Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Misty Copeland e Roberto Bolle: la storia di Romeo e Giulietta non smette mai di farci sognare

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«E’ solo il tuo nome che è mio nemico.
Tu saresti te stesso anche se non fossi un Montecchi.
Oh, prendi qualche altro nome! Che cos’è un Montecchi?
Non è la mano, né il piede, né il braccio, il viso, né alcuna parte di uomo.
Che cosa c’è in un nome?
Quel fiore che chiamiamo rosa, con un altro nome avrebbe un profumo altrettanto dolce.
E così Romeo, anche se non fosse chiamato Romeo,
conserverebbe quella preziosa perfezione che egli possiede, senza tal nome.
Romeo, lascia il tuo nome
e in cambio del tuo nome, che non è parte di te, prendi me, intera»

«Ti prendo sulla parola.
Chiamami soltanto amore, e io accetterò il nuovo battesimo.
D’ora in avanti io non sarò più Romeo»

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13 gennaio 2017.
In una Milano infreddolita, l’imponente Piazza Duomo e le superbe guglie della cattedrale mi accolgono per trasportarmi subito in quel Medioevo di dame, cavalieri, spade e lotte sanguinarie tra famiglie rivali che fanno da sfondo alla vicenda di Romeo e Giulietta che ho già avuto la fortuna di ammirare nella versione MacMillan al Teatro alla Scala negli anni passati (con Julie Kent e Alina Somova. Trovate gli articoli qui e qui) e al Teatro San Carlo di Napoli con la splendida Lucia Lacarra, oltre alla versione di Amedeo Amodio al Teatro Filarmonico di Verona con Letizia Giuliani (articolo qui)
Ci sono quasi tutte #ledivine questa sera al Piermarini, ansiose di rivedere ballare il danzatore che più di ogni altro incarna il personaggio di Romeo e di assistere al debutto scaligero di Misty Copeland nelle vesti di Giulietta.
Conoscevo la notissima ballerina afroamericana solo per averla vista a Caracalla, in un Bolletour di qualche anno fa, quando aveva mandato in visibilio in pubblico per la sua splendida, energica e sensuale interpretazione di Sinatra Suite in coppia con l’altrettanto splendido Marcelo Gomez. Un duetto che ha fatto scintille.
Ma questo balletto è tutta un’altra cosa e già mi aspettavo una rappresentazione di Giulietta molto diversa da quelle cui ho assistito, dal vivo o in dvd. Così è stato e la novità mi ha piacevolmente colpito.
Misty Copeland è apparsa fin dal suo primo ingresso in scena una giovane donna “vera”, lontana dall’essenza lirica ed eterea delle Giuliette tradizionali, riuscendo a rendere in modo realistico e vivace, senza leziosità o forzature, quel momento di passaggio tra l’infanzia e l’adolescenza, quell’attimo in cui tutto è nuovo e sorprendente: il gioco con la bambola, l’inaspettato incontro con il promesso sposo Paride, guardato con sospetto e timore ma anche con curiosità, la presa di coscienza del proprio diventare adulta come tappa naturale nella crescita.

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Misty Copeland (ph. Teatro Alla Scala)

Ma la bambina sboccia in donna solo nel momento in cui incontra l’Amore, che ha l’irriverenza e la lievità del personaggio di Romeo e la profondità espressiva ed emozionale di un Roberto Bolle all’apice della sua maturità interpretativa. I due tessono una trama di sguardi e gesti sfiorati durante il loro primo incontro alla festa di casa Capuleti; grazie all’ardire di Romeo, si ritrovano finalmente soli nel cuore della notte e suggellano con un gioioso e appassionato pas de deux la loro promessa d’amore. E’ questo uno dei passi a due più conosciuti e amati della storia della danza e i nostri due artisti strappano ancora una volta grandi applausi: Roberto è come sempre unico e strabiliante per tecnica e magnetismo artistico, mentre dichiara il suo amore a Giulietta con un manège ricco di virtuosismi; Misty è grintosa e tenera, totalmente in sintonia col personaggio e molto molto brava nell’interpretazione.

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Misty Copeland e Roberto Bolle (ph. Teatro Alla Scala)

A mio parere la Copeland supera se stessa nell’altra scena clou che vede impegnati i due innamorati. Siamo nella camera da letto dei giovani sposi segreti e Romeo deve fuggire in seguito all’esilio cui è stato condannato dopo l’uccisione di Tebaldo. La fanciulla ha ormai conosciuto l’amore, è diventata donna e moglie ed esprime tutta la sua sofferenza nel dover rinunciare al suo uomo: balla con lui con estremo dolore e profonda passione, quasi con rabbia quando Romeo/Roberto, dolente ma deciso, cerca di allontanarla perché così vuole il loro destino. Questo pas de deux è sofferenza pura, una coreografia che inanella una tecnica inebriante e una forte caratterizzazione dei personaggi: disperati gli arabesques penchées a testa in giù di Giulietta e il lasciarsi trascinare appesa al collo del suo uomo per trattenerlo il più possibile; possente e piena di dolore la danza di Romeo. Emozione allo stato puro.

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(ph. Teatro Alla Scala)

Velocemente, sempre troppo velocemente, si scivola verso la fine della tragica vicenda e anche del balletto: Giulietta/Misty dapprima implora i genitori di revocare il suo matrimonio con Paride, poi si ribella e infine subisce il suo fato, con un’interpretazione molto forte, realistica e convincente. Così come nella scena dell’ingerimento della pozione, che in questa versione di MacMillan è una momento di grande impatto emozionale: la fanciulla è completamente immobile, appoggiata al letto, mentre la musica turbina tutto intorno a lei e quasi scorre davanti ai suoi occhi fissi e al suo volto teso. E’ una lunga scena, in cui Giulietta esprime tutta la sua angoscia e il suo smarrimento: è una danza immobile, sola la sua anima vibra, fino alla decisione definitiva. Una prova molto impegnativa, forse più di altri virtuosismi, che rivela il forte carattere dell’interprete.
Ed è impossibile non commuoversi e trattenere la lacrima che spunta all’angolo degli occhi quando Romeo, sconvolto dopo aver visto, attonito, il corpo apparentemente senza vita della sua amata e aver ucciso Paride, tenta inutilmente di rianimare Giulietta, traducendo in gesti la sua disperazione, sollevando con forza il corpo della fanciulla, prendendola in braccio e sulle spalle. Ma nulla serve: con grandissima abilità la Giulietta di Misty Copeland è completamente inerte, abbandonata al gelo della morte, del tutto priva di vita. Un’interpretazione magistrale questa finale di Misty, che chiude drammaticamente la vicenda uccidendosi con un pugnale e dando l’ultimo, estremo saluto al suo Romeo, che si era poco prima tolto la vita con il veleno.
Almeno quindici minuti di applausi hanno salutato i protagonisti del balletto, più volte richiamati sul proscenio. Misty Copeland ha superato brillantemente la “prova” di un ruolo complesso e difficile come quello di Giulietta, dimostrando di avere temperamento e grande tecnica. Roberto Bolle, la nostra étoile…che dire di lui, se non che ha ancora una volta conquistato il pubblico con il suo carisma, la sua grazia, la sua bellezza umana e artistica, la sua capacità di sviscerare e rendere vitale ogni sfumatura dell’anima del suo personaggio.

Ma Romeo e Giulietta, nonostante la bravura dei due protagonisti principali, non avrebbe lo stesso impatto emotivo e visivo senza la musica, i costumi, le scenografie, i co-protagonisti e il Corpo di Ballo, i quali tutti contribuiscono in modo fondamentale a renderlo un balletto dalla rara imponenza e maestosità.
Ecco, “maestoso” è l’aggettivo forse più efficace per descrivere questa versione di MacMillan.
Grandiosa la musica di Prokof’ev, insieme descrittiva ed emozionale, e in grado di evocare in modo mirabile l’ambientazione rinascimentale, con i suoi madrigali e le sue imponenti danze basse, le situazioni drammatiche e la psicologia dei personaggi, caratterizzati da inconfondibili leitmotive. Come è stato scritto, quella di Prokof’ev è “musica che si vede”, proprio perché ogni tessitura musicale si associa ad un personaggio, che potrebbe essere visualizzato sulla scena anche tenendo gli occhi chiusi.
Serrate, piene di azione e di ritmo drammatico tutte le scene «a partire da quella della piazza, dove con rapidi tocchi descrittivi fin da subito si dà il sentore dell’atmosfera di scervellata violenza da cui scaturirà il dramma (si vedano le baruffe tra prostitute e popolane e le prime sbruffonate di Mercuzio, Benvolio e due Montecchi, cui si aggiunge ben presto anche Romeo); mentre l’abile uso teatrale della scenografia – con il ballatoio che si innalza sul palcoscenico e che di volta in volta diventa portico o balcone – delinea non solo fisicamente, ma anche metaforicamente, i diversi livelli sociali della vicenda, mettendo visivamente in evidenza il divario fra aristocratici e popolino.»

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Grazie a questi affreschi sapientemente tratteggiati sulla scena, tutto il Corpo di Ballo riesce a trovare una propria dimensione epica e una spiccata caratterizzazione, nella quale ogni danzatore riesce ad esprimersi al meglio e a far risaltare le caratteristiche del proprio personaggio. Fra tutti si è a mio parere distinto Christian Fagetti, nel ruolo di Solista Mandolino, che si è confermato ancora una volta ottimo interprete.

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Christian Fagetti e le tre zingare Virna Toppi, Beatrice Carbone e Denise Gazzo

E poi i Primi Ballerini Mick Zeni, insuperabile nella tronfia arroganza del suo Tebaldo, che spesso si staglia sulla scena in un’immobilità incombente e drammatica, perfetta espressione della sua superbia, e Antonino Sutera, che ha interpretato con brio e grande caratterizzazione il personaggio poetico e scanzonato di Mercuzio, con le sue pose buffe e i salti fantasiosi.

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Mick Zeni

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Antonino Sutera

Molto caratterizzata e suggestiva la “scenografia parlante” realizzata da Mauro Carosi, con la scena che si apre su di un sipario di mattoni che rappresenta una chiusura priva di speranza, la chiusura stessa delle caste sociali che determineranno la tragedia descritta. Quando il muro scompare ci si trova idealmente nel Teatro Romano di Verona, che diventa anche il teatro della vicenda. Come ben descritto nel libro del balletto «Mura e mattoni dominano l’immagine, mentre dal mito è tratto il celebre balcone posto su di una torre, il cui basamento è il letto stesso di Giulietta, mentre nella cripta è ancora il balcone a trasformarsi nella tomba dei due amanti.»

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Misty Copeland e Roberto Bolle

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Questa “scenografia parlante” dialoga amabilmente sia con la coreografia di MacMillan che con i “costumi psicologici” dalle fogge medieval-rinascimentali ideati da Odette Nicoletti, la cui vasta gamma di sfumature riservata ad ogni colore – dal rosso vivo al viola, dall’azzurro chiarissimo al blu, dal bianco all’oro – rispecchia i tratti caratteriali di ciascun personaggio.
Va da sé che scenografia e costumi, oltre alla musica toccante e potente, sono un elemento fondante del successo e del grande impatto emozionale che questo balletto suscita in ognuno di noi. Non sono assolutamente d’accordo con chi sostiene che ormai questa versione di Romeo e Giulietta è obsoleta, con i suoi personaggi tronfi, la musica ridondante, i costumi sovraccarichi. Trovo invece che, proprio perché così lontana dal nostro immaginario contemporaneo, ma tuttavia così vicina ancor oggi al nostro sentire, l’opera di MacMillan resti ancora un capolavoro imprescindibile del balletto classico.

L’uscita artisti non si rivela affollatissima e, soprattutto, non caotica. Essendoci attardate all’interno del Teatro, non abbiamo potuto salutare e ringraziare Misty Copeland, uscita molto presto, ma non abbiamo perso l’appuntamento con la nostra Etoile. Il suo saluto caloroso e il suo abbraccio spontaneo ci hanno ricordato ancora una volta quanto Roberto sia rimasto lo stesso ragazzo sensibile e attento di tanti anni fa, nonostante il successo travolgente e il numero di fan cresciuto in modo esponenziale diano talvolta l’impressione di allontanarlo da noi.

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«Non ci è dato sapere quando l’arco dell’Amore lancerà la sua freccia,
non ci è dato conoscere chi saranno i Romeo e le Giuliette prescelti…
L’importante è vivere questi istanti fino in fondo,
nella purezza e sincerità di quel sentimento
così unico e speciale che toglie il respiro,
che fa compiere pazzie con il sorriso.
Quel sentimento che ci lega incondizionatamente a Te,
nostro unico e immenso R…Romeo»
#terribilmentedivine

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(Ove non segnalato le fotografie sono personali)

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Un commento su “Misty Copeland e Roberto Bolle: la storia di Romeo e Giulietta non smette mai di farci sognare

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