Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

«Una cosa bella è una gioia sempre: cresce di grazia, mai passerà nel nulla» (terza e ultima parte)

Con questa terza parte si chiude l’excursus di Eleonora sulla bellezza, un tema su cui riflettere e uno scritto da rileggere nella sua completezza.

************************

Altro filosofo importante per aver analizzato la bellezza è Novalis (pseudonimo di Georg Friedrich Von Hardenberg) che inizialmente fu ispirato da Schiller ma che poi, con l’andare del tempo, trovò in Goethe e nella sua poesia la vera ispirazione.

Tomba di Novalis, pseudonimo di Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg

Scriveva «L’arte è verità, è il segno che ha separato l’uomo dall’immediatezza dell’animale».
Concordo pienamente con Novalis, perché l’arte in tutte le sue forme è ciò che ci eleva, che ci avvicina a qualcosa di superiore, che rivela la nostra anima, che ci può rendere creature “divine” capaci, anche se solo in parte, di comprendere il mistero della natura, della vita, dell’universo.
Tornando a Novalis, per lui la poesia è tutto, è l’unica espressione della verità della bellezza da essa rivelata.
Importanza fondamentale avrà nel suo pensiero filosofico una tragica vicenda della sua vita, la morte della fidanzata Sophie. Da questo evento maturerà la sua idea che esiste un altro mondo e un altro modo per viverlo e che c’è una forza nell’uomo che lo proietta nel futuro. Per lui la poesia esiste per rappresentare ed esprimere il senso delle cose o dei sentimenti, mai le cose o i sentimenti stessi; parla del futuro, di ciò che sarà, del nuovo, mai del passato.
Lo scopo di Novalis è quello di un’estetizzazione della realtà: romantizzare il mondo, il cui fondamento è il linguaggio della poesia o della filosofia, essendo esso l’espressione analitica della poesia stessa.
Il mondo contemporaneo però ha rifiutato questa impostazione, relegando l’esperienza estetica in una posizione secondaria e subordinata ad altri linguaggi a cui riconosce la dignità di esistere solo se rappresentano razionalità, un sapere tecnico e scientifico. È ovvio che l’arte nelle sue forme non può adeguarsi, perché questo rappresenterebbe la sua stessa morte.
Il suo Heinrich von Ofterdingen è una specie di anti Meinster.
Wilhelm Meinster è un romanzo di Goethe in cui si descrive l’apoteosi dell’economia.
Il protagonista ha successo e si afferma nel mondo reale, al contrario di Mignon, depositaria del senso della poesia, che muore perché non c’è un posto per lei in questo mondo. Ella esiste per raccontare il tempo che fu, ma adesso è costretta ad andare altrove.
Ecco così che, in opposizione a tutto questo, Novalis descrive, usando le stesse immagini di Goethe, un’altra Mignon, un angelo «le cui ali rappresentano le cose più belle che ancora non sono state dischiuse».
Mignon è simbolo dell’arte e le ali sono la sua funzione ma, mentre nel Goethe queste rappresentano la fragilità dell’arte e della poesia in questo mondo, per Novalis rappresentano, al contrario, la sua forza, il suo poter abbracciare e avvolgere dall’alto tutto il mondo, avendone una visione completa e panoramica.
Novalis dà anche una bellissima descrizione dei poeti: «c’è una distinzione tra gli uomini nati per l’azione, che trasformano in storia tutto ciò che è nella loro esperienza, e coloro che sentono nella propria anima le variazioni di questo mondo, che dovunque sono, rinnovano l’antico venerabile culto dell’umanità e dei suoi primi dei, delle stelle, della primavera, dell’amore, della felicità, della fecondità, della sanità e della gioia. I primi sono gli eroi, che guidano e risolvono gli avvenimenti, gli altri sono i poeti, questi strani nomadi».
Il libro, così come riporta Zecchi, è pieno di altrettante meravigliose immagini, per esempio «la coscienza e la poesia sono l’assoluto presente in cui l’io si confonde col mondo» oppure «destino e anima sono i due diversi nomi di una medesima idea» o ancora «la poesia è rivelazione di un mondo sconosciuto eppure presente e vissuto».
Il concetto di simbolo è stato spesso associato a quello di utopia per parlare di qualcosa di non ancora reale ma che potrà essere.
E, così come concettualizzato dal filosofo Bloch, il linguaggio della favola è perfetto per rappresentare non solo il mondo incantato senza tempo ma anche i desideri e i sogni ad occhi aperti dell’uomo, per andare oltre il reale nel desiderio di realizzare ciò che ancora non è…. (se solo potesse……, se esistesse….).
L’utopia di fatto è un non-ancora-essere che ha la possibilità di essere.
Le categorie della possibilità per Bloch sono quattro. Le prime due sono le più formali, la terza al contrario afferma la potentia tra le possibilitas e cioè il poter-essere-diversamente che si distingue in possibilità attiva (facoltà) e possibilità passiva (potenzialità).
L’esempio che fa Zecchi è quello del fiore, che ha tutte le possibilità di divenire un frutto (possibilità attiva) ma se il tempo non è bello (potenzialità passiva) rimane solo una possibilità.
Poi c’è una quarta categoria chiamata oggettivo-reale, che poi è quella dell’utopia, del tempo futuro che si basa su un’equazione extralogica, possibilità = materia, della quale Bloch dà questa definizione «la materia è la possibilità reale orientata verso tutte le forme che sono latenti nel suo grembo e che da essa si liberano attraverso il processo».
Da questo si evince che l’oggettivo-reale non è la forma dell’oggetto, ma l’insieme delle tensioni, forze, pulsioni che esprimono il non-ancora-essere nelle forme del volere, desiderare, sognare, sperare.
Eraclito scriveva a proposito della speranza «chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada».
Per la mitologia greca era Elpis, che si narra fosse custodita nel famoso vaso di Pandora, donna quest’ultima creata da Efesto, che, spinta dalla curiosità, disobbedì al divieto e aprì il vaso.

John William Waterhouse, Pandora

Tutti i mali, sotto forma di spiriti maligni, si sparsero per il mondo, tranne la speranza, chiamata “timor del futuro” che non riuscì a fuggire rimanendo chiusa nel vaso.
Per Bloch, è un principio istintuale, senza tempo, che esiste al di là dell’esito positivo e senza possedere sistematicità. Sì, perché per vedere realizzato un desiderio ne immaginiamo le varie fasi perché si realizzi.
La speranza intesa come vera e propria utopia, invece, non segue un percorso predeterminato, ma un divenire non organizzato in cui non ci sono elementi enunciabili proprio in virtù di quel non-ancora-essere che fa comunque muovere l’uomo, anche senza la certezza di un luogo o la sicurezza di raggiungerlo. Andare comunque, come in un labirinto, senza la certezza di trovare la via d’uscita, magari con il rischio anche di rifare la stessa strada e ripassare dagli stessi posti perché anche ciò che non rappresenta un risultato concreto ha un senso, perché perdersi vuol dire anche ritrovarsi e «sperare significa ritrovarsi nell’amore di ciò che abbiamo saputo perdere».
Cos’è la bellezza?
È quell’energia infinita che ci avvicina al divino, è la rappresentazione simbolica del cosmo, della duplicità vita cosmo – vita soggettiva, è quel percorso ciclico da cui uno dall’altro si sviluppa vita-morte, bene-male, formazione-distruzione, inizio-fine. (Hölderin – Hymperion).
Non c’è quindi modo di separare il momento negativo da quello positivo.
La modernità però ha dimenticato questa contraddizione innata, questa tragicità se vogliamo, per scegliere tra nichilismo e filosofia del progresso e sviluppo.
In Hymperion c’è una descrizione della bellezza che, come Zecchi sottolinea, può essere considerata quasi un manifesto culturale «l’uomo che non ha mai sentito in sé almeno una volta nella vita la piena, pura bellezza quando le forze del suo essere si combinano in lui l’una con l’altra come i colori dell’arco dell’iride; l’uomo che non ha mai provato come soltanto nelle ore dell’entusiasmo tutto si armonizzi intimamente, quell’uomo non potrà mai nutrire dubbi filosofici; il suo spirito non è nemmeno capace di abbattere, figuriamoci poi di costruire! Perché, credetemi, colui che dubita trova contraddizione e insufficienza in tutto ciò che viene pensato solo se conosce l’armonia della bellezza senza difetto, che mai può essere pensata. E se disprezza il pane secco che la ragione gli offre con le migliori intenzioni, è perché banchetta in segreto alla tavola degli dei».
E quindi la bellezza non si colloca alla fine come la giusta conclusione di un processo, ma all’inizio e proprio tale collocazione fa scaturire tutti i dubbi, le riflessioni e le contraddizioni della vita e dell’esistenza.
Stefano Zecchi, nella prefazione alla nuova edizione del suo libro, esordisce citando la frase «La bellezza salverà il mondo» tratta da L’idiota di Dostoevskij, per poi auspicarsi subito dopo come semmai egli speri che sia la bellezza ad essere salvata dal mondo.
In effetti, anche se ultimamente c’è la spinta a riscoprire e rivalutare la bellezza (complici anche i fallimenti di certa iper-razionalità) c’è da capire quale bellezza si intenda rivalutare.
Ciò che mi chiedo io è: siamo ancora in grado di vedere, percepire, apprezzare e sentire nel profondo di noi stessi la bellezza?
La maggior parte delle persone si è disabituata ad usare la propria anima per entrare in sintonia con essa, tanto da tenersene lontana a prescindere.
Ricordate la scena di Pretty Woman, quando lui la porta a vedere l’opera per la prima volta? Al di là del mestiere che fa, in lei è rimasto un animo sensibile e questo le permette di entrare in sintonia con la musica, l’arte dell’opera del melodramma e con la bellezza in esse contenuta.


Ecco, io spero che sempre più persone riescano, al di là di tutto, a coltivare dentro di sé, anche solo poco di quella sensibilità per poter per un attimo, sentire, vedere e vivere la bellezza.
Se ci pensiamo bene, in apparenza sembra strano che una sequenza di note o di movimenti, una serie di pennellate di colore o una poesia riescano a regalarci certe sensazioni.
Un iper razionale scientifico ci dirà che probabilmente questo è dovuto al rilascio di dopamina (neurotrasmettitore importante per il comportamento, l’umore, il movimento, l’apprendimento e altro) che avviene nel cervello, per esempio durante l’ascolto di una melodia.
E ci dirà che durante l’ascolto di musica si attivano aree del cervello adibite al movimento e che i bambini piccoli reagiscono meglio alle melodie che non al linguaggio.
Ma se tralasciamo tutto questo per un attimo, io penso che ci colpiscono favorevolmente anche perché vanno a toccare quel divino che è in tutti noi, quell’intimo segreto che quasi nessuno di noi conosce di se stesso.
Spesso solo gli artisti ci riescono, coloro che sanno ascoltare quella voce interiore che li avvicina al divino e che si assumono, quasi involontariamente, con la loro arte il compito di svolgere questa funzione di collegamento, di megafono, di amplificatore di quella voce nei confronti del resto dell’umanità e che, in un certo senso, sanno dare “voce” alla bellezza.
Spero quindi che tutti, almeno una volta nella vita, riescano a poter “banchettare alla tavola degli dei”.

Bibliografia
La Bellezza – Stefano Zecchi – nuova edizione – Ed. Bollati Boringhieri
Faust – Johann Wolfgang Goethe – Ed. Acrobatico
Fedro – Platone (traduzione Emilio Pucci) – Ed. Laterza
Il Sublime – Pseudo Longino (traduzione Gioavanni Lombardo) – Ed. Aesthetica
Heinrich von Ofterdingen – Novalis (pseudonimo di Georg Friedrich Von Hardenberg)

Annunci

I vostri pensieri

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Un Dente di Leone

La quinta età: un soffio di vento sul dente di leone

PAROLE LORO

«L'attualità tra virgolette»

Picture live

Vivir con amor

vengodalmare

« Io sono un trasmettitore, irradio. Le mie opere sono le mie antenne » (Joseph Beuys)

mammacomepiove!

Donna. Mamma. Sognatrice. In proporzioni variabili.

La poesia di un arabesque

"La danza è il linguaggio nascosto dell'anima" Martha Graham

maplesexylove

_Fall in love with style_

Polvere o stelle

racconti, emozioni e pensieri danzanti

IO, ME E ME STESSA

Per andare nel posto che non sai devi prendere la strada che non conosci

Il Canto delle Muse

Se ho provato momenti di entusiasmo, li devo all'arte; eppure, quanta vanità in essa! voler raffigurare l'uomo in un blocco di pietra o l'anima attraverso le parole, i sentimenti con dei suoni e la natura su una tela verniciata. Gustave Flaubert

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Orizzonti

blog di viaggi

galadriel2068

emozioni, racconti e polvere... o stelle

Pinocchio non c'è più

Per liberi pensatori e pensatori liberi

L'angolino di Ale

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Photo

usa gli occhi..

Paturnie e altre pazzate

Parole fatte a pezzi. Parole come pezzi. Di me. Io: patchwork in progress.

DANZA/DANZARE

considerazioni, training, racconti

Di acqua marina di Lucia Griffo

Just another WordPress.com site

17 e 17

UN PO' PIU' DI TWITTER, UN PO' MENO DI UN BLOG

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

jalesh

Just another WordPress.com site

Cetta De Luca

io scrivo

filintrecciati

Just another WordPress.com site

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

life to reset

drifting, exploring, surviving

hinomori

Fuoco e ghiaccio

Versi in rima sciolta...

Versi che dipingono la natura e non solo...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: