Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Il Rinascimento della videoarte: Bill Viola a Firenze

La Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze ospiterà fino al 23 Luglio 2017 la grande mostra “Bill Viola. Rinascimento elettronico”, che celebra il maestro indiscusso della videoarte contemporanea.
In un percorso espositivo unitario tra Piano Nobile e Strozzina, la mostra ripercorre – attraverso straordinarie esperienze di immersione tra spazio, immagine e suono – la carriera di questo artista, dalle prime sperimentazioni degli anni settanta fino alle grandi installazioni successive al Duemila.
La cara amica Velia ha recentemente visitato questa stupefacente esposizione e ci ha raccontato le sue impressioni.
Ecco le sue parole.

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Bill Viola davanti a una delle sue videoinstallazioni

Tutta l’arte è contemporanea.
È senza tempo, universale
Ed eterna
Bill Viola

Questa è la frase che accoglie lo spettatore all’ingresso della mostra personale intitolata al grande video artista a Palazzo Strozzi. È una frase molto interessante che colpisce per la sua profonda veridicità. Abituati come siamo a interpretare l’arte come un qualcosa di appartenente al passato, noi semplici fruitori fortuiti di Arte non sempre riusciamo a coglierne l’aspetto più rivoluzionario. Siamo abituati a pensare a Giotto e alla sua arte trecentesca nel suo aspetto più rassicurante e immutabile, eppure non è difficile immaginare quanto scalpore può aver suscitato, nel 1310, la vista dei denti, mostrati per la prima volta nella pittura occidentale, nella sua Madonna ritratta nella Maestà di Ognissanti.
La grande distinzione che qui è il caso di compiere è tra l’Arte non performante precedente il Novecento e la cosiddetta Arte Contemporanea, ossia quella che parte dal XX secolo, distinzione che sta proprio nell’uso dei sensi che si usano per goderne. Le nuove tecnologie permettono di sfruttare più di un senso contemporaneamente per trasmettere e ricevere il messaggio portato avanti dall’artista. In questo senso credo sia opportuno introdurre due sue opere presenti alla mostra: Presence (1995), dove le voci provenienti da altoparlanti nascosti ti avvolgono come un abbraccio, e Il Vapore (1975), in cui lo spettatore, ripreso da una telecamera, diventa parte dell’opera stessa.
Bill Viola è uno dei più grandi maestri della video arte, che vede la sua vita artistica rivoluzionata alla tenera età di sei anni quando, mentre è in vacanza in montagna, si tuffa in un lago ma non trattiene il respiro e finisce sul fondo. Salvato dallo zio, Bill Viola di tutto ciò non percepisce il pericolo, ma ne conserva il ricordo come il più bello della sua vita. L’acqua, come elemento che può essere vitale e mortale allo stesso tempo, diventa uno degli elementi principali della sua opera. Infatti è proprio l’acqua la protagonista di Reflecting Pool (1977-9), un’opera straordinaria per l’epoca pre-digitale, in cui il fermo statico del salto dell’uomo bloccato in aria che si dissolve lentamente si confronta con lo scorrere del tempo nella piscina sottostante, fino al finale sorprendente a suo modo.

Acqua come elemento fondante della sua poetica, ma anche Fuoco e, soprattutto, Tempo nella sua ciclicità: sono questi i tre elementi che si trovano lungo tutta l’opera dell’artista e che si incontrano in questa personale.
In Chott el-Djerid (1979) acqua e fuoco si mescolano nelle immagini del lago prosciugato del Sahara tunisino dove a mezzogiorno sono frequenti i miraggi, contrapponendosi alle riprese dell’Illinois e del Saskatchewan in Canada, girate durante una tempesta di neve. In questo lavoro le condizioni climatiche opposte generano incertezza e senso di estraneità.
Martyrs Series (2014) è un’opera composta da quattro video che testimoniano la capacità dell’uomo di sopportare la sofferenza pur di tener fede ai propri principi e rappresentano gli ideali di forza d’animo, perseveranza, resistenza, fino all’accettazione della morte. In essa sono presenti tutti e quattro gli elementi e i quattro martiri vivono un drammatico passaggio attraverso la morte per arrivare alla luce.

Acqua, fuoco, terra e, soprattutto, Tempo, inteso in senso trascendentale, si mescolano anche in The Crossing (1996): un’opera straordinaria in cui un uomo somigliante all’artista avanza in uno spazio buio e, quando sta per riempire l’inquadratura, si ferma e fissa lo spettatore. Ai suoi piedi compare una fiamma votiva che divampa, risale il corpo e lo inghiotte fino alla sua sparizione. Mentre un suono fragoroso satura lo spazio, alle spalle di questo un video gemello riprende la stessa figura che avanza facendosi inghiottire dall’acqua, prima con semplici goccioline, poi in una cascata sempre più potente che lo fa scomparire.

Surrender (2001) è un’opera straordinaria che fa riferimento al mito di Narciso. In essa un uomo e una donna appaiono a mezza figura, quella sullo schermo inferiore capovolta, come il riflesso della prima. I due si chinano come a cercarsi più volte, ma incontrano lo specchio dell’acqua e riemergono angosciati, fino a dissolversi, ogni volta emettendo un grido muto sempre più angosciato.

Un aspetto molto importante della mostra, e a cui essa deve in parte il suo nome, è il rapporto che Bill Viola ha avuto con il rinascimento fiorentino. Nel 1974 l’Artista si trasferì a Firenze «Non ero mai stato a Firenze prima e quando il taxi dalla stazione mi portò intorno al duomo verso via Ricasoli, passando per l’Accademia con il David di Michelangelo e dritto fino alla porta di art/tapes/22, sentii subito di essere arrivato in un posto speciale. Il mio primo giorno di lavoro fu presagio della mia vita futura: trascorremmo la mattina a esaminare tutta la tecnologia video disponibile nello studio e poi, nel pomeriggio, il mio nuovo collega mi condusse alla chiesa di Santa Croce con gli affreschi di Giotto, i rilievi scolpiti in prospettiva di Donatello, le tombe di Michelangelo e di Galileo […] Dopo la visita agli Uffizi sentivo fortemente che i musei erano stati creati per l’arte e non l’arte creata per i musei, come accadeva nella scena contemporanea che avevo lasciato a New York.»
The Greeting (1995) è un video ispirato alla Visitazione del Pontormo, opera affiancata al video stesso nella sala: l’azione, rallentata, rappresenta due donne che conversano; ma l’azione e la luce cambia radicalmente quando entra in scena una terza donna. In questi dieci minuti è possibile cogliere sui volti delle tre donne tutta la gamma di sentimenti che le attraversano. La scenografia e i colori sgargianti sono un riferimento al dipinto rinascimentale.

La stessa ispirazione anima l’artista anche in altri video presenti alla mostra.
The Path (2002), in cui il continuo passaggio di persone in una pineta durante il solstizio d’estate si rifà alle Storie di Nastagio degli Onesti del Botticelli. In questo affresco digitale il fluire di persone diverse rende l’idea del “sentiero di vita” in cui scorre l’umanità.

Catherine’s Room (2001), mostra la stanza di una donna in cui si eseguono i rituali quotidiani di mattina, pomeriggio, tramonto, sera e notte. In esse il procedere della giornata si mescola con il procedere delle stagioni e della vita della donna stessa. Il riferimento, chiaro, è a Caterina da Siena fra quattro beate domenicane di Andrea di Bartolo.
Emergence (2002), mostra l’emersione di un uomo, pallidissimo, che viene sostenuto dalle due donne che hanno vegliato il sepolcro e quindi coperto con un telo. In questo video, l’acqua che sgorga dal sepolcro è simbolo di morte e insieme è un riferimento al liquido amniotico durante il parto, creando una narrazione circolare tra l’inizio e la fine della vita. Quest’opera è ispirata alla Pietà di Masolino da Panicale.

The Deluge (2002) è ispirato al Diluvio di Paolo Uccello. Un fatto molto interessante è che il dipinto di Paolo Uccello rappresenta la storia del Diluvio e, pertanto, ha una chiave di lettura, o un verso. The Deluge non ha questa necessità perché la rappresentazione avviene attraverso la quarta dimensione, ovvero il Tempo, cosa che al pittore rinascimentale è mancato.
Man/Woman (2013) è un dittico che prende lo spunto da Adamo/Eva di Cranach. Le due figure anziane che procedono in bianco e nero e poi svaniscono mostrano la fragilità della vita e l’ineluttabilità della morte.
Il lavoro che forse riassume meglio la poetica di Bill Viola presente in questa mostra è Inverted Birth (2014). In essa si vedono le cinque fasi di risveglio attraverso una serie di trasformazioni violente in cui il protagonista passa dal nero angoscioso fino all’acqua purificatrice per terminare in una lieve foschia che porta all’accettazione. Vi ritroviamo tutte le componenti viste fin qui: gli elementi naturali e la trascendenza del Tempo.

Un aspetto interessante quasi quanto le opere stesse è l’osservazione di chi visita la mostra: le reazioni di fronte a queste opere rivelano moltissimo su una moltitudine umana sconosciuta. Chi è attirato dal fuoco, chi dall’acqua, chi non riesce ad attendere l’intera proiezione di una singola opera e se ne va prima della fine. In questo senso, Viola, ci impone, con la sua lentezza, con le attese che diventano opera stessa, dei tempi di riflessione e di calma lontani e scioccanti per noi oramai abituati a vivere con il cronometro in mano.
Concludendo, si può dire che le profonde riflessioni sulla natura e le emozioni, unite alla conoscenza di filosofie provenienti da mondi e tempi diversi, hanno portato Bill Viola a costruirsi un mondo di immagini poetiche potenti e scioccanti. In questo senso Bill Viola può essere considerato un “pittore elettronico”, che si differenzia dagli altri artisti del passato solo per il mezzo utilizzato. Del resto, citandolo: «Quando prendo in mano una videocamera o un microfono, ho a disposizione un sistema filosofico, non solo degli strumenti.»

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Questa voce è stata pubblicata il aprile 6, 2017 da in Arte, Mostre, Velia racconta con tag , , , , , , .
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