Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

La mia Capri – Angoli d’amore nell’Isola Blu: Villa Fersen, l’Acropoli della bellezza

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«Se è vero che ci sono nel mondo isole belle come Capri,
nessuna isola, nessuna al mondo,
può vantare una storia come quella di Capri»
(Raffaele La Capria)

Care Amiche e cari Amici del Padiglione, di ritorno dalle vacanze (sempre troppo brevi, ahimè, non è vero?) eccomi di nuovo fra queste pagine, con ancora negli occhi i colori della mia amata Capri, i suoi profumi e la sua atmosfera che, nonostante le varie visite, non cessano di ammaliarmi. Ebbene sì, ho scoperto tardi l’Isola Blu, ma è stato un colpo di fulmine trasformatosi immediatamente in profondo amore.
Ho pensato quindi di dedicare qualche articolo a questo mio amore, perché Capri non è solo la Piazzetta, i Faraglioni o la Grotta Azzurra, che, per quanto continuino ad essere affascinanti, sono una piccola parte delle bellezze naturali, storiche e artistiche che l’Isola offre ai visitatori.
Ecco allora la “mia” Capri, alcuni brevi appunti di itinerari artistici sospesi fra impervi dirupi e mare cristallino.
**********
Questa mia seconda vacanza dell’anno a Capri è stata tanto inattesa quanto gradita: non ho esitato un attimo ad accompagnare un’amica che non aveva potuto unirsi al nostro gruppo in precedenza, permettendomi così di rivedere alcune bellezze locali e scoprirne nuovi aspetti.

«Cercai un posto romantico, in collina… con vista sul mare,
non troppo vicino alla città,
qualcosa di remoto e solitario dove poter edificare
la mia Acropoli della bellezza»
(R. Peyrefitte, L’esule di Capri)

Villa Fersen (chiamata inizialmente La Gloriette e nota anche come Villa Lysis) si trova nella parte settentrionale dell’Isola e per raggiungerla si percorre un lungo sentiero (spesso in salita, ma a Capri è la norma) fra una vegetazione lussureggiante dalla quale ogni tanto occhieggia il blu del mare.
Il poeta francese conte Jacques d’Adelsward-Fersen – uno dei tanti intellettuali, artisti, eccentrici che conobbero l’Isola e vi rimasero o tornarono a vivere – incaricò Edouard Chimot di realizzare una villa vicino al luogo dove, duemila anni prima, l’imperatore romano Tiberio aveva edificato la sua Villa Jovis. La chiamò dapprima La Gloriette poi, rendendosi conto che questo non era il nome appropriato per una dimora che voleva essere il luogo consacrato all’amore e al dolore, Fersen ne scelse un altro in perfetta sintonia con la jeunesse d’amour: Villa Lysis, con riferimento a Liside,  dialogo di Platone sul tema dell’amicizia e – secondo i critici moderni – dell’amore omosessuale.
Roger Peyrefitte la descrisse come simbolo vivente dell’alta Capri, raffinata e sottilmente negativa, eversiva e pagana, ed essa fu cenacolo intellettuale di quella moltitudine di scrittori, poeti e artisti che animò la Capri di inizio Novecento.

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Verso Villa Fersen

Dopo una prima giovinezza tormentata, fra poesia, vicissitudini sentimentali e una condanna per oltraggio alla pubblica morale e corruzione di minorenni, Fersen vi trascorse gli anni più felici della sua vita affiancato dalle sue passioni: l’oppio, conosciuto nei numerosi viaggi in Oriente, e il giovane romano Nino Cesarini, suo compagno per il resto della vita.
Rientrando a casa una sera, di ritorno da Sorrento, Jacques decise di porre fine alla sua esistenza sciogliendo in una coppa di champagne cinque grammi di cocaina. Era il 1923, aveva 43 anni: oggi riposa nel Cimitero Acattolico di Capri.

Fersen e Nino

Jacques Fersen e Nino Cesarini (pannello fotografico nel salone al primo piano della villa)

La villa fu costruita su tre piani con soluzioni architettoniche di invenzione fantastica, di materiali rari e costosi, di volte e terrazze a tuffo sul mare, di stucchi e marmi pregiati, di colonne e capitelli. Le dorature del salone rimandano a Klimt e alla Secessione Viennese, mentre i particolari decori della ringhiera dello scalone ricordano l’Art Nouveau.
Anche la poetessa Ada Negri, in un suo articolo pubblicato nel 1923 sull’Ambrosiano, parlò della villa, dove «tutto era troppo bello, compreso Nino, il segretario dal profilo di medaglia, con lo sguardo di chi ha occhi troppo lunghi, troppo neri e sormontati da sopracciglia troppo basse; e il suo padrone, gentiluomo di gran razza, cortese, dall’altera eleganza, che parlava il più perfetto francese e leggeva versi come nessun altro».
Alla morte di Fersen pare che la villa sia passata per testamento al suo amato Nino che, dopo una disputa testamentaria, l’avrebbe poi venduta. Più verosimilmente la villa fu lasciata in usufrutto a Nino che dapprima la affittò e poi la cedette alla sorella di Fersen, Germaine, che a sua volta la donò alla figlia, la contessa di Castelbianco.
Già mal ridotta nel 1923, la villa, che mostrava evidenti segni di cedimenti e crolli, vide gli ultimi lavori di manutenzione nel 1934. Nel 1985 il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali emise un decreto che poneva un vincolo sulla proprietà e nel contempo stabiliva il suo diritto alla prelazione. Rimasta per decenni in pessime condizioni, la villa è stata restaurata solo negli anni Novanta con i fondi dell’Associazione Lysis (fondata nel 1986) e del Comune di Capri, grazie ai quali dall’inizio degli anni Duemila essa è di nuovo aperta ai turisti.

villa fersen-panorama
Una volta percorso il breve vialetto d’ingresso, si è accolti da un panorama mozzafiato, di una bellezza esasperante. È la cartolina di presentazione di Villa Fersen: una delle tante statue dedicate a Nino, alcune delle quali andate perdute, delicatamente si staglia contro il panorama blu del mare di Marina Grande. E’ la poesia fragile e decadente che rispecchia le parole iscritte in latino sulla trabeazione del porticato d’ingresso: “Amori dolori sacrum” (luogo sacro all’amore e al dolore).
Superando la piccola statua si può scendere al giardino che circonda la villa. Qui si incontra il Belvedere del Raggio Verde…come non restare suggestionati dalla leggenda (dalla realtà?) che aleggia su questo luogo? Bisogna tornarci al tramonto…
«Il Raggio Verde è un fenomeno ottico. Il sole nei tramonti estivi, prima di scomparire dietro l’orizzonte, crea una scia luminosa verde che dura pochi secondi. Coloro che riescono a vedere questo raggio dell’anima desiderano cambiare la propria vita: ricominciare da Capri un nuovo percorso esistenziale»

belvedere

Il Belvedere del Raggio Verde

Scendendo ancora si arriva a un tempietto neoclassico circolare con colonne ioniche che, nella sua struttura originaria, deve essere stato incantevole. Ora, così bianco abbagliante e perfetto da sembrare finto è, a mio parere, troppo in contrasto con l’insieme dell’edificio e del parco, dall’atmosfera dolente e malinconica.

tempietto

Il tempietto aperto sull’infinito

Risalendo verso la villa e superando lo scalone e il portico, sostenuto da quattro colonne ioniche istoriate con tessere musive dorate, si arriva all’ingresso e quindi a un ampio salone, ove oggi trovano posto numerosi pannelli riportanti riproduzioni di fotografie d’epoca della villa, del proprietario e del giovanissimo Nino.

villa fersen

La facciata della villa

salone

Il salone del primo piano

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Foto d’epoca

Da qui si può uscire sulla veranda, lastricata di piastrelle azzurre con greche bianche, con vista mozzafiato sul mare di Napoli e, più in basso, sul lussureggiante e “selvaggio” giardino decorato da capitelli ionici. Percorrendola tutta e girando l’angolo di destra, in una posizione improbabile sul muro della residenza si trova la nota targa con l’iscrizione “L’an MCMV cette villa fût construite par Jacques C.te Adelsward Fersen et dédiée à la jeunesse d’amour” (Questa villa fu costruita nell’anno 1905 dal Conte Jacques Adelsward Fersen e dedicata alla giovinezza d’amore). Che l’iscrizione si trovi su un muro posto su un precipizio che sprofonda nel mare è a dir poco inquietante. Meglio rientrare.

veranda

La veranda esterna

giardino

Vista sul giardino

giardino

Un altro scorcio del giardino

iscrizione

La targa apposta sul muro al termine della costruzione della villa

Dall’atrio una scalinata di marmo con balaustra in ferro battuto adorna di pampini, di gusto Liberty, porta al piano superiore, dove si trovavano le camere da letto e la sala da pranzo.
Ciò che colpisce di tutte queste stanze è la presenza di numerose finestre, come grandi occhi spalancati sull’infinito del mare circostante, che abbraccia il Golfo di Napoli, con il Vesuvio e Punta Campanella. Bellissima è la terrazza della camera appartenente a Nino: una mano tesa verso il mare, interamente piastrellata con colorati motivi geometrici e floreali, dalla quale non ti allontaneresti mai per la bellezza commovente di tutto ciò che lo sguardo, da lassù, può abbracciare.

scalinata

La scalinata in stile Liberty che porta al secondo piano

camera di Nino

La camera di Nino

terrazza

La splendida terrazza

Poi si scende, giù, nel seminterrato, verso gli abissi dell’animo umano, verso ciò che segnò la fine della vita del giovane dandy; una sala elegante e raffinata, dedicata al vizio prediletto del Conte. E’ la stanza dell’oppio, dal soffitto basso, con rocce che affiorano in un angolo, due colonne con motivi di liane sormontate da un architrave con figure simboliche. Sulle pareti iscrizioni cinesi a lettere d’oro, incorniciate da mosaici. Nonostante la raffinatezza dell’insieme, vi regna un senso di oppressione, di angoscia, unita a una percezione di soave abbandono, forse dovuta alla suggestione esercitata dalla storia tanto scintillante quanto effimera del proprietario e dei suoi amici.

sala oppio

La stanza dell’oppio

All’uscita la luce del sole abbaglia e il blu del cielo si confonde con il turchino del mare. Si esce da un’epoca, ma Villa Lysis resta dentro il cuore con la sua ecletticità, i suoi occhi aperti sull’infinito, la sua netta sensazione di decadenza rivestita d’oro e mosaici preziosi.
Per chi desiderasse rivivere gli anni di Jacques e Nino, niente di meglio de L’esule di Capri, biografia romanzata del Conte scritta da Roger Peyrefitte, di cui trovate qui
http://www.pojanlive.com/2010/08/lesule-di-capri.html
una particolare recensione.

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Panorama verso Punta Campanella

villa dal giardino

Scorcio della villa dal giardino

(Le fotografie sono personali)

sito

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