Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Storia della danza in pillole – I fondatori della danza moderna americana: Doris Humphrey (1895-1958)

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Educata alla musica dalla madre pianista, Doris Humphrey studia dapprima danza acrobatica e successivamente la tecnica accademica. E’ tra le prime allieve della Denishawn, dove collabora con la St. Denis nella music-visualization, mettendosi in luce come solista e coreografa. Abbandona la scuola nel 1926, dopo la tournée in Oriente, delusa dal divario tra l’esotismo di maniera praticato dalla Denishawn e i grandi modelli culturali da cui attinge.
Da questo momento ella tende a ricercare le sue fonti di ispirazione non più in un passato immaginario ma nella nazione americana, affidando alla danza il compito di celebrare il vigore e la vita del nuovo continente. Nel 1928 forma una compagnia con Charles Weidman (1901-1975), un danzatore proveniente anch’egli dalla Denishawn dotato di uno spiccato senso del teatro, con cui condividerà l’attività fino al 1945.

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Doris Humphrey e Charles Weidman

Doris Humphrey elabora una teoria del movimento fondata sul principio fall and recovery, balance and unbalance (caduta e recupero, equilibrio e squilibrio), alla cui base sta la constatazione che ogni movimento sottrae il corpo all’equilibrio iniziale, equilibrio che va recuperato con altri movimenti di compensazione. Il movimento, definito the arc between two deaths (l’arco fra due punti morti), nasce da questa dialettica di forze contrapposte, tra caduta e riconquista di equilibrio.

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Ne deriva una concezione della danza fortemente drammatica, che si presta a rappresentare le vicende della condizione umana, intesa come eterno conflitto tra forze in contrasto, sin dal passaggio fondamentale tra la vita e la morte. Nel suo libro, The Art of Making Dances, ella espone le sue teorie sull’arte della danza riconducendo la tecnica alle leggi naturali del corpo.
A tal fine la Humphrey si addentra in un’analisi sulle origini primitive del gesto, classificandolo in quattro categorie: gesti sociali, funzionali, rituali ed emozionali. Per la danza particolarmente importanti sono i gesti emozionali, che stabiliscono un rapporto di empatia molto diretto con lo spettatore. Il movimento non deve quindi essere mai fine a se stesso, ma nascere da una motivazione cosciente che gli dona un significato. La danza dovrebbe essere indipendente da ogni altra forma d’arte, compresa la musica, che va ritrovata nel ritmo del corpo.
La Humphrey dà una dimostrazione pratica delle sue teorie già in Water Study, una delle sue prime coreografie realizzate per la Denishawn nel 1928, dove la danza si svolge in silenzio. In altri casi utilizza come accompagnamento sonoro i rumori oppure un coro a bocca chiusa, o ricorre ad un montaggio di testi parlati, canti, percussioni e chitarra (The Shakers, 1930).

La Humphrey inoltre conferisce particolare importanza al dinamismo, che con le sue variazioni di intensità segna la parabola tra i due punti morti ed infine il disegno, ovvero l’insieme di leggi che governano la composizione coreografica.
Per quanto riguarda la simmetria o l’asimmetria della composizione, ella si pronuncia nettamente contro la simmetria, tipica del balletto classico, che favorisce un’impressione di inerzia.
Dopo il lungo sodalizio con Weidman, a causa di una violenta crisi di artrite la Humphrey è costretta a ritirarsi dalle scene e a dedicarsi esclusivamente alla coreografia e all’insegnamento. Divenuta direttrice artistica della compagnia di Limón, il suo più celebre allievo, dal 1946 al 1957 compone una serie di coreografie per qusto gruppo.
Nel 1951 fonda a New York The Julliard Dance Theatre, per cui realizza una serie di nuove coreografie e svolge attività di insegnamento fino al 1957, un anno prima della sua morte.

Riadattato da Storia della danza occidentale, di Silvana Sinisi

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