Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Un Gala “Roberto Bolle and Friends” ricco di appassionanti novità apre il #bolletour2017 agli Arcimboldi di Milano

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Correva voce che la prima tappa del #bolletour2017, che si sarebbe tenuta in due serate al Teatro degli Arcimboldi di Milano, ci avrebbe regalato delle sorprese. E se il direttore artistico Roberto Bolle non viene mai meno alle sue promesse, il ballerino va sempre ben oltre le aspettative.

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Sono stata quindi molto felice di aver acquistato il biglietto per il 28 Gennaio, sebbene con un po’ di ritardo sulla data di apertura delle vendite, e di essermi unita alle altre mie amiche #ledivine: infatti ad ogni data del Bolletour tentenno, ma spesso cedo e, dopo aver assistito ad uno spettacolo entusiasmante e sempre di livello elevato, penso di aver fatto la scelta giusta.
Questa volta il Gala aveva il valore aggiunto di alcuni brani completamente nuovi e (per me) nuovi Friends, tutti di eccezionali qualità tecniche e interpretative.

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Il Teatro degli Arcimboldi

Inizio quindi il racconto dalle novità.
Cavallo di battaglia di molte serate di danza, non poteva mancare il pas de deux da Il Corsaro, che ha avuto come interpreti i nuovi Friends Liudmila Konovalova (Prima Solista del Wiener Staatsballet) e Daniel Camargo (Principal dello Stuttgart Ballet): la musica coinvolgente e la coreografia frizzante ed impegnativa fanno sempre apprezzare molto questo brano, dove i due artisti hanno dimostrato le loro grandi doti di ballerini. Un filo di delusione per Camargo, da cui mi aspettavo un’interpretazione più “sentita”.
E’ piaciuto invece molto di più, a me come alle mie amiche, nel contemporaneo Firebreather della danzatrice e coreografa polacca Katarzyna Kozielska, operante a Stoccarda. Firebreather, creato proprio per Camargo e presentato per la prima volta a Praga nel 2015 e quindi nello “YAGP Stars Gala” dell’aprile 2016, vede un corpo danzare in totale libertà, con una gestualità forte e cadenzata, mentre tesse un gioco di movimenti tra cerchi di luce e zone d’ombra.
Molto sensuale e trascinante Arepo, assolo tratto dal balletto intero di Maurice Béjart andato in scena nel 1986 al Palais Garnier di Parigi. Riassumendo, si tratta di un omaggio all’Opéra attraverso rimandi al melodramma. Infatti il personaggio di Arepo è la controparte di “Opera” ed è colui che apre il balletto: un ragazzino cerca un pertugio nel sipario, che si alza all’improvviso rivelando un altro sipario davanti al quale si anima appunto Arepo, che dà il via alle note della Notte di Valpurga, divertissement coreografico del Faust di Gounod (nel video l’interpretazione di Alessio Carbone)

Acclamatissimo protagonista sul palcoscenico degli Arcimboldi è stato Davide Dato, un altro italiano che purtroppo lavora all’estero (è Principal al Wiener Staatsballet), che desideravo moltissimo rivedere sulle scene poiché ancora lo ricordavo da quando, diciottenne appena diplomato, nel 2008 si esibì nel passo a due dei contadini da Giselle al Filarmonico di Verona nel Gala “Notte di stelle”: mi colpirono la pulizia e l’eleganza del movimento, sebbene ancora acerbe, e la freschezza dell’interpretazione. Pensai, nella mia totale inesperienza di allora, che avrebbe fatto molta strada. Così è stato. Oggi è uno dei più acclamati ballerini e la sua esibizione in Arepo è stata travolgente: è piaciuto tantissimo, per la tecnica, la personalità, la passione, che ha infuso nella coreografia sincopata ed energica di questo assolo ed è stato applauditissimo da tutto il pubblico.

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Davide Dato, Arepo (ph. dal web)

Così come grandi applausi ha riscosso Dato in coppia con un’altra ottima new entry, Nikisha Fogo (Solista del Wiener Staatsballet), con la quale si è esibito nel vivacissimo e colorato passo a due da Tarantella, creato da Balanchine sulla Grande Tarantelle op. 67 di Louis Moreau Gottschalk (ca. 1858-64), riorchestrata nel 1954 per piano e orchestra da Hershy Kay e la cui première si tenne a New York nel 1964.

Altre due grandi stelle della danza hanno accompagnato i Friends in questa data: la grandissima Marianela Nunez in partnership con Vadim Muntagirov, entrambi Principal al Royal Ballet di Londra. Posso usare l’aggettivo “stupefacente” per descrivere la loro danza? I pas de deux dall’Atto III de La Bella addormentata nel bosco e da Il lago dei cigni sono stati un capolavoro di raffinatezza e precisione esecutiva, altissima la performance sia nelle variazioni che nei passi a due. Giusto per voler aggiungere una nota a margine… ho apprezzato tantissimo Muntagirov – ineccepibile, misurato, elegante – mentre, pur riconoscendo le stesse doti alla Nuñez (che avevo tra l’altro adorato come Gamzatti nella Bayadère scaligera del 2008, di cui avevo scritto qui), l’ho trovata un pochino mancante di trasporto emotivo, un po’…come dire…fredda… E’ forse un aggettivo eccessivo, perché lei è davvero splendida ed è impossibile farsi un’opinione concreta basandosi solo su pochi minuti di danza; attendo con ansia di vederla nelle vesti di Tat’jana nell’Onegin del prossimo autunno in coppia con Roberto Bolle. Sono convinta che la coppia sarà strepitosa.

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Liudmila Konovalova e Daniel Camargo, Le Corsaire – Marianela Nuñez e Vadim Muntagirov, La Bella addormentata e Il lago dei cigni – Davide Dato, Tarantella (ph. Lucia Cutolo)

Restiamo su Onegin per iniziare la carrellata dei brani che la nostra splendida e osannata Etoile Roberto Bolle ha interpretato agli Arcimboldi.
Il sofferto passo a due dall’Atto III ha visto la riconferma di una Alicia Amatriain (Principal dello Stuttgarter Ballet) grande protagonista anche di un pezzo drammatico e molto interpretativo come questo. Speravo davvero che Roberto portasse Onegin in questa tappa del tour, sia perché amo molto il balletto intero sia perché non avevo mai avuto modo di ammirare Alicia in un pezzo classico.
Nel terzo atto Onegin, dopo aver rifiutato l’amore puro offertogli da Tat’jana ed aver condotto una vita di dissolutezze, incontra la donna e si mostra un uomo diverso: segnato dalla vita e torturato dal rimorso e dai fantasmi della passata dissipatezza, scopre di aver sempre amato Tat’jana, ormai dama del gran mondo e sposa di un altro.
Con lei intreccia l’ultimo, strabiliante pas de deux di cui nel Gala abbiamo avuto solo un assaggio, ma che è stato sufficiente a fermare il respiro del pubblico, incantato dall’incredibile performance degli interpreti. Emozione alle stelle quando Tat’jana straccia la lettera d’amore inviatale da Onegin, vendicandosi per l’antico dolore mai sopito. Onegin fugge disperato, Tat’jana resta sola sul palcoscenico, in lacrime.
Come ha scritto Roberto a commento della foto riportata qui sotto: “Non c’è via di ritorno e il passato è ormai perso”
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Sia Alicia che Roberto si dimostrano ancora una volta protagonisti assoluti della scena della danza, per la tecnica ineccepibile affiancata ad una interpretazione molto profonda e commossa dei loro personaggi, visibile sui loro stessi volti.

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Alicia Amatriain e Roberto Bolle, Onegin (ph. Lucia Cutolo)

Se Onegin ha chiuso la prima parte del Gala, l’apertura è stata affidata a Francesco Pannofino (altra sorpresa della serata) che, come già aveva fatto nel programma televisivo “La mia danza libera”, ha introdotto e commentato Ballet 101, la cui coreografia di Eric Gauthier espone le 101 posizioni della danza (l’ultima vede ironicamente il ballerino stramazzato a terra per la fatica) con un ritmo incalzante sempre più veloce.
Roberto è stato accolto immediatamente da un lungo scroscio di applausi, che lo hanno accompagnato spesso a scena aperta durante l’esibizione.
Un brano di grande impatto scenico, di profonda suggestione musicale e coreografica, è stato On the Nature of Daylight, un pas de deux creato dal coreografo David Dawson per il gala a favore dell’AIDS svoltosi a Monaco di Baviera nel 2007, con musica di Max Richter.
David Dawson, inglese, classe 1972, è uno dei coreografi più innovativi del balletto classico contemporaneo. Il suo personale stile coreografico porta la danza classica su nuove strade; i suoi lavori si distinguono per la particolare atmosfera che li permea: sono opere fisicamente toccanti, astratte, acclamate da pubblico e critica in tutto il mondo. Questo è valso a Dawson il Premio Benois de la Danse per la coreografia.
Questo pezzo era molto atteso poiché, sebbene fosse già stato proposto in uno scorso Gala con protagonisti di grande spessore come Anna Tsygankova e Matthew Golding, si trattava di un debutto per il nostro Roberto, accompagnato da Sasha Mukamedov, Principal del Dutch National Ballet. Impressioni… avendo già ammirato ed apprezzato moltissimo Tsygankova e Golding per la forza interpretativa e, in particolare, la forte personalità e tecnica espressa dalla ballerina, i primissimi minuti sono stati un po’ disorientanti poiché ci siamo trovati davanti a due ballerini molto diversi per stile e carattere. Ripensandoci più tardi a mente (e cuore) freddo e rivedendo l’esibizione di Anna e Matthew, ho potuto apprezzare in modo più consapevole la maggior sensibilità di movimento, la delicatezza delle prese, l’atmosfera più delicata creata da Sasha e Roberto, il tutto sottolineato dall’estrema bellezza della musica.
Mi auguro che il brano venga di nuovo riproposto danzato da Roberto, poiché egli avrà così la possibilità di approfondirlo e “farlo suo” in modo ancora più intenso.

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Sasha Mukamedov e Roberto Bolle, On the Nature of Daylight (ph. dal web)

L’altro brano contemporaneo che ha avuto come protagonista Roberto Bolle è stato il passo a due tratto da Caravaggio, di Mauro Bigonzetti su musica di Monteverdi arrangiata da Bruno Moretti. Partner d’elezione Melissa Hamilton, già Prima Solista al Royal Ballet e dalla scorsa stagione Principal al Semperoper Ballet di Dresda.
La levatura degli interpreti, la suggestiva dinamica del movimento, la piena e totale sintonia fra due ballerini che condividono la stessa fluidità del gesto, delicatezza dell’animo, precisione nell’esecuzione, rende questo pezzo uno dei più riusciti del repertorio contemporaneo di Bolle.
Mauro Bigonzetti, descrivendo il suo Tanzstück (pezzo di danza), dice di voler rappresentare le due anime di Caravaggio, quella che fa capo all’uomo e quella che risponde all’artista, nell’intento di mostrarne le profonde interrelazioni. Così in maniera didascalica divide il balletto in due atti. Nel primo l’uomo Michelangelo Merisi è immerso nell’atmosfera opulenta e al tempo stesso torbida dell’Urbe, in cui già traspare la sua inquietudine, nel secondo vengono prepotentemente in primo piano i moti dell’animo del pittore lombardo.
Questo pas de deux ripropone passi classico-contemporanei in modo rigorosissimo, senza tralasciare il minimo dettaglio nell’esecuzione dei passi, dei “legati” e del “lavorio” delle braccia e delle mani. Potenza e lirismo, dinamicità e staticità, matericità e spiritualità, accompagnano tutte le sequenze coreografiche, in cui i due corpi vibrano all’unisono come un unico strumento.
Applausi infiniti e strameritati per entrambi i ballerini in chiusura di un pezzo abbagliante per armonia e coinvolgimento emotivo.

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Melissa Hamilton e Roberto Bolle, Caravaggio (ph. Lucia Cutolo)

E poteva mancare Le Grand Pas de Deux per stemperare le forti emozioni e concludere in allegria questo Gala certamente molto impegnativo e di notevole tensione artistica?
Alicia Amatriain e Roberto si sono esibiti in uno dei loro pezzi forti che ripropongono ormai da molti anni ma che non manca mai di essere molto apprezzato e applaudito e di strappare spesso sonore risate e applausi a scena aperta. Avendolo già visto parecchie volte mi sono potuta concedere il lusso di fare meno attenzione a quanto accadeva sulla scena (se non per notare qualche piccola variazione “di contorno”, come la borsetta non lanciata ma passata di mano da Alicia a Roberto e il gridolino di terrore di Alicia mentre viene fatta roteare dal partner e poi “gettata” a terra) e osservare invece le reazioni del pubblico che lo vedeva probabilmente per la prima volta: stupore, divertimento, applausi, “bravi” gridati a gran voce, commenti sussurrati “non pensavo che Bolle potesse ballare così”, e poi applausi ancora.

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Alicia Amatriain e Roberto Bolle, Le Grand Pas de Deux (ph. Lucia Cutolo)

Per non parlare del boato di compiacimento che, dopo i saluti dei Friends dal proscenio, ha accolto le prime note di We Will Rock You e l’apparire della silhouette di Roberto dal buio.
E’ ancora viva l’eco delle polemiche che hanno accolto la presentazione di questa coreografia di Bigonzetti allo scorso Festival di Sanremo, tacciata di banalità e superficialità, ma la risposta del pubblico è sempre stata, ora come allora, entusiasta: vuoi per la musica travolgente, vuoi per la fisicità dirompente dell’interprete, è un brano che riesce a coinvolgere e a trascinare in un entusiasmante finale di spettacolo.

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Roberto Bolle, We Will Rock You (ph. Lucia Cutolo)

Tantissimi applausi, chiamate sul proscenio e una vera e propria standing ovation hanno salutato i nostri beniamini, grandi protagonisti di una delle più belle serate di tutti questi anni di Bolletour.

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Dopo la solita mezz’ora di attesa, la triste uscita artisti immersa nel buio più totale è stata illuminata dai flash dei cellulari che hanno accolto i ballerini, tutti simpaticamente disponibili ad autografi e fotografie. Per alcune di noi non è stato possibile salutare Roberto, come sempre pressato da moltissimi fan, tanto che, per riuscire finalmente ad andarsene, è dovuto quasi fuggire, protetto dallo staff, a bordo della sua auto, facendo una partenza degna di un pilota di Formula 1.
Come sempre, nonostante l’ora tarda, i commenti e le chiacchiere, a voce e attraverso i social, si sono intrecciati fra noi amiche, per continuare a rivivere le emozioni di una serata davvero magica la cui eco non si è ancora spenta.
Il prossimo appuntamento con la nostra cara Etoile sarà il 16 Marzo per il tradizionale Bolletour bolognese, al quale sarà naturalmente presente una delegazione de #ledivine.

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