Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Storia della danza in pillole – La linea Nikolais: Pilobolus, Momix e Carolyn Carlson

Il Pilobolus Dance Thatre

Sulla via indicata da Nikolais si colloca il Pilobolus Dance Theatre, un gruppo fondato da Moses Pendleton, Jonathan Wolken, Leo Harris e Roby Barnett agli inizi degli anni Settanta, il cui nome fa riferimento ad una specie di fungo che cambia forma alla ricerca continua del sole.
Caratteristica della formazione è la ricerca di un movimento che riesca a fondere l’atletismo sportivo con la danza, esibendo uno stile acrobatico e un dinamismo che compongono strutture plastiche che si comongono e si scompongono, formando catene di corpi e figure spesso ispirate al mondo animale e vegetale. Si trattava di una forma spettacolare di grande forza visiva.
Agli inizi degli anni Ottanta i fondatori, uno alla volta, lasciano il Pilobolus e danno vita a due nuove formazioni: Crownset e i Momix. Saranno soprattutto i Momix, guidati da Pendleton, ad imporsi sulla scena internazionale con le loro magiche metamorfosi, presentando sul palcoscenico un gruppo di numerosi elementi che creano immagini fantastiche e suggestive utilizzando, sotto la guida dello stesso Pendleton, illuminazioni particolari, giochi illusori, costumi e accessori che perdono la loro abituale connotazione per trasformarsi in qualcosa di meraviglioso e sorprendente.
Il Pilobolus Dance Theatre continua tuttavia la propria attività (sono stati anche ospiti al nostro Sanremo nel 2015), con collaborazioni internazionali e performance in tutto il mondo.

Esibizione dei Momix al Teatro Romano di Verona

A Nikolais si ricollega anche Carolyn Carlson, che tuttavia filtra in modo originale e autonomo i principi-guida del maestro.
Nata nel 1943 in California, ma di origine finlandese, la Carlson studia dapprima danza classica per passare poi alla scuola di Nikolais ed essere ingaggiata nella sua compagnia come solista dal 1964 al 1971.
Nel 1972 si trasferisce a Parigi dove lavora come coreografa, danzatrice e insegnante.

Carolyn Carlson

L’anno seguente crea Densité 21,5, un intenso assolo che le conquista il favore dei parigini e di Rolf Liebermann, sovrintendente dell’Opéra che la invita a lavorare con loro. Nasce così, nel 1975, il GRTOP (Groupe de Recherche Théâtrale de l’Opéra de Paris) con cui intraprende un’attività di laboratorio e produzione insieme ad un gruppo di giovani ballerini francesi. Si tratta di un’esperienza importante che rivitalizza la situazione stagnante in cui si versava la giovane danza francese e che la Carlson riproporrà in Italia, dove crea nel 1981 a Venezia il Teatro-danza La Fenice.
Nel 1985 torna a Parigi, dove forma una nuova compagnia, quindi compie tournée in America e in Europa, torna di nuovo in Italia e alla fine si stabilisce ad Helsinki, dove dirige la compagnia di danza del Teatro dell’Opera.
Da Nikolais la Carlson riprende l’amore per l’improvvisazione e l’idea della coreografia come una sorta di work in progress, che non esclude ripensamenti anche nel corso delle repliche. Come molti danzatori americani, il suo retroterra culturale è intriso di spiritualismo, con particolare riferimento alla filosofia Zen e all’influsso del pensiero orientale. Ma è soprattutto il suo mondo interiore, l’infanzia, le memorie, che conferiscono alla sua danza un particolare potere evocativo di immagini allusive e sfuggenti, che si susseguono come nel flusso di coscienza.
Il suo stile, caratterizzato da una grande fluidità di movimento e da un fraseggio gestuale incessante (soprattutto nell’uso delle braccia), è solo un mezzo per raggiungere il vero fine della danza: la poesia.
La Carlson inoltre pone un’estrema cura nella definizione del riquadro ambientale, ricorrendo ad oggetti, elementi della natura, ad una particolare illuminazione per creare l’atmosfera adatta alle sue creazioni. Il tutto sfugge al concetto classico di trama, per rifarsi piuttosto ad un insieme di stati d’animo, di frammenti di vita, di fantasie oniriche restituite attraverso il linguaggio del simbolo.

Questi aspetti emergono in particolare nei lavori realizzati per la Fenice, tra cui Undici Onde (1981), su musica di Jean Schwarz e René Aubry, ispirato al flusso del mare come immagine materna, arcaica, e Underwood (1982), legato invece alla terra, alla concretezza dei materiali che nel legno, inteso secondo la filosofia Zen come emblema di vita, trova il suo termine di riferimento simbolico.

Carolyn Carlson ha segnato con la sua presenza il percorso della danza contemporanea europea degli ultimi trent’anni. È stata spesso paragonata a Isadora Duncan per la libertà dell’espressione e per la forza improvvisativa oltre che per la componente poetica e spirituale che anima le sue danze. Nel 1998 ha ricevuto nel il titolo di Cavaliere delle Arti e delle Lettere, nel 2000 è stata nominata Cavaliere della Legion d’Onore di Francia e nel 2002 ha ricevuto la Medaglia della città di Parigi. Nel 2006 ha ricevuto il primo Leone d’oro, prima mai attribuito ad una coreografa da parte della Biennale di Venezia.

Riadattato da Storia della danza occidentale, di Silvana Sinisi, e integrato con note dal web

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