Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“Progetto Händel” al Teatro Alla Scala: il trionfo del “balletto concertante” barocco firmato Bigonzetti

Sabato 20 Maggio 2017.
Fiori consegnati. Lisianthus bianchi, per cambiare, e rose rosse.
“Le divine” riunite per il consueto aperitivo pre-Scala.
Si entra in platea e il battito del cuore accelera: l’ingresso alla Scala provoca sempre una grande emozione, e quando le luci in sala si spengono lasciando illuminati di rosso solo i quattro ordini dei palchi, l’effetto è come sempre di meraviglia. Ancora una volta mi guardo intorno incantata da tanta bellezza.

E una foto ricordo delle “divine” ci vuole!

Questa sera debutta in prima mondiale l’atteso Progetto Händel, un “balletto concertante” creato da Mauro Bigonzetti su musiche di Händel, dove la musica si fa scenografia e la danza si fa storia. Solo musica per pochi, scelti, strumenti, e solo danza allo stato puro, per non distrarre lo spettatore dai corpi degli interpreti e dalla creazione che sta prendendo forma davanti ai suoi occhi. Musica da camera che diventa essa stessa personaggio, prende per mano i ballerini sul palcoscenico e li accompagna, ciascuno nella propria specificità, verso la realizzazione di un “progetto” unitario.

Il colore nero fa da sfondo al palcoscenico e nel primo atto solo una sequenza serrata di suite eseguite al pianoforte da James Vaughan. Il nero, con il bianco e il grigio, è anche il colore dei costumi creati da Helena de Medeiros, essenziali, minimal, ma proprio per questo perfettamente in linea con quanto Bigonzetti desidera trasmettere: «lasciare lo spettatore in un certo senso “vergine” dal punto di vista sensoriale, ossia senza distrazione alcuna se non il corpo degli interpreti e il loro rapporto con la musica».
Costumi del tutto moderni e lineari, ma non privi di una loro poesia intrinseca e di legami con la classicità iconica della danza nei “mezzi-tutù” con le piume da cigno nero, con grandi obi di ispirazione nipponica e volute arricciate che ricordano le gorgiere degli abiti del XVI e XVII secolo. Per i ballerini invece si gioca tutto su una sensuale fisicità, con petti nudi o coperti da aderenti canotte trasparenti e pantaloni attillati.
Nel secondo atto il fondo nero è ravvivato da un sapiente gioco cromatico di luci diretto da Carlo Cerri, la musica si arricchisce di nuove sonorità armoniosamente orchestrate fra oboe (Fabien Thouand), violino (Francesco De Angelis), clavicembalo (James Vaughan), flauto (Andrea Manco) e violoncello (Massimo Polidori), i costumi si tingono di delicati colori e le forme aumentano di volume. Anche qui prevale la «dimensione scultorea» dei costumi, che richiamano, come dice Bigonzetti «un barocco come può essere rivisitato oggi, nelle forme e nei colori […] Una delle idee è quella della trasparenza, perché i costumi devono essere la scenografia. Le linee e le forme devono produrre una suggestione visiva che sia anche un effetto scenografico.»

(ph. Brescia/Amisano, Teatro Alla Scala)

E’ l’apoteosi del barocco nel senso più accattivante e suggestivo del termine, sia visivamente che musicalmente, con le sonate händeliane ricche di nuove sonorità e timbri musicali.
I danzatori tessono un continuo dialogo con la musica e con il corpo, il loro e quello dei partner, dove le riverenze e certi schemi di danze barocche – allemande, gighe, sarabande – si alternano a movimenti sincopati, prese al limite dell’acrobatico, linee eleganti tese all’infinito. In questo spiccano le due Etoiles Svetlana Zakharova e Roberto Bolle, ma anche gli altri danzatori scelti nel Corpo di Ballo sono eccezionali nelle loro interpretazioni, tutte di altissimo livello.
Questo è chiaro fin dal primo atto, sia nei numerosi assoli che mettono in evidenza le caratteristiche tecniche dei singoli ballerini, che nei tre pas de deux, molto particolari e differenziati per timbro musicale e coreografia. Il primo, che a me in particolare piace tantissimo e che riscuote forti i primi applausi di una lunga serie, è affidato ad Antonella Albano e Timofej Andrijashenko: estremamente appassionato e dalla profonda sensualità, data dalla contorsione dei corpi e dalle figure di non certo semplice esecuzione.

Antonella Albano e Timofej Andrijashenko (ph. Brescia/Amisano, Teatro Alla Scala)

E’ poi la volta di Agnese Clemente e Gioacchino Starace, ballerino quest’ultimo che si sta ritagliando una posizione di spicco nel Corpo di Ballo. Quindi il brillante duetto maschile di Marco Agostino e Christian Fagetti, due conferme della compagine scaligera.
Nel secondo atto predominano i passi a due, e poi terzetti, quartetti e ensemble, caratterizzati da una profonda gestualità espressiva di chiaro stampo bigonzettiano, creata sulle caratteristiche individuali di ciascun interprete, che fa risaltare la perizia tecnica e la bellezza fisica di ognuno. E’ una danza «ricca di figure eleganti e dalle linee morbide, in cui riescono bene i rallentamenti enfatici, le cadute improvvise, i cambiamenti di diagonale, di intensità dell’energia» (Stefano Tomassini)
Inaspettati i movimenti di gruppo fuori dalla musica: momenti magici, in cui la danza tocca i vertici più puri dell’arte.
Soprattutto in questo secondo atto possiamo apprezzare la splendida partnership di Zakharova e Roberto Bolle: sono bellissimi ballerini e magnifici esecutori di passi strabilianti, che strappano più e più volte applausi a scena aperta.

Svetlana Zakharova e Roberto Bolle (ph. Brescia/Amisano, Teatro Alla Scala)

Svetlana Zakharova è un’interprete speciale, sia per la sua tecnica sopraffina che per le doti espressive del suo «corpo parlante». Come dice il coreografo «È espressiva anche quando è ferma, o di schiena […] È un corpo che trascende ogni estetica, supera l’idea della forma.»
Piacevole sorpresa Svetlana, che non sembrerebbe “tagliata” per una coreografia di Bigonzetti e che ha invece mostrato una versatilità e una naturalezza da grande professionista nell’interpretare le vivaci e brillanti sequenze di passi, le linee scomposte e geometriche caratteristiche di questa impegnativa coreografia.

Svetlana Zakharova e Roberto Bolle (ph. Brescia/Amisano, Teatro Alla Scala)

Roberto, dal canto suo, si è messo alla prova in questa interpretazione che è puramente fisica, ma che richiede di dare un’anima alla purezza della danza. Grazie alla sua professionale umiltà e al suo desiderio di sperimentare nuove forme coreutiche, egli ha assorbito in toto l’idea che il coreografo desiderava trasmettere con Progetto Händel. «Bolle è come un sapiente contenitore capace di spogliarsi del suo retroterra» dice Bigonzetti, «e di darsi quasi vergine al lavoro. […] sempre a disposizione dell’idea, quasi nudo dal punto di vista coreografico: con lui ho spinto sul movimento tantissimo […]»
Il balletto si chiude così come si era aperto: con i danzatori allineati al centro del palcoscenico, legati in una catena ideale di movimenti sincopati, senza musica, guidati solo dall’idea della Danza.

(ph. Brescia/Amisano, Teatro Alla Scala)

Diciannove minuti di applausi ininterrotti, un crescendo di ovazioni per tutti gli interpreti, numerose chiamate al proscenio per le Etoiles, standing ovation in tutto il Teatro da parte di un pubblico entusiasta e incantato dallo spettacolo cui aveva appena assistito come non avevo visto mai in questi ultimi anni. Una prima rappresentazione lontana anni luce da quella certa freddezza che caratterizza le “prime” scaligere: un vero tripudio di acclamazioni per l’algida ma dolce Svetlana Zakharova, per un Roberto Bolle che non riesce a trattenere la commozione, per il coreografo Mauro Bigonzetti – elettrizzato e felice per il successo riscosso, forse ancora stupefatto dagli applausi che, inaspettatamente, gli erano stati tributati ancora durante l’intervallo, dopo che era stato avvistato seduto in platea – e per tutti gli altri ballerini che hanno reso Progetto Händel un balletto piacevole, godibilissimo, di elevato livello tecnico e rara raffinatezza.

Le Etoiles con il coreografo Mauro Bigonzetti

Per questo desidero nominare tutti i ballerini e le ballerine che hanno affiancato le Etoiles, anche a costo di risultare pedante o eccessivamente didascalica: Marco Agostino, Antonella Albano, Gaia Andreanò, Timofej Andrijashenko, Martina Arduino, Stefania Ballone, Gabriele Corrado, Philippine De Sevin, Nicola Del Freo, Agnese Di Clemente, Christian Fagetti, Chiara Fiandra, Federico Fresi, Massimo Garon, Denise Gazzo, Maria Celeste Losa, Walter Madau, Fabio Saglibene, Giulia Schembri, Giacchino Starace, Vittoria Valerio.

(Ph. Brescia/Amisano, Teatro Alla Scala)

Grazie a Mauro Bigonzetti, Svetlana, Roberto e a tutti voi per averci regalato una serata indimenticabile, una serata di Danza con una “D” veramente maiuscola.

Grazie a tutti!

*********
Anche il dopo-spettacolo si rivela all’altezza di questa serata speciale, con gli affettuosi abbracci e saluti a Massimo (Garon), i ringraziamenti e le foto con Roberto e persino con Svetlana, molto disponibile e gentile con tutti coloro che le si avvicinano per un complimento e un autografo. Un piacevole incontro anche con Nicoletta Manni, che era rimasta ad attendere il fidanzato Timofej e che calcherà le scene nel ruolo della Zakharova in altre date.

Le foto con le Etoiles

(Le citazioni sono tratte dal libretto di sala)

(Ove non segnalato, le fotografie sono personali)

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2 commenti su ““Progetto Händel” al Teatro Alla Scala: il trionfo del “balletto concertante” barocco firmato Bigonzetti

  1. Neda
    maggio 27, 2017

    Grazie.

    Mi piace

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