Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Il Gala “Roberto Bolle and Friends” torna alle Terme di Caracalla…e la magia si ripete…

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Dalla cara amica “romana doc” Marina, un racconto dettagliato e appassionante delle due serate che la nostra Etoile Roberto Bolle, accompagnato dai Friends, ha tenuto nel magnifico scenario delle Terme di Caracalla.

**********

GALA ROBERTO BOLLE & FRIENDS
Terme di Caracalla – Roma
25 e 26 luglio 2016

“Che nessuno entri qui
se ha passato un solo giorno al riparo dallo stupore”
(Emil Cioran)

Eh sì questa citazione del famoso filosofo rumeno è la migliore introduzione per tentare di descrivere la magia, la bellezza, l’incanto che un Gala di danza, come quello presentato da Roberto Bolle e dai suoi bravissimi “Friends”, danzatori tra i più eccellenti del panorama internazionale del balletto, può suscitare in una magnifica serata d’estate romana.
Anzi… in due magnifiche serate, dal momento che anche quest’anno, come già altre precedenti volte era accaduto, grazie all’ospitalità del Teatro dell’Opera di Roma nella sua stagione estiva di opera e balletto presso le Terme di Caracalla, il “Roberto Bolle and Friends” ha potuto bissare lo spettacolo, e, così, se possibile, duplicare la sua già infinita bellezza, ripetendo lo stupore del Gala per una seconda volta.
E come potevo perdere, quindi, l’occasione fortunata e privilegiata di poter assistere per ben due volte a questa meraviglia! Ripartecipare, infatti, a un evento così particolare e speciale non è un capriccio da ballettomane o da fan imperterrita di un Artista famoso, né un mero desiderio di voler replicare identiche emozioni, ma un’opportunità preziosa per cogliere nuove sfumature, percepire ulteriori sensazioni e fissare nella propria memoria il ricordo di qualcosa, come sottolineo sempre nei miei scritti di danza, di irripetibile, unico, magico.
E’ questa dunque l’importanza di poter assistere a un bis: lo spettacolo si ripete, sì, ma non è mai uguale a se stesso, le coreografie si succedono e ripropongono secondo lo stesso programma e negli stessi luoghi ma gli interpreti le rivivono e fanno rivivere al pubblico ogni volta in modo diverso, così le emozioni si reiterano ma si trasmettono in mille altre sfaccettature e solo il preciso momento in cui esse sono espresse di nuovo potrà far affiorare una diversa loro intensità o una loro peculiarità di sfumature interiori che in ogni rappresentazione è destinata a cambiare.
Persino le condizioni climatiche sono state nelle due sere diverse e la splendida location delle antiche e maestose Terme di Caracalla in Roma si è adeguata e permeata con esse, assumendo in quella magnifica cornice colori e toni di luce ogni volta diversi, creando atmosfere egualmente suggestive seppur differenti tra loro.
La prima serata in cui il Gala dell’ormai famosissimo e amatissimo Roberto Bolle era in programma si è aperta, infatti, dopo un pomeriggio di intensa pioggia e persino di forti temporali che avevano interessato alcune zone di Roma e che quindi avevano fatto tremare tutti gli spettatori in ansiosa attesa dello spettacolo. Quante telefonate e messaggi ho ricevuto quel pomeriggio dai tanti amici che vi avrebbero assistito con me, alcuni peraltro per la prima volta, terrorizzati dall’idea di veder sfumare l’occasione di quell’evento tanto agognato. E poi a Roma non aveva piovuto da tantissimo e proprio il giorno prima, invece, sin dal tardo pomeriggio, il tempo aveva iniziato a imbronciarsi e già qualche lieve pioggerella aveva fatto capolino sulla Città Eterna, rinfrescando l’aria dopo giorni di afa e caldo torrido. Persino una danzatrice tra i Friends ospiti del Gala di Roberto Bolle, durante le prove pomeridiane del balletto sul palcoscenico delle Terme, aveva inviato un tweet un po’ preoccupato con degli hashtag assai significativi: “#undertherain” “#Classinterrupted”.
Io, da parte mia, avevo subito rassicurato tutti sostenendo con convinzione che ormai era quasi una tradizione del Gala a Roma di Roberto Bolle che in quella data improvvisamente piovesse; già altre volte infatti era capitato che proprio il giorno dello spettacolo si abbattessero sulla capitale quelle improvvise e imprevedibili “bombe d’acqua” estive che possono purtroppo mettere a rischio l’esibizione.
E poi di una cosa ero soprattutto sicura: Roma non avrebbe mai fatto mai “la stupida” quella sera – come recita una delle canzoni più famose a lei dedicata – non avrebbe mai permesso che alla sua bellezza non si aggiungesse ancora una volta quella del Gala estivo di danza più atteso, in uno dei suoi luoghi storici più suggestivi e affascinanti, impregnato non certo di acqua ma di storia e cultura millenarie. Roma non si sarebbe mai privata di quella prestigiosa occasione di ulteriore magnificenza per sé e per l’Arte che al suo interno si sarebbe ancora una volta tradizionalmente svolta.
E così, infatti, è stato! Perché Roma difficilmente delude chi la ama!
Cercherò allora di ripercorrere le emozioni provate nel corso dei due spettacoli, tentando di descrivere a parole tutta la meraviglia della danza, evidenziando proprio quelle diverse sfumature che hanno caratterizzato le due serate.
Partirò, naturalmente, dai quattro brani danzati da Roberto Bolle, non solo per un omaggio referenziale al protagonista, oltre che ideatore e direttore artistico del Gala, ma anche perché si tratta dei balletti che hanno suscitato in me maggiore emozione e rinnovato stupore, anche se ho avuto la fortuna di assistervi già in altre occasioni e quindi conoscessi già bene l’effetto che fa vederli danzare dal grande ballerino di fama mondiale. Inoltre – avendo accompagnato al Gala anche una bambina a me molto cara, la quale ci teneva moltissimo a poter assistere a questo spettacolo e ai balletti del suo prediletto “beniamino”, cercando anche di introdurle quanto avrebbe visto senza però volutamente raccontarle nulla prima, proprio al fine di far sì che tutto l’incanto si svelasse spontaneamente ai suoi occhi come per magia – ho anche io rivisto e riassaporato quei brani a me già noti con i suoi occhi stupiti e genuinamente affascinati, pieni di fanciullesco entusiasmo.

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Roberto Bolle, Prototype

Il Gala si è aperto quest’anno con il balletto Prototype, creato per Roberto Bolle e su Roberto Bolle dal bravo coreografo Massimiliano Volpini del Teatro alla Scala di Milano.
È stato bello notare come in entrambe le rappresentazioni nelle due sere successive l’esordio di Prototype sia stato subito accompagnato dal fragoroso applauso, spontaneamente sgorgato dal pubblico, non appena Roberto Bolle è entrato in scena: nella prima serata, esso è scattato subito quando il protagonista è uscito da una delle quinte per avanzare velocemente al buio e posizionarsi davanti allo schermo, ancor prima quindi che su di esso apparisse la prima proiezione di effetti visivi; la seconda sera, invece, è scrosciato dalle prime alle ultime file della platea non appena le luci si sono accese e lo schermo si è illuminato facendo apparire l’inconfondibile figura di Roberto Bolle dinanzi ad esso.
Avevo già visto questo moderno e tecnologico omaggio alla figura di Roberto in altri precedenti Gala e avevo già lodato questa coreografia basata sulla commistione tra tecnologici visual effects proiettati su uno schermo e passi di danza eseguiti dal protagonista dinanzi ad esso e con esso interagendo, per la bella innovatività di questa nuova creazione.
La moderna coreografia, infatti, pur volendo rompere un po’ gli schemi consueti del balletto classico e sperimentare nuovi orizzonti, rimane però saldamente ancorata all’essenza stilistica propria della danza accademica grazie alla versatilità, combinata con la purezza tecnica, che in essa mostra il suo ispiratore, interprete e protagonista.
La caratteristica più originale e che desta maggiore attrazione nello spettatore è l’essere scandita da veloci cambi di costume, di musica, di scena e di immagini e dal vedere interagire insieme dimensione reale e virtuale, anche se la versione presentata quest’anno a Caracalla è stata alleggerita di qualche parte.
Non c’è che da ribadire, comunque, avendolo potuto rivedere di nuovo, che l’effetto visivo di questo pezzo è complessivamente molto bello e suggestivo e che l’intreccio tra tecnologia, musica e danza può davvero creare qualcosa di molto originale e di nuovo, senza perdere con ciò le caratteristiche essenziali di una coreografia classica.
Così dopo la parte iniziale in cui Roberto esegue alcuni passi basilari della danza classica di cui compaiono i relativi nomi in francese sullo schermo, sono seguite la scena del salone delle feste tratta dal La Bella addormentata nel bosco, quella del duello di Roberto con il suo clone con l’ambientazione del balletto Romeo e Giulietta proiettata sullo schermo e, poi, dopo quella del comparire su di esso di suggestive proiezioni luminose, il finale con il bel effetto moltiplicativo dei tanti Roberto Bolle che danzano all’unisono con quello centrale in carne ed ossa che, al termine, raccoglie un applauso infinito del pubblico che non vorrebbe mai farlo uscire di scena e scomparire dietro le quinte, pur trattandosi ancora del brano solo di apertura del Gala.
Nella seconda rappresentazione è stato magnifico vedere come gli spettatori fossero già talmente entusiasti e calorosi al termine di Prototype che non immaginavo, pur avendo già vissuto l’ardore del giorno prima, cosa essi sarebbero riusciti a manifestare in seguito in termini di euforico apprezzamento ed entusiasmo al grande Artista e ai suoi Friends nel susseguirsi dei pezzi e delle sorprese.

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Viktorina Kapitonova e Roberto Bolle, L’Arlésienne

Nella prima parte del Gala, Roberto Bolle danza poi il brano che chiude il primo atto: la suite tratta dal famoso e bellissimo balletto di Roland Petit L’Arlesienne sulle suggestive musiche di Georges Bizet, accompagnato dalla bravissima danzatrice russa Vicktorina Kapitonova del Balletto di Zurigo.
Come tutte le coreografie narrative di Petit anche questa è stata magnificamente immaginata e creata al fine di far esprimere ai danzatori e a far arrivare al pubblico delle sensazioni così profonde e forti che solo una eccelsa sensibilità artistica come quella del grande Maestro francese poteva riuscire a realizzare: trasporre in danza e tradurre in modo così diretto e immediato la storia di un’opera letteraria, come spesso ha fatto Petit nella sua lunga e prolifica attività coreografica, è un lavoro artistico molto complesso che richiede un’ispirazione e una capacità creativa di passi, movimenti e di immagini che sono frutto solo di personalità di grande spessore culturale e di fine sensibilità interiore.
Anche chi non ha mai visto il balletto o non ne conosce bene la storia riesce egualmente a coglierne il significato, a sentire quel che provano i protagonisti, a vedere l’evoluzione dei sentimenti e degli stati d’animo che in esso sono rappresentati attraverso la danza. Nella suite tratta dal balletto, in cui sono evidenziate solo le parti dei passi a due dei protagonisti, Frederi e Vivette, e l’assolo finale del primo, si assiste al passaggio dalla iniziale serenità dei due fidanzati al turbamento che in Frederi suscita il ricordo di una donna profondamente amata nel passato che non riesce a dimenticare. Quell’intensità e passione che solo il vero amore può far provare è ora inutilmente ricercata in lui da Vivette che vorrebbe far suscitare di nuovo in lui quello stesso sentimento nei suoi confronti.
L’interpretazione di Roberto Bolle è davvero superba in questo ruolo e riesce a delineare così bene espressivamente il momento del passaggio dalla quiete dell’animo al turbamento che pian piano si appropria di esso che gli spettatori ne rimangono subiti attratti e rapiti.
I suoi sguardi persi nel vuoto, i suoi tormenti interiori provocati dai fantasmi della mente e del cuore che lo assalgono via via sempre di più sono tratteggiati da Roberto Bolle con una forza espressiva davvero unica e così intensa che fanno di lui un interprete eccezionale di questo ruolo. A volte quelle espressioni assenti e quegli occhi che appaiono così lontani ed estranei alle amorevoli carezze e manifestazioni d’affetto della fidanzata, nel tentativo vano di far rinascere in lui quel sentimento d’amore che, invece, non riuscirà mai a provare per lei, sono manifestate talmente alla perfezione, in tutto il loro tormento e nelle forti emotività interiori, che allo spettatore sembra proprio di percepire dentro di sé quella malinconia e tristezza che poi si trasformerà sempre più in disperazione e insostenibile dolore.
I passi di danza sono meravigliosi, lo stile di Petit si riconosce subito non solo per la carica espressiva e passionale che caratterizza tutte le sue coreografie ma anche per la bellezza e fluidità dei movimenti che aprono alla modernità e alle forme geometriche dei passi dei danzatori, mantenendo sempre una purezza classica assoluta.
Anche il ruolo di Vivette è interpretato molto bene dalla partner di Roberto Bolle: Vicktorina Kapitonova infatti riesce a trasmettere con bella intensità la sua delicata e amorevole dedizione per quell’uomo da cui vorrebbe vedersi corrispondere un sentimento d’amore che solo lei certamente prova e che la spinge ad avvicinarsi sempre più a lui nel tentativo di farsi amare e di aiutarlo a liberarsi dalle sue angosce. Dolcezza, mestizia, amore, preoccupazione, compassione, paura: tutti questi sentimenti sono ben delineati espressivamente dalla danzatrice; entrambi gli interpreti, infatti, manifestano al massimo tutti i moti dell’animo che Petit voleva far arrivare al pubblico e danzano insieme con forte affiatamento e compenetrazione nei loro personaggi.
Negli spettatori in entrambe le serate si è creato un vero e proprio rapimento, avendo essi seguito in uno stato di totale simbiosi con i protagonisti tutta l’evoluzione della storia, che narrativamente è solo sottintesa nella suite, sino all’assolo finale di Frederi in cui il ritmo dei passi diviene sempre più incalzante e veloce, facendo così risaltare il crescere della disperazione e dell’infelicità del protagonista che più volte cercherà di respingere da sé quei fantasmi del passato che ottenebrano la sua mente, quei ricordi pieni di rimpianto e quei pensieri oscuri che tormentano la sua esistenza, sino a quel salto disperato nel vuoto e nel buio che è l’unico modo per poter sfuggire a tanto dolore e liberarsi da tanta inquietudine.

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(ph. Giorgio Bulgarelli)

E questo famoso salto nel vuoto che conclude ad effetto il balletto stavolta viene effettuato dal danzatore, con un forte impatto scenico sul pubblico, non di spalle verso la finestra che nella scenografia di solito si trova sul fondo del palcoscenico, ma di fronte al pubblico stesso: Roberto Bolle, infatti, con un gesto atletico di non poca difficoltà, salta dal proscenio del palcoscenico direttamente nella buca dell’orchestra e, nell’esatto momento in cui si vede il grido di disperazione e la smorfia di dolore sul suo volto mentre si libra nell’aria col suo salto finale, le luci di botto si spengono, creando così improvviso stupore e quasi un sobbalzo negli spettatori che restano sbalorditi dal finale così tragico, con anche un poco di naturale apprensione per la caduta dell’interprete che, nella finzione scenica, è attutita da un materassino ben imbottito posto al centro della buca dell’orchestra, dal quale Roberto subito si rialza per ritornare sul palco e andare a raccogliere l’ovazione del pubblico assieme alla sua bravissima partner. La seconda sera, addirittura, si è sentito distintamente l’esclamazione “ohhh” degli spettatori che, ancora increduli per quel finale drammatico, hanno partecipato emotivamente ad ogni momento del balletto sino al suo tragico epilogo.
Nella seconda parte dello spettacolo, Roberto Bolle ha danzato altri due brani: il pas de deux da Proust ou les intermittences du coeur, sulla struggente musica di Gabriel Faurè, con coreografia sempre di Roland Petit, in coppia col ballerino lettone Timofej Andrijashenko e Le grand pas de deux, su musica di Rossini e coreografia di Christian Spuck, di nuovo accompagnato dalla simpaticissima e bravissima Viktorina Kapitonova.

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Timofej Andrijashenko e Roberto Bolle, Le Combat des Anges, da Proust

Il primo passo a due tutto maschile è un piccolo capolavoro nel capolavoro rappresentato dall’intero balletto creato nel 1974 da Petit e a lui ispirato dal romanzo A la recherche du temps perdu di Marcel Proust. In questa sua creazione, com’ è subito stato scritto dopo la prima rappresentazione, Petit fa danzare i sentimenti e, assistendo a questo passo a due da essa tratto, può ben confermarsi che è proprio così. Anche in questo solo brano, infatti, i sentimenti e la poesia sono espressi in modo davvero sublime dai due interpreti che raffigurano, nel quadro intitolato Le combat des anges, i personaggi di Saint Loup, “l’angelo”, e di Morel, “il diavolo”.
Si resta davvero ipnotizzati per tutta l’esecuzione del passo a due dalla danza dei due interpreti, per la delicatezza e potenza al tempo stesso dei movimenti fluidi ed eleganti dei loro corpi. Ogni figura, ogni posa in cui essi si fermano, attraendosi l’uno vero l’altro, crea un’immagine stilisticamente bellissima che solo un genio coreografico come Petit poteva immaginare così magnificamente.
Roberto Bolle e Timofej Andrijashenko danzano all’unisono con perfezione e morbidezza, ma anche con energica potenza e precisa simmetria, i loro corpi si fondono e si stringono in pose plastiche che sembrano delle vere e proprie sculture viventi e danzanti. Bellissimi i loro movimenti esteticamente armoniosi e le loro linee precisamente allineate nelle braccia e nelle gambe che conferiscono a questo passo a due tutto maschile un afflato poetico e lirico al pari di quelli di uno dei più famosi pas de deux del repertorio classico.
Il pubblico ne ha apprezzato tutta la immensa bellezza, applaudendo a lungo i due bravissimi protagonisti che hanno danzato i sentimenti in modo davvero ispirato, sentito e profondo, proprio come voleva il creatore del balletto.
A chiudere il Gala – almeno in via ufficiale, essendo state inserite quest’anno delle graditissime sorprese finali di cui scriverò più avanti – è poi arrivato il momento finale dell’ormai famoso Le Grand Pas de Deux, su musica di Rossini, pezzo umoristico e divertente in cui i danzatori si prendono benevolmente in giro, scherzando tra loro e ironizzando sul rigore e la disciplina della danza classica.
Un passo a due che richiede ovviamente anch’esso un’enorme bravura e precisione da parte dei ballerini, i quali solo se di grandissimo livello e dotati di perfette capacità tecniche ed espressive, come Roberto Bolle e la sua stupenda partner Kapitonova, possono renderlo di grande effetto, commistionando tra loro virtuosismi e passi spassosamente comici.
Tutti gli spettatori hanno riso tantissimo e di gusto in entrambe le serate: sin da quando Roberto e la simpaticissima Viktorina, dotata dei suoi spessi occhiali e della inseparabile borsetta rossa sono comparsi alla ribalta, dopo l’introduzione musicale in cui l’occhio di bue, illuminando a tratti la platea crea l’inevitabile suspence che qualcosa stia per accadere, iniziando a danzare e proponendo tutte le loro spassose gag.
Quanto forte, caloroso e dirompente sia stato l’applauso finale per gli interpreti è possibile magari immaginarlo, forse però nessuno si sarebbe aspettato che ad esso si sarebbe accompagnato anche il fragoroso battere dei piedi sulle pedane di legno su cui si trovano le poltrone degli spettatori, segno di un entusiasmo e di una eccitazione del pubblico davvero alle stelle!

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Viktorina Kapitonova e Roberto Bolle, Le Grand Pas de Deux (ph. Eleonora Bartalesi)

Di questo balletto mi piace da morire il momento in cui i due protagonisti, dopo aver per la seconda volta roteato velocemente le braccia e i bacini con una specie di rapide movenze moderne rock, di scatto riprendono i loro ruoli accademici e le loro rigide impostazioni: Roberto Bolle mettendosi in posa in ginocchio con il volto proteso in avanti e il capo retto da una mano come fa l’Albrecht disperato nel II atto di Giselle e Vickorina Kapitonova si mette dritta sulle punte con le braccia e le mani incrociate davanti al petto nella tipica posizione delle villi sempre caratteristica di quel balletto. Questo pezzo è fortissimo, cosi come anche il momento in cui la danzatrice, sempre con la sua immancabile borsetta rossa tra le mani, non sapendo come tenerla dovendo fare i port de bras che accompagnano i devoloppe alla seconda delle gambe, la tiene per il manico con la bocca, non avendo proprio altro posto dove metterla! La Kapitonova è davvero esilarante in questa parte così come quando dopo i fouettés ordinati dal suo partner si ferma immobile portandosi una mano sul capo, facendo capire chiaramente che la testa le gira in modo vorticoso come le piroette che ha appena eseguito.
Lasciando per il momento il protagonista assoluto del Gala e volendo commentare anche gli altri splendidi brani che lo hanno composto, contribuendo in modo altrettanto determinante al suo successo e alla bellezza delle due serate di danza, mi vorrei soffermare, brevemente ma con qualche sottolineatura significativa, sia sugli altri brani prettamente classici danzati dai bravissimi e aitanti interpreti “Friends” di Bolle, sia sui pezzi di ispirazione più moderna che si sono alternati sul palcoscenico, conferendo allo spettacolo un taglio versatile, eclettico oltre che piacevolissimo.
Quanto ai passi a due di stretto repertorio classico, come quello tratto da Le Corsaire nel primo atto e quello altrettanto famoso del Don Chisciotte nel secondo, sono stati entrambi bellissimi ed eseguiti alla perfezione dai loro interpreti.
Nel primo passo a due l’elegante Nicoletta Manni, prima ballerina del Teatro alla Scala, accompagnata dallo strabiliante danzatore cubano, Osiel Gouneo, sono stati entrambi bravissimi per la loro perfezione tecnica e per tutti i numerosi virtuosismi proposti; già nell’adagio e nelle rispettive variazioni si è subito esaltata tutta la loro sicurezza e padronanza tecnica, la bellezza delle linee perfette e slanciate della danzatrice e l’aitanza atletica del danzatore cubano che entra in scena sollevando la gamba in arabesque in mezza punta e rimanendovi a lungo con uno straordinario perfetto equilibrio. Dalle due variazioni – tecnicamente ineccepibile quella della Manni e di forte potenza ed impatto scenico quella del suo partner – si è arrivati alla coda finale splendidamente eseguita e ricca di virtuosismi di entrambi: dai perfetti fouettés della danzatrice con piroette doppie alternate alle singole, ai salti possenti e infiniti giri su stesso e ruote di tour en l’air del ballerino che riesce a terminarli ogni volta con assoluta precisione e perfetto equilibrio, dimostrando di essere una vera e propria forza della natura. Al termine della loro esibizione di altissimo livello tecnico sono stati naturalmente applauditissimi entrambi.
Nel secondo atto con altrettanto fervore è stato eseguito e, al suo termine, acclamato dal pubblico, il famoso passo a due tratto dall’ultimo atto del Don Chisciotte, danzato in apertura della seconda parte del Gala da due bravissimi interpreti: la russa Anna Tsygankova del Balletto Nazionale di Amsterdam e Matthew Golding del Royal Ballet di Londra.
Belli e trascinanti anche qui l’adagio iniziale, le due variazioni, femminile e maschile, sino alla vigorosa coda finale caratterizzata dai perfetti fouettés eseguiti dalla danzatrice, stavolta con doppi giri e apertura ad effetto del ventaglio tenuto in mano, e nei potenti salti, tour en l’air e batterie compiute dall’aitante e atletico ballerino inglese.

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Anna Tsygankova e la sua Kitri in Don Chisciotte (ph. Giorgio Bulgarelli)

Una particolare menzione va fatta anche al bel passo a due Diana e Atteone in cui nuovamente Osiel Gouneo, insieme all’elegante ballerina americana Sarah Lane, hanno messo in mostra tutta la loro bravura, esibendosi con grande precisione tecnica e sicurezza nelle loro infinite piroette e nei loro manèges di passi tutti tecnicamente perfetti.
Dei brani moderni, anch’essi molto apprezzati dal pubblico, nel primo atto si è assistito ad After the Rain, danzato da Anna Tsygankova e Matthew Golding, brano poetico e suggestivo, in cui la fluidità e morbidezza dei movimenti assieme alla lenta cadenza ripetitiva della musica creano un’atmosfera quasi di sospensione del tempo e di serena atarassia.
Di ispirazione molto più contemporanea e astratta i due pezzi danzati dai ballerini Elena Vostrotina e Christian Bauch , Duet from New Suite con coreografia di William Forsythe nel primo atto e Vertigo Maze nel secondo, su musica di Bach, in cui gli interpreti hanno dato bella mostra delle loro capacità tecniche in uno stile decisamente più moderno, ma altrettanto bello a vedersi soprattutto per le linee allungate e sottili dei loro corpi e la loro perfetta sincronia dei movimenti e scioltezza e sicurezza delle movenze. Di grande successo anche essi.
E che dire poi, del finale a sorpresa architettato dal direttore artistico dello spettacolo? In due aggettivi: fantastico e sferzante!
Dopo, infatti, che sui tabelloni ai lati dal palcoscenico erano già apparsi i nomi dei protagonisti della serata tra gli applausi incessanti del pubblico, che facevano pensare allo loro finale uscita per i ringraziamenti (tant’è che nella prima serata alcuni spettatori si erano già alzati dai loro posti per andare ad applaudire gli interpreti davanti al palcoscenico, separati da essi solo dalla buca dell’orchestra, prendendosi peraltro anche i numerosi ma garbati rimproveri del pubblico delle prime file della platea), ecco inaspettatamente ripartire la musica!
Ma stavolta non è una musica classica, né un brano tratto da uno dei tanti balletti più famosi, bensì uno swing, anzi… lo swing per eccellenza: quello del celeberrimo pezzo Sing Sing Sing di Benny Goodman, con gli inconfondibili potenti fiati dell’orchestra e il ritmo incalzante che lo caratterizzano: su queste trascinanti note tutti i ballerini ricompaiono sul palcoscenico e, in coppia o singolarmente, vestiti di nero e le danzatrici con eleganti scarpe lucide con tacchi a spillo, danzano festosamente, lanciandosi in passi moderni, prese e tip tap sino all’arrivo finale di Roberto Bolle, accolto dall’ovazione del pubblico e della sua partner Kapitonova per un ultimo ensemble finale, bellissimo, trascinante, di grande effetto e naturalmente accompagnato dal ritmo cadenzato degli applausi del pubblico.
E tutti gli spettatori – già molto entusiasti e strabiliati per questa sorpresa – di nuovo convinti di aver assistito ormai alla parte conclusiva del Gala a cui sarebbero seguiti solo i consueti ringraziamenti finali.

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Sing Sing Sing (ph. Giorgio Bulgarelli)

E invece no! Ci attendeva ancora una sorpresa nella sorpresa!
Rientrato tra le quinte Roberto Bolle, mentre gli altri suoi Friends raccoglievano gli applausi calorosissimi del pubblico, e di nuovo spentesi le luci vi ricompariva al centro vestito con leggins bianchi e pronto a dare anche un’ultima sferzata rock al pubblico! Così nel finale, stavolta definitivo dello spettacolo, il grande ballerino riproponeva la coreografia del Maestro Mauro Bigonzetti, Direttore del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, già presentata in TV in apertura del Festival di Sanremo 2016.
Sulle indimenticabili note della famosa canzone We Will Rock You dei Queen, Bolle danzava un pezzo energico ed esaltante, accompagnato dal battito di mani a tempo e ritmato del pubblico, completamente coinvolto e trascinato dalla forza della musica e dalla bellezza e potenza della danza del protagonista.

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(ph. Eleonora Bartalesi)

Ora che lo spettacolo era veramente finito, in entrambe le serate, il pubblico non avrebbe mai voluto lasciar andar via i suoi amatissimi interpreti e , soprattutto il protagonista, il quale, la seconda sera, dinanzi alla platea dei 4.000 spettatori o forse anche più, tutti in piedi ad applaudirlo dinanzi a lui, si è persino lanciato in una improvvisa “haka”, il caratteristico battito di mani, divenuto celebre agli ultimi campionati europei di calcio, dei tifosi della squadra della nazionale islandese e poi adottato anche da tutti gli altri appassionati tifosi di calcio.
Un effetto magnifico, una conclusione strabiliante, un’energia e una carica eccezionali, una bellezza da conservare dentro di sé per sempre e una gratificazione e successo immensi per un grande Artista e i suoi splendidi Friends.

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Gli applausi (ph. Marina Sarchiola)

Come ho scritto su twitter il giorno dopo le due esibizioni, indirizzando qualche mio commento all’artista Roberto Bolle, chiunque si accosti alla danza non scioglierà mai più il legame con questa Arte, pervaso dalla sua bellezza e magia. E così è sicuramente, come mi dimostra il fatto che quella bambina che ha assistito per la prima volta nella sua vita al magnifico Gala del “Roberto Bolle and Friends” in quest’estate romana, non fa altro che ripensarvi continuamente e ringraziarmi ripetutamente per essere riuscita a farle realizzare un sogno: riguardando incantata più volte al giorno quel libretto che il gentilissimo Roberto Bolle le ha autografato chiedendole il nome, l’Artista che tanto ammira la ha davvero resa felice, regalandole un ricordo che rimarrà indelebile nel suo cuore, così come del resto ha fatto con tanti altri fan e, soprattutto, con i bambini, che tutte e due le sere lo hanno emozionatamente atteso all’uscita artisti.
La danza è tutto questo: emozione, stupore, bellezza, sogno, elevazione dello spirito e affinamento della sensibilità; la danza è vita!
>Marina Sarchiola<

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All’uscita artisti (ph. Marina Sarchiola)

Ove non specificato, le fotografie sono tratte dal Web

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