Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“Impressioni giapponesi” – In dialogo con Monet

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In occasione della mostra che la GAM di Torino dedica a Monet, che si chiuderà il 31 Gennaio e di cui ho scritto qui – https://ilpadiglionedoro.wordpress.com/2016/01/10/monet-non-e-che-un-occhio-ma-buon-dio-che-occhio-paul-cezanne-claude-monet-in-mostra-alla-gam-di-torino/ – il MAO, Museo di Arte Orientale ha aperto un paio di sale alle influenze artistiche tra Giappone e Francia nel XIX secolo.
Il fenomeno, noto come “giapponismo” – “japonisme” in francese, termine coniato dall’incisore Philippe Burty nel 1873 – indica l’influenza che l’arte giapponese ebbe sull’arte occidentale, in particolare quella francese. Questa passione per l’arte del Paese del Sol Levante si sviluppò grazie alla diffusione, dapprima in Olanda e poi in tutta Europa, delle stampe giapponesi trasportate dalle navi della Compagnia delle Indie. Durante l’era Kaei (1848-1854) molte navi mercantili approdarono in Giappone. Quindi, in seguito alla restaurazione Meiji del 1868, il Giappone pose fine al lungo periodo di isolamento che l’aveva sino ad allora caratterizzato e si aprì alle importazioni dall’Occidente, tra cui la fotografia ed alcune tecniche per la stampa; d’altro lato molte stampe ukiyo-e arrivarono in Europa e in America suscitando subito grandissimo interesse.
Intorno alla metà dell’Ottocento esplose in Europa, e in particolar modo in Francia, la moda di collezionare opere d’arte giapponesi, soprattutto le stampe ukiyo-e. Esse ritraevano scene di vita quotidiana, erano impostate sulla rappresentazione bidimensionale, erano prive di chiaroscuri e caratterizzate da una stesura piatta del colore. Tuttavia le linee curve e sinuose suggerivano l’idea del movimento. Particolare era il taglio fotografico dato alle raffigurazioni e la grande attenzione riservata alla figura femminile e all’elemento dell’acqua, temi molto amati anche dagli Impressionisti.
Questa “moda” del giapponismo fece letteralmente furore in Francia, sia per quanto riguarda il collezionismo (Monet stesso, ad esempio, era un appassionato collezionista di oggetti d’arte giapponesi), sia per i temi rappresentati che per l’utilizzo, se così possiamo dire, delle stampe ukiyo-e nei quadri stessi di alcuni artisti. Chi non ha presente il Ritratto di Père Tanguy di Van Gogh o il Ritratto di Emile Zola di Manet, solo per citarne due, con le stampe giapponesi sullo sfondo?

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Vincent Van Gogh, Ritratto di Père Tanguy

Manet,_Edouard_-_Portrait_of_Emile_Zola

Edouard Manet, Ritratto di Emile Zola

Il MAO, in questo piccolo gioiello espositivo, presenta quattordici stampe e due dipinti, provenienti da una collezione privata torinese, raffrontandole con le riproduzioni di alcuni quadri esposti nella mostra su Monet e rivelando associazioni di idee, immagini ed espedienti tecnici che accomunano le due culture.

“Sto lavorando a un paesaggio di Sandviken,
che pare un villaggio giapponese,
e ho realizzato una montagna che si scorge ovunque
e che mi ricorda il monte Fuji.
(Claude Monet
Lettera alla figlia Blanche Hochedé, Marzo 1895)

I raffronti sono suddivisi in base ad alcune tematiche comuni. Subito in apertura troviamo “Il movimento delle stoffe/La verticalità”, che affianca lo sventolio di bandiere della Rue Montorgue con un paio di stampe della serie “Trentasei vedute del Monte Fuji” e “Famose vedute delle cinquantatre stazioni” di Utagawa Hiroshige.
Quindi i bellissimi studi sui riflessi della luce sulla neve, con La pie affiancata ai bei paesaggi di Hiroshige.

MONET-LA PIE

Claude Monet, La pie (La gazza)

FUJIKAWA-HIROSHIGE

Utagawa Hiroshima, Fujikawa (da “Vedute famose delle 53 stazioni”)

E poi l’elemento acqua, amatissimo dagli Impressionisti, che si ritrova molto spesso nelle stampe di Utagawa, unitamente agli sport acquatici, primo fra tutti la vela.

SEINE A ARGENTEUIL-MONET

Claude Monet, La senna ad Argenteuil

KOGANEI FIME-HIROSHIGE

Utagawa Hiroshige, Il fiume Koganei nella provincia di Musashi (da “36 vedute del monte Fuji”)

Claude Monet, Regate ad Argenteuil

SHINAGAWA-HIROSHIGE

Itagawa Hiroshige, Shinagawa (da “Vedute famose delle 53 stazioni”)

Non manca anche nelle stampe giapponesi la rappresentazione della vita semplice nei campi spesso presente nelle opere impressioniste.

TOTSUKA-HIROSHIGE

Itagawa Hiroshige, Totsuka (da “Vedute famose delle 53 stazioni”)

Anche la caratteristica asimmetria che si ritrova spesso nelle composizioni impressioniste e che abbiamo visto in diverse opere di Monet ha la sua controparte in certe stampe giapponesi, con il caratteristico albero in primo piano.

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Claude Monet, La casa dei doganieri

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Itagawa Hiroshige, Mitsuke (da “Vedute famose delle 53 stazioni”)

Le numerose e bellissime versioni di Donna col parasole di Monet, e tutte le affascinanti figure femminili ritratte con i loro “parapluies”, trovano riscontro nelle famosissime raffigurazioni delle “bellezze” con gli occhi a mandorla, affascinanti sotto il tipico wagasa.

Claude Monet, Donna col parasole girata verso destra

TOENSAI KANSHI

Toensai Kanshi, Beltà nella neve

“Hiroshige è un impressionista meraviglioso.
Io, Monet e Rodin ne siamo entusiasti…
Questi artisti giapponesi ci danno conferma della validità del nostro punto di vista.”
(Camille Pisarro, 1893)

Questo del MAO è solo un minuscolo assaggio dell’immensa produzione di stampe giapponesi, ma riesce comunque a rendere l’idea del fascino che essa ha esercitato sul mondo artistico occidentale.
Per concludere, una rapida visita alla sezione dedicata al Giappone, dove avrei davvero passato molto più della mezz’ora che vi ho dedicato.
Molto bella la sala dedicata ai delicatissimi kakemono, letteralmente “cose da appendere”: rotoli verticali che incorniciano eleganti dipinti e calligrafie su carta o su seta. Si appendono alle pareti delle case giapponesi, e in particolare nel tokonoma, una rientranza rialzata presente nelle abitazioni tradizionali dove vengono esposti oggetti di valore. Il kakemono fu introdotto in Giappone dalla Cina, probabilmente nel periodo Henan (794-1185), e all’inizio era utilizzato essenzialmente come supporto per soggetti religiosi di tipo buddhista. Divenne in seguito uno dei mezzi di espressione artistica prediletto dai pittori giapponesi.

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Esposizione di tokonoma

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Ricostruzione di una sala da tè

 

siti web

 

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Questa voce è stata pubblicata il gennaio 30, 2016 da in Arte, Giappone, Mostre, Oriente con tag , , , , , , , , , , .
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