Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

La danza libera di Roberto Bolle: bellezza, armonia e magia per un grande evento televisivo

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La sera di sabato 8 ottobre abbiamo assistito ad un evento unico.
“Unici” era il titolo di una trasmissione a lui dedicata dalla Rai un paio di anni fa.
E “unico” lui è rimasto, Roberto Bolle, anche in questa speciale realizzazione: “La mia danza libera”, come è stato scritto sui media e come lo stesso Roberto ha sottolineato, è stato un evento mai realizzato in Italia e, probabilmente, nel mondo.
Portare la danza in prima serata sulla tv di stato, e di sabato, poteva sembrare – ed era – un’utopia destinata a rimanere tale. Ma con “The King of the Dance” nulla è impossibile: lui ha fatto per la danza tutto ciò che per lunghissimi anni non è mai stato fatto, ha portato passi a due e a soli nelle piazze, in tv, nei luoghi più antichi e suggestivi della nostra bella Italia, riuscendo a far avvicinare all’arte tersicorea anche chi l’ha sempre guardata da lontano e giudicata un vezzo per pochi, e anche un po’ strani. Invece Roberto Bolle ha fatto capire che la danza è, parole sue, “ carica di bellezza, armonia, magia” e può veramente arrivare al cuore di tutti.
Per fare questo, però, bisogna rendere quest’arte “popolare”, non nel senso spregiativo in cui questo termine viene spesso usato, ma nel senso che si ritrova esplicitato nell’Enciclopedia Treccani alla voce “Arte popolare”: «Ciò che propriamente distingue l’arte popolare dall’arte illustre o grande non è la semplicità, che può essere dell’una o dell’altra, bensì l’elaborazione che solo la prima subisce. […] diventa patrimonio comune se risponde ai gusti della collettività che può appropriarsene e servirsene per i suoi bisogni pratici e spirituali.»
La danza “elevata”, “illustre”, può arrivare al cuore di tutti, attraversando trasversalmente le età, il sesso, l’estrazione sociale, solo se rielaborata con un linguaggio tale da poter trasmettere con facilità quella “bellezza, armonia, magia” di cui è pregna.
E Roberto Bolle ha accolto la sfida ed è riuscito alla grande in questa impresa non facile.
Come ha specificato in un’intervista, questo spettacolo televisivo non è stato come portare in tv un balletto preparato per il teatro, bensì si sono dovuti creare brani di danza appositamente per il pubblico televisivo, con un linguaggio televisivo, arricchito con luci, proiezioni grafiche, particolari inquadrature, per arrivare con maggior forza a tutto il pubblico.

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Roberto Bolle durante le prove con Jovanotti

Mi piace iniziare questo racconto riportando la parte iniziale dell’articolo scritto da Jovanotti sull’ultimo numero di Vanity Fair, dove racconta come è stato coinvolto da Roberto in questo progetto.
«Roberto Bolle fa parte di quella tribù rarissima di umani che pur facendo una cosa esclusiva, generalmente destinata a pochi, arrivano al cuore di tutti in tutto il mondo.
Quanti ogni anno passano dalla Scala o dal Metropolitan di New York per assistere al balletto classico? Pochissimi in confronto ai milioni che, se gli domandi il nome del più grande ballerino classico che c’è, rispondono subito Roberto Bolle. Quello stesso innumerevole popolo che conosce Pavarotti anche senza aver mai visto un’opera o Einstein anche senza capirci di fisica quantistica. Arrivano al cuore, per via di qualcosa di misterioso che hanno.
Io so cos’è: è l’anima. Forse viene fuori a forza di sacrifici, o forse esiste prima dei sacrifici, questo è un mistero, ma di fatto la sua è una vita di totale sacrificio di sé al dio della danza da quando aveva sei anni.
Quando incontro Bolle lo tartasso di domande, sul suo lavoro, sulla preparazione, la dedizione, lo studio, il training, l’alimentazione, e ho capito che in lui convivono elementi che basterebbero presi singolarmente a fare un primo ballerino di un grande teatro, ma solo tutti insieme fanno scaturire l’anima e nasce Roberto Bolle con la sua poesia, il più grande, quello che ha rinnovato il linguaggio della danza classica portandola nel futuro senza farle perdere niente della sua meravigliosa storia passata.»

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Con questo brillante show del sabato sera Roberto Bolle ha stravinto la sua grande sfida: il pubblico l’ha premiato con ascolti impensabili per una serata di questo tipo e con commenti entusiastici sull’importanza di portare un’arte così elegante e rarefatta, ma al contempo tanto fisica e passionale come la danza, sul piccolo schermo in prima serata.
Lo spettacolo, registrato al Teatro Franco Parenti di Milano, è stato un “viaggio dell’anima” nell’arte del balletto ma anche nel percorso artistico di Roberto.

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Ballet 101

Infatti, dopo i primi minuti in cui, “guidato” ironicamente da Francesco Pannofino a mo’ di alter ego, egli ha più volte ripetuto le 101 posizioni della danza rese famose dalla coreografia di Eric Gauthier e con le quali un ballerino deve confrontarsi nel suo lavoro (l’ultima vede il ballerino a terra, distrutto, dopo aver ripetuto tutte le 100 posizioni effettive), il danzatore ideale-Roberto Bolle è fuggito, disorientato, per ritrovare attraverso una sorta di rinascita a contatto con l’acqua (la scenografica piscina all’esterno del Teatro) la sua vera identità come uomo e come danzatore.

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Il primo passo è stato una ripresa riveduta di Prototype, la creazione del danzatore-ideale pensata da Massimiliano Volpini, con visual effects rinnovati e talora anche più suggestivi e una nuova musica rispetto all’originale. Ed ecco che il ballerino ha preso forma e ha così potuto iniziare il suo percorso attraverso la storia della danza.

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Tre momenti di Prototype

E da dove si poteva partire, in Italia, per parlare della storia della danza se non da Carla Fracci? Addirittura due Fracci si sono alternate sul palcoscenico, in un sapiente gioco di specchi: quella ironica e dissacrante di Virginia Raffaele, già applauditissima a Sanremo, e quella vera, che ha danzato leggiadra e carismatica con Roberto, portando alla grande i suoi ottant’anni.

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La “finta” Carla Fracci di Virginia Raffaele e la vera Carla Fracci

Come Roberto ha più volte evidenziato anche nel corso della serata, la carriera nella danza è fatta di dedizione totale, sacrificio e determinazione nel non mollare mai. Significative le parole della canzone Si alza il vento di Jovanotti, sulla quale i due artisti hanno duettato con una coreografia molto bella, scanzonata ed elegante, opera del primo ballerino della Scala Mick Zeni.
«Si alza il vento/bisogna vivere/non c’è nemmeno il tempo per riflettere/hai sentito/ancora un altro si è voltato indietro/ha rinunciato quando mancava solo qualche metro.» La nostra étoile non ha mai rinunciato, non si è mai dato per vinto, neanche quando la vita lo ha messo a dura prova, sia umanamente che professionalmente, tentando anche di stroncargli la carriera in modo drammatico. Ma lui ha sempre lottato e, con la forza che lo contraddistingue, è sempre andato avanti in un crescendo di successi «provando veramente a fare quello che voleva».

Per essere un grande interprete non basta la tecnica, l’abilità fisica, la perfezione del gesto. Bisogna essere in grado di incarnare anche emotivamente i personaggi che si vanno via via impersonando. Bisogna vivere la vita sulla propria pelle, gioire e soffrire: solo così le emozioni possono essere trasmesse dal proprio cuore a quello delle migliaia di persone che assistono ad uno spettacolo di danza. E’ per questo che certi personaggi della storia del balletto – Romeo, Des Grieux, Onegin – acquisiscono sempre maggior spessore a mano a mano che l’artista matura. E’ un Romeo passionale e profondo quello che Roberto Bolle porta sui palcoscenici dei teatri del mondo e che ha portato nelle case degli italiani attraverso la televisione; un Romeo accompagnato dalla stella della danza dell’American Ballet, l’afroamericana Misty Copeland, una Giulietta dolcissima e delicata, che sa svelare poco alla volta la passione dell’amore con la freschezza giovanile e la consapevolezza dovuta ad una vita mai facile. Un passo a due incantevole, che ha “bucato” lo schermo e ha fatto davvero trattenere il fiato fino alla liberazione dell’amore attraverso il bacio finale.
Grandi applausi per questi due eccezionali interpreti di levatura mondiale.

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Misty Copeland e Roberto Bolle in Romeo e Giulietta

A questo punto l’amore degli sfortunati adolescenti cantato da Shakespeare è ormai cresciuto, si è fatto adulto, così come il ballerino, che si appresta a vivere una nuova stagione di passione e un nuovo tipo di danza. Si passa infatti alla conturbante danza contemporanea con l’energica e ammaliante Anna Tsygankova (Dutch National Ballet), con la musica pop mista di note esotiche dell’israeliano Asaf Avidan. Ho avuto modo di vedere dal vivo diverse volte la Tsygankova e mi ha sempre colpito la profonda sensualità che emana, per nulla inficiata dalle sue linee forti ed energiche: questa sua bravura è chiaramente emersa anche da questo passo a due creato per la tv, e la partnership con Roberto è stata grandiosa.
Un grande del pianoforte come Stefano Bollani ha accompagnato Roberto nel cammino quotidiano che ogni danzatore percorre per prepararsi al meglio alle proprie esibizioni: la classe mattutina, con i suoi esercizi di sbarra/centro/salti, qui rivisitati in chiave ironica tra musica jazz e con accenni a musiche improbabili – tra cui Il ballo del qua qua – che hanno reso leggera e divertente anche questa parte più “accademica”.

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Stefano Bollani al pianoforte

Da qui in poi è tutta una carrellata di splendidi pas de deux che Roberto ha portato e porta in Italia e nel mondo grazie ai tour con i suoi Friends.
Applauditissima l’esibizione di Alicia Amatriain, principal dello Stuttgart Ballet, che, in coppia con Roberto, ha presentato il rocambolesco Mono Lisa, un pezzo che personalmente amo moltissimo e che ho conosciuto diversi anni fa proprio grazie ad Alicia (allora in coppia con Jason Reilly). Molto particolare sia per la coreografia sincopata e molto fisica, addolcita in questo caso dalla fluidità di movimento di Bolle, che soprattutto per la musica: come ha spiegato Alicia al termine del brano, essa vuole infatti rappresentare il rumore della macchina da scrivere e l’accartocciarsi della carta. Devo dire che il risultato è straordinario e, pur avendo visto questo duetto tante e tante volte, non smette di affascinarmi.

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Con Alicia Amatriain in Mono Lisa

Un omaggio dell’”étoile dei due mondi” alla sua seconda patria artistica, gli Stati Uniti, è stato reso con Swing, splendidamente interpretato con Nicoletta Manni, prima ballerina della Scala. La voce di Elio con le canzoni melodiose e orecchiabili di Dean Martin ha fatto da sottofondo alle schermaglie amorose di una vezzosa girl, munita di rossetto e specchietto, e di un conturbante boy che sfodera, inutilmente, ogni sua arte seduttiva. Un brano lieve, che lascia un sorriso sulle labbra e negli occhi la bellezza esagerata di Roberto.

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Nicoletta Manni e Roberto Bolle in Swing

Un tuffo nel classico dei classici della danza: il pas de deux del Cigno Bianco dal Lago dei Cigni, ballato in coppia con Anna Tsygankova. In tutta sincerità devo dire che la scelta di Anna per questo brano non è stata, a mio parere, molto felice. La stessa ballerina ha ammesso, nella breve intervista successiva, che il ruolo di Odette non le è congeniale per temperamento, e si è notato: le manca la delicatezza di movimento, il port de bras e quel qualcosa di etereo necessari per delineare la figura fragile e sofferente della principessa trasformata in cigno dall’incantesimo del malvagio Rothbart. Molto bello invece il gioco di immagini che ha fatto da scenografia al passo a due: una teoria di “cigni” le cui proiezioni si ripetevano all’infinito mutando di colore.

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Il Cigno Bianco di Anna Tsygankova

Una conferma, invece, l’ottima scelta di Roberto di affidare ancora una volta il personaggio di Saint Loup nel passo a due Proust al ballerino scaligero Timofej Andrijashenko. Ho visto il brano quest’estate in Arena ed è stato di una bellezza sconvolgente, una sinfonia delicata e possente di musica e immagini che mi è rimasta a lungo impressa nella mente. Riproposto in televisione non gli ha fatto perdere la magia che suscita l’esibizione dal vivo, grazie anche alla sinergia creata dagli splendidi corpi dei due ballerini, alla tensione passionale che si intreccia nei loro sguardi, alla sintonia perfetta del movimento (nota a margine: in queste ore Roberto Bolle ha lanciato un sondaggio sui pezzi preferiti della serata. Io ho votato Proust, che si è a lungo conteso il podio con Romeo e Giulietta, risultato poi trionfatore, anche se di poco).

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Due bellissime immagini di Timofej Andrijashenko e Roberto Bolle in Proust

In chiusura di serata, dapprima un omaggio al grande balletto italiano con un pas de deux da Excelsior: abbagliante come sempre Roberto nei panni (sempre più succinti) dello Schiavo e bravissima Nicoletta Manni, sfolgorante Civiltà.

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Excelsior con Nicoletta Manni

E infine uno dei cavalli di battaglia di Roberto, l’intensa e drammatica interpretazione della pazzia d’amore di Frédéri nell’a solo da L’Arlésienne…quel pizzico di follia dell’artista? Egli si lancia nel buio e scompare, in quell’acqua blu dalla quale era “nato” e che può dargli una nuova vita.

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Lo scenografico gioco di luci ne L’Arlésienne

Termina così “La mia danza libera”, suscitando subito un senso di perdita, di mancanza immediata di qualcosa di immensamente bello che tocca le corde più profonde dell’anima. Per fortuna ci hanno regalato il flashback, per rivivere alcuni minuti di questo che può essere sicuramente definito l’evento televisivo dell’anno.

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Per terminare due parole sulle donne che hanno affiancato Roberto Bolle nel corso della serata. Voglio dire una cattiveria: forse…immagino…spero…sono state in qualche modo imposte dalla direzione. La presentatrice Luisa Ranieri secondo me non si è dimostrata all’altezza, non perché il programma richiedesse chissà quali doti affabulatorie, la danza parlava da sola, ma mi è parsa impacciata e poco disinvolta sia nel rivolgersi al protagonista che nelle interviste agli ospiti che nella specie di balletto eseguito con Roberto. Molto più adatta sarebbe stata la stessa Virginia Raffaele, più simpatica e spontanea, ma essendo già ospite probabilmente non era possibile.
Paola Cortellesi e Micaela Ramazzotti ci stavano, come si suol dire, come il cavolo a merenda. Cortellesi almeno ha cantato con una bella voce il brano sul quale Roberto ha duettato con Ramazzotti, la quale però non ha fatto altro che esibire le gambe svettanti su tacchi vertiginosi adattissimi per la danza… Alla fine si è capito che erano lì solo per promuovere il loro ultimo film di prossima uscita nelle sale cinematografiche.
Ci dobbiamo rassegnare: anche il marketing ha le sue ragioni.

ospiti

Roberto Bolle con gli ospiti Micaela Ramazzotti, Paola Cortellesi, Elio e la presentatrice Luisa Ranieri

A parte questo, non si può che innalzare una standing ovation alla nostra meravigliosa étoile, che si è dimostrato all’altezza di una situazione a lui non propriamente congeniale, confermando le sue doti artistiche e rivelando una volta di più la sua umanità, umiltà e anche timidezza nei riguardi di tutto ciò che non riguarda la danza.
Tanto di cappello anche alla Rai che, avendo accettato e vinto la sfida di portare la danza più grande nelle case di tutti gli italiani, ha aggiunto un fiore imperituro al bouquet di trasmissioni di spessore che ancora “resistono” nei suoi palinsesti.
Lo share è stato notevole per una trasmissione di questo tipo proposta il sabato in prima serata e i commenti sul web entusiastici e positivi, anche da parte di coloro che non avevano mai visto danza o la giudicavano noiosa e solo per appassionati. Certo non sono mancate le critiche negative, i riferimenti fuori luogo, la volontà sempre presente di denigrare a priori qualunque esperimento (in particolare se proposto da Bolle), ma fare qualche cosa di totalmente nuovo e proporlo su larga scala comporta sempre un margine di rischio. L’importante è farlo, e farlo bene come in questo caso: la cultura e l’arte hanno vinto alla grande, dimostrando che si può proporre anche un tipo d’arte “d’élite” in modo “popolare” mantenendo comunque un livello propositivo molto elevato.
Per chi volesse rivedere l’intera serata, ancora per qualche giorno è visibile qui
http://www.raiplay.it/video/2016/10/Roberto-Bolle—La-Mia-Danza-Libera-75aa2db7-8e69-4476-9d63-53bea2fd076c.html

(Grazie a Valentina per le foto “rubate” dallo schermo tv 🙂 )

classifica

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4 commenti su “La danza libera di Roberto Bolle: bellezza, armonia e magia per un grande evento televisivo

  1. Eleonora
    ottobre 12, 2016

    Anch’io come moltissimi altri facevo parte, sabato sera, di quei quattro milioni di spettatori che hanno visto “la mia danza libera” e concordo con te sul fatto che, mandare in onda nella prima serata del sabato uno spettacolo sulla danza, sia stata da parte di Rai Uno una scelta audace che è stata però premiata.
    E dal momento che l’esperienza è stata positiva mi chiedo, così come fa Beatrice Dondi sul Huffigton Post
    “forti di un benessere visivo accumulato nel corso nel programma, sorge serena la domanda: se si può fare, se la visione collettiva della cultura è alla portata di uno speciale Rai non confinato in tarda notte, se si è riusciti a volare così in alto provocando un piacere diffuso e neppure l’ombra di una vertigine, la vogliamo smettere ora qui e subito con la grande bugia che ‘agli italiani piace basso’?”.
    Perché è stato bello constatare che se si ha l’intelligenza di proporre la danza in modo accattivante, senza per questo svilirla, la danza riesce a far breccia nel cuore anche delle persone che non ne sono amanti perché la sua magia è contagiosa.
    Dico accattivante perché in parte il successo della serata c’è stato anche per la sensibilità e l’intelligenza di Roberto Bolle, coautore del programma insieme a Solari, nel saper alternare momenti di danza pura a momenti più leggeri e divertenti.
    Al contrario la scelta meno felice, cosi come per te, è stata la Ranieri assolutamente non adatta.
    Il pezzo del triangolo Cortellesi Bolle Ramazzotti (che alla fine era meno impacciata anche nel ballare della Ranieri) non mi è dispiaciuto, pubblicità permettendo.
    Straordinaria Virginia Raffaele ed il suo calembour “Bolle che balla”, il suo tuca tuca di raffaelliana memoria ed il tormentone del momento “andiamo a comandare”!!
    Mi è piaciuto il duetto Bollani-Bolle, ossia quando l’eccletticitá pianistica si unisce al sublime movimento.
    Ma fra i momenti “non di danza pura”, primo fra tutti, io scelgo Jovanotti
    “perché fa sorridere ma non ridere”, come dice il Jova, “Roberto alle prese con l’insegnamento delle tabelline all’orso Jova”.
    Mi è piaciuto per la bella canzone, la cui scelta non è stata casuale anche guardando il testo e per il titolo, altro elemento che unisce questa canzone alla danza.
    Come ha rivelato Jovanotti infatti questo titolo è stato ispirato dall’autore di un cartone animato giapponese il quale lo ha preso da una poesia di Paul Valery, quello stesso Paul Valery che ha scritto “L’anima e la danza”, un manifesto d’amore nei confronti di questa sublime arte senza tempo.
    Già, quel senza tempo che anche Jovanotti sottolinea nel filmato del backstage:

    https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10210579193780929&id=1379103919

    Da questo si capisce che la sua partecipazione non è stata pura scelta di marketing ma la sua sincera voglia di condividere tre giorni con un grande artista dell’arte coreutica per cercare di capire, almeno in parte quanto lavoro, amore, dedizione e passione ci siano dietro la perfezione di un momento.
    È un vero regalo che si è fatto e che molti di noi vorrebbero potersi fare per il proprio compleanno.
    Un pezzo di televisione da vedere e rivedere. Secondo me ci starebbe bene anche come video se la canzone sarà pubblicata come singolo.

    Tra i momenti di danza pura metto invece in testa sicuramente Da Proust, e sono felicissima che sia stato tanto apprezzato dal pubblico, vuol dire che anche i neofiti hanno percepito la sublime bellezza di questa coreografia, la forza dell’interpretazione che ne danno Bolle e Andrjashenko, la sublimità che solo l’arte riesce a trasmettere, arrivando a tutti i cuori sensibili.
    Belli anche i pezzi di MonoLisa anche se con luci non del tutto indovinate, a mio parere, di Swing, di Bang Bang in cui due passionali e potenti Tsygankova e Bolle regalano un passo a due fisico e sensuale rendendoli trasudanti di una erotica bellezza, di Prototype forse ancora più magico con nuovi effetti visivi e nuova musica che però non raggiunge la poesia e la visione onirica che riesce a regalare quella originale.
    Sul passo a due di Romeo e Giulietta invece sono un po’ contro corrente, non perché non mi sia piaciuta la Coopeland, meravigliosa ballerina, ma sinceramente rispetto ad altre Giuliette non ha svettato come la Kent o la Eichwald di questa estate a Spoleto.
    In più c’è stato un taglio sulla coreografia che, a meno che non sia avvenuto in fase di montaggio a seguito di sopravvenuti fattori tecnici, ha spezzato la crescente attesa del bacio finale e che francamente non ho capito anche vedendo che alla fine della puntata sono stati replicati i primi 20 minuti di trasmissione.

    Concludo nella speranza che questa magnifica esperienza possa essere replicata magari con nuove formule, con Bolle e/o con altri, l’importante è che la danza riesca ad entrare un po’ più di frequente nei palinsesti della TV generalista che rimane ancora la più vista.

    Piace a 1 persona

    • ilpadiglionedoro
      ottobre 12, 2016

      Grazie cara Ele per il tuo commento, un articolo nell’articolo direi, sempre scritto con perizia e tanta tanta passione.
      Sono d’accordo con te praticamente su tutto e, anzi, ti ringrazio per aver ricordato il particolare dell’ispirazione della canzone di Jovanotti, che mi era sfuggito. Per quanto riguarda la Copeland, certo non raggiunge le vette di una Kent o, andando molto molto oltre, di una Alessandra Ferri, ma resto del parere che sia stata comunque brava nella sua interpretazione.
      Per il resto, non posso che augurarmi anch’io con tutto il cuore che questo non resti un episodio isolato, ma sia solo il primo, riuscitissimo, tentativo di far avvicinare alla grande danza anche lo sterminato pubblico televisivo.

      Mi piace

  2. Neda
    ottobre 12, 2016

    Grazie per aver scritto e condiviso questo tuo articolo esauriente e molto bello.

    Il programma televisivo l’ho visto anche io e ne sono rimasta incantata. Non ho mai potuto andare a Milano per vederlo alla Scala, ma ogni volta che c’è stato il balletto in TV, l’ho sempre visto, ancora quando lo si presentava più spesso, ai tempi della Fracci, di Nureyev. A volte fanno rivedere balletti su
    RAI 5 in programmi dedicati alla danza classica, ho rivisto Alicia Alonso.

    Bolle è veramente uno dei grandi, magnifico, pensando che ha quarant’anni, anzi 41 anni compiuti, è anche molto alto, rispetto ad altri ballerini.
    Di certo è intelligente, di quella intelligenza accompagnata dall’umiltà (umiltà che non è semplice modestia fasulla, ma conoscenza di ciò che si è in realtà), invece che dall’arroganza e questo fa la differenza, secondo me.

    Per quanto riguarda il contorno della presentatrice e di alcuni ospiti ti dò ragione.
    Molto divertente la parodia della Fracci. Proust è stato sublime e tutti gli altri balletti sono stati emozionanti.

    Piace a 1 persona

  3. ilpadiglionedoro
    ottobre 12, 2016

    Grazie Neda per essere passata a leggere e grazie per il tuo commento. Anche tu appassionata di danza quindi! Hai visto qualche balletto dal vivo, anche se non con Roberto Bolle? Però…almeno una volta cerca di assistere ad un suo spettacolo, magari un gala Bolle & Friends in giro per l’Italia, se dovesse capitare nei pressi di dove abiti.
    Ti auguro una buona serata e…al prossimo balletto 🙂

    Mi piace

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