Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“Il giardino degli amanti”, ovvero “come perdersi e ritrovarsi nel labirinto dell’amore”

Locandina

“Dimenticate il XXI secolo, o voi che vi apprestate ad entrare nel labirinto dell’amore seguendo le note della mia musica. Lasciatevi guidare dalle giocose atmosfere di questo magico giardino degli inganni e delle delizie dell’amore verso quello che sarà il vostro destino, per il quale vi lascio libera scelta”
Parlerebbe forse così Mozart se potesse presentare la nuova creazione di Massimiliano Volpini che il Teatro Alla Scala ha presentato in anteprima mondiale sabato 9 Aprile, per dare inizio alle celebrazioni del 225° anniversario della scomparsa del grande compositore austriaco?
In effetti è proprio questo che lo spettatore deve fare, dopo essersi lasciato avvolgere dal fascino degli ori e dei velluti rossi del Piermarini: lasciarsi trasportare dalle note briose e talvolta malinconiche dei Quartetti e Quintetti mozartiani e ammirare i “quadri” che di volta in volta i danzatori propongono sul palcoscenico.
Due violini, viola, violoncello, flauto, oboe e clarinetto sono gli strumenti che gli otto musicisti portano con sé quando prendono posto nella buca dell’orchestra, accomodandosi su sedie bianche in ferro battuto disposte attorno ai leggii con gli spartiti.

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Ha inizio così il concerto di musica da camera che allieta la festa nel giardino di una villa settecentesca, mentre alcune coppie di giovani amanti ballano e scherzano indossando freschi abiti con i colori della primavera.
Un labirinto li attrae, invitandoli a perdersi tra le sue folti siepi e a proseguire così le loro schermaglie amorose.

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(ph. Teatro Alla Scala)

Il primo quadro si chiude con l’Uomo e la Donna (Roberto Bolle e Nicoletta Manni) che si smarriscono e si cercano sulle note del Quartetto per flauto e archi K285 in do maggiore, un brano dapprima in stile galante che si fa via via più brillante, in un gioco tra flauti e violini.
Queste le prime immagini de Il giardino degli amanti, un percorso attraverso l’amore, il tradimento, la seduzione, il gioco, che porterà l’Uomo e la Donna, e con loro lo stesso pubblico, ad incontrare alcuni fra i più noti personaggi delle opere liriche di Mozart.

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Roberto Bolle e Nicoletta Manni, L’Uomo e la Donna (ph. Teatro Alla Scala)

Tra le siepi del labirinto un effervescente e scanzonato Don Giovanni, ottimamente interpretato dal Primo Ballerino Claudio Coviello, corteggia e alla fine seduce la ritrosa Donna che, lontana dallo sguardo del suo Uomo perso nel dedalo di vialetti, cede al bacio dell’impenitente seduttore e a nulla possono i richiami e i rimproveri del servo Leporello (un sempre bravo Christian Fagetti).
In un altro punto del labirinto un attonito Uomo-Bolle affronta un gruppo di finte statue curiose che, a causa dello starnuto di una di loro, sono costrette a rivelare la loro vera identità umana. Sono i personaggi de Le nozze di Figaro, il Conte d’Almaviva con Rosina e Figaro con Susanna, che intrecciano con l’Uomo una serie di piacevoli e ardite figure, sfidandosi in una sorta di “gara di danza”, con lo stupore infantile di chi ritrova le stesse emozioni e lo stesso sentire pur appartenendo a epoche diverse.

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Le “statue” dei personaggi de Le nozze di figaro con l’Uomo (ph. Teatro Alla Scala)

Il brillante e virtuosistico terzo movimento del Quartetto K370, un rondò allegro, accompagna le coppie di Così fan tutte: Guglielmo, Ferrando, Fiordiligi e Dorabella si amano e litigano, testando la loro fedeltà con scambi di coppia fra danze ironiche e festose.
L’Uomo e la Donna, amanti moderni che non riescono a vivere il loro amore in modo lieve e scanzonato come i personaggi settecenteschi che incontrano, non sono ancora in grado di ritrovarsi tra le siepi del labirinto incantato. Lei viene addirittura rapita da un gruppo di pirati, mentre lui è sopraffatto dai rapitori. Il folto del verde li inghiotte.
Un’ultima concessione agli allegri cromatismi in musica e in danza arriva dalla vicenda delle Nozze di Figaro, con la bella e delicatissima contessa Rosina (la sempre splendida Solista Emanuela Montanari), l’eterno femminino vittorioso, che si allea con Susanna contro la prepotenza del conte di Almaviva (bravura ancora una volta confermata del Primo Ballerino Mick Zeni).
Quando la luce assume i colori sfumati ed evanescenti delle ore serali compare sulla scena la Regina della Notte, personaggio del Flauto Magico che ha qui il compito di far finalmente ritrovare l’Uomo e la Donna.

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La Regina della Notte incontra l’Uomo (ph. Teatro Alla Scala)

E’ un quadro suggestivo il quinto, che vede un bel a solo della Regina, interpretata dalla Prima Ballerina Marta Romagna, la cui tecnica preziosa ed elegante arricchisce le note mature e misteriche del Quintetto per clarinetto e oboe K581.
L’Uomo, vestiti i panni settecenteschi e calatosi in pieno nel secolo dei Lumi, dovrà seguire l’imperativo della Regina della Notte e abbandonare il giardino per inoltrarsi nel fitto di una foresta e ritrovare così la sua Donna, divenuta ormai anch’ella dama del Settecento.
Lieto fine quindi? Sì e no.

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Marta Romagna nei panni della Regina della Notte (ph. Teatro Alla Scala)

Come un “deus ex machina” compare sul palcoscenico, nel mezzo dei personaggi da lui creati, lo stesso Mozart seduto a un pianoforte: sfoglia uno spartito, sembra cerchi la pagina giusta per iniziare a suonare la melodia della vita….ma quando la trova, la strappa e la getta a terra, uscendo poi di scena.

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(ph. Teatro Alla Scala)

Dopo una serie di scherzi dei personaggi mozartiani, sereni poiché la loro storia è già stata scritta e non hanno la preoccupazione di dover costruire la loro vita, la Regina della Notte e l’Uomo riescono a leggere il foglio strappato dallo spartito. Il sorriso scompare dalle loro labbra, l’Uomo prende per mano la Donna e insieme sono costretti a tornare nel mondo moderno: Mozart ha lasciato incompiuta la “loro” opera, quindi non possono restare in quel mondo di bellezza e gioia dove tutto è già stato scritto. Saranno essi stessi a dover scrivere lo spartito della loro vita.

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L’Uomo e la Donna al cospetto della Regina della Notte (ph. Teatro Alla Scala)

Il balletto si chiude su due giardinieri che ripuliscono le aiuole dai resti della festa con cui si era aperta la serata e scoprono dietro ad una siepe due giovani abbracciati, addormentati a terra. Sono l’Uomo e la Donna che, stupiti, si ritrovano con gli abiti che indossavano alla festa, ma rivelano dallo sguardo una nuova consapevolezza e la presa di coscienza che il sogno a ritroso nel tempo ha dato loro un’importante lezione sulla vita e sull’amore.

Mi sono forse un po’ troppo dilungata sul racconto di questo balletto, ma credo ne valesse la pena, visto che si tratta di una nuova produzione e di un’idea molto particolare e, direi, anche innovativa, sviluppata dal coreografo Massimiliano Volpini.
Come tutte le nuove produzioni, anche questa andrebbe rivista per poter capire più a fondo il linguaggio coreutico proposto e gli spunti narrativi che, in questo Giardino sono notevoli.
D’altro canto, proprio perché si tratta di una nuova produzione, non è riuscita a coinvolgermi e appassionarmi fino in fondo. Mi rendo conto che è un mio limite, questo di essere legata alla tradizione della grande danza del passato e, soprattutto, di quei balletti narrativi che “lasciano” qualche cosa nel cuore. A distanza di alcuni giorni, però, sto riuscendo a cogliere gli aspetti positivi e a rivalutarla.

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Ecco, quindi, le mie considerazioni.
Fra gli aspetti positivi c’è sicuramente l’idea geniale di Volpini di creare un soggetto “permeato di Mozart nella coreografia, nello spirito e nella musica”. Composizioni vaporose, lievi, cristalline, che ben si riflettono nella coreografia divertente e brillante, molto giovane e ricca di brio. Una leggerezza, come sottolinea Volpini, “che non ha nulla a che vedere con la superficialità, ma equivale a una ‘sottrazione di peso’, come diceva Italo Calvino”.
Anche i costumi e le scenografie, ideati da Erika Carretta, giocano sulla “sottrazione”, uscendone avvantaggiati. Agli abiti da cocktail svolazzanti e colorati si succedono quelli settecenteschi, anch’essi di un forte cromatismo e privi di quella pesantezza tipica dei costumi dell’epoca (le crinoline, ad esempio, sono state reinterpretate in forma di leggere gabbiette).
Leggere ma efficaci anche le scene, essenziali nelle loro linee geometriche che accompagnano i passi dei ballerini: sentieri fra siepi che evocano il giardino-labirinto e una foresta di esili betulle che si stagliano su un fondale blu dipinto su tulle. Il tutto realizzato artigianalmente e quindi ancora più prezioso.

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Nicoletta Manni e Roberto Bolle: applausi!!!

Per quanto riguarda la coreografia, non mi ha convinto fino in fondo, soprattutto nella prima parte “contemporanea”: piacevole per qualche minuto, ma poi un po’ ripetitiva e monotona sebbene, come ha puntualmente osservato Velia, molto precisa e puntuale, con passi mai scelti a caso ma perfettamente in sintonia e sincronia melodica e tempistica con la musica. E questo devo riconoscere essere un grande pregio del Giardino.
La seconda parte mi è parsa invece più piacevole e godibile, sia per la presenza dei vari personaggi mozartiani che per lo svilupparsi a poco a poco della storia.
Vivace e movimentata la schermaglia giocosa fra l’Uomo e i personaggi delle Nozze di figaro nel secondo quadro: lo stupore dell’incontro di due epoche che si scopriranno più vicine di quanto possa sembrare; un Roberto Bolle in forma strepitosa, con la tecnica del professionista maturo ma un fisico e una freschezza ancora in grado di competere con i più giovani colleghi; i quattro personaggi delle Nozze splendidamente interpretati dai Primi Ballerini e Solisti Emanuela Montanari, Antonella Albano, Mick Zeni e Walter Madau.

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Nicoletta Manni e Roberto Bolle con alcuni musicisti, la scenografa e costumista Erika Carretta e il coreografo Massimiliano Volpini

Molto molto bello, incantevole, sia nella struttura coreutica che nell’esecuzione il pas de deux ricamato da Roberto e Nicoletta Manni nel quinto quadro, quando finalmente si ritrovano ed è come se fosse il loro primo incontro. Moltissimi e prolungati gli applausi che alla fine il pubblico tributa ai due protagonisti, applausi che fino a quel momento erano stati ingiustamente scarsi. Ma, si sa, le prime serate hanno sempre un’atmosfera più fredda rispetto alle successive.
È una bellissima partnership quella che sta nascendo fra Nicoletta e Roberto, per la prima volta insieme sul palcoscenico scaligero ma ormai coppia affiatata nei Gala estivi. Personalmente mi piacciono molto insieme e credo che Nicoletta avrà modo di crescere professionalmente non solo grazie alle sue doti personali, ma anche con il supporto e gli insegnamenti di un fuoriclasse come Roberto.

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Nicoletta Manni (ph. Teatro Alla Scala)

Il terzo momento che ho molto apprezzato, sempre nel quinto quadro, è stato quello dedicato alla Regina della Notte, sia per l’atmosfera un po’ sognante che per la presenza carismatica di una Marta Romagna che fa la differenza. La Prima Ballerina storica della Scala è un concentrato di classe, eleganza e tecnica sopraffina ed è sempre un piacere poterla ammirare sul palcoscenico.
Un ultimo appunto: ottimo mettere in risalto il Corpo di Ballo, ma una personalità di spicco e un superbo Artista come Roberto a mio parere meritava di essere maggiormente valorizzato, sebbene non abbia avuto alcun problema a confermare ancora una volta di essere un grandissimo ballerino.
I saluti a Roberto, Nicoletta e Massimiliano Volpini, tutti gentilissimi e disponibili a scambiare qualche parola e molti sorrisi, oltre alle foto-ricordo a noi tanto care, hanno coronato questa bella serata.

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Foto ricordo con Roberto e Nicoletta

E adesso la malinconia… Al termine delle recite del Giardino, Roberto partirà per New York e per quanto mi riguarda il prossimo appuntamento con lui sarà solo a Luglio in Arena per il Gala. Troppo tempo manca ancora… Per fortuna però alcune “divine” seguiranno le tappe precedenti del #bolletour2016 e anche per me sarà un pochino come esserci di persona.

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