Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Il mito di Orfeo sulla scena. Da Gluck a Wilson, passando per Bausch e Neumeier

 

Edward_Poynter-Orpheus_and_Eurydice-1024x636

John Edward Poynter, Orfeo ed Euridice

«La ninfa Euridice, sposa di Orfeo, poeta della Tracia, muore punta da una serpe. Il canto del prediletto da Apollo commuove gli dei dell’oltretomba, che gli concedono di riportare Euridice sulla terra, a condizione che, al ritorno, Orfeo non la guardi. Ma egli non resiste e perde l’amata per sempre. Sconvolto dal dolore, Orfeo suscita l’ira delle Baccanti, che ne fanno a pezzi il corpo.
E’ la sintesi estrema del mito tramandato, fa gli altri, da Eschilo, Platone e, soprattutto, per le sue conseguenze sulla cultura in Occidente, da Virgilio, nelle Georgiche, il primo a darne “una forma estesa e completa”, dice Massimo Di Marco. Lo segue Ovidio, nelle Metamorfosi, in un racconto moltiplicatosi “per irradiazione, attraverso letture sovrapposte e stratificate, nel tempo e nello spazio”, secondo Charles Segal. Infatti “poche leggende hanno avuto tanta fortuna […] nell’arte di tutti i tempi, pochi personaggi si sono prestati alla rielaborazione in chiave filosofico-simbolica quanto il mitico cantore della Tracia”, ci informa Maria Grazia Ciani.

646-Locandina Orpheus

La locandina dell’Orpheus di John Neumeier

L’Orfeo che John Neumeier ha recentemente creato per Roberto Bolle è “solo” l’ultimo anello di una lunghissima catena, dilatata nei millenni, con più risvolti, condivisi fra mitologia, letteratura, musica, coreografia. La “debordante polivalenza” assunta da Orfeo, per Segal, si spiega così: “Il mito di Orfeo ha offerto all’artista la possibilità di percepire la propria arte come una magia capace […] di porlo in contatto con il fremito della vita allo stato puro”. Orfeo, precisa lo studioso, “è il mito dell’importanza suprema della missione affidata all’arte, del coinvolgimento totale dell’arte nell’amore, nella bellezza e nell’ordine e armonia della natura, il tutto sotto il segno costante della morte. E’ il mito della magia dell’artista, del suo coraggioso, disperato immergersi nei ciechi abissi del cuore e dell’universo, e della sua speranza e del suo bisogno di farne ritorno per raccontare a tutti noi il suo viaggio”.

Tesi così captanti, pertinenti alla superba valenza affabulatoria del mito, hanno affascinato da sempre la danza. Nel Rinascimento, Orfeo, immortalato da Poliziano nei suoi versi, conosce grande fortuna nei balletti di corte, fasti rilanciati da due Euridice nella Firenze medicea (1600): di Peri (il primo melodramma in musica giunto a noi integro) e Caccini. Sono “preamboli” al primo e più famoso Orfeo, la “favola pastorale” di Monteverdi (1607), il cui soggetto è ribadito in numerosi balletti pantomima del secolo, fino alla consacrazione definitiva con il melodramma Orfeo ed Euridice di Gluck (1762). E’ questo il tappeto sonoro per la trasposizione coreografica di V. Galeotti (1770), J. G. Noverre (1763) e J. Dauberval (1784), in una genealogia, trasversale per approcci e stili, che si spinge fino al ‘900, con Fokine (1911), Ashton (1953) e ancora Neumeier (1978), fra dozzine di altri.

Orpheus und Eurydike, di Pina Bausch

Capitolo a se stante è Orpheus und Eurydike, creazione di Pina Bausch per il proprio ensemble a Wuppertal (1975) entrata in repertorio all’Opéra di Parigi, titolo maggiore ed esaltante per il raddoppio dei ruoli danzatore-cantante, distinti e dialogici nell’espressività, e l’incisiva escursione fra Dramma e Morte, che la coreografa domina come nessun altro.
Del pari, sulla partitura di Monteverdi, e in altro versante, Trisha Brown (1988) trasforma i cantanti in danzatori, fusi con i propri interpreti, in una elegante e stilizzatissima ricerca sulle origini stesse del senso e del modo di fare delle prime edizioni del melodramma. Da segnalare, come ultimo approdo, la stupefacente versione che Bob Wilson ha illuminato, con a sua cifra così specifica, al Teatro Alla Scala.

Orfeo al teatro Alla Scala, regia di Bob Wilson

Un altro “fil rouge” e un fitto carnet, da Lichine (1948) a Cranko (1970), con MacMillan (1982) e Tetley (1987), seguono i tre quadri e le dodici scene della partitura “neoclassica” firmata da Igor Stravinsky nel 1947. E’ il viatico rinnovato da Neumeier, per primo declinato da Balanchine, nel 1948, seguito lo stesso anno da Milloss alla Biennale di Venezia. Patrizia Veroli ci ricorda che “Balanchine rispose alla severità della musica con una coreografia che, racconta John Taras [protagonista del primo allestimento, N.d.r.], non assomigliava a niente di ciò che aveva fatto fino ad allora. C’erano pochi passi e nessuno era convenzionale. Il movimento era più simile al mimare una canzone che all’esecuzione di una danza”.
Milloss, invece, secondo la studiosa, ne diede una versione “più scarna di quella di Balanchine”, per “essenzializzare la tensione poetica”, nel segno di una “dignità tragica impressa alla musica dallo stesso Stravinsky”.»
Ermanno Romanelli, “Danza & Danza”, Novembre 2009

(ph. dal web)
siti web

Annunci

2 commenti su “Il mito di Orfeo sulla scena. Da Gluck a Wilson, passando per Bausch e Neumeier

  1. Rosemary3
    marzo 13, 2016

    Un affettuosissimo saluto, cara Manu! Bellissimo angolo d’arte, il tuo!
    Ros

    Piace a 1 persona

I vostri pensieri

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Pensieri Scritti - l'essenza - io esisto

- Si crea ciò che il cuore pensa - @ElyGioia

Cap's Blog

La musica ha inizio dove finiscono le parole

Italo Kyogen Project

伊太郎狂言プロジェクト

Mr.Loto

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

'mypersonalspoonriverblog®

Amore è uno sguardo dentro un altro sguardo che non riesce più a mentire

Penne d'Oriente

Giappone, Corea e Cina: un universo di letture ancora da scoprire!

Memorie di una Geisha, multiblog internazionale di HAIKU di ispirazione giapponese

Ci ispiriamo agli antichi maestri giapponesi che cantarono la bellezza della natura e del cosmo, in 17 sillabe che chiamarono HAIKU

Il fiume scorre ancora

Blog letterario di Eufemia Griffo

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

Un Dente di Leone

La quinta età: un soffio di vento sul dente di leone

Picture live

Vivir con amor

vengodalmare

« Io sono un trasmettitore, irradio. Le mie opere sono le mie antenne » (Joseph Beuys)

mammacomepiove!

Donna. Mamma. Sognatrice. In proporzioni variabili.

La poesia di un arabesque

"La danza è il linguaggio nascosto dell'anima" Martha Graham

Polvere o stelle

racconti, emozioni e pensieri danzanti

IO, ME E ME STESSA

Per andare nel posto che non sai devi prendere la strada che non conosci

Il Canto delle Muse

La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell'eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po' il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità. ( Albert Einstein )

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Orizzonti blog

blog di viaggi

Pinocchio non c'è più

Per liberi pensatori e pensatori liberi

L'angolino di Ale

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

DANZA/DANZARE

considerazioni, training, racconti

Di acqua marina di Lucia Griffo

Just another WordPress.com site

17 e 17

UN PO' PIU' DI TWITTER, UN PO' MENO DI UN BLOG

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

jalesh

Just another WordPress.com site

Cetta De Luca

io scrivo

filintrecciati

Just another WordPress.com site

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

Sakura No Hana...

Composizioni in metrica giapponese

Versi in rima sciolta...

Versi che dipingono la natura e non solo...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: