Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Un altro grande Gala di Roberto Bolle per un viaggio coreutico senza tempo

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Roberto Bolle, Francesco Pannofino e tutti i Friends (ph. dal web)

Chiudiamo il primo appuntamento con il #bolletour2017 con il racconto di Eleonora, anch’ella presente alla serata del 28 Gennaio scorso.

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Il Bolle Tour 2017 si è aperto, potremmo dire, davvero “col botto” in quel di Milano nuovamente al Teatro degli Arcimboldi con programma e ballerini strepitosi come Nunez e Muntagirov del Royal Ballet, la straordinaria e simpaticissima Alicia Amatriain dello Stuttgarter Ballet, Davide Dato dello Staatsoper di Vienna e poi Daniel Camargo del Ducht National Ballet di Amsterdam e ancora la brava Melissa Hamilton del Semperoper Ballet di Dresda e altri ancora.
Nel programma oltre ad alcuni pezzi già visti come, per esempio, il pdd del Cigno Nero tratto da Il lago dei Cigni e qui eseguito dalla coppia Nunez-Muntagirov o Il Corsaro eseguito da Konovalova-Camargo (un Camargo che in questo pezzo non mi ha convinto molto, trovandolo poco preciso ed incisivo), ci sono state tante novità, oltre alla partecipazione straordinaria di Francesco Pannofino che in apertura di serata ha regalato insieme a Bolle la divertente versione televisiva di Ballet 101 a cui il pubblico ha riservato applausi e risate a scena aperta.
Tra le novità di questa serata sicuramente è da citare il pas de deux tratto da Caravaggio, su coreografia di Bigonzetti, un pezzo caratterizzato non solo da passaggi elaborati e difficili, da equilibri sulle punte tenuti quasi oltre il limite delle leggi della fisica, da incredibili prese o da un bacio dato tra i protagonisti in un gioco di contrappesi unico, ma anche da un’eccellente armonia e sensibilità.
Un pezzo fluido, potente ma con grazia.
Sono del tutto evidenti, in alcune figure del balletto, la forza espressiva e la luce, così vera e reale, tipiche del Caravaggio e che ricordano in alcuni passaggi i quadri del grande pittore.
La particolarità di questo pdd come di tutto Caravaggio, che, come ha già ricordato Manuela, è una coreografia in due atti in cui si alternano passi a due o tre ad assoli e quadri d’insieme, è il non essere astratta ma al contrario capace di raccontare il pittore nelle sue dicotomie tra vita pubblica e privata, la forza espressiva della sua arte, le sue opere, l’amore per le donne, per il sesso, quella sessualità tavolta considerata ambigua sulla base di alcune opere giovanili, per la sua irruenza che lo portò all’omicidio e per il quale fu condannato a morte.
Personalmente ho visto questo pezzo dal vivo solo una volta al Gran Gala di danza in scena a Verona eseguito dalla coppia Manni-Andriashenko e poi ovviamente su YouTube eseguito da Polina Semionova e Vladimir Malakhov.
Devo dire che la lettura e l’esecuzione che ne hanno dato la coppia Bolle-Hamilton mi è piaciuta molto e credo anche al pubblico, che ha regalato applausi a scena aperta.
Li ho trovati estremamente armoniosi, in sintonia l’uno con l’altra e contemporaneamente anche molto incisivi, espressivi e dinamici.

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Melissa Hamilton e Roberto Bolle, Caravaggio (ph. dal web)

Al contrario invece la coppia Bolle-Mukhademov non mi ha convinta del tutto in On The nature of Daylight, coreografia di David Dawson. Lei per l’eccessivo movimento delle mani e lui per non aver trovato del tutto una giusta chiave di lettura. Per quanto riguarda Bolle, non so se dipenda dal fatto che debba ancora, passatemi il termine, “digerire”, insomma fare suo il pezzo.  Intendiamoci, la nostra Étoile è sempre all’altezza, preciso e impeccabile come si conviene ad un artista del suo calibro, ma da Roberto, si sa, si attende il massimo, come lui stesso dice, e anche quel qualcosa in più che la sua bravura è capace di regalare ad ogni coreografia da lui eseguita. Al momento quindi preferisco l’esecuzione della coppia Tsygankova-Goldwin perché li trovo più in linea con il linguaggio coreografico del pezzo.
Sono sicura però che Roberto lo riproporrà (magari con la stessa Tsygankova con cui lo ha provato più volte) e quindi non mancherà occasione per poter apprezzare come ancora una volta sarà riuscito a darne la sua personale e convincente lettura.

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Sasha Mukamedov e Roberto Bolle, On the Nature of Daylight (ph. dal web)

Altra novità il pdd de La bella addormentata nel bosco nella versione originaria di Marius Petipa in cui la coppia Nunez-Muntagirov fa sfoggio di classe, raffinatezza, precisione, eleganza e bravura infinite.
Nella prima parte dello spettacolo abbiamo potuto apprezzare anche la bravura di Davide Dato in Arepo, ossia Opera al contrario, ed in particolare la variazione di Mephisto tratta dalla coreografia di Maurice Bejart che voleva essere appunto un omaggio all’Opéra di Parigi attraverso gli spunti tratti da Faust di Goethe messi in scena sull’omonima musica di Gounot.
La coreografia di questo assolo risulta estremamente accattivante, vivida e dagli accenti argentini, da cui si assapora il carattere mefistofelico accentuato anche dal rosso vivo del costume e da piccolissime reminiscenze qua e là riconoscibili del satiro danzante de L’apres-midi d’un faune di Nijinsky.
Altro pezzo su cui Dato ha avuto modo di esibirsi, insieme a Nikisha Fogo, di tutt’altro registro e caratteristiche, è stato Tarantella su coreografia di G. Balanchine. Pezzo spumeggiante e brioso, la cui leggerezza è assolutamente contagiosa, devo dire un’ottima scelta per l’apertura della seconda parte dello spettacolo.

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Davide Dato al termine di Tarantella

Altra esecuzione degna di nota è sicuramente Firebreather, creato dalla coreografa Katarzyna Kozielska per il primo ballerino Daniel Camargo. Pezzo strepitoso dall’equilibrio perfetto tra passi, musica e luci per un risultato finale decisamente piacevole, energico ed accattivante, lungamente applaudito, che ha riscontrato sicuramente il gusto del pubblico.
Ho lasciato per ultimo, anche se eseguito a chiusura della prima parte dello spettacolo, il pdd del terzo atto di Onegin, uno di quei pezzi capaci di regalare emozioni infinite.
La bellissima coreografia di Cranko riesce perfettamente a trasmettere lo strazio di Tatiana nel dire no a Onegin, la lotta interiore che combatte con se stessa, rinunciando a lui.
Struggenti Alicia Amatriain e Roberto Bolle, capaci di regalare momenti straordinari di intensa interpretazione. Lei bravissima nel lento ma inarrestabile crescendo della sofferenza che la pervade dalla lettura della lettera in cui Onegin le dichiara il suo amore e le chiede di fuggire con lui fino a quando di persona lui la incalza affinché lei gli dica di si. Dover resistere a quell’uomo che tu hai sempre voluto, amato, desiderato, che non ti ha mai considerata come donna da amare ma che, quando ormai tutto sembrava sepolto, dimenticato, in cui a fatica sei andata avanti, hai acquietato il tuo cuore affinché dimenticasse l’impossibile, ritrovi lì a prostarsi davanti a te, a dirti che ti ama, a baciarti, abbracciarti, a riempirti di tante bellissime parole.

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Alicia Amatriain e Roberto Bolle, Onegin (ph. dal web)

Alicia è straordinaria nel modulare il dolore e la sofferenza fisica che il cuore straziato da un amore impossibile fa sentire nel nostro corpo, nelle viscere, nella mente. Quello che Tatiana vive è come un sogno che in parte diventa realtà infatti, ma questo lo si può notare ed apprezzare solo vedendo l’intero balletto, parte delle sequenze di passi sono uguali a quelli del pdd della camera da letto di Tatiana in cui lei immagina guardandosi allo specchio che il suo principe Onegin si materializzi nella stanza uscendo da lì, le dichiari il suo amore e la faccia danzare e volare sulle ali di quel sogno da ragazzina.
Ecco quindi che tutto diventa ancora più straziante, le straordinarie espressioni facciali di Alicia dicono più di tante parole. Come quelle di Roberto e del suo Onegin che ormai uomo maturo si rende conto di quanto il suo giovanile disinteresse per l’amore, per la vita, per tutto ciò che lo circondava, di quanto il suo essere attratto solo da se stesso lo abbia reso solo, di quanto l’amore di quella donna lo avrebbe arricchito di gioie, serenità e senso della vita.
Disperato, la lettera rappresenta il suo ultimo tentativo per cercare di recuperare ciò che ha perso e mai avuto per sua decisione, si distende ai piedi dell’amata in cerca di perdono, si incarna letteralmente nel sogno di Tatiana, cerca i suoi baci, la stringe a se alla ricerca di un dono reciproco che regali ad entrambi, anche solo per pochi attimi, le sensazioni che si è negato e che ha negato a lei.
Spera che Tatiana ceda e si lasci andare tra le sue braccia, che scappi con lui, abbandonando tutto e tutti.
C’è quasi riuscito quando, stringendo con le sue mani quelle di Tatiana, la guarda intensamente, pieno di passione e di straziante attesa. I loro volti così vicini mentre lei dicendo no con la testa si lascia andare e si distende per terra, una resa incondizionata all’amore, un suo completo abbandono.
Poi quando Onegin la solleva con forza facendola quasi volare in aria sull’apoteosi musicale della Francesca da Rimini di Tchaikovsky, nonostante sia stordita da questo vortice di passione, al termine di una pirouette, si piega leggermente su se stessa, ritrae la mano da quella di lui, che la sostiene;
ha preso la decisione più difficile, straziante e dolorosa della sua vita: dice no, rinuncerà a quell’amore.
Prende la lettera, la strappa davanti a lui e gliela riconsegna così, a pezzi.
Quei pezzi di carta sono i pezzi del cuore di lui. È affranto perché solo in quel momento realizza lucidamente che ormai tutto è perduto, che ciò che è stato, ciò che è perso lo sarà per sempre.
Prende coscienza di quanto disperata sarà la sua vita senza l’amore di Tatiana e anche di quanto la sua passata indifferenza verso quella donna la abbia fatta soffrire, di quanto quei pezzi di carta siano anche i pezzi del cuore affranto di lei che nuovamente sanguina e soffre con questo suo ripensamento e tardivo amore. Roberto regala al suo Onegin un colore altero, reminiscenza del passato giovanile, e al tempo stesso umile nel suo pregare quella donna solo tardivamente tanto desiderata ed amata.

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Emozioni così forti non possono scomparire certo in un attimo ed infatti agli applausi finali i due ballerini sono ancora così turbati, spossati non solo fisicamente ma anche emotivamente a dimostrazione che danzare a questi livelli non è solo movimento ed atletismo ma molto di più: è arte!
La chiusura di questa straordinaria serata non poteva che essere affidata all’allegria di Grand pas de deux e di due dei suoi migliori interpreti Bolle-Amatriain che devo dire mi piacerebbe poter vedere in un balletto intero.

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Alicia Amatriain e Roberto Bolle, Le Grand Pas de Deux

Ancora una volta Roberto ha creato una serata veramente speciale in cui la danza ha dimostrato la sua grandezza e universalità, qualunque siano lo stile o il linguaggio prescelti perché essa è arte senza tempo.

(Ove non specificato le fotografie sono di Eleonora Bartalesi, così come il video)

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2 commenti su “Un altro grande Gala di Roberto Bolle per un viaggio coreutico senza tempo

  1. wolfghost
    febbraio 4, 2017

    Una recensione davvero completa e che dimostra quanto riusciate ad essere obbiettive nonostante la vostra venerazione per Bolle! Complimenti davvero! 😉
    http://www.wolfghost.com

    Piace a 1 persona

Rispondi a wolfghost Annulla risposta

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