Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Considerazioni sparse sul “rock” di Roberto Bolle a Sanremo

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“Sanremo è sempre Sanremo” recita un evergreen che da anni accompagna il Festival della Canzone Italiana, assieme alle immancabili polemiche su…tutto: presentatori, scenografie, cantanti, canzoni, ospiti, abiti, look, figuracce e figuranti, vallette, valletti, scandali, battute, interviste. Fattostà che, comunque, a Sanremo non si sfugge: anche chi, come me, da molti anni non lo segue più, viene inevitabilmente risucchiato nel vortice poiché, come scrisse qualcuno su twitter “Ogni programma parla di Sanremo. Adesso provo con la lavatrice”.
Quest’anno anch’io sono caduta nel gorgo e, oltre a vederne alcuni minuti in diretta, ho seguito qualche battuta nei vari speciali televisivi e poi, manco a dirlo, ho aspettato con ansia la serata finale: ospite, fra gli altri, c’era la nostra Etoile Roberto Bolle e sarei stata pronta a fare l’alba per lui. Per fortuna è stato invece il primo ad esibirsi e, con l’intervista, abbiamo chiuso più o meno alle 22.00.
L’esibizione di Roberto ha suscitato, come prevedibile, una marea di messaggi e considerazioni sui social, tanto che su Twitter l’hashtag #robertobolle è balzato immediatamente al secondo posto nelle tendenze italiane.
Ho pensato di scrivere un post dedicato a questa “ospitata” dedicata alla danza perché le opinioni sull’esibizione di Roberto e sulla scelta del brano sono state molto discordanti e desideravo esprimere il mio pensiero. Quindi quale miglior spazio per farlo di quello offerto dal mio “giornale” personale?
Innanzitutto è stato criticato il brano scelto quale colonna sonora dell’intervento: We Will Rock You dei Queen. Poi è stata criticata la coreografia di Mauro Bigonzetti. Quindi è toccato alla scenografia, con il fumo e i giochi di luce “da discoteca anni Ottanta”. E, per finire, non sono mancate le parole negative persino sul costume di scena del ballerino. Insomma, ce ne è stato per tutti i gusti e ognuno ha detto la sua. Questo per quanto riguarda gli “addetti ai lavori”.
Il grande pubblico ha invece osannato quei pochissimi minuti in cui, in Eurovisione, l’eccellenza della danza italiana, uno dei più grandi e famosi ballerini del mondo, amatissimo in Italia e all’estero, ha intrattenuto con la sua Arte un pubblico eterogeneo che voleva solo divertirsi e ammirare la sua dirompente bellezza.

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Ecco, secondo me la questione sta tutta qui: a chi era rivolto lo spettacolo? Al grande pubblico, di tutte le età, estrazioni sociali, cultura, sesso, nazionalità. Non era mirato a cultori o professionisti della danza o estimatori dell’Arte di Tersicore. Doveva essere piacevole per tutti.
La musica dei Queen è universale, We Will Rock You è diventato negli anni una sorta di inno, come We Are the Champions. Qualcuno ha fatto notare che sarebbe stato più appropriato ripescare un brano di David Bowie e, cercando bene, forse uno o due sarebbero risultati adatti, ma la musicalità travolgente e ritmata dei Queen ben si confaceva all’intento di portare un esempio di come possa essere “rock” anche la danza classica.

La coreografia. Siamo d’accordo tutti, non è stato un capolavoro, ma credo che nemmeno pretendesse di esserlo. Doveva essere una serie di passi e figure atte a valorizzare la musica e il corpo del danzatore, danza moderna interpretata con quell’eleganza di movimenti tipica di chi è nato e cresciuto nel classico. Doveva far capire che la danza può essere piacevole e può “bucare lo schermo”, se portata sul palcoscenico da un grande ballerino. Doveva piacere alle famiglie, compresi uomini e bambini a cui magari della danza non importa proprio nulla. Doveva piacere a tutti coloro che, e sono molti, pensano che la danza sia, per usare le parole di Bolle, “un’arte antica e polverosa”, e provare a convincerli del contrario. Doveva essere un pezzo piacevole, godibile, orecchiabile, energico. E così è stato: il grande pubblico ha visto la bellezza, un corpo vibrante di passione scolpito dall’esercizio e dalla dedizione quotidiana, il fascino innegabile del movimento, senza porsi alcuna domanda sulla coreografia, perché non c’era motivo di chiedersi alcunché. Senza contare la necessità di adattare le figure coreografiche ad una musica molto veloce e sincopata.
Come ha, secondo me giustamente, osservato Rosa, un’amica docente universitaria di matematica “Se io andassi ad una conferenza divulgativa di matematica aspettandomi di imparare nuovi teoremi sarei un po’ fuori di testa o…tanto snob. Non è che la divulgazione faccia male, anzi! Magari se frequento un corso universitario mi aspetto ben altro…”
Sul palcoscenico dell’Ariston la “divulgazione popolare” della danza così come è stata proposta è stata, per me, ineccepibile.
Si poteva fare di meglio, di più, qualcosa di diverso? Certo, come sempre. Restando nel limite temporale dei due minuti è comunque molto difficile.

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L’aver scelto la coreografia di un italiano come Mauro Bigonzetti, peraltro molto noto e apprezzato anche all’estero, è stato un valore aggiunto: noi italiani siamo fin troppo portati a denigrare tutto ciò che è legato all’amor di patria e ad osannare come superiore ciò che invece proviene dall’estero. Quindi ben venga Bigonzetti, fresco di nomina a Direttore del Corpo di Ballo della Teatro alla Scala di Milano.
E ora il costume di scena, quei “leggings bianchi da jazz”… sinceramente non capisco cosa ci sia di strano e non so nemmeno cosa di diverso avrebbe dovuto indossare e per quale motivo. Tra l’altro sono pantaloni che Bolle usa abitualmente nei suoi Gala per il passo a tre maschile Canon in D major e, in quel caso, nessuno mai ha sollevato obiezioni.
La scenografia faceva molto anni Ottanta quindi, sebbene il fumo per qualche secondo abbia impedito una chiara visibilità del ballerino, era in perfetta sincronia temporale con il brano dei Queen.

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Volevo scrivere solo poche righe e mi sono già dilungata troppo in questa sorta di apologia di We Will Rock You declinata in “bollese”, ma mi sembrava doveroso spezzare una lancia per una persona (e come Roberto tanti altri) che ha fatto sua la missione di avvicinare un’Arte come la danza, da sempre considerata tediosa ed élitaria, al grande pubblico senza per questo snaturalizzarla o sminuirla.
A questo servono le comparsate, leggere e abbordabili per tutti, a Sanremo o in altri contenitori di intrattenimento, perché proprio così anche in chi non ha mai pensato alla danza può accendersi una scintilla di interesse e può nascere il desiderio di assistere, almeno una volta, ad uno spettacolo di danza.
E, magari, innamorarsene.
Per tutti gli altri, per quella minoranza che ama la danza classica e quando sente risuonare le prime note di Čajkovskij, Bizet, Minkus, Délibes ecc. entra subito in un’altra dimensione…per tutti noi ci sono i Teatri, c’è la Danza Vera, quella che fa battere forte il cuore.

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Roberto Bolle con Virginia Raffaele e Carlo Conti

(ph. dal web)

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15 commenti su “Considerazioni sparse sul “rock” di Roberto Bolle a Sanremo

  1. romana casiraghi
    febbraio 14, 2016

    Sono contenta che tu abbia scritto questo articolo sulla presenza di Roberto Bolle a Sanremo e condivido pienamente sia il commento sia le tue riflessioni. Brava brava. Un caro saluto Romana

    • ilpadiglionedoro
      febbraio 14, 2016

      Grazie Romana. Ho sentito l’obbligo morale di esprimere la mia opinione. Sono felice sia condivisa da molte persone. Un caro saluto anche a te.

  2. paradisearosa
    febbraio 15, 2016

    Grazie per aver condiviso con noi i tuoi pensieri! Concordo in pieno su ogni cosa!

    • ilpadiglionedoro
      febbraio 15, 2016

      Mi fa piacere che anche tu la pensi allo stesso modo. Grazie per essere passata. Buona serata 🙂

  3. Andrea
    febbraio 15, 2016

    Manuela Rovatti, non so quanti anni hai, ma quando ero bambino vedevamo “Maratona d’ estate” e quel programma ha fatto appassionare alla danza molte persone tra il pubblico “normale”. La teoria per cui ad un pubblico incolto vadano date cose di livello artistico basso, non funziona. Il pubblico va educato e Bolle se avesse ballato qualcosa di classico o neo sarebbe sicuramente piaciuto a tutti, professionisti e non. Per il resto c’è già “Amici”. La musica non credo sia stato il problema, “Ballet for Life” di Bejart usa le musiche dei Queen ma è tutta un altra storia. La coreografia è brutta e ripetitiva ma se fosse stata ballata da un ballerino dell’ NDT sarebbe sicuramente risultata migliore. Bolle ciò che non è classico è bene che non lo tocchi, oppure ne accetti le conseguenze. Resta un grande ballerino ma fuori dall’ Italia ce ne sono molti meglio di lui e mi duole dirlo.

    • ilpadiglionedoro
      febbraio 16, 2016

      Ciao…. e grazie per aver lasciato il tuo pensiero.
      Io non ho mai visto Maratona d’estate, ma so di cosa si tratta: una trasmissione di una certa durata che si è protratta per molti anni e, quindi, l’impatto sul pubblico ha potuto essere graduale. Era comunque inserita nel palinsesto estivo e non erano due soli minuti nel programma più seguito dell’anno.
      Consideriamo inoltre quanto è mutata la società da allora, quanto valore si dava un tempo all’arte e alla danza e quanto fosse tenuta in conto anche in Italia. Da allora è cambiato tutto, molto non in meglio: l’arte “non da’ da mangiare “, quindi se ne può anche fare a meno; la danza è sempre più considerata la cenerentola delle arti e se dici di amarla sei guardato con sospetto. Sei strano. Roberto Bolle ha contribuito a rivitalizzare un’arte considerata stantia e privilegio di pochi. Sono d’accordo con te quando dici che un pezzo classico sarebbe stato preferibile e, forse, interpretato meglio, ma mi chiedo: sarebbe stato meglio per chi? Per noi che amiamo la danza e ne capiamo qualcosa. Ma per il vasto pubblico? Dici che sarebbe stato più educativo: in due minuti cosa avrebbe dato in più di quanto ha dato il pezzo di Bigonzetti? D’accordo, c’è Amici, ma non c’è bisogno di dire che siamo su un altro livello. Ho sentito in ogni caso molti pareri di persone digiune di danza e anche scettiche che hanno apprezzato moltissimo l’esibizione di Bolle e qualcuno si è incuriosito e andrà a vedere uno spettacolo intero. Come ho scritto e come sono convinta, l’intento era questo e lo scopo è stato raggiunto. Con classe, eleganza e professionalità.

  4. Ermanno Sbezzo
    febbraio 15, 2016

    Quello che penso io da “uomo” che ama la danza, anzi da danzatore che ha studiato tanto e che continua a cavalcare palcoscenici d’europa è che questa “esibizione” è la vergogna di quella che l’Italia chiama danza. Un Bolle troppo culturista ed inespressivo per convincere chiunque non sia attratto solo dal suo fisico (fin troppo perfetto). Io che ho danzato coreografie di Mauro posso dire che la colpa non è del pezzo (il coreografo realizza le coreografie sui ballerini che ha davanti) e che Roberto Bolle sia stato uno dei suoi interpreti meno fedeli e rispettosi, così come lo è stato per coreografi del calibro di W.Forsythe o J.Kilyan. Questa non è danza, e lui non è un’ etoile. Danza è movimento, movimento puro,intenso, qualcosa che senza parole ti muove e ti prende le viscere fino a farti piangere,ridere,amare. Vorrei tanto dire che questa esibizione mi abbia lasciato indifferente, ma sono costretto a dire che mi ha perfino imbarazzato.

    • ilpadiglionedoro
      febbraio 16, 2016

      Buongiorno e grazie per la tua opinione che, a quanto leggo, proviene da un “addetto ai lavori “. Proprio per questo motivo mi stupisco di certe affermazioni. Dici che Roberto Bolle è uno degli interpreti meno fedeli e rispettosi della coreografia di Bigonzetti, così come di Kylian e Forsythe. Strano. Bolle è conosciuto, e per questo molto rispettato, per essere un fedelissimo esecutore delle coreografie che gli vengono proposte. Lui stesso l’ha più volte sottolineato, dicendo di essere uno strumento nelle mani del coreografo, di voler interpretare con il corpo ciò che il coreografo vuole trasmettere al pubblico.
      In secondo luogo credo che nemmeno un “addetto ai lavori” possa ritenere di avere la presunzione di affermare che Bolle “non è un’étoile” e ciò che interpreta “non è danza”. Mi sembrano davvero affermazioni azzardate e sopra le righe. Aggiungerei inoltre che, pur essendo la definizione di étoile molto labile e millantata, questo non è vero nel caso di Roberto Bolle.
      Ognuno comunque è libero di avere la propria opinione.
      Per altri commenti, non mi ripeto, avendo già scritto l’articolo e risposto poc’anzi ad Andrea.

      • Andrea
        febbraio 16, 2016

        Ermanno Sbezzo, concordo pienamente con te e ti dirò… si vede che lavori fuori dall’Italia. Bolle un interprete fedele di Kylian? Per favore, andatevi a guardare il passo a due di Petit Mort ballato da lui e poi quello ballato dall’ NDT! Notate le differenze? Bolle non è un étoile semplicemente perché è una nomina che esiste solo all’Opera di Parigi! Ci sono cose soggettive e se a voi è piaciuto Bolle questa è una di quelle ma è oggettivo che Bolle sia stato mediocre. In ogni caso sappiate che fuori dal nostro bel paese tutti miei ex colleghi la pensano allo stesso modo e grazie a Dio il mondo è pieno di grandi ballerini esteticamente imperfetti e molto più apprezzati di Bolle. PS. proprio perché Ermanno è un “addetto ai lavori” non mi stupisco delle sue affermazioni.

      • ilpadiglionedoro
        febbraio 17, 2016

        Chiedo per cortesia a tutti coloro che scrivono qui di moderare il linguaggio e di non esprimere con arroganza il proprio pensiero.
        Ho pubblicato questo commento solo per rispondere in merito all’affermazione che “Bolle non è un étoile perché è una nomina che esiste solo all’Opéra di Parigi!”
        Leggo su sapere.it, sezione Spettacolo, Danza e Balletto, Terminologia: “Etoile. Sf. francese. Il termine, in uso dall’Ottocento, è riferito alla danza. E’ il titolo più elevato conferito presso l’Opera di Parigi a una prima ballerina (première danseuse étoile) o a un primo ballerino (premier danseur étoile) interni o ospiti. In seguito è stato largamente adottato in molte compagnie in tutto il mondo, anche se non sempre con il medesimo significato dal punto di vista della collocazione gerarchica.”
        Nell’organigramma del Teatro Alla Scala Roberto Bolle e Massimo Murru sono definiti “Primi ballerini étoile”, così come Svetlana Zakharova “Prima ballerina étoile”. Roberto Bolle, se non erro, ha ballato all’Opera di Parigi come “Etoile ospite”.
        Con chiesto ritengo chiuso l’argomento.

  5. Andrea
    febbraio 16, 2016

    Per precisare: ritengo Bolle un grandissimo ballerino e Bigonzetti un coreografo ancora più grande, è grazie a lui che mi sono appassionato alla danza contemporanea! Le mie critiche sono sicuramente state fraintese ma sono solo opinioni. Baci.

  6. Loredana
    febbraio 17, 2016

    Secondo me ,Roberto ha anche il dono dell’umiltà che solo i grandi possono avere.Lui si concede queste piccole licenze per occuparsi anche di noi , noi che siamo tanti ma siamo nessuno.

  7. Kikka
    febbraio 17, 2016

    Interessante e mirata la tua recensione, concordo anch’io! Ti ho scoperta grazie a twitter mentre leggevo i tweet di Bolle sulla serata…(Sono Lady_Pirate là) ^_^
    Ma non avrei pensato che ci fossero state anche delle critiche sinceramente, troppe volte sembra che gli snob lo facciano apposta perché per partito preso Sanremo é un palco che deve fare schifo ecc…Invece anche secondo me é utile e pure divertente che la danza esca dai confini teatrali per farsi conoscere da tutti, in fondo l’arte dovrebbe essere un bene di cui tutti possono godere.

    Non sono assolutamente un’esperta in materia da poter giudicare tecnicamente la performance, però mi é piaciuta l’atmosfera (e confesso che il fumo ha contribuito!;-P), la scelta del brano dal ritmo “pimpante” e ovviamente la perfezione del ballo di Roberto come al solito (ma chi se ne frega tra l’altro dei pantaloni! Ha usato un bianco ed una forma essenziale, e allora? Dove sarebbe il problema?!), più ovvio la sua simpatia: l’unico neo, avrei preferito magari fargli ballare due canzoni dài, almeno cinque minuti di show quindi (visto che comunque sprecano tanto tempo su quel palcoscenico), peccato!

    PS-Io ho avuto il piacere di vedere qualche spettacolo di danza grazie a Rai5 e la trasmissione “Unici” dedicata a Roberto tempo fa su Rai2, ma visto che resta una rete un pò di nicchia penso anche che sarebbe una buona idea mostrare in prima serata un’opera famosa già conosciuta per fama (tipo “Il Lago dei Cigni” tanto citato), come hanno ogni tanto fatto anche con i musical (“Notre Dame de Paris” ad es., nessuno ci credeva all’inizio, dicevano che in Italia non avrebbe mai funzionato e invece come si dice il resto é storia!).
    Insomma così da soddisfare la curiosità del pubblico e magari chissà attirare pure nuovi possibili fan, visto che non c’é molto altro per richiamare il grande pubblico (che io sappia se non ci fosse il “Bolle & friends”, in stile Pavarotti che fece un’operazione simile, resta solo il discutibile “Amici” della De Filippi; che mostra talvolta un passaggio di danza classica ma tanto si sa che poi sponsorizza solo i cantanti della sua scuderia..).

    E dal momento che come l’opera ci vuole un minimo di approccio ragionato alla materia sarebbe utile che un servizio pubblico come la Rai facesse almeno un piccolo sforzo che andasse al di là del genere “Ballando con le Stelle”…e al diavolo gli ascolti per una volta (che tanto il canone lo dobbiamo pagare per forza no?! ;-P). xxx Kikka

    • ilpadiglionedoro
      febbraio 17, 2016

      Ciao Kikka, Lady Pirate 🙂 Sono d’accordo con te sul fatto che dovrebbero far vedere più danza in tv, balletti completi, ma purtroppo accade molto raramente. Riguardo all’esibizione di Roberto Bolle, tu mi confermi che i “non intenditori”, come anche tu dici di essere, l’hanno apprezzata molto: quindi lo scopo di arrivare al grande pubblico è stato raggiunto. Forse un pezzo classico o più “raffinato”, più da estimatori diciamo, avrebbe avuto un impatto minore.
      Vale sempre comunque la pena, se si ha un minimo di interesse o di curiosità, vedere un balletto intero: solo così si possono apprezzare tutte le sfumature della danza e, soprattutto, rendersi conto dell’abilità tecnica e interpretativa dei ballerini.
      Grazie per essere passata tra queste pagine e…ti aspetto di nuovo!

      • Kikka
        febbraio 20, 2016

        Purtroppo é vero, come dicevo speriamo che con l’avvento di tv più mirate (come Rai5) si possa vedere qualche balletto in più allora! :-))
        Tra l’altro é solo negli ultimi anni che ho notato la trasmissione di concerti ed eventi live (di ogni provenienza geografica), tra cui la danza appunto, grazie al circuito dei cinema: mi é parsa davvero una buona idea, perché per un prezzo inferiore rispetto ai teatri si offre una chance anche al grande pubblico distante dal genere di apprezzare qualcosa che altrimenti non avrebbe mai pensato di vedere.

        -Sì ti posso confermare che anche chi mi é vicino (nessuno che abbia mai ballato LOL) é rimasto catturato dalla performance, che definirei breve ma di sicuro impatto: fosse stato qualcosa di classico non penso sarebbe stato lo stesso; in fondo é un pò come fanno per l’opera, si fa sempre il passaggio televisivo con “Nessun dorma” (vedi Bocelli & co.) o simili, giusto per non fare spaventare la gente… ;-O)

        E a proposito del fisico, che leggevo in altri commenti pare sia oggetto di critica, aggiungerei che a torto o a ragione é comunque uno strumento della danza (almeno di questo genere, molto “codificato”), come la voce per un cantante: solo che la musica la puoi ascoltare anche senza guardare mentre per la danza é innegabile che *l’immagine* faccia parte dell’esperienza, quindi per me é un controsenso fare quel tipo di discorso (a torto o a ragione magari, ma che i ballerini classici siano tutti magri e di bell’aspetto penso sia un dato di fatto ;-).

        -Sembrerà stupido ma la prima cosa che ho notato inconsciamente la prima volta che ho visto un balletto é la mancanza di parola: non te ne rendi conto finché non provi…Quindi prima ancora di giudicare i ballerini ecc. direi che sarebbe importante far abituare la gente a questo impatto “sensoriale/emotivo”, passato quello poi ci si può godere sicuramente il resto! (E’ un pò come quando non si ha mai ascoltato il suono di una lingua straniera e si rimane disorientati..).
        Per questo spettacoli come “Bolle & friends” a mio modesto parere continuano ad essere importanti (e per fortuna molto seguiti).

        …Ti seuguirò con piacere, ciao bella! ❤

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