Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

«La danza è il mio mondo» – La Terza Sinfonia di G. Mahler by John Neumeier

 

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La cara amica “divina” Eleonora ha assistito alla creazione che uno dei maggiori coreografi contemporanei, John Neumeier, ha portato in scena al Teatro dell’Opera di Firenze, su musica di Mahler.

Questo il suo racconto della serata.
**********

Oramai è raro vedere la danza in scena al nuovo Teatro dell’Opera di Firenze.
Questa volta è stato per un grande coreografo, John Neumeier, che, con il suo Hamburg Ballet, ha riproposto la Terza sinfonia di Gustav Mahler.
Come solitamente è tutta la musica di Mahler, anche il balletto ad essa ispirato è astratto, creato esclusivamente seguendo la musica e le immagini da essa suggerite.
Per la terza sinfonia, divisa in sei movimenti (Forte e risoluto, Scherzando, Molto lento, Misterioso, In tempo vivace e sfrontato nell’espressione, Lentamente, tranquillo, profondamente sentito), Mahler aveva previsto, come per le altre sue opere, una sorta di programma che aiutasse a spiegarla, aggiungendo un titolo esplicativo per ciascuno dei sei movimenti:
I Pan si risveglia, arriva l’estate
II Quello che i fiori del prato mi raccontano
III Quello che gli animali della foresta mi raccontano
IV Quello che l’uomo mi racconta
V Quello che gli angeli mi raccontano
VI Quello che l’amore mi racconta
I titoli poi vennero eliminati, ma hanno lasciato comunque una traccia che ha ispirato Neumeier nella sua creazione anche nelle parole che molto tempo dopo il coreografo ha scritto come spiegazione sul significato del suo lavoro (ecco qui il programma di sala con i suoi pensieri)

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Nelle tre serate si sono alternati nel ruolo del protagonista maschile Carsten Jung (nella nostra serata) e Alexandre Riabko, e in quello femminile presente nel V e VI movimento la splendida Silvia Azzoni.
Il cast è ricchissimo, con quasi 25 elementi, contribuendo così a rendere più piene e scenografiche le scene di gruppo.
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Molto bello il primo quadro (Ieri) così potente, di forte impatto visivo non tanto per i costumi (qui il pantajazz la fa da padrone. Se ricordate fu tanto bistrattato e fonte di polemiche quando indossato da Bolle nel pezzo We Will Rock You presentato l’anno scorso a Sanremo), quanto per le magnifiche figure ed evoluzioni a cui danno vita i ballerini, raggruppati a due a due, talvolta a tre o più.
La commistione che si viene a creare tra musica e coreografia è meravigliosa, il tutto sottolineato ed evidenziato da perfetti giochi di luce.
Il secondo, dal titolo Estate, diventa più luminoso e colorato, non solo per i costumi e le luci ma anche per la diversa impronta che viene data alla coreografia, complice ovviamente la musica che tende a rischiararsi leggermente; per tornare poi in parte, con il terzo movimento, a quella cupezza che caratterizza il primo. Il titolo Autunno ne spiega il carattere decadente e nostalgico che introduce il concetto della fine e della morte.
Mi ha colpita molto questa parte, soprattutto le scene d’insieme, trovandola, se vogliamo, forse ancora più energica del primo sesto.
Poi è la volta di Notte, dedicata alla memoria di John Cranko, un passo a tre che vede in scena Anna Laudere, Carsten Jung e Edvin Revazov.

20170223085913046-001 Francamente non mi ha entusiasmato, l’ho trovato un po’ noioso e non particolarmente fluido.
Il penultimo movimento, Angelo, è invece un assolo, con Silvia Azzoni come protagonista, e, come lo stesso maestro Neumeier scrive, è il preludio per l’ultimo sesto della sinfonia, Ciò che l’amore mi insegna.
Il passo a due che apre questa parte finale è davvero meraviglioso. C’è tutta la forza, l’energia, la gioia che il sentimento dell’amore ci sa regalare e infondere, nei nostri corpi e nelle nostre anime. Splendidi la Azzoni e Jung: delicati e travolgenti, eseguono alla perfezione questo pdd molto articolato, in cui si possono ritrovare alcuni elementi coreografici tipici di Neumeier (per chi ha visto altri lavori del maestro), passaggi e prese difficili ma anche gesti piccoli pieni di “parole”.
Musica e coreografia infondono una gioiosa serenità, quella serenità che solo certe espressioni umane artistiche riescono a regalarci.

[- Tratto da “La bellezza” di prossima pubblicazione su questo blog –
Se ci pensiamo bene, in apparenza sembra strano che una sequenza di note o di movimenti, una serie di pennellate di colore o una poesia riescano a regalarci certe sensazioni.
Un iper razionale scientifico ci dirà che probabilmente questo è dovuto al rilascio di dopamina (neurotrasmettitore importante per il comportamento, l’umore, il movimento, l’apprendimento e altro) che avviene nel cervello, per esempio durante l’ascolto di una melodia. E ci dirà che durante l’ascolto di musica si attivano aree del cervello adibite al movimento e che i bambini piccoli reagiscono meglio alle melodie che non al linguaggio.
Ma se tralasciamo tutto questo per un attimo, io penso che ci colpiscono favorevolmente anche perché vanno a toccare quel divino che è in tutti noi, quell’intimo segreto che quasi nessuno di noi conosce di se stesso.
Spesso solo gli artisti ci riescono, coloro che sanno ascoltare quella voce interiore che li avvicina al divino e con la loro arte si assumono, quasi involontariamente, il compito di svolgere questa funzione di collegamento, di megafono, di amplificatore di quella voce nei confronti del resto dell’umanità e che, in un certo senso, sanno dare “voce” alla bellezza].

nuemeier

Chiudo, così come ho iniziato, con le parole del maestro Neumeier:
«…. ho sempre voluto raccontare storie senza parole, usando il movimento…..
È nella nostra natura essere in movimento. Anche quando stiamo fermi, il nostro cuore batte, il sangue fluisce incessantemente, respiriamo.
Il movimento è il segnale che siamo vivi.
Ma ciò che mi ha sempre interessato…. sono quei movimenti particolari…. ispirati dalle emozioni che possono dar forma ai nostri desideri, alle nostre visioni e passioni».

> Eleonora <

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