Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Con Maria Eichwald e Roberto Bolle torna il sogno di Clara e Schiaccianoci al Teatro Alla Scala

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(ph. Maria Eichwald)

Alcune amiche “divine” hanno assistito ad una delle recite di Schiaccianoci programmate quest’anno dal Teatro Alla Scala; protagonisti Maria Eichwald e Roberto Bolle.
Lascio subito la parola ad Eleonora…
**********
Non si sono ancora spenti gli echi entusiastici sulla partecipazione di Roberto Bolle al Festival di Sanremo che parliamo nuovamente di lui recensendo una delle repliche de Lo Schiaccianoci, anche quest’anno messo in scena al Teatro alla Scala.
Lo spettacolo cui ho assistito si è tenuto l’11 febbraio scorso, un po’ fuori stagione rispetto al periodo canonico in cui solitamente viene rappresentato (quello natalizio).
Premetto che l’anno scorso mi ero ripromessa di non rivedere questo Schiaccianoci, dalla coreografia definita minimalista, perché, anche se da una favola così non ci si aspettano certo sentimenti forti – come passione, gelosia o morte – che rendono un balletto coinvolgente, non mi aveva assolutamente entusiasmato (https://ilpadiglionedoro.wordpress.com/2015/01/20/tornare-un-po-bambinilo-schiaccianoci-torna-al-teatro-alla-scala/) per vari motivi. Innanzitutto la coreografia, alquanto semplice e lineare; quindi alcune scelte di caratterizzazione dei personaggi, ad esempio i topi che Duato dice aver vestito come aviatori, presumibilmente dei primi del ‘900 essendo il balletto ambientato nel 1918, ma che evocano nello spettatore più MadMax e lo stile post atomico; infine certe stranezze come i quattro marinai della danza russa per i quali sto ancora cercando, dall’anno scorso, una motivazione o un legame con la danza stessa.

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I topi e il loro Re (ph. Teatro Alla Scala)

Dal momento però che i propositi sono fatti per essere disattesi, complice anche il fatto di poter passare una serata in compagnia delle mie amiche “divine” e della danza, sono tornata a rivederlo.
Devo dire che una seconda visione mi ha permesso di apprezzarlo sicuramente di più, riscoprendo momenti decisamente piacevoli come quando Clara incontra il suo burattino schiaccianoci che ha appena sconfitto il male, il Re dei Topi. Egli indossa ancora il volto inanimato di una maschera bianca , che ben presto però lascia spazio al volto umano dello Schiaccianoci, primo inizio della sua trasformazione. Quando poi Clara si avvicina a lui e lo sfiora, ecco che la trasformazione si completa e il sogno di Clara riesce a dar vita al burattino, i cui movimenti diventano sempre più fluidi: lo Schiaccianoci è ormai diventato uno splendido Principe.

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Schiaccianoci combatte contro il Re dei topi (ph. Teatro Alla Scala)

Ho guardato con occhi diversi il pdd del primo atto: la difficoltà coreografica continua ad essere pressoché pari a zero, almeno per ballerini di questo livello, come lo sono Eichwald e Bolle, ma sicuramente riesce a ricreare quella magia tipica dei bei sogni in cui la beatitudine regna sovrana e l’anima è libera di volare leggera. Clara volteggia felice col suo Principe ed ecco scendere i primi fiocchi di neve…meravigliose le espressioni di piacevole sorpresa che compaiono sui volti sorridenti di Clara e del Principe mentre guardano verso il cielo.

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Maria Eichwald e Roberto Bolle (ph. Teatro Alla Scala)

Scena questa davvero molto suggestiva e magica: esprime tutta la purezza dei bambini e dei loro sogni, nessuna malizia alberga nei loro cuori, ecco quindi che il principe di Clara è quasi una figura asessuata, ma sicura, tra le cui braccia Clara si abbandona per vivere il suo sogno, appoggiandogli la testa sulla spalla mentre entrambi guardano estasiati cadere la neve.
In questa chiave di lettura ecco che forse la semplicità della coreografia assume un senso.
Il secondo atto è una sequenza di varie danze che sinceramente continuano a non convincermi molto, se si esclude forse la danza spagnola, con un enorme ventaglio rosso passione che fa da sfondo.

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La danza spagnola (ph. Teatro Alla Scala)

Bello invece il Valzer dei fiori, che mi aveva già favorevolmente colpito anche l’altra volta, sia per la bellezza della scenografia tipo bomboniera che per la coreografia di insieme con tutto il corpo di ballo.
All’interno di questo, ecco il passo a due con variazioni e coda del secondo atto, che rimane a mio parere il vero pezzo forte dell’intero balletto ed infatti è apprezzatissimo dal pubblico, che meritatamente applaude e acclama lungamente Bolle e la Eichwald.
Roberto come sempre incanta il pubblico, dando leggerezza ed eleganza al suo personaggio di Schiaccianoci per renderlo, così come si addice ad una favola, il Principe del fantastico mondo immaginario. E così fa la Eichwald, egualmente meravigliosa ed elegante, sempre misurata nei gesti, sempre capace di dare interpretazioni intense ed appassionate e che qui dà al suo personaggio il giusto colore espressivo, quello di una fanciulla spensierata che nel primo atto vive piena di gioia ed aspettative la sua vigilia di Natale, abbandonandosi al suo sogno e nel secondo atto immagina se stessa, come tutte le principesse delle favole, di bianco vestita, leggiadra nel suo tutù e con in testa un brillante diadema.

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Piano piano il sogno svanisce ed eccoci tornare alla realtà nel salone di casa Drosselmeyer con l’albero di Natale illuminato e sotto tanti giochi che attendono lì, in silenzio, di poter far felice un bambino. Su questa scena si chiude il sipario.
Lunghissimi applausi per tutto il corpo di ballo e naturalmente per i due protagonisti, ampiamente acclamati, in special modo Roberto a cui il pubblico non nega il proprio affetto e ripetuti “Bravo!”.
Evidentemente questo balletto piace moltissimo alla gente, forse perché è un balletto conosciuto, adatto a chiunque, bambini e adulti, perché mette in scena una favola ed i sogni.
Già, i sogni! Sarebbe bello se i sogni, e non solo quelli dei bambini, potessero diventare realtà.
La magia della danza è anche quella di dare vita, almeno per un po’, a quel mondo di sensazioni, sentimenti, desideri ed energie che vivono dentro ognuno di noi – anche in colui che apparentemente è il più arido e non sa sentirle o provarle – di concretizzarle, di far prendere loro forma attraverso i corpi dei ballerini perché, come ha detto recentemente Roberto alla serata finale del Festival di Sanremo, “non vivo soltanto il mio sogno ma ballo anche per regalare un sogno, regalare delle emozioni a tante persone, che fanno tanti sacrifici nella vita ma non hanno avuto la possibilità di realizzare il loro sogno”.

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(ph. Eleonora Bartalesi)

Poteva forse mancare l’attesa all’uscita artisti? Assolutamente no! E infatti eccoci tutte lì, che tra risate, battute, incontri piacevoli come quelli con Massimo Garon e Marta Romagna, sempre gentilissimi e contenti di vederci, attendiamo Roberto. Esce per ultimo insieme a Maria, sorridente, rilassato, disponibile come sempre ad ascoltare tutti, a rifare foto che magari non sono venute bene e lì, mentre sei accanto a lui, ti rendi conto di quanto sia una persona veramente speciale, che difficilmente non lascia qualcosa di prezioso in chiunque abbia modo di conoscerlo, anche solo superficialmente, e capisci che quel qualcosa di speciale è ciò che lo rende unico anche sul palcoscenico perché proprio mentre danza, al di là della tecnica, traspare la sua essenza più profonda che arriva inevitabilmente al pubblico in sala, l’ormai famoso “effetto bolle”.

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Stefania, Eleonora e Monica: foto ricordo con Roberto

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