Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Alfons Mucha e le atmosfere Art Nouveau in mostra a Milano

mostra_-Alfons_Mucha_art_nouveau

Chi di noi non è rimasto affascinato davanti ad almeno uno dei pannelli decorativi o dei poster teatrali di Alfons Mucha, artista di origine ceca simbolo dell’Art Nouveau?
Visitare la mostra allestita a Palazzo Reale di Milano, dove resterà fino al 20 Marzo prima di essere trasferita a Genova, è come fare un tuffo in un’altra dimensione, dove si resta inebriati dal cromatismo sfavillante, dalla malìa degli sguardi femminili, dalle splendide decorazioni e dal profondo simbolismo che hanno reso Mucha il più grande interprete artistico del suo tempo.
Nato in Moravia, dopo i primi lavori come architetto e pittore decorativo principalmente per scenografie teatrali, grazie al sussidio del conte Karl Khuen Belasi di Mikulov può iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera.
Ma la sua parabola ascendente inizia a Parigi, dove si trasferisce nel 1887 divenendo uno dei più accreditati pittori dell’Art Nouveau e dove, nel 1894, viene incaricato di realizzare un poster per pubblicizzare Gismonda, un’opera teatrale di Victor Sardou con protagonista Sarah Bernhardt. E’ il primo passo verso un sodalizio che durerà sei anni e accompagnerà buona parte della carriera della grande diva.
Questo è anche il primo passo che si compie all’interno della mostra che, attraverso oltre cento opere suddivise per grandi tematiche stilistiche, offre un’ampia panoramica non solo della produzione di Mucha, ma anche di altri artisti dell’epoca che operarono nel campo dell’oggettistica, dell’arredamento e della manifattura in generale.
Sono i poster e i manifesti teatrali immortalanti Sarah Bernhardt che rapiscono lo sguardo nelle prime sale. Le litografie a colori di Gismonda (1894-95), de La Dame aux camélias (1896), di Médée, Tosca e altri personaggi interpretati dalla “Divina” mostrano una donna affascinante ritratta in pose ieratiche, ove si incontrano la raffinatezza del tocco decorativo dell’Art Nouveau e l’astrazione del bizantinismo.

Sarah Bernhardt

Ma la produzione di Mucha è estremamente variegata e il suo genio eclettico ebbe modo di mettersi alla prova, con grande successo, anche nel campo della pubblicità e raggiungere quindi la quotidianità della vita familiare.

Dopo il 1896 collaborò con ditte di generi alimentari (soprattutto con il produttore di biscotti Lefèvre-Utile) e produttori di bevande alcoliche (Champagne Ruinart, 1896; Moët et Chandon, 1899), ma anche con agenzie di viaggio e tipografie e pubblicizzò merci di consumo come detersivi, profumi, cartine per sigarette e biciclette.
Il prodotto passa spesso in secondo piano, lasciando il ruolo di protagonista alla figura femminile e agli ornamenti: Mucha infatti infonde anche in questi manifesti la sua abilità decorativa e la raffinatezza del disegno.

Molto bello e romantico il poster pubblicitario commissionato dall’editore Champenois e intitolato Rêverie (1897), associato forse ad un calendario ma venduto poi singolarmente: sullo sfondo fiorito tipico di Mucha è raffigurata una ragazza bionda con fiori tra i capelli che tiene tra le mani un libro illustrato; è uno stato di sogno, espressione dell’immaginario fantastico, etereo.
La fanciulla ritratta è, ancora una volta Sarah Bernhardt, splendida creatura anche per i manifesti per Chocolat Suchard (1891). Mucha, infatti, fu tra i primi ad associare le immagini pubblicitarie a personaggi famosi.

Rêverie

Il fascino e la sensualità femminili sono celebrati anche nelle affiches disegnate da Mucha per l’Esposizione Universale di Parigi del 1900, per le biciclette Waverly e Perfecta e per le sigarette Job, per le quali disegnò uno dei suoi manifesti più famosi che fece la storia della pubblicità (1896). Incantevole e conturbante l’immagine della donna rapita dal piacere della sigaretta, con i lunghi capelli trasformati in spire e il fumo che sale divenendo un sinuoso nastro di seta.


Anche gli artisti modernisti subirono il fascino dell’arte giapponese, largamente diffusasi in Europa soprattutto nella seconda metà dell’Ottocento, attratti in particolare dall’appiattimento bidimensionale delle figure, dai tagli compositivi inediti e dal rapporto tra pieni e vuoti tipici delle stampe del Sol Levante. L’interesse per il giapponismo si manifestò in Mucha nell’uso di linee marcate e di sgargianti accostamenti cromatici e nelle particolari aperture circolari che spesso incorniciano le figure femminili.
Nella sezione dedicata a questo aspetto dell’Art Nouveau è dato largo spazio all’esposizione dei “Documents décoratifs”, un album di 72 tavole che riassume i principi estetici ideati dall’artista in circa un decennio di attività e dimostra quanto lo “stile Mucha” potesse essere applicato a ogni campo della produzione artistica.


Splendide le quattro litografie dedicate alle pietre preziose (Rubino, Ametista, Smeraldo, Topazio), indicative dell’interesse che all’epoca suscitavano i materiali preziosi e i gioielli. Lo stesso Mucha progettò gioielli realizzati da abili orefici, ideando accessori dalle forme inedite che sono rappresentati anche nei suoi manifesti.
Nella serie Les pierres précieuses (1900) Mucha riesce a restituire il carattere proprio di ogni gemma attraverso la forza dei colori e la seducente bellezza femminile: in Rubino la sensuale figura femminile porta al collo il rosso gioiello e ha i capelli decorati con ciliege; in Ametista la figura sembra emergere da un bouquet di iris; in Smeraldo una femme fatale ha il capo cinto da una corona decorata con una vipera; in Topazio la fanciulla è ritratta in una posa languida e pensosa.

Pietre preziose

Le pietre preziose

La particolare passione di Mucha per la produzione di opere in serie si fa ancor più evidente nella sezione della mostra dedicata al tempo. L’artista si dedicherà per tutta la vita alla creazione di calendari, spesso utilizzando manifesti aventi in origine un altro scopo o pannelli decorativi. L’editore Champenois, che stampava la maggior parte dei manifesti, li vendette poi su larga scala e contribuì a fare di Mucha una celebrità mondiale.
Grande decorativismo, colori sapientemente dosati e miscelati, estrema raffinatezza ed eleganza caratterizzano questi calendari, che sono vere e proprie opere d’arte: quello realizzato per la ditta Charles Lorilleux (1893), e poi Zodiac (1896) e Rêverie (1897), per arrivare alle figure femminili più spiritualizzate ed inserite in un ambiente cosmico de L’année qui vient (1897) e Les étoiles (1902) (stella del mattino, stella polare, stella della sera, chiaro di luna)

[Clio Team] 1893 Mucha Calendrier Ch. Lorilleux et Cie, CH calendar. Lorilleux and Co 25,4x32,3 cm

Calendario per Lorilleux: Febbraio

Lune_et_etoiles_1902

Le stelle

Grandissimo successo ebbero le serie delle quattro stagioni (Les Saisons), che Mucha ripropose nel corso di vari anni e con differenti decorazioni (qui sotto la versione del 1899)

Mucha_The4Seasons_4

Le stagioni

L’associazione tra la figura femminile e la forza creativa della natura e l’immagine della donna vista come allegoria del mondo naturale è evidente nei manifesti dedicati ai fiori (Les fleurs), nei quali Mucha crea un parallelismo tra i significati delle diverse piante e il carattere sfaccettato dell’universo femminile: la rosa e il garofano associati a donne passionali e seducenti, iris e giglio a fanciulle sognanti e virginali.

I fiori

Non dimentichiamo i pannelli dedicati alle Arti, dove quattro fanciulle posano con grazia e leggiadria: la Poesia, di profilo, guarda assorta verso una stella; la Musica ascolta il canto degli uccelli posati sui rami in fiore; la Danza volge sinuosamente le spalle allo spettatore; la Pittura è a seno scoperto e osserva un fiore.

Le Arti

Alfonse Mucha morì a Praga il 14 luglio 1939. Il suo stile era ormai considerato superato e datato; tuttavia, negli anni Sessanta del secolo scorso, tornò di moda, tanto che molti famosi illustratori (come ad esempio Bob Masse), anche in tempi più recenti, riportarono in auge tutte le caratteristiche tipiche del suo disegno, quali cornici floreali, elementi geometrici e figure con abiti classici, donando nuova vita a uno dei maggiori illustratori della storia dell’arte.
Come dicevo in apertura, accanto alle opere di Mucha sono esposti anche numerosi manufatti di altri rappresentanti (a me quasi del tutto sconosciuti) dell’Art Nouveau, che presentano caratteristiche peculiari accanto ai tratti artistici distintivi dell’epoca.
Ecco allora il trionfo di prati fioriti e l’esaltazione della donna vista come creatura eterea, con ampie tuniche e capelli morbidamente raccolti sulla nuca nelle vetrate eleganti che accendono cromaticamente il salotto di Luigi Fontana (1902).

Luigi-Fontana-Salotto-1902-ca.-Genova-Nervi-Genova-Wolfsoniana-Palazzo-Ducale-Fondazione-per-la-Cultura-Foto-Fabrizio-Stipari-e1453315577902
Il vaso portafrutta ornamentale di Bistolfi (1890-95) (uno dei più importanti designer italiani, nato a Casale Monferrato nel 1859), in bronzo e vetro, che racchiude in sé tutte le caratteristiche di una scultura monumentale.
Le maioliche realizzate da Galileo Chini per la manifattura L’arte della ceramica, dove ricorre spesso il tema della figura femminile rivista alla luce delle esperienze preraffaellite e della grafica giapponese. Chini delinea volti e profili incorniciati da capelli fluenti e fiori variopinti, che interpretano bene il prototipo della donna angelicata.

Un piatto di Galileo Chini

Dal lato opposto vi è il topos della femme fatale, la cui icona è Salomé, protagonista del dramma di Oscar Wilde del 1893, corredato dalle litografie di Aubrey Beardsley il quale, giocando sul contrasto grafico fra bianco e nero, crea una figura ammaliante e maestosa, impreziosita da vesti, ornamenti e piume di pavone di gusto modernista che ne sottolineano la bellezza seduttrice.

Litografia per Salomé

Il giapponismo è evidente in molti artisti e designer. Oltre a Chini e ai suoi pesci che adornano molte ceramiche, i sintetici rami dei mobili di Carlo Zen o la silhouette degli alberi sul vaso della manifattura Zsolnay. Di Chini esposto anche un bellissimo e vivace Piatto con figure femminili (1898-1900), caratterizzato da un forte cromatismo, tipico di tutta la sua produzione.

Vaso di Galileo Chini

Un elemento che compare solo sporadicamente nella produzione di Mucha e che si ritrova invece in modo più significativo in altri artisti coevi è quello zoomorfo.
Ad esso è dedicata una sezione della mostra, con la quale concludiamo idealmente il nostro viaggio attraverso l’Art Nouveau. Esposte opere curiose come quelle di Hans Stoltenberg Lerche: gli animali da lui ritratti non rimandano a creature raffinate ed eleganti, come ci si potrebbe aspettare, ma alludono ad una dimensione bizzarra, basata sulla suggestione di miti e leggende nordiche e popolari che lo portano ad immaginare voli di pipistrelli, pesci dagli occhi rosso fuoco e granchi con busto di donna (Coppa dei pipistrelli, colti mentre sbattono le ali per spiccare il volo nella notte, in bronzo).

pipistrelli

Coppa dei pipistrelli di Lerche (particolare)

Molto utilizzato il tema degli uccelli, soprattutto il pavone (specchiera di Henry Bergé, con inserti vitrei di Walter; Bozzetto per piatto con pavone e Piastrella con pavone, 1900 di G. Chini); degli insetti, piccoli invertebrati e il mondo sottomarino: composizioni scultoree della manifattura di Daum.

Piastrella con pavone di Galileo Chini

siti

Annunci

2 commenti su “Alfons Mucha e le atmosfere Art Nouveau in mostra a Milano

  1. wolfghost
    marzo 4, 2016

    Uffffffff!!! Ho perso il commento! 😦 Ho schiacciato un tasto involontariamente e invece di “commenta”… puff!! 😦
    Avevo fatto i complimenti per il blog che, sotto “Il Padiglione d’oro”, potrebbe avere il sottotitolo “Non solo balletto” 😉
    E poi avevo scritto che qualcosa avevo già visto, ma che adesso, grazie al completissimo articolo, so davvero tutto di Mucha 😀
    Finalmente qualcosa arriva anche a Genova! 😉
    http://www.wolfghost.com

    • ilpadiglionedoro
      marzo 4, 2016

      Grazie Wolf per i complimenti, sempre graditi 🙂 Davvero la mostra su Mucha merita. Non perderla!

I vostri pensieri

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Un Dente di Leone

La quinta età: un soffio di vento sul dente di leone

PAROLE LORO

«L'attualità tra virgolette»

Picture live

Vivir con amor

vengodalmare

« Io sono un trasmettitore, irradio. Le mie opere sono le mie antenne » (Joseph Beuys)

mammacomepiove!

Donna. Mamma. Sognatrice. In proporzioni variabili.

La poesia di un arabesque

"La danza è il linguaggio nascosto dell'anima" Martha Graham

maplesexylove

_Fall in love with style_

Polvere o stelle

racconti, emozioni e pensieri danzanti

IO, ME E ME STESSA

Per andare nel posto che non sai devi prendere la strada che non conosci

Il Canto delle Muse

Se ho provato momenti di entusiasmo, li devo all'arte; eppure, quanta vanità in essa! voler raffigurare l'uomo in un blocco di pietra o l'anima attraverso le parole, i sentimenti con dei suoni e la natura su una tela verniciata. Gustave Flaubert

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Orizzonti

blog di viaggi

galadriel2068

emozioni, racconti e polvere... o stelle

Pinocchio non c'è più

Per liberi pensatori e pensatori liberi

L'angolino di Ale

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Photo

usa gli occhi..

Paturnie e altre pazzate

Parole fatte a pezzi. Parole come pezzi. Di me. Io: patchwork in progress.

DANZA/DANZARE

considerazioni, training, racconti

Di acqua marina di Lucia Griffo

Just another WordPress.com site

17 e 17

UN PO' PIU' DI TWITTER, UN PO' MENO DI UN BLOG

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

jalesh

Just another WordPress.com site

Cetta De Luca

io scrivo

filintrecciati

Just another WordPress.com site

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

life to reset

drifting, exploring, surviving

hinomori

Fuoco e ghiaccio

Versi in rima sciolta...

Versi che dipingono la natura e non solo...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: