Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Cala il sipario su “Il giardino degli amanti”…”Lascio ai diversi futuri (non a tutti) il mio giardino dei sentieri che si biforcano” (J. L. Borges)

IMG_4495

Nicoletta Manni e Roberto Bolle – Le prove (ph. Teatro Alla Scala)

Prosegue la nostra passeggiata nel giardino incantato di Massimiliano Volpini con il racconto di Eleonora la quale ha assistito, oltre alla recita del 9 Aprile, anche a quella di domenica 17.

**********

Il giardino degli amanti è un immaginario viaggio a ritroso nel tempo, dall’epoca contemporanea al ‘700 mozartiano; il viaggio di un Uomo e di una Donna, una coppia di innamorati, che durante una festa si perdono nel labirinto del giardino di una villa, per poi ritrovarsi.
I due giovani intraprendono il loro viaggio nell’ignoto labirinto, nel momento in cui si tolgono lei le scarpe e lui la giacca che poggia a terra davanti all’amata e sulla quale lei fa il suo primo passo a piedi nudi, per entrare, ad occhi chiusi, in un mondo fatto solo di sensazioni.
L’Uomo infatti benda la Donna ed inizia a toccarla lievemente: ora un braccio ora l’altro, una spalla, una mano, balla con lei, le si allontana e poi si riavvicina nuovamente, sfiorandole il viso con le labbra.
La Donna si lascia andare al vortice della danza, a quei lievi tocchi, alle sensazioni che la mancanza di controllo le da’ il non vedere.

IMG_4490

Nicoletta Manni e Roberto Bolle, Il pas de deux del Primo Quadro, le prove (ph. Teatro Alla Scala)

Ecco che questo gioco dolcemente malizioso unito alla leggerezza, la precisione cronometrica, i legati e gli staccati che contraddistinguono la musica di Mozart ispirano un erotismo accennato, mai prepotentemente passionale e travolgente.
Il pdd in questione, in stile coreografico moderno come tutto questo primo quadro e in cui Bolle e Manni sono perfetti e misurati nel rendere, lei l’apparente ritrosia femminile e lui il desiderio smorzato dal gioco, è un punto importante della storia perché è quello che dà il là a questo viaggio nell’amore mozartiano, tra le debolezze maschili e femminili e le loro volubilità.
È una perfetta rappresentazione del “vorrei e non vorrei” di dongiovanniana memoria: l’Uomo infatti vuole portarla nel labirinto ma la Donna inizialmente è ritrosa.
Ormai i due innamorati sono pronti per entrare nell’ignoto, nel labirinto. Un labirinto che, partendo dal suo concetto più moderno, frutto di una lunga ed articolata trasformazione nel corso dei secoli, è costituito soprattutto da un dedalo mentale e culturale in cui perdersi alla ricerca di se stessi, dell’io più profondo, nel tentativo di dare risposta alle domande che spesso ci poniamo “Chi sono?” “Cosa voglio?” “Che cos’è l’amore?”.
Un labirinto senza struttura perché, come afferma Borges, anche un deserto può essere un labirinto (1).
Struttura, quindi, intesa più come rappresentazione reale di qualcosa che è già dentro di noi, qualcosa che, là dove decidiamo di iniziare questo viaggio, può davvero farci perdere per sempre in una ricerca senza fine ma che può anche portarci ad una migliore comprensione di noi stessi, ad una maturità e consapevolezza utili per fare scelte di vita, insomma come si usa dire di solito in questi casi “perdersi per ritrovarsi”.
Il giovane facendosi prendere dal gioco si addentra nel labirinto convinto che la Donna lo seguirà e farà quel passo oltre, là dove magari gli dirà di si; lei invece si attarda un poco e le loro strade, così, si separano momentaneamente.
I due innamorati persi su percorsi diversi cominciano quindi ad addentrarsi nei vialetti del labirinto (carina l’idea di far dire alla Donna “Ma dove sei?” alleggerendo questo passaggio di tutta la pantomima tipica dei balletti classici che contrasterebbe con la velocità e l’immediatezza del racconto voluta dal coreografo per rimanere in sintonia con la leggerezza della partitura).
Qui, come in un viaggio nel tempo, ecco che compaiono strane creature vestite con abiti dal sapore settecentesco, in cui lo stile pomposo, ricco di crinolina, pizzi e merletti è solo suggerito dalle appena accennate impalcature laterali poste a vista sui fianchi.

IMG_4594

I costumi del Corpo di Ballo nel Primo Quadro (ph. Manuela Rovatti)

Siamo nel mondo di Mozart e dei suoi personaggi e, così come Pirandello ama immaginare i suoi Sei personaggi in cerca d’autore, anche il coreografo Massimiliano Volpini colloca i vari Don Giovanni e Leporello, il Conte d’Almaviva, Rosina, Figaro, la Regina della notte e altri in una dimensione nella quale sono intrappolati e dove vivranno per sempre grazie al genio di Mozart che con la sua musica li ha resi immortali.
L’Uomo, girovagando da solo per il labirinto, si toglie la giacca e la appoggia sulla spalla tenendola con un dito, ma ecco che la giacca sembra si animi perché rimane indietro e quasi lo strattona attirandolo a sé. È così che l’Uomo, tenendola sospesa, inizia a danzarvici.
Questo assolo è davvero molto particolare per un balletto di danza classico-moderna, ha in sé un vago sapore tra il musical ed il mimo. A me è piaciuto molto, qualcosa di inedito in questo contesto, un’atmosfera decisamente diversa e contrastante con il resto del balletto e per questo interessante.
Un abbinamento sicuramente non scontato, considerando che di sottofondo continuano a risuonare le note di Mozart.
Questo pezzo però mi ha anche fatto sorgere un dubbio, non riesco a dipanare la matassa su cosa rappresenti la giacca in questa situazione: la donna con la quale l’Uomo immagina di ballare oppure l’oggetto dal quale piano piano si distacca fisicamente e mentalmente e che attesta il suo passaggio, in una fase di trasformazione in questo viaggio a ritroso nel tempo, da Uomo contemporaneo a personaggio mozartiano del ‘700?

IMG_4852

Il “pas de deux” con la giacca di Roberto Bolle (ph. Teatro Alla Scala)

Compaiono così quattro figure che inizialmente sembrano statue, l’Uomo però ha la sensazione che queste si muovano ed è cosi, infatti. Non sa se sia o meno la sua immaginazione, poi accade qualcosa: uno di questi personaggi starnutisce e così il giovane si ritrova in mezzo a tutte queste figure del passato che cercano di tirarlo da una parte all’altra e dalle quali cerca in tutti modi di liberarsi.
Qui la coreografia, sfruttando al massimo il concetto dell’equilibrio nel disequilibrio e dell’azione che scaturisce dalla contrapposizione delle forze (2), propone varie scene oltre a questa che vedono uno di fronte all’altro l’Uomo/Bolle e i vari Don Giovanni/Coviello e Leporello/Fagetti oppure il corpo di ballo.

IMG_4833

(ph. Teatro Alla Scala)

In questo mondo fantastico ogni personaggio non può che continuare a vivere e rivivere, sempre uguale a se stessa, la sua avventura tutte le volte che qualcuno suonerà/racconterà la sua storia e così la Donna rimasta sola nel labirinto si imbatte in Don Giovanni e non riuscirà ad impedire a quest’ultimo di tentare di farla innamorare di sé e ovviamente di baciarla.
L’Uomo invece incontra il Conte d’Almaviva (Zeni), Figaro (Madau), Rosina (Mantovani) e Susanna (Albano) intenti a vivere ancora una volta le loro schermaglie amorose.
Lo stile coreografico da questo secondo quadro in poi fino al quinto sarà sempre più classico in un continuo crescendo.
Il viaggio nel frattempo continua tra personaggi che appaiono e scompaiono dal labirinto, porte celate nelle siepi che si aprono e si chiudono, una scenografia mobile che piano piano porta i protagonisti a ritrovarsi al limitare del bosco dove la Regina della Notte (una splendida Marta Romagna elegante e sinuosa, da vera regina, e aggiungo forse un po’ sacrificata in un ruolo che poteva essere maggiormente sviluppato) dice all’Uomo che se vorrà ritrovare la Donna amata dovrà addentrarsi nella selva oscura.
E cosi fa….
L’Uomo e la Donna, ormai entrambi divenuti personaggi mozartiani, si incontrano come se fosse la prima volta e si innamorano nuovamente perché, anche se in un’altra epoca, le loro anime sono sempre le stesse; si riconoscono da alcuni gesti, quegli stessi lievi tocchi e sfioramenti che si sono scambiati nel pdd del primo quadro.

IMG_4521

Nicoletta Manni e Roberto Bolle nel pas de deux del Primo Quadro (ph. Teatro Alla Scala)

Non ho difficoltà ad affermare che sicuramente questo pdd è il fulcro di tutta la coreografia, ha strappato lunghissimi applausi a scena aperta. Arioso, armonioso e cantabile come la musica su cui è coreografato, il Quintetto per clarinetto ed archi K 581- II movimento, rappresenta l’apoteosi dell’amore che finalmente, dopo tanto peregrinare dall’inizio di questo viaggio saltando da un cuore all’altro senza pace, trova nei due amanti, l’Uomo e la Donna, il giusto connubio in cui realizzarsi; equilibrio e serenità perfettamente ricreati dalla magia artistica della coppia Bolle-Manni, ben armonizzati nei gesti, anche i più semplici come il disegnare nell’aria, con la mano, volute immaginarie, vederli ballare insieme dà la sensazione quasi di un unico corpo che si muove.

IMG_4842

Il pdd del Quinto Quadro (ph. Teatro Alla Scala)

Un passo a due che fa semplicemente sognare, Volpini è riuscito a rendere perfettamente l’idillio di due anime.
Con quanta dolcezza l’Uomo stringe a se la Donna, con quanta sicurezza la fa roteare quasi a farla volare come una farfalla intorno a se stesso, il suo fiore. E la Donna, dal pari suo, come si abbraccia a lui cercando ripetutamente la vicinanza del suo viso, delle sue labbra.
La Manni è una perfetta giovane Donna innamorata, precisa nell’esecuzione, sta diventando sempre più padrona della scena. Brava anche la Toppi, che ha impersonato la Donna accanto a Roberto nelle date del 16 e del 17 aprile. Certo non è al livello della Manni, decisamente superiore per tecnica, ma si è comportata comunque egregiamente, forse più nella prima parte dove l’aspetto recitativo, scherzoso e di gioco la fanno da padroni (ricordo la sua strepitosa sorellastra nella recente Cinderella di Bigonzetti).

13010821_10153676971913165_5917497859812400617_n

Virna Toppi (ph. Teatro Alla Scala)

E di Roberto che dire? Ha dimostrato ancora una volta la capacità di calibrare la sua presenza scenica, rimasta comunque fortissima (un vero e proprio magnete attrattivo per il pubblico), in ragione di uno spettacolo corale per i solisti e il corpo di ballo e di smorzare la sua energia e la sua forza per mantenere l’atmosfera scherzosa, leggera e dinamica come la stessa musica mozartiana ispira e così quale è l’intenzione del coreografo.

IMG_4808

Roberto Bolle (ph. Teatro Alla Scala)

Roberto come sempre è stato meraviglioso nei passi a due; tutto con lui risulta così morbido ed armonioso, tutto sembra semplice perché come lo stesso Volpini ha dichiarato in un’intervista “Roberto ha una tale tecnica da pdd che la ballerina sembra quasi non avere peso”.
I due innamorati si sono dunque ritrovati.
Entra così in scena, su una piattaforma mobile e girevole, Mozart che seduto al suo pianoforte è intento a comporre una nuova partitura (quella dell’Uomo e della Donna) poi però appallottola il foglio e lo getta via.
L’uomo incuriosito cerca di prenderlo, ingaggiando una lotta senza successo con Don Giovanni e Leporello e che si trasforma piano piano in un gioco. I due innamorati si stanno decisamente ambientando a questo mondo fantastico, iniziano a sentirsene parte.
È la Regina della Notte a mostrare lo spartito ai due innamorati: con sommo rammarico, purtroppo, Mozart non ha previsto una fine per la loro storia; invita, quindi, i due giovani ad abbandonare il luogo incantato, comune a tutti i personaggi di Mozart, e a tornare da dove sono venuti, perché possano scrivere insieme il finale della loro storia d’amore.
Nell’ultimo quadro ecco che vediamo i due innamorati abbracciati, distesi tra le siepi del giardino.
I giardinieri intenti al loro lavoro guardano in modo enigmatico i due giovani che si alzano e si lasciano andare, ancora per un istante, alla loro “danza d’amore”, poi l’Uomo appoggia la giacca sulle spalle della Donna e così, abbracciati, se ne vanno via.

Collage_Fotor

Roberto Bolle con Nicoletta Manni e Virna Toppi, Marta Romagna, il coreografo Massimiliano Volpini; Mick Zeni con Emanuela Montanari (ph. Eleonora Bartalesi e Lucia Cutulo)

Nel complesso ho trovato questa nuova produzione del Teatro alla Scala davvero bella e una nuova visione mi ha aiutato ad apprezzarla ancora di più.
Belli la coreografia, i coloratissimi costumi e le splendide scenografie.
Mi è capitato di leggere, qua e là, un certo disappunto sul basso livello di difficoltà coreografica.
In parte concordo, perché questa coreografia non ha difficoltà estreme, ma solo in parte perché, in virtù delle caratteristiche della musica mozartiana da camera, il tutto doveva risultare estremamente brioso, leggero, quasi uno “scherzo”, nel senso musicale del termine, in cui ogni passo è suggerito dalla singola nota, un divertissement come è stato definito.
Credo che in questo il coreografo Massimiliano Volpini sia riuscito egregiamente, così come è riuscito nel raccontare una nuova storia.
L’unica cosa che a mio parere poteva essere prevista è un intervallo, perché francamente 80 minuti continuativi sono troppi e producono un inevitabile calo di attenzione nel pubblico.
Tra i personaggi della galassia mozartiana mi sono piaciuti molto Coviello nella parte di Don Giovanni, ammetto di non essere una sua particolare estimatrice ma in questa parte mi è piaciuto molto, sia per l’esecuzione tecnica che interpretativa, e i due Conti d’Almaviva – Mick Zeni e Massimo Garon – entrambi particolarmente espressivi in tutto il quadro che racconta l’intreccio amoroso tra d’Almaviva, Figaro, Rosina e Susanna.
Al di là di qualche voce fuori dal coro il pubblico dunque, nella stragrande maggioranza, mi sembra abbia apprezzato. Lunghissimi applausi, infatti, hanno salutato tutti gli artisti e anche il coreografo Volpini. Quando realizza qualcosa di nuovo viene spesso criticato o comunque c’è sempre qualcuno che ha da storcere il naso, come è successo con Prototype, poi però il pubblico (più moderno e all’avanguardia degli esperti o presunti tali) apprezza e allora tutto cambia.
Alla prossima passeggiata …… magari in un giardino!

9 Aprile: curtain call

17 Aprile: curtain call

Note:
(1) In un suo breve racconto, I due re e i due labirinti, Borges fa descrivere così al re arabo il suo labirinto nel deserto “In Babilonia mi vorresti perdere in un labirinto di bronzo con molte scale, porte e muri; ora l’Onnipotente ha voluto ch’io ti mostrassi il mio, dove non ci sono scale da salire, né porte da forzare, né corridoi da percorrere, né muri che ti vietano il passo”
(2) Eugenio Barba, in Antropologia teatrale, specifica che non ci sono differenze tra attore e danzatore o teatro e danza perché rappresentano comunque il movimento nello spazio in situazioni di rappresentazione organizzata.
Individua tre principi fondamentali:
– Il massimo sforzo per il minimo risultato: per esempio in danza classica la ballerina compie un grosso sforzo per rimanere ferma sulle punte in condizione di completa immobilità.
– L’equilibrio nel disequilibrio, che si basa sulla concezione dell’alterazione dell’equilibrio da parte dell’attore o di un danzatore.
– Il principio dell’opposizione, cioè servirsi di forze contrapposte per generare un’azione.

classifiche

Annunci

2 commenti su “Cala il sipario su “Il giardino degli amanti”…”Lascio ai diversi futuri (non a tutti) il mio giardino dei sentieri che si biforcano” (J. L. Borges)

  1. wolfghost
    aprile 24, 2016

    Bé, mi chiedo come si faccia a non apprezzare una rappresentazione del genere, mi sono emozionato al solo leggerne! A proposito… bravissima Eleonora, mi sembrava letteralmente di essere lì a vedere! Ma certo, esserci davvero… deve essere un’altra cosa 🙂
    Un caro saluto a entrambe!
    http://www.wolfghost.com

    Piace a 1 persona

I vostri pensieri

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Pensieri Scritti - l'essenza - io esisto

- Si crea ciò che il cuore pensa - @ElyGioia

Cap's Blog

La musica ha inizio dove finiscono le parole

Italo Kyogen Project

伊太郎狂言プロジェクト

Mr.Loto

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

'mypersonalspoonriverblog®

Amore è uno sguardo dentro un altro sguardo che non riesce più a mentire

Penne d'Oriente

Giappone, Corea e Cina: un universo di letture ancora da scoprire!

Memorie di una Geisha, multiblog internazionale di HAIKU di ispirazione giapponese

Ci ispiriamo agli antichi maestri giapponesi che cantarono la bellezza della natura e del cosmo, in 17 sillabe che chiamarono HAIKU

Il fiume scorre ancora

Blog letterario di Eufemia Griffo

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

Un Dente di Leone

La quinta età: un soffio di vento sul dente di leone

Picture live

Vivir con amor

vengodalmare

« Io sono un trasmettitore, irradio. Le mie opere sono le mie antenne » (Joseph Beuys)

mammacomepiove!

Donna. Mamma. Sognatrice. In proporzioni variabili.

La poesia di un arabesque

"La danza è il linguaggio nascosto dell'anima" Martha Graham

Polvere o stelle

racconti, emozioni e pensieri danzanti

IO, ME E ME STESSA

Per andare nel posto che non sai devi prendere la strada che non conosci

Il Canto delle Muse

La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell'eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po' il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità. ( Albert Einstein )

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Orizzonti blog

blog di viaggi

Pinocchio non c'è più

Per liberi pensatori e pensatori liberi

L'angolino di Ale

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

DANZA/DANZARE

considerazioni, training, racconti

Di acqua marina di Lucia Griffo

Just another WordPress.com site

17 e 17

UN PO' PIU' DI TWITTER, UN PO' MENO DI UN BLOG

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

jalesh

Just another WordPress.com site

Cetta De Luca

io scrivo

filintrecciati

Just another WordPress.com site

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

Sakura No Hana...

Composizioni in metrica giapponese

Versi in rima sciolta...

Versi che dipingono la natura e non solo...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: