Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Francesco Hayez in mostra a Milano: storia d’Italia, storie d’amore

Resterà aperta fino al 21 Febbraio. Un consiglio: chi può, vada a visitare questa affascinante mostra – la prima a Milano da più di trent’anni – dedicata a Francesco Hayez, pittore romantico che ha attraversato quasi un secolo d’arte e di storia.
La location è già di per sé un piccolo gioiello: le Gallerie d’Italia di Milano, in Piazza della Scala, un edificio ottocentesco che ospita collezioni d’arte prestigiose dell’800 e del ‘900 lungo un percorso che si apre con i bassorilievi del Canova e si conclude con le prospettive artistiche della fine del secolo scorso.
Nelle varie sale dislocate attorno al grande salone d’ingresso sono esposti circa 120 quadri di Hayez, un pittore che conoscevo solo per il famosissimo Bacio e poche altre opere, come la Meditazione o la Malinconia, delle quali peraltro mi era ignoto il significato. La visita di questa mostra mi ha permesso di scoprire molto altro e, soprattutto, apprezzare ancor di più un pittore che mi ha affascinato in particolar modo per l’intima profondità delle scene e dei personaggi raffigurati e per la potente sensualità dei ritratti femminili.
La vita di Francesco Hayez fu molto tranquilla e priva di grandi scossoni. Nato a Venezia in una famiglia di condizioni modeste, egli mostrò sin da piccolo una predisposizione per il disegno. Fu perciò affidato ad un restauratore affinché ne imparasse il mestiere. In seguito fu ammesso ai corsi di pittura della Nuova Accademia di Belle Arti di Venezia dove, nel 1809, vinse un concorso per l’alunnato presso l’Accademia Nazionale di San Luca a Roma. Nella capitale divenne allievo di Canova. Si trasferì poi a lavorare a Napoli per passare quindi all’Accademia di Brera a Milano come insegnante. A Milano rimase fino alle morte, avvenuta all’età di 91 anni, nel 1882.
Il percorso espositivo permette di rievocare, in successione cronologica, non solo il percorso creativo del grande pittore, ma anche una parte della storia della nostra Patria: dagli anni della formazione tra Venezia e Roma, ancora nell’ambito del Neoclassicismo, sino all’affermazione, a Milano, come protagonista del movimento Romantico e del Risorgimento accanto a Verdi e Manzoni, con i quali ha contribuito all’unità culturale dell’Italia.

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Le tre versioni del bacio affiancate

La prima sala che le mie amiche ed io abbiamo visitato, saltando quelle iniziali dedicate alla formazione e sulle quali siamo tornate in un secondo tempo, è quella dalla quale occhieggiano le tre versioni del Bacio, tra le opere d’arte più riprodotte al mondo ed esposte qui tutte insieme per la prima volta. Fu con quest’opera che Hayez volle celebrare a modo suo, nel 1859, l’unità d’Italia. La prima, e più popolare, versione è quella conservata a Brera; la seconda presenta la variante del vestito bianco e la terza, in cui compare sulla scala a destra un velo, fu inviata all’Esposizione Universale di Parigi, dove riscosse un enorme successo.
Il segreto di questo dipinto, che è uno dei più famosi di tutti i tempi, sta nella forza con cui ha saputo interpretare un tema universale che aveva assunto allora anche un significato politico, rappresentando l’abbraccio di due nazioni, l’Italia e la Francia, la cui alleanza aveva consentito di realizzare la nostra unificazione nazionale.
Si tratta tuttavia di un bacio vero, molto sensuale, che trascende il significato storico e politico per diventare l’incarnazione stessa dell’amore e della passione.

Il bacio (abito bianco)

Il bacio di Brera (abito azzurro)

Il bacio esposto all’Esposizione Universale di Parigi

L’emozione che si prova di fronte a questi bellissimi quadri è, se possibile, accresciuta quando si passa all’opera esposta a fianco: La Meditazione, tra le creazioni più originali di Hayez, con la quale egli voleva interpretare lo stato d’animo di quel periodo e la delusione per la sconfitta dell’esercito piemontese nella Prima Guerra d’Indipendenza. Questa bellissima ed enigmatica giovane donna, con il seno scoperto pronto a nutrire i propri figli, rappresenta l’Italia che tiene in mano la croce del martirio patriottico, dove appare la scritta in rosso “18.19.20.21.22 marzo 1848”, la data delle Cinque Giornate di Milano. Ancora in rosso, con allusione al sangue versato, è il titolo “Storia/d’Ita(lia)” che appare sul dorso del volume che la giovane sostiene con l’altra mano.
Questo è un quadro che ipnotizza lo spettatore, grazie allo sguardo profondo, malinconico e al contempo inquietante della fanciulla, che lascia nell’animo una sensazione non solo di tristezza, ma forse soprattutto di indomito dolore.

La Meditazione

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Particolare

Insieme al Bacio, il Ritratto di Alessandro Manzoni, per cui l’effigiato si sottopose alla fatica di ben quindici sedute, è l’opera più riprodotta e popolare di Hayez. Lo scrittore fu rappresentato in un atteggiamento privo di ogni intento celebrativo e in un’ambientazione domestica: in mano non tiene un libro bensì la tabacchiera, un oggetto molto usato e che teneva sempre stretto proprio nella sinistra. Questa immagine, straordinaria per l’introspezione, rende molto bene il carattere e le inquietudini di un uomo che era ormai una leggenda vivente.

Ritratto di Alessandro Manzoni

Contemporanea è un’altra straordinaria raffigurazione femminile: la figura allegorica della Malinconia, soggetto di due magnifici dipinti dove la celebre iconografia diventa l’emblema del male di vivere contemporaneo.

La Malinconia

La stessa verità e sensualità nella rappresentazione della figura femminile le ritroviamo nelle eroine bibliche e nella Ciociara, che appare come l’immagine dell’Italia che medita sulla propria bellezza e sul proprio destino.

La ciociara

Si prosegue con quelli che sono considerati i capolavori storici di Hayez. In primo luogo I Vespri siciliani: commissionata dal principe napoletano Puffo di Sant’Antimo, l’opera è caratterizzata da un appassionato messaggio politico e un grande coinvolgimento emotivo. Quindi I profughi di Parga (1826-1831), in cui l’artista rievoca la vicenda degli sfortunati abitanti della greca Parga, costretti ad abbandonare la loro città perché ceduta nel 1818 dagli Inglesi ad Alì Pacha di Janina. In quest’opera appare maggiore l’impegno politico, sia perché vi è rappresentato un evento contemporaneo che aveva suscitato un’enorme impressione sull’opinione pubblica, sia perché protagonista è il popolo oppresso e privato della patria, come gli Ebrei del Nabucco di Verdi e come lo erano allora gli Italiani oppressi dal dominio straniero.

I Vespri siciliani

I profughi di Parga

Vi è poi una sala dedicata a vicende tratte dalla Bibbia (fra tutte Sansone e lo splendido nudo maschile esaltato nella sua dimensione eroica ed epica; Betsabea al bagno, Rebecca al pozzo e Ruth, le cui nudità rivelano una femminilità insieme esibita e introspettiva, molto moderna)

Betsabea al bagno

Ruth

Particolarmente suggestive (non ci si stancherebbe mai di ammirarle) due tele ambientate a Venezia, la cui magia, incanto e ammaliante decadenza si rivelano in tutta la loro prepotenza. Si tratta de Il consiglio alla vendetta e Accusa segreta, due scene consecutive di una storia di amore e morte suggerita ad Hayez dall’amico poeta Andrea Maffei, che ha come protagonista una donna tradita, spinta dall’amica a vendicarsi dell’amante infilando una denuncia anonima nella bocca del leone marmoreo che si trovava nella loggia di Palazzo Ducale. Con una pittura molto raffinata nella resa dell’atmosfera unica di Venezia, ripresa nella luce pallida del mattino, dei costumi e della bellezza malinconica di quelle donne, Hayez diventa qui l’interprete del mito decadente, ormai diffuso in tutta Europa, di Venezia, non più vista come teatro di azioni eroiche e di conflitti, ma come il tenebroso palcoscenico di misteriosi intrighi politici e amorosi.

Il consiglio alla vendetta

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Particolare

Accusa segreta

Agli anni subito successivi alla prima formazione risale un ciclo di quattrodici lunette realizzato in due sale a pianterreno di Palazzo Ducale tra il 1818 e il 1819. Molto deteriorate e successivamente staccate, ne sono sopravvissute dieci, di cui una parte è stata recuperata e restaurata in questa occasione. Le lunette rivelano uno studio attento delle decorazioni di Raffaello, Giulio Romano e Sebastiano del Piombo. Vi domina il tema delle divinità marine, identificate come protettrici di Venezia, rappresentate tra le onde, in cui si può riconoscere l’ispirazione a Il trionfo di Galatea di Raffaello. Hayez fu l’ultimo pittore a lavorare in un luogo importante e carico di storia come Palazzo Ducale.

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In due enormi tele, L’ultimo bacio dato a Giulietta da Romeo e Gli sponsali di Giulietta e Romeo (1823), Hayez affrontò anche il mito dei due sfortunati amanti reso immortale da Shakespeare. L’ultimo bacio suscitò addirittura scandalo per la sensualità con cui era stata rappresentata la vicenda e per l’eccessivo realismo di Giulietta, raffigurata in pantofole. Bisognerà attendere il 1830 perché venga riconosciuta da Defendente Sacchi, portavoce e difensore del movimento romantico, la novità di quest’opera, manifesto della fine del predominio della mitologia nell’arte.

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L’ultimo bacio di Giulietta e Romeo

In una delle successive versioni del tema, L’ultimo addio di Giulietta e Romeo (1833), cambia una parte del titolo e la sensualità appare più attenuata, anche per il fatto che per la figura della protagonista non aveva più usato come modella Carolina Zucchi, sua giovane amante.

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L’ultimo addio di Giulietta e Romeo

Avvezzo ormai agli scandali, Hayez ritrae Santa Maria Maddalena penitente nel deserto (1825), nuda e a grandezza naturale, per dimostrare le sue capacità e sfidare i critici che lo accusavano di essere capace di rappresentare solo figure vestite e di dimensioni ridotte.
Nella Maddalena penitente realizzata nel 1833, della quale si conserva anche una suggestiva versione non finita, supererà se stesso e la bellezza della prima versione, accentuando lo straordinario motivo del rapporto tra la sfolgorante nudità e la mirabolante cascata di capelli eseguita con eccezionale virtuosismo. Questi due dipinti fecero scandalo perché il soggetto sacro era stato reso senza pudore.

La Maddalena

Sempre allo stesso decennio Venti-Trenta dell’Ottocento risale una grande e stupenda tela raffigurante Maria Stuarda, vista anche come una martire della fede cattolica e assimilata, nella sua ascesa al patibolo, a Cristo che sale al Calvario.
Con questo monumentale dipinto Hayez trionfò all’esposizione di Brera del 1827. Il pittore lasciò tutti stupiti per la capacità di inserire nella maestosa scena corale un incredibile numero di personaggi, di cui molti – almeno quelli dei quali si intravede la fisionomia – identificabili in persone ben note a Milano.

Maria Stuarda sale al patibolo

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Particolare

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Particolare

E’ di nuovo con il genere del ritratto che prosegue la mostra dedicata ad Hayez e con alcune delle innumerevole opere che il pittore eseguì con un’originalità e uno slancio in grado non solo di rendere il carattere e l’animo della persona raffigurata, ma anche di raccontarne la storia. Pensiamo al ritratto di Francesco Peloso, ove lo sfondo evoca la professione e le predilezioni di questo audace imprenditore e grande collezionista genovese; al commovente ritratto di Francesco Arese , col suo passato coinvolgimento nei moti carbonari del 1820-21 e il carcere; quello del celebre tenore Giovanni David, sul palcoscenico del Teatro Alla Scala, e della ballerina Carlotta Chabert, raffigurata come Venere che scherza con due colombe e che (ancora, sì!!!) fece scandalo: fu visto come una vera provocazione l’aver dato a Venere, dea dell’Amore e simbolo della perfezione e della misura della bellezza, le sembianze troppo terrene e non proprio canoniche nei rapporti anatomici di quella che fu considerata “la più schifosa donna del volgo”, come ricorderà l’artista nelle sue Memorie.

Ritratto di Francesco Arese

Venere che scherza con due colombe

Hayez si cimentò anche nell’autoritratto. Fra quelli esposti molto molto bello è quello nel quale il pittore si ritrae con gli occhiali e il berretto, accanto agli amici più cari, i pittori Palagi, Migliara e Molteni e lo scrittore Tommaso Grossi, in un’immagine assolutamente priva di retorica e del tutto spontanea.

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Gruppo di famiglia del pittore con il primo autoritratto

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Autoritratto in un gruppo di amici

Con questo autoritratto si arriva alla fine del nostro viaggio nell’Italia dell’Ottocento, fra i suoi aneliti di libertà, le sue sconfitte e le contraddizioni tipiche di un’epoca di transizione fra passato e futuro.
Francesco Hayez, sebbene per certi aspetti iconografici e modalità di pittura possa sembrare ancora ancorato all’Ottocento, per la sua capacità introspettiva e desiderio di andare oltre la semplice raffigurazione di fatti o persone, può essere a pieno titolo annoverato fra i primi pittori moderni.
Sono rimasta davvero incantata sia davanti alle tele di dimensioni ridotte, soprattutto ai ritratti femminili, sia davanti agli enormi dipinti di più ampio respiro, dove, in ogni caso, Hayez ha saputo superare l’idealizzazione neoclassica per arrivare a una caratterizzazione individuale, psicologica e drammatica dei personaggi rappresentati. Egli, infatti, preferiva confrontarsi francamente con la realtà e magari far risaltare, rispetto alla bellezza fisica, le inclinazioni personali dei suoi soggetti. Anche nelle opere più affollate di personaggi Hayez è in grado di gestire con l’abilità di un direttore d’orchestra gli innumerevoli “strumenti” umani che nascono dal suo pennello: è un’orchestrazione quasi polifonica, dove il pittore riesce a tenere uniti tutti i personaggi, identificandone le fisionomie, i gesti e i costumi con grandissima precisione.
In ogni sua opera si rivela la grandezza di Hayez nel padroneggiare generi diversi come la pittura storica e il ritratto, la mitologia, la pittura sacra e un ambito allora di gran moda come l’orientalismo, sino a giungere alle composizioni dove trionfa il nudo femminile, declinato in una potente sensualità che lo rende unico nel panorama del Romanticismo italiano e europeo.

…per finire, un soggetto inedito…

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Un vaso di fiori sulla finestra di un harem

sito

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Un commento su “Francesco Hayez in mostra a Milano: storia d’Italia, storie d’amore

  1. Neda
    febbraio 22, 2017

    Bellissimo ed interessante articolo.
    Grazie mille per averlo postato.

    Piace a 1 persona

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