.
E ancora Armand: il suo respiro, la sua silenziosa, affranta, disperazione finale si potevano sentire fin dal loggione del teatro. I loro respiri, i battiti dei loro cuori li potevamo percepire come sotto la pelle, erano i nostri…… bellissimo!
Emozionante oltre ogni possibile descrizione.

Zenaida umile e timida nei ringraziamenti, tanto che più volte Roberto l’ha spinta alla ribalta perché potesse prendersi in solitaria i meritatissimi applausi, il saluto e il calore del pubblico che la abbracciava virtualmente, dopo ventitré anni di carriera, con una cascata di applausi.
È una cosa che mi ha colpita e mi è piaciuta moltissimo.
Questa sua ritrosia e quei ripetuti ringraziamenti, inchini e abbracci verso Roberto, quasi a voler sottolineare la sua infinita gratitudine verso un artista che l’ha accompagnata in questa sua ultima, non facile emotivamente, avventura artistica, dimostrando nobiltà e grandezza d’animo.

(ph. Lucia Cutolo)


Lei stessa infatti ha dichiarato “….. È un partner ed un ballerino eccellente, che mi permette di sentirmi libera nella mia danza e di esplorare il movimento e il personaggio. Danzare con lui è stato come iniziare una bella conversazione……” e Roberto dal pari suo si è messo a completa disposizione di Zenaida per rendere il suo addio alle scene assolutamente indimenticabile.

(ove non segnalato le fotografie sono di Eleonora Bartalesi)

Annunci

Un commento su “Zenaida Yanowsky e Roberto Bolle uniti al pubblico in un unico respiro per un indimenticabile addio alle scene

  1. Neda
    giugno 11, 2017

    Stupendo. Grazie!!!

I vostri pensieri

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

Un Dente di Leone

La quinta età: un soffio di vento sul dente di leone

PAROLE LORO

«L'attualità tra virgolette»

Picture live

Vivir con amor

vengodalmare

« Io sono un trasmettitore, irradio. Le mie opere sono le mie antenne » (Joseph Beuys)

mammacomepiove!

Donna. Mamma. Sognatrice. In proporzioni variabili.

La poesia di un arabesque

"La danza è il linguaggio nascosto dell'anima" Martha Graham

maplesexylove

_Fall in love with style_

Polvere o stelle

racconti, emozioni e pensieri danzanti

IO, ME E ME STESSA

Per andare nel posto che non sai devi prendere la strada che non conosci

Il Canto delle Muse

Se ho provato momenti di entusiasmo, li devo all'arte; eppure, quanta vanità in essa! voler raffigurare l'uomo in un blocco di pietra o l'anima attraverso le parole, i sentimenti con dei suoni e la natura su una tela verniciata. Gustave Flaubert

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Orizzonti

blog di viaggi

galadriel2068

emozioni, racconti e polvere... o stelle

Pinocchio non c'è più

Per liberi pensatori e pensatori liberi

L'angolino di Ale

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Photo

usa gli occhi..

Paturnie e altre pazzate

Parole fatte a pezzi. Parole come pezzi. Di me. Io: patchwork in progress.

DANZA/DANZARE

considerazioni, training, racconti

Di acqua marina di Lucia Griffo

Just another WordPress.com site

17 e 17

UN PO' PIU' DI TWITTER, UN PO' MENO DI UN BLOG

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

jalesh

Just another WordPress.com site

Cetta De Luca

io scrivo

filintrecciati

Just another WordPress.com site

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

life to reset

drifting, exploring, surviving

hinomori

Fuoco e ghiaccio

Versi in rima sciolta...

Versi che dipingono la natura e non solo...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: