Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Storia della danza in pillole – La Black Dance e Alvin Ailey

Alvin Ailey American Dance Theater – La Compagnia con il Direttore Artistico Robert Battle and il Direttore Artistico Associato Masazumi Chaya. (Ph. Andrew Eccles)

Un capitolo a parte nella storia della danza americana è costituito dalla Black Dance, ovvero quel filone del modern creato dai danzatori di colore.
Con l’affermazione del jazz e del blues, i neri hanno profondamente influenzato la musica americana, così come il loro senso del ritmo, l’uso di strumenti a percussione, l’invenzione del tip-tap non hanno mancato di essere assorbiti nella sfera dello spettacolo.
In campo coreutico la ricerca di un genere di danza nuovo che fosse espressione della minoranza etnica degli afroamericani è stata intrapresa fra gli anni Trenta e Quaranta da due danzatrici-antropologhe, Katherine Dunham e Pearl Primus, che si dedicarono a rintracciare le radici autentiche del gesto e del movimento nelle tradizioni dei paesi d’origine.

Professore di antropologia all’Università di Chicago, oltre che danzatrice, la Dunham ha studiato a lungo le danze dei Caraibi e di Haiti. La Primus, a sua volta, ha lavorato in Africa e ad Haiti. Entrambe hanno cercato di fondere i risultati della loro ricerca con le forme espressive della danza moderna di matrice bianca.

Katherine Dunham e Pearl Primus

Va inoltre ricordato Lester Horton, un danzatore di colore che, nel 1920, costituì a Los Angeles una compagnia composta esclusivamente da neri, giapponesi e messicani. Dopo aver proceduto alla ricostruzione di danze tratte dalla cultura indio-americana, Horton sviluppò un suo personale linguaggio espressivo fondato sulla compostezza del torso, fonte di ogni movimento, e su una gestualità improntata all’asimmetria degli arti.
Proprio con Horton inizia a lavorare Alvin Ailey (1931-1989), il più valido rappresentante della Black Dance, che in seguito avrebbe completato la sua formazione a New York a stretto contatto con i grandi della modern dance  (da Martha Graham a Doris Humphrey, Hanya Holm, Charles Weidman), studiando inoltre tecnica classica con Karel Shook. Ne deriva uno stile coreografico vigoroso ed intensamente ritmico, sensuale ed estroverso, capace di amalgamare spregiudicatamente tecniche e linguaggi diversi in sapiente armonia compositiva.
Le sue scelte musicali si indirizzano verso il jazz, con una spiccata predilezione per Duke Ellington, utilizzato per la creazione di numerosi balletti. Nel 1958 fonda la sua compagnia, l’Alvin Ailey Dance Theater, composta unicamente da danzatori di colore. Ailey tende a trasferire nelle sue creazioni le storie della sua gente, ma resta a perto nei confronti di culture diverse, cercando attraverso il linguaggio della danza di trasmettere un messaggio di amore e libertà capace di abbattere le barriere razziali. Un messaggio che ha trovato la sua espressione più alta in Revelations (1960) nato come trasposizione danzata degli spirituals, una sorta di preghiera collettiva dove il dolore e la protesta si trasformano in un grido d’amore, in un’esaltazione della vita.

Riadattato da Storia della danza occidentale, di Silvana Sinisi

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