Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“Sovra l’ali leggere dell’amore”: Misty Copeland e Roberto Bolle danzano fra i versi di Shakespeare

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Misty Copeland e Roberto Bolle

Profonda e appassionata l’analisi che la cara “divina” Eleonora ha fatto del balletto Romeo e Giulietta, recentemente visto al Teatro Alla Scala. Un racconto che alle sue impressioni personali affianca le parole imperiture con le quali Shakespeare ha tratteggiato le vicende dei due giovani amanti di Verona.

Non attendiamo oltre…a lei la parola…

**********

“…. amor non teme ostacoli……. e tutto quello che amore può fare trova sempre l’ardire di tentare” – W. Shakespeare

Romeo e Giulietta o, se preferite, Giulietta e Romeo.
La storia d’amore per eccellenza, due nomi uniti indissolubilmente per l’eternità, difficile citare uno senza l’altro.
Shakespeare, con i suoi versi così forti, poetici, iconologici, idilliaci, sognanti, ha contribuito a creare l’immaginario collettivo dell’amore, il termine di paragone con cui ognuno di noi, soprattutto l’universo femminile, si confronta e sogna.
Il balletto ad esso ispirato non manca mai di emozionare il pubblico da quel lontano 1965, quando MacMillan creò questa splendida coreografia fatta di grandiosi passi a due e altrettanti quadri di insieme con elaborate coreografie eseguite da primi ballerini, solisti e corpo di ballo che rendono alla perfezione la storia e con cui i più grandi ballerini e ballerine si sono confrontati seguendo la partitura di Prokofiev in cui si contrappone “……..il lirismo e lo slancio melodico dei temi associati alla vicenda amorosa, e il continuo impiego di disegni ritmici binari modellati sullo schema di marcia come la danza dei cavalieri, che esprime, in modo a un tempo realistico e simbolico, la violenza distruttiva di un fato implacabile” (Gianfranco Vinay, dal programma di sala).
La coreografia di MacMillan è così ricca, elaborata, difficile ma al tempo stesso assolutamente fluida, armoniosa e lirica in un alternarsi di intimità ed esteriorità, ricreando perfettamente non solo l’andamento e le intenzioni della partitura di Prokofiev ma anche le poetiche parole di Shakespeare, riuscendo ad essere evocativo del testo e delle immagini teatrali in esso contenute.
La scena si apre su una piazza di Verona che sembra incastonata in un teatro, quasi ad ispirare allo spettatore l’idea che ciò che stiamo osservando sia una delle tante rappresentazioni di questa storia.
Ecco arrivare Romeo con i suoi amici Mercuzio (Antonino Sutera) e Benvolio (Marco Agostino) che cercano di consolarlo per il nuovo amore, non corrisposto, di Rosalina.
Ci pensano tre zingare – le splendide Virna Toppi, Beatrice Carbone e Denise Gazzo – a distrarre i tre.
Divertente e spumeggiante la coreografia, dalle caratteristiche di danza tradizionale e popolare (notare che le tre ballerine indossano scarpe da danza e non le punte)

L’arrivo di Tebaldo però interrompe il clima giocoso e rilassato, ne nasce un diverbio col Montecchi a cui partecipano anche i due capostipiti, Messer Montecchi e Messer Capuleti, con i loro rispettivi uomini.
Qui la coreografia cresce di intensità con un intreccio di duelli all’arma bianca davvero spettacolare.
Il quadro si chiude con l’arrivo del Principe di Verona che placa gli animi facendosi consegnare le armi.
Il secondo quadro è quello famoso di Giulietta e la sua nutrice.
Fin dai primi passi è evidente la particolarità della Giulietta messa in scena da Misty Copeland, cioè la sua energicità, forse un po’ eccessiva, almeno in questa prima parte, che finisce per annullare la giocosità, l’innocenza della giovinezza di Giulietta, ma anche l’estremo affetto per la nutrice, dandone un’idea, al contrario, quasi conflittuale.
Da ricordare invece, assolutamente, in questa scena Alessandra Ferri.
È in corso un grande ballo a casa Capuleti, arrivano i primi ospiti ed ecco che appaiono in scena anche Mercuzio, Benvolio e Romeo.
Sempre molto piacevole ed apprezzabile il loro passo a tre; il rapporto di amichevole complicità e anche di leggera visionaria pazzia soprattutto col personaggio di Mercuzio, che qui ricordiamo pronuncia il famoso monologo sulla Regina Mab e sui sogni da lei portati, sogni così realistici da tutti interpretati come presaghi di morte, è palesemente evidente nel testo shakespeariano e lo è anche nella danza. I passi eseguiti all’unisono dai tre qui sono leggeri e ripetitivi sempre pervasi da una natura scherzosa e parodistica, basti pensare a quei duelli mimati a cui i tre si lasciando andare sempre in questo clima giocoso che pervade perennemente le loro vite; niente mai è preso sul serio.
Mercuzio e Benvolio riescono a convincere Romeo ad intrufolarsi alla festa per poter continuare la sua corte a Rosalina.
Nello sguardo di Romeo passa però un’ombra, un dubbio che lo fa titubare per un attimo
….. il mio spirito mi fa presago di eventi ancor sospesi nelle stelle che avranno il lor funesto appuntamento in questa festa, e segneranno il termine d’una vita spregiata, com’è quella ch’io chiudo in petto, e che un crudel destino sembra aver condannato fin da ora ad immatura ed impietosa morte. Ma Colui che governa la mia rotta da nocchiero, diriga la mia vela. Avanti, allegramente!“, poi quel velo di tristezza scompare e la spensieratezza ha di nuovo il sopravvento.

Ecco così che i tre si intrufolano mascherati alla festa.
Il cambio di scena vede il salone di Palazzo Capuleti affollato di ospiti mentre si sentono le prime note de La danza dei Cavalieri, ormai un classico non solo per la musica, uno dei passaggi più famosi della partitura di Prokofiev dagli accenti estremamente alteri e nobili che come scrive Gianfranco Vinay nel programma di sala “ha una terribile pesantezza effige di una classe dominante arrogante ed altezzosa, fomentatrice di odi e di conflitti”, ma anche per la coreografia, dal colore sontuoso che ripercorre in parte alcuni balli medievali e che sottolinea l’importanza e la nobiltà della famiglia Capuleti.
Ecco fare il suo ingresso Giulietta.
Mentre balla con Paride, suo promesso sposo che i genitori vogliono per lei, Romeo dimentica la sua bella Rosalina per restare letteralmente rapito da Giulietta, guardandola estasiato mentre costei balla…
Come splendere di più viva luce! Par che sul buio volto della notte ella brilli come una gemma rara pendente dall’orecchio d’una Etiope. Bellezza troppo ricca per usarne, troppo cara e preziosa per la terra! Ella spicca fra queste sue compagne come spicca una nivea colomba in mezzo ad uno stormo di cornacchie. Finito questo ballo, osserverò dove s’andrà a posare e, toccando la sua, farò beata questa mia rozza mano
Romeo si chiede poi: “… Ha mai amato il mio cuore finora?… Se dice sì, occhi miei, sbugiardatelo, perch’io non ho mai visto vera beltà prima di questa notte“.
Mentre Giulietta suona il mandolino e nell’aria si diffonde una graziosa melodia, quasi una nenia dalla quale è impossibile staccarsi, Romeo comincia a danzare per quella fanciulla sconosciuta che gli ha rubato il cuore.

Anche Giulietta sembra essere rimasta colpita dal giovane, dimenticandosi del tutto del suo promesso sposo Paride. Entrambi si allontanano separatamente dalla festa per poi ritrovarsi in un’ala del palazzo momentaneamente vuota. Romeo le si avvicina, la guarda per un attimo che sembra un’eternità, restando quasi senza fiato alla vista di una tale meraviglia.
Le prende la mano e gliela bacia: “Se con indegna mano profano questa tua santa reliquia (è il peccato di tutti i cuori pii), queste mie labbra, piene di rossore, al pari di contriti pellegrini, son pronte a render morbido quel tocco con un tenero bacio“.
E Giulietta risponde: “Pellegrino, alla tua mano tu fai troppo torto, ché nel gesto gentile essa ha mostrato la buona devozione che si deve. Anche i santi hanno mani, e i pellegrini le possono toccare, e palma a palma è il modo di baciar dei pii palmieri
Romeo “Santi e palmieri non han dunque labbra?
Giulietta “Sì, pellegrino, ma quelle son labbra ch’essi debbono usar per la preghiera.”
Romeo “E allora, cara santa, che le labbra facciano anch’esse quel che fan le mani: esse sono in preghiera innanzi a te, ascoltale, se non vuoi che la fede volga in disperazione.”
Giulietta “I santi, pur se accolgono i voti di chi prega, non si muovono.”
Romeo “ E allora non ti muovere fin ch’io raccolga dalle labbra tue l’accoglimento della mia preghiera.” (La bacia) “Ecco, dalle tue labbra ora le mie purgate son così del lor peccato.
Giulietta “Ma allora sulle mie resta il peccato di cui si son purgate quelle tue!
Romeo “O colpa dolcemente rinfacciata! Il mio peccato succhiato da te! E rendimelo, allora, il mio peccato. (La bacia ancora)”
MacMillan trasforma inizialmente questo dialogo tra i due ragazzi, in cui il gioco delle parole vela a fatica il traboccare delle emozioni e i palpiti dei cuori, in una danza appena accennata in cui le mani dei due giovani, che si uniscono, rimangono elemento fondamentale sottolineato da sguardi che sospendono per un attimo il fluire della scena per attrarre volutamente l’attenzione del pubblico su di esse.
Romeo sfiora ripetutamente e delicatamente con le labbra il collo di Giulietta, quasi rubando questi lievi baci. La danza si fa più fluida e più decisa, poi d’incanto si interrompe per lasciare spazio agli sguardi pieni di desiderio e di amore. Romeo si avvicina a Giulietta, sta quasi per baciarla, ma ecco arrivare Tebaldo.

Ha scoperto la presenza di Romeo in casa e non vede certo di buon occhio la corte serrata di quest’ultimo a sua sorella. Lo invita infatti ad allontanarsi, interviene però Messer Capuleti che invece da il benvenuto a Romeo.
Riprese le danze i due giovani non riescono a stare lontani, nonostante ormai abbiano scoperto l’identità l’uno dell’altra, e nonostante tutti cerchino di separarli.
Un altro quadro ed eccoci arrivare alla scena del balcone.
Bastano poche battute musicali per riconoscere quella straordinaria melodia che Prokofiev ha scritto come tema dei due amanti. Una melodia senza un vero inizio né una fine. La si potrebbe idealmente cantare all’infinito senza mai esserne annoiati, capace di evocare nella nostra mente le ideali immagini dei passi, degli slanci, dei crescendo di un passo a due assolutamente unico in cui come sempre Roberto Bolle fa mostra della sua bravura e maestria, della sua perfetta gestione degli spazi ma anche di un intenso linguaggio corporeo inteso come valorizzazione di ogni gesto, anche il più piccolo, consapevole che sia esso un sorriso, uno sguardo, una mano protesa, ha un valore immenso, rappresenta una parola in un dialogo a due.
Misty Copeland che per la prima volta si esibisce in Italia è sicuramente ballerina di notevolissima bravura tecnica ma come dicevo inizialmente in questa prima parte della storia la sua forza risulta eccessiva per rappresentare al meglio l’ingenuità, la giovinezza, la leggerezza di Giulietta, ragazza di soli 14 anni che si confronta per la prima volta con l’amore, con questo sentimento travolgente che ha la forza di un uragano e al quale inevitabilmente si abbandona.
A mio parere Giulietta almeno in questa prima parte deve essere lirica, estremamente cantabile nei gesti e nel suo modo di dichiararsi e di “darsi” a Romeo. Ho in mente la mitica Alessandra Ferri, la straordinaria Maria Eichwald che l’estate scorsa a Spoleto ci ha letteralmente sorpresi per la leggerezza, la poesia con cui ha interpretato questo pdd arricchendolo anche di una esecuzione perfetta del famoso passaggio (Romeo in ginocchio solleva a volo d’angelo Giulietta), non appoggiandosi con la mano sulla spalla di Bolle, ballando all’aperto in una serata disturbata da un fastidioso “vento da acqua” od anche la meravigliosa Julie Kent così leggiadra nella sua interpretazione di Giulietta.

In una scena illuminata solo dalla luna ecco comparire Romeo che, dopo aver scavalcato il muro di cinta del Palazzo Capuleti, giunge nei pressi del balcone dell’amata.
Giulietta si affaccia al suo balcone e con aria sognante appoggia la guancia sulla mano volgendo lo sguardo verso le stelle.
Nel vederla Romeo ha quasi la sensazione di vedere il sole… “Oh, quale luce vedo sprigionarsi lassù, dal vano di quella finestra? È l’oriente, lassù, e Giulietta è il sole! Sorgi, bel sole, e l’invidiosa luna già pallida di rabbia ed ammalata uccidi, perché tu, che sei sua ancella, sei di gran lunga di lei più splendente……Oh, sì, è la mia donna, l’amore mio….Guarda com’ella poggia la sua gota a quella mano… Un guanto vorrei essere, su quella mano, e toccar quella guancia!……Dice qualcosa…”
Giulietta pensando di essere sola parla tra se….ad alta voce “Oh Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo? Ah, rinnega tuo padre!… Ricusa il tuo casato!… O, se proprio non vuoi, giurami amore, ed io non sarò più una Capuleti!
……Il tuo nome soltanto m’è nemico; ma tu saresti tu, sempre Romeo per me, quand’anche non fosti un Montecchi. Che è infatti Montecchi?… Non è una mano, né un piede, né un braccio, né una faccia, né nessun’altra parte che possa dirsi appartenere a un uomo. Ah, perché tu non porti un altro nome! Ma poi, che cos’è un nome?… Forse che quella che chiamiamo rosa cesserebbe d’avere il suo profumo se la chiamassimo con altro nome? Così s’anche Romeo non si dovesse più chiamar Romeo, chi può dire che non conserverebbe la cara perfezione ch’è la sua? Rinuncia dunque, Romeo, al tuo nome, che non è parte della tua persona, e in cambio prenditi tutta la mia.”
E qui Romeo rivela la sua presenza dichiarando ad alta voce: “Io ti prendo in parola! D’ora in avanti tu chiamami “Amore”, ed io sarò per te non più Romeo, perché m’avrai così ribattezzato.
Alla vista del ragazzo, Giulietta esce di corsa dal palazzo per raggiungerlo. Romeo la segue e prendendole la mano la ferma. I due, mano nella mano, iniziano lentamente a camminare con lo sguardo rivolto innanzi a loro. Poi si staccano l’uno dall’altra ed è tanta l’emozione che Giulietta in uno slancio innocente e fanciullesco prende la mano di Romeo per mettersela sul petto. Vuol far sentire al suo amato quanto corra all’impazzata il suo cuore stordito per quella sorta di ubriacatura che pervade il cuore e la mente chiamata: Amore.
E così Romeo finalmente si lascia andare ad una corte sfrenata a Giulietta dichiarandole il suo.
La sequenza di pirouettes, di tours con gamba tesa alla quarta e dei renversés è straordinaria, interrotta solo da slanci giocosi verso l’amata, in cui le porge la mano per poi ritrarla e porgergliela nuovamente.
E poi ecco che Giulietta si getta tra le braccia del suo Romeo che la fa volteggiare nell’aria, la solleva quasi a farla idealmente volare, lascia andare il suo corpo su quello di Romeo creando così una vicinanza sempre più stretta.
Anche Giulietta piena di gioia per questo amore danza per Romeo come se fosse una farfalla, gioca colla camicia da notte così leggera ed evanescente, così come si sente lei e la sua anima fanciullesca.
Più volte Romeo cerca di avvicinarlesi per baciarla, ma lei ancora titubante scappa per poi tornare nuovamente da lui. Fino a quando finalmente i due giovani uno difronte all’altra; con i respiri che tardano a placarsi per l’emozione si avvicinano e si lasciano andare al tanto sospirato bacio.
MacMillan ha voluto introdurre questo elemento, non palesemente presente nel testo shakespeariano, prendendo spunto da un passaggio dello stesso…
Giulietta “Buona serata notte. La pace ed il riposo discendano soavi sul tuo cuore, come soave è tutto nel mio petto.”
Romeo “Oh, vuoi lasciarmi così insoddisfatto?
Giulietta “E qual soddisfazione pensavi tu d’aver da me stasera?
Romeo “Sentirmi ricambiar dalla tua bocca il mio voto d’amore.”
Giulietta “Te l’ho dato, ancor prima che tu me lo chiedessi; se pur vorrei che fosse ancor da dare.
Romeo “Vorresti ritirarlo? E perché, amore?
Giulietta “Per potermi mostrare generosa, e dartelo di nuovo, a piene mani. Io non desidero che quel che ho. La mia voglia di dare è come il mare, sconfinata, e profondo come il mare è l’amor mio: più ne concedo a te, più ne possiedo io stessa, perché infiniti sono l’una e l’altro….. Ancora buona notte, mille volte!
Il bacio introdotto da MacMillan è il suggello perfetto di questo amore e l’insostituibile chiusura di questo passo a due.
I quadri successivi vedono in ordine la consegna del biglietto di Giulietta all’amato Romeo, tramite la balia.
Una delle scene più divertenti e riuscite dell’intero balletto. Per non smentire il loro amore per il divertimento ed il sollazzo, i tre iniziano a scherzare con la balia prendendosi un po’ gioco di lei anche se in modo innocente. Così Mercuzio e Benvolio prendono a braccetto la donna e da dietro Romeo le alza il vestito mettendo alla vista di tutti la biancheria intima della balia, mentre a turno i tre la baciano sulla guancia.
Poi vediamo il matrimonio in gran segreto dei due davanti a Frate Lorenzo e di nuovo la piazza del mercato dove si consuma l’eccidio di Mercuzio ad opera di Tebaldo con il dolore di tutti i presenti compreso Romeo il quale, disperato e affranto, uccide a sua volta Tebaldo.
Ormai bandito da Verona, Romeo fugge per poi però raggiungere in gran segreto la sua amata Giulietta.
Ecco la nuova scena ambientata nella camera di quest’ultima.
I due amanti sono distesi sul letto dopo la loro prima notte insieme.
Romeo si alza all’albeggiare, deve ahimè fuggire di nuovo ma Giulietta cerca però di trattenerlo.
Giulietta “Vuoi già partire?….
Romeo “…..Debbo andarmene e seguitare a vivere, o restare e morire
Giulietta “Quel barlume laggiù non è ancora la luce del mattino…… Non devi partire.
Romeo “Oh, che m’arrestino pure, m’uccidono! S’è così che tu vuoi, io son felice! L’ansia di rimanere è più forte di quella di partire. O morte, vieni, e sii la benvenuta! Così vuole Giulietta, e così sia!
Giulietta “….questa, che va destando il giorno, ci strappa trepidanti dalle braccia l’uno dall’altro, e mi ti porta via.Vattene, va’, si fa sempre più chiaro”
Romeo “Sempre più chiaro in cielo, sempre più buio dentro i nostri cuori”
Giulietta “E tu, balcone, lascia entrare il giorno, e uscire la mia vita.
Romeo “Addio! Addio! Ancora un ultimo bacio, e poi scendo.
Giulietta “E così te ne vai, amore mio, mio signore, mio sposo, mio amico, mio tutto!….
Romeo “Amore, addio!..
Giulietta “Oh, Dio! Romeo, quale triste presagio ho infondo all’anima!
Bellissimo questo nuovo passo a due, forse ancor di più di quello del balcone. Arricchito di un nuovo colore, il colore della passione vissuta, che contribuisce a rendere il linguaggio corporeo più intimo.
Straordinari entrambi, sia Bolle che la Copeland, che finalmente può regalare tutta la passionalità, la forza e l’energia alla sua Giulietta, giustamente ormai non più ingenua e sconosciuta all’amore intimo.
Bolle e la Copeland sono assolutamente trascinanti nella loro interpretazione, nel modo in cui trasmettono lo struggente dolore del doversi separare così presto e quello sguardo finale che Romeo (un grande Bolle) rivolge alla sua amata suggellato da un bacio, l’ultimo e poi via…..

La scena continua con l’arrivo dei genitori e di Paride.
La Copeland rende al meglio la disperazione di una ragazza costretta ad accettare lo sposo prescelto dai suoi genitori. Davvero molto, molto brava. Brava nel rendere l’angoscia, quando rimane sola nella sua stanza, stringendo affranta il velo da sposa seduta sul suo letto con lo sguardo fisso verso l’orizzonte in cerca di uno spiraglio, di un barlume di speranza.
Ed ecco che un’idea prende forma nella sua mente. Corre via. Andrà da Frate Lorenzo a cercare conforto ed una soluzione.
Dopo il ritrovamento del corpo di Giulietta apparentemente morta e la disperazione della balia e della madre, ecco che l’ultima scena si apre nel cimitero con l’entrata del corteo funebre. Il buio è rotto solo dalla luce delle torce accese portate dai frati, che rende molto suggestiva la scena.
Romeo disperato, nascosto, osserva. Si trattiene dall’avvicinarsi all’amata fino a quando non si sono allontanati tutti. È rimasto solo Paride sulla tomba. Ben presto però questi si accorge della presenza di Romeo, ne nasce una breve colluttazione durante la quale Romeo uccide Paride.
Finalmente Romeo può avvicinarsi all’amata, ancora incredulo della sua morte, non vede sul di lei volto le tracce della morte
“Amore mio, mia sposa! La morte che ha succhiato tutto il miele del tuo fiato, non ha ancor trionfato di tua beltà, non t’ha ancor conquistata! Ancor sulle tue labbra e le tue guance risplende rosea la gloriosa insegna della bellezza tua: su te la Morte non ha issato il suo pallido vessillo“.
La prende in braccio, la solleva, cerca di rianimarla, danza con lei ma il corpo di Giulietta è inerme, cade a terra. Incapace di accettare la realtà, Romeo continua a sollevarla e ballare con lei ma il corpo della ragazza resta inanimato. Bellissima l’immagine di Romeo che tiene in braccio il corpo di Giulietta senza vita.
Sul viso di Romeo la disperazione, urla rivolgendo gli occhi al cielo quasi a chiedere a Dio il perché, perché tutto quel dolore?
Distende di nuovo Giulietta sul letto di morte.
O mia Giulietta, perché sei tanto bella ancora, cara? Debbo creder che palpita d’amore l’immateriale spettro della Morte? E che quell’aborrito, scarno mostro ti mantenga per sé qui, nella tenebra, perché vuol far di te la propria amante? Per tema, io resto qui con te, in eterno; e più non lascerò questa dimora della notte, qui, qui, voglio restare insieme ai vermi, tue fedeli ancelle, qui fisserò l’eterno mio riposo, qui scrollerò dalla mia carne stanca il tristo giogo delle avverse stelle. Occhi, miratela un’ultima volta! Braccia, carpitele l’estremo amplesso! E voi, mie labbra, porte del respiro, suggellate con un pudico bacio un contratto d’acquisto senza termine con l’eterna grossista ch’è la Morte! Vieni, amarissima mia scorta, vieni, mia disgustosa guida. E tu, Romeo, disperato nocchiero, ora il tuo barco affranto e tormentato dai marosi scaglia contro quegli appuntiti ronchi a sconquassarsi… Ecco, a te, amor mio!
Beve da una fialetta il veleno che gli ha dato lo speziale, un’ultima carezza e un ultimo bacio a Giulietta ed ecco sopraggiungere la morte.
Romeo cade inerme accanto a lei.
La ria sorte vuole che la ragazza si risvegli dopo pochi minuti.
In un primo momento non capisce nemmeno dove si trovi, poi vede per terra senza vita il corpo di Romeo.
Lo scuote, cerca di svegliarlo ma ben presto la disperazione sopraggiunge, urla si dispera.
Lo stringe a se per un’ultima volta, vede poi per terra il coltello di Paride
Pugnale benedetto!… Ecco il tuo fodero… (Si colpisce al petto) qui dentro arrugginisci, e dammi morte!”
Trascinandosi a fatica si avvicina a Romeo e muore.
Una scena quest’ultima struggente come poche, in essa c’è tutto il tumulto dei sentimenti e delle emozioni.
Assolutamente straordinari Bolle e la Copeland che hanno dato vita ad un finale come pochi se ne sono visti.
Bravi! Bravi!

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Gli altri ballerini da menzionare sono sicuramente:

– Antonino Sutera nelle vesti di Mercuzio, il visionario sognatore.
– Mick Zeni validissimo nei panni di Tebaldo, una grande presenza scenica la sua. Rimane in assoluto uno dei miei ballerini preferiti.
– Christian Fagetti sempre più bravo nei panni del mandolaio.

Una bellissima serata in cui quel qualcosa di eterno che è l’arte ci ha regalato momenti indimenticabili anche tra molti anni.

(Le fotografie sono di Eleonora Bartalesi)

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2 commenti su ““Sovra l’ali leggere dell’amore”: Misty Copeland e Roberto Bolle danzano fra i versi di Shakespeare

  1. Neda
    gennaio 27, 2017

    Grazie per questo tuo bellissimo articolo. Ho visto anch’io la diretta in TV e ne sono rimasta affascinata.
    Buon pomeriggio.

    Piace a 1 persona

    • ilpadiglionedoro
      gennaio 27, 2017

      Grazie a te, Neda, per essere passata tra queste pagine. Giro con piacere il tuo complimento ad Eleonora, autrice dell’articolo. Buon pomeriggio anche a te.

      Piace a 1 persona

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