Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Prosegue il #bolletour2016 con Roberto Bolle: Arena di Verona, La Versiliana, Terme di Caracalla

Tre serate in una: emozione alle stelle con le stelle presentate dalla nostra Etoile Roberto Bolle nel suo tour estivo che tocca alcune tra le più belle località italiane.
Ecco il racconto di Eleonora, presente alle serate in Arena, alla Versilia e alle Terme di Caracalla.
Buona lettura!

*********

my heart

“Lodo la danza perché libera l’uomo dalla pesantezza delle cose
e lega l’individuo alla comunità.
Lodo la danza che richiede tutto,
che favorisce salute e chiarezza di spirito,
che eleva l’anima.”

(Sant’Agostino)

Per non essere ripetitivi senza mancare però di condividere le emozioni che ogni spettacolo regala comunque diverse, con Manuela abbiamo deciso di accorpare in un unico articolo le mie personali visioni delle tre serate del Bolletour estivo 2016 che si sono svolte a Verona, Marina di Pietrasanta e Roma.
Il primo appuntamento in ordine di tempo è stato all’Arena di Verona, ormai una piacevolissima consuetudine.
Non c’è niente da fare, quando si entra in quel catino si è pervasi da una magia unica e un’energia speciale si infonde nelle vene. L’emozione è palpabile, l’emozione di un rito, quello dello spettacolo, che solo alcuni luoghi riescono a regalare al pubblico e agli artisti.
La stessa emozione che si percepisce anche alle Terme di Caracalla e che in questo luogo si ammanta in più di reverenziale rispetto. Vedere sullo fondo del palco, come una scenografia naturale, i resti delle terme così imponenti, trasmette l’importanza di un passato glorioso che dovrebbe far sentire ancor di più ciascun spettatore parte inscindibile di un tutto, obbligandolo al rispetto degli altri presenti e degli artisti; invece anche quest’anno (almeno nella prima serata) la gente si è alzata e se n’è andata quando ancora lo spettacolo non era del tutto terminato.
Serate magiche, dicevo, anche quella de La Versiliana a Marina di Pietrasanta, un luogo sicuramente con meno pathos dei precedenti ma molto intimo, anche perché immerso nello splendido parco della Villa padronale un tempo dei conti Digerini Nuti e chiamata “La Versiliana” dallo scrittore Renato Fucini.
Pubblico straordinario che ha sempre applaudito, in tutte le serate, con grande energia.
Per esempio a Verona ogni volta che i ballerini andavano verso le gradinate laterali per ringraziare, si scatenava un vero e proprio tifo da stadio, quasi da ‘curva sud’ oppure a Roma, dove il pubblico ha unito al battito di mani anche un fragorosissimo battito di piedi.
A La Versiliana, invece, il pubblico a fine spettacolo si è riversato sotto il palco acclamando a gran voce tutti gli artisti che sono usciti alla ribalta più, più e più volte.

carmen

Nicoletta Manni e Roberto Bolle, Carmen

I tre programmi erano molto simili se si esclude quello di Marina di Pietrasanta che, come a Spoleto, prevedeva Ballet 101 eseguito da Bolle e del quale già ho parlato nel mio precedente pezzo e, in apertura, una passionale Carmen interpretata da una sempre più splendida Nicoletta Manni, che non definirei più una promessa ma ormai una certezza per il futuro del Teatro alla Scala e da un super passionale Bolle nelle vesti di Don José.
I momenti o i ballerini che mi sento di evidenziare in queste tre serate sono sicuramente:
Da Proust, perché sarò anche ripetitiva ma non riesco proprio a non soffermarmi a parlare, anche solo un attimo, di questa coreografia di Roland Petit. Adoro questo passo a due che guarderei all’infinito, perché è un vero e proprio fiume in piena di emozioni: è impossibile non rimanere affascinati dalla forza scenica di questa coreografia, dalla notevole capacità interpretativa di Andrijashenko sul cui volto si può leggere tutto il travaglio interiore, il tormento tra desideri e sentimenti contrastanti, sottolineati dai virtuosismi del violoncello in un incisivissimo crescendo durante il quale più volte rifugge dallo sguardo di Morel, a cui Bolle dà un’imperiosa intensità e forza oltre che una presenza scenica di precisione stilistica e di elegante potenza assolutamente straordinaria.

proust

Timofej Andrijashenko e Roberto Bolle, Da Proust

L’Arlésienne (Caracalla, Roma), perché è impossibile non essere coinvolti emotivamente da questo passo a due e dal dramma che vivono i due protagonisti, perché è sempre un piacere ammirare Bolle nell’assolo della pazzia e che emozione vedere dalla prima fila Frédéri ormai folle d’amore correre verso il pubblico per gettarsi nel buio, urlando, attraverso una finestra virtuale, avendo quasi la sensazione di esserne travolti, è stato semplicemente da togliere il fiato!

arlesienne 2

Viktorina Kapitonova e Roberto Bolle, L’Arlésienne

After the Rain e i suoi protagonisti Anna Tsygankova e Matthew Golding, perché sono semplicemente straordinari, di una bravura e un’intensità ineccepibili su un poetico passo a due.

rain

Anna Tsygankova e Matthew Golding, After the Rain

– Christian Bauch, perché dopo averlo visto ormai svariate volte posso sicuramente aggiungere a quanto già detto in precedenza che è dotato di un bellissimo movimento, assolutamente straordinaria la sua capacità di rendere tutto molto morbido e naturale come un’onda.

duet

Elena Vostrotina e Christian Bauch, Duet from New Suite

Sing Sing Sing di Benny Goodman, perché è un grande momento di spettacolo (onore a chi l’ha ideato) a conclusione della serata.
Tutti i protagonisti, vestiti in completo nero, si esibiscono sulle note di questo swing meraviglioso, energico, al quale è impossibile resistere e non farsi prendere dal fuoco della danza.

Caracalla-Sing

Applausi dopo Sing, Sing, Sing

Le Grand Pas de Deux (Caracalla, Roma), perché Bolle – Kapitonova, ormai molto affiatati in questo passo a due, hanno arricchito la parte teatrale e pantomimica rendendo se possibile ancora più divertente questa caricatura dei pdd classici.

grand pas 2

Viktorina Kapitonova e Roberto Bolle, Le Grand Pas de Deux

Prototype, perché, anche se l’abbiamo visto e rivisto, come dice Monica “ha sempre il suo perché” e ha ragione! La poetica armonia che le striate luminose riescono ad infondere, la luce come elemento di bellezza, la musica coinvolgente, i cloni di Roberto come un esercito armato della sola bellezza della danza e dell’arte sono sempre un vero piacere da ammirare.

prototype

Roberto Bolle, Prototype

Scorrendo i programmi e confrontandoli anche con quelli dell’anno passato, mi accorgo che Bolle in veste di direttore artistico sta inserendo in ogni stagione un pezzo che costruisca un legame da un Bolletour all’altro, creando un messaggio virtuale del suo personale sentire. Nel 2015 c’è stato Opus 100 für Maurice di John Neumeier (in onore di Béjart sulla splendida Bridge over Troubled Water di Simon and Garfunkel) e quest’anno è stata la volta del pdd Morel et Saint-Loup ou Le combat des Anges da Proust ou Les Intermittences du Coeur di Roland Petit (su musica di Gabriel Fauré, Elegie op. 24 per cello ed orchestra).
Sto apprezzando molto questi momenti più “intimi” del programma e spero vivamente che vengano riproposti nei prossimi Bolletour con altre coreografie non solo perché sono bellissimi, intimamente coinvolgenti e commoventi, ma anche perché credo che questo suo virtuale messaggio espresso con il linguaggio del corpo meriti di essere maggiormente sviluppato e completato.
E cosi anche questo Bolletour estivo 2016 si è concluso ed ecco che si fa breccia un po’ di tristezza.
Quanta attesa…e poi in un attimo tutto è finito. Ma non la gioia dentro di noi, quella gioia mista a serenità che solo qualcosa di superiore come l’arte riesce a dare.

Vorrei concludere con questo brano tratto da La principessa di Clèves di Madame de La Fayette, perché credo calzi a pennello alla nostra Etoile per la sua bravura, il suo carisma e la sua personalità:
Questo principe era un capolavoro della natura; e la cosa in lui che meno destava ammirazione era di essere l’uomo più bello e meglio fatto del mondo.
Ciò che lo faceva eccellere sugli altri era un incomparabile valore e un fascino nello spirito, nel volto, nei gesti quali nessun altri che lui aveva mai avuto: possedeva una grazia che piaceva ugualmente a uomini e donne, una straordinaria abilità in ogni esercizio fisico, un modo di vestire che tutti cercavano di imitare senza potervi riuscire; infine una tale seduzione emanava da tutta la sua persona che ovunque si mostrasse non si poteva guardare che lui….. Tale era la sua dolcezza, la sua inclinazione alla galanteria che non sapeva rifiutare attenzioni“.

> Eleonora<

rock

Le fotografie sono di Eleonora Bartalesi

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