Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

#bolletour2016: il trionfo di Roberto Bolle and Friends nella magica Arena di Verona

friends

Che fai tu luna, in ciel? Dimmi, che fai,
silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
contemplando i deserti; indi ti posi.”
(G. Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia)

Una scenografica luna piena lunedì 18 luglio occhieggiava alta sopra l’Arena di Verona, a sentinella delle dieci Stelle che hanno illuminato il palcoscenico allestito all’interno dell’anfiteatro scaligero.
E’ il quarto anno che la nostra Etoile Roberto Bolle torna in Arena con il suo tour estivo, il terzo consecutivo all’interno del cartellone dell’Opera Festival, e ogni anno mi trovo a ripetere, al termine dello spettacolo, che è stato ancora più bello del precedente, che le novità sono state molto intriganti e i ballerini di qualità sempre più elevata. Ormai sappiamo che Roberto propone solo il meglio nel campo della danza, ma ci troviamo sempre e comunque a stupirci, esaltarci, commuoverci e applaudire all’infinito, credendo di aver toccato il vertice della bellezza. Fino alla volta successiva.
Anche questa edizione estiva del Bolletour sta soddisfacendo le aspettative degli appassionati, sia per le location scelte che per le piacevoli conferme ed esaltanti novità nel cast e nei brani in scaletta.
Chi segue il Padiglione avrà letto l’articolo precedente, dove Eleonora ci ha raccontato della serata incantevole a Spoleto; le nostre prossime tappe saranno al Festival della Versiliana, alle Terme di Caracalla e al Festival di Peralada, in Spagna (abbiamo purtroppo saltato la data di Genova…a volte non si riesce a fare tutto ☺ )

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Roberto Bolle, in veste di direttore artistico, anche per questa tappa areniana ha scelto di coniugare la danza classica, con una vena divertente e frizzante, a quella drammaticamente moderna, per arrivare al contemporaneo ipnotico e ritmato. Un’alternanza di sensibilità ed emozioni che il pubblico di circa 14.000 persone ha premiato con applausi infiniti e ovazioni, più volte anche a scena aperta, per tutti gli artisti.

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Le gradinate illuminate dalle “mille luci dell’Arena” (una consuetudine che non perde la sua suggestione) hanno accolto il primo brano in programma, quel Prototype, presentato qui per la prima volta ma da me già visto spesso, che, sebbene la versione integrale sia decisamente più appassionante, continua a piacere e ad entusiasmare per il felice connubio fra tecnologia, visual effects e armonia del corpo plastico di Roberto Bolle.

prototype

Roberto Bolle al termine di Prototype

La spigolosa Elena Vostrotina e l’elegante Christian Bauch, nuovi Friends di questa edizione, si sono esibiti in due pezzi contemporanei di grande impatto emozionale ed estremamente suggestivi per coreografia e musica (e lo dico io che non sono appassionata del contemporaneo…): Duet from New Suite e Vertigo Maze.

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Elena Vostrotina e Christian Bauch, Duet from New Suite

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Elena Vostrotina e Christian Bauch, Vertigo Maze

Ciò che più mi ha colpito e mi ha accompagnato nel pensiero, mentre osservavo gli incontri/scontri dei corpi dei due ballerini, i movimenti scattanti e angolosi della Vostrotina e quelli più morbidi e fluidi di Bauch, è come la musica di Bach, complessa e dettagliata, profonda e mai “lieve”, perfettamente si adatti al contemporaneo e quasi pieghi alle proprie sonorità le movenze spezzate dei danzatori.

Una conferma di bravura e personalità la coppia Anna Tsigankova e Matthew Golding, eccezionali interpreti del frizzante e incandescente passo a due da Don Chisciotte e del moderno e delicatissimo After the Rain.

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Anna Tsygankova e Matthew Golding, Don Chisciotte

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Anna Tsygankova e Matthew Golding, After the Rain

La Tsigankova si mostra ancora una volta artista dalla tecnica superba e imperiosa, mentre Golding, dirompente Basilio e delicato compagno nel pezzo contemporaneo, piace per la precisione dell’esecuzione e la personalità scanzonata.
Due sole parole per After the Rain, lavoro di Wheeldon del 2005, in cui l’astrazione coreografica incanta per la “semplicità complicata” della partnership fra i due artisti, simbolo dell’amore e del possesso, secondo alcuni, della morte e della perdita, secondo altri. Un passo a due profondo, intimo, al quale non si può non abbandonarsi.

E ora una conferma e un’applauditissima novità: Nicoletta Manni e Osiel Gouneo (primo ballerino del Balletto Nazionale di Cuba e ora in forza al Norwegian Ballet).

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Nicoletta Manni e Osiel Gouneo, Il Corsaro (ph. Eleonora Bartalesi)

Nicoletta, brava, bravissima, la nostra prima ballerina della Scala: elegante e dinamica nel pas de deux da Il Corsaro, ballato in coppia con Gouneo. E’ un’interprete di classe, misurata e ineccepibile, simpatica e raffinata, che professionalmente sta crescendo in fretta (ricordiamo anche il grande successo nel Lago dei cigni di Ratmansky alla Scala, che ha visto protagonisti Nicoletta e Timofej Andrijashenko).

Osiel Gouneo è stata una bellissima scoperta, e qui dobbiamo ringraziare ancora una volta il Roberto direttore artistico, che riesce a far conoscere al grande pubblico giovani talenti che rimarrebbero altrimenti confinati ai soli addetti ai lavori. La fisicità tipica dei danzatori di colore, molto sinuosa e parte integrante della musica, è qui temperata da una tecnica elegante, mai eccessiva neanche in quei salti e quelle evoluzioni che mandano in visibilio il pubblico e che, al contrario, lasciano me abbastanza insensibile. Ma non con Gouneo, proprio grazie a quei movimenti strabilianti ma misurati che non si trovano in altri interpreti comunque osannati da pubblico e critica.
Molto bello anche il pas de deux di Diana e Atteone in coppia con Sarah Lane, ottima ballerina dell’ABT.
Tantissimi e meritati applausi a scena aperta per Nicoletta, Sarah e Osiel.

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Sarah Lane e Osiel Gouneo, Diana e Atteone

 

La nostra Etoile Roberto Bolle si è esibito, oltre che in Prototype, in altri tre brani.
In chiusura della seconda parte il sempre divertente Le Grand Pas de Deux di Spuck, di cui ho scritto spesso in altri articoli, con Viktorina Kapitonova, partner di Roberto anche nella Suite da L’Arlésienne di Roland Petit.

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Viktorina Kapitonova e Roberto Bolle, Le Grand Pas de Deux

Ci tenevo molto a rivedere L’Arlésienne, poiché ricordo sempre la grande emozione, così forte da farmi scendere le lacrime, la prima volta che la vidi sul palcoscenico della Fenice di Venezia nel 2009. Il mio primo Bolle and Friends, il primo incontro con quella che sarebbe diventata una mia carissima amica. Insomma, una serata speciale per un’esibizione speciale.
Così scrivevo allora: “Il Frédéri interpretato da Roberto ha lasciato tutti senza respiro. Si potevano leggere sul suo viso tutti i sentimenti provati dall’innamorato disperato: il desiderio folle e inappagato di una donna invisibile ma sempre presente nel suo cuore, il dolore per non riuscire a contraccambiare l’amore delicato di Vivette, e anche la rabbia per non poter resistere a questa passione che lo sta lentamente portando alla pazzia.
L’apoteosi della disperazione nei suoi gesti, lentissimi, strazianti, drammatici, con lo sguardo affranto perso nel vuoto in cui solo per lui viveva il fantasma dell’Arlésienne, mentre ad uno ad uno scioglieva i lacci della camicia: gesti colmi d’infinito e già presagio dell’epilogo drammatico che di lì a poco ci avrebbe trascinato con sé al di là del vuoto di una finestra. Dire che mi ha lasciato senza respiro è poco: in quel momento si è portato via anche la mia anima, nel suo salto in un buio straripante di applausi.”
(https://ilpadiglionedoro.wordpress.com/2012/12/30/per-capodanno-memories-roberto-bolle-friends-teatro-la-fenice-venezia-2009/)
Gli stessi sentimenti provati in Arena, con un Roberto Bolle se possibile ancora più intenso grazie all’interpretazione più matura e consapevole, alla cornice emozionante dell’anfiteatro e anche al finale “a sorpresa”. Infatti il salto del suicidio non è avvenuto sul fondo del palcoscenico, bensì davanti al pubblico, nella buca vuota dell’orchestra. Questo è stato un vero colpo ad effetto, che ha avuto un grande impatto sul pubblico (pensate a noi in prima fila!) poiché, con lo spegnimento delle luci e il palcoscenico nel buio totale, l’impressione è stata quella che la Pazzia stessa si gettasse sugli spettatori nella persona di Frédéri. Abbiamo pensato che questo cambiamento nella coreografia fosse dovuto all’assenza di scenografia e all’occasione offerta dalla buca dell’orchestra vuota, invece nei giorni a seguire, fra un tweet e l’altro a commento della serata, lo stesso Roberto ci ha confermato ciò che aveva chiarito una sua ammiratrice: la coreografia originale di Roland Petit prevedeva proprio questo salto nel buio verso la platea, che spesso tuttavia non era possibile eseguire per motivi logistici o di sicurezza del ballerino, tanto che poco alla volta questo tipo di finale è decaduto.

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Il salto di Frédéric nella buca dell’orchestra (ph. Giorgio Bulgarelli)

A parte questa importante e suggestiva reintroduzione storica, L’Arlésienne resta un brano molto coinvolgente dal punto di vista emotivo e stilisticamente bello. Viktorina Kapitonova è stata brava, anche se, per il mio sentire, forse troppo spigolosa nei gesti, a discapito del senso di dolente perdita dell’amore che il personaggio di Vivette deve trasmettere.
Riguardo a Roberto /Frédéri non vorrei ripetermi, ma è semplicemente fantastico: l’immagine finale di una grande Etoile che accoglie gli applausi del pubblico trattenendo a stento le lacrime, con un’enorme commozione dipinta sul viso, la dice lunga su quanto cuore egli metta in ogni sua interpretazione e con quanta profondità “dia voce” ai suoi personaggi.

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Viktorina Kapitonova e Roberto Bolle, Suite da L’Arlésienne

Ho lasciato per ultimo un pezzo che le mie “amiche di danza” avevano già visto a Bologna e a Spoleto e che aveva suscitato un coro unanime di consensi.
Così come lo scorso anno Roberto aveva presentato, in coppia con Alexander Riabko, uno stupefacente Opus für Maurice da brividi, quest’anno ha riproposto un altro passo a due maschile, ancora più sensuale e profondo: Le combat des Anges, da Proust ou Les Intermittances du Coeur. Speravo tanto di poterlo vedere in Arena e soprattutto, in coppia con Timofej Andrijashenko, e così è stato.

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Timofej Andrijashenko e Roberto Bolle, Le Combat des Anges

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Il brano mi ha incantato fin dai primi secondi, per la grande carica di erotismo espressa dal “diavolo” Morel/Bolle che seduce “l’angelo” Saint Loup/Andrijashenko, per la coreografia in cui ogni sequenza rappresenta un quadro a sé stante colmo di poesia e passione, per la delicatezza e l’armonia con le quali viene rappresentata la seduzione, senza mai scadere nel banale o nel volgare.
Grandissimi in questo passo a due sia Roberto, che si riconferma sapiente interprete di personaggi complessi che richiedono un’introspezione psicologica profonda, che Timofej, talento emergente della Scala dall’importante presenza scenica e dalla tecnica sopraffina.

In chiusura di serata tutti i Friends si sono esibiti in un piacevolissimo e applaudito ensemble in stile musical sulle note di Sing Sing Sing di Benny Goodman e, di seguito, dopo che i ballerini erano usciti nuovamente per raccogliere le ovazioni del pubblico, il nostro Roberto ha fatto esplodere tutta l’Arena in un boato apparendo nella sua sfavillante bellezza al ritmo di We Will Rock You (che non è certo un capolavoro, ma di sicuro è trascinante).

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Roberto Bolle, We Will Rock You (ph. Eleonora Bartalesi)

Quanti minuti di applausi ci sono stati poi? Tanti, tantissimi, per tutti i Friends, ma soprattutto per Roberto, con numerose chiamate al proscenio che il nostro beniamino non ha mai disatteso, sorridendo e ringraziando felice e commosso. I suoi occhi brillavano con la stessa luminosità soffusa delle migliaia di luci che avevano accolto il suo ingresso in Arena quasi tre ore prima.
Noi ci siamo congedate da lui con le parole di Anna, gridate dopo il suo ultimo saluto: “Ti vogliamo bene!”

Ove non specificato le fotografie sono personali.

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