Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

La nuova Cinderella di Bigonzetti al Teatro Alla Scala

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(ph. Anna Frizzarin)

Torna fra le nostre pagine Eleonora, per raccontare le sue impressioni ed emozioni dopo aver assistito alla nuova produzione di Bigonzetti per il Teatro Alla Scala.
A lei la parola!
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Il 15 gennaio ci aspettava l’ultima replica di Cenerentola, la favola per antonomasia, di origini antichissime – forse cinesi – e comunque presente in tantissime culture, anche se con alcune variazioni.
Le versioni più conosciute sono la Gatta Cenerentola di Giambattista Basile, raccontata nel suo Pentamerone, la Cenerentola di Perrault (forse diventata la versione più famosa anche per la sua trasposizione, da parte di Disney, in cartone animato) e quella dei Fratelli Grimm.
La Cinderella di Bigonzetti si ispira a tutte e tre, in una commistione di coreografia tra classico e moderno che, come dichiarato dallo stesso coreografo, è stata ispirata molto dai “colori dell’orchestra” con momenti davvero innovativi e, aggiungerei, con assoli maschili decisamente forti per colore e vigore espressivo. La musica di Cenerentola è uno “scherzo” nel senso musicale del termine e la coreografia evidenzia questo aspetto.
Le scenografie sono invece quelle digitali di Cerri, coadiuvato da Grisendi e Noviello per le proiezioni: assolutamente meravigliose, rendono calde e avvolgenti le varie ambientazioni lasciando al contempo tutto il palcoscenico libero, una scelta questa voluta dallo stesso Bigonzetti che dichiara infatti in un’intervista di Stefano Tommasini “…quando il contenitore (la scena) resta puro si riescono a vedere meglio i corpi…. La magia è già nell’aria, nell’atmosfera visiva evocata negli ambienti e nelle atmosfere delle proiezioni”.

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Una delle proiezioni di Cerri (ph. Brescia e Amisano)

Il primo atto è quasi del tutto prerogativa della matrigna e delle sorellastre (nella nostra serata interpretate rispettivamente da Denise Gazzo, Virna Toppi e Antonella Albano) i cui personaggi sono forse i meglio caratterizzati, anche se a parer mio un po’ influenzati dai caratteri disneyani.
Ciò che individua meglio i tre personaggi dal punto di vista coreografico è il continuo alternarsi di punte e non e i movimenti brutti e sgraziati, quasi a voler far coincidere le loro bruttezze fisiche e comportamentali con quelle interiori. In questa visione la struttura-abito della matrigna e delle figlie che ingabbia indissolubilmente tutte e tre in un legame di cattiverie e invidie è davvero un’idea concettuale e scenica indovinata e di forte impatto (creazione questa, come tutti gli altri costumi, di Millenotti, un premio Oscar che ha fatto sentire la sua presenza creando abiti davvero belli e particolari.

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Sorellastre e Matrigna

Splendidi gli abiti delle fate e delle ballerine del corpo di ballo, con gonne morbide e voluminose che con i movimenti fluttuano nell’aria come nuvole, oppure l’abito rosso di Cenerentola, semplice ma al contempo assolutamente magnetico agli occhi dello spettatore o ancora il gilè di pelle del Principe che gli conferisce una vena dark).
Le bruttezze del trittico Matrigna-Sorellastre si contrappongono alla morbidezza del movimento di Cenerentola: sembra quasi che il suo corpo canti sulle note di Prokofiev, la bellezza della sua anima è evidente come la sua generosità, dimostrata anche aiutando una vecchietta che poi si scoprirà essere non altri che la Fata.
Bravissima la Semionova nella sua interpretazione perché, complice anche la lettura più intima e psicologica di Bigonzetti, è riuscita a dare spessore a un personaggio che solitamente non ne ha molto, per la tendenza a colorire maggiormente i personaggi negativi e non quelli positivi.

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Polina Semionova

L’assolo di Cenerentola sembra ispirato dal sogno in cui ogni tanto la ragazza si lascia trasportare e che poi viene interrotto dall’arrivo del padre che le ricorda i suoi doveri e la invita ad obbedire ai suoi desideri.
L’assolo del padre decisamente in stile moderno, interpretato da un ottimo Christian Fagetti (che trovo bravo e meritevole di promozione – fa ancora parte del Corpo di Ballo) è assolutamente di rilievo ed energico.

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Il Padre, Christian Fagetti

Sulla conclusione del primo atto arriva nuovamente la vecchietta che, attraverso uno dei tanti effetti digitali si trasforma, dentro una nuvola grigia che esce dal caminetto, nella splendida Fata la quale, dopo aver chiamato a se le Fate delle stagioni, veste con un bellissimo abito Cenerentola e la manda al ballo del Principe avvertendola però che l’incantesimo cesserà a mezzanotte, dopodiché lei tornerà come prima.
La coreografia qui è ariosa e armoniosa quasi a ricreare quell’atmosfera magica da incantesimo.

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La Fata madrina, Martina Arduino

Ed eccoci, in apertura del secondo atto, alla festa del Principe la cui entrata avviene su una mazurka, sotto gli sguardi ammirati delle sorellastre e della matrigna, e i cui movimenti appaiono decisamente accattivanti, sembra dire “Eccomi qua, sono arrivato!” e molto divertente è anche il gioco che conduce con i quattro amici che accorrono a sorreggerlo ogni volta che fa, o soltanto accenna, una pirouette.
In questa parte il Principe di Bigonzetti ha una nobiltà un po’ scanzonata e burlona. Mi viene in mente, per esempio, quando per ben due volte solleva di peso la matrigna, sempre in mezzo alla sala ad osservare qua e là con “l’eleganza” che la contraddistingue, e la scaraventa in un angolo senza troppi indugi.
Mentre le danze vanno avanti ecco che entra al ballo Cenerentola nel suo abito rosso e tutta la scena è come congelata, come sotto l’effetto di una magia che la sua sola presenza ha, tanta è la bellezza e la dolcezza che possiede. Tutto è come se scomparisse.
Il principe, che l’ha vista fin dal suo ingresso, rimane letteralmente rapito, le si avvicina, le porge la mano e Cenerentola la stringe subito con la sua.
Comincia così una danza, all’inizio appena accennata, in cui i due corpi si uniscono in una figura intrecciata ruotando come su un perno centrale in un verso e nell’altro – che a me ha ricordato tanto, con estrema dolcezza quasi a tornare bambina, quei carillon col principe e la ballerina che si muovono ripetutamente nello stesso modo con la musica di sottofondo – e che poi prosegue con passi e diagonali eseguite da entrambi all’unisono, come a sottolineare un unico linguaggio che unisce i due giovani e con il quale si stanno pian piano conoscendo.

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Polina Semionova e Roberto Bolle (ph. Anna Frizzarin)

Simpaticissima l’idea di contrapporre un’altra piccola scena nella scena principale: le sorellastre dopo aver guardato con invidia ballare Cenerentola e il Principe, scimmiottano alcuni passi che hanno visto fare poco prima. La loro presenza è davvero un leitmotiv molto piacevole e divertente.
Poi i due innamorati si appartano a parlare e riprendono le danze separati con due assoli.
Quello di Cenerentola esprime tutta la gioia e la spensieratezza di una fanciulla che per una sera, finalmente, sta vivendo i propri sogni e ci si abbandona completamente. È davvero piacevole guardare ballare la Semionova, per la grazia ma al contempo l’energia e il nerbo che ci mette. Gambe bellissime che incantano nella danza.
Al contrario quello del principe esprime tutta la sicurezza del suo rango e al tempo stesso la voglia di mostrarsi al meglio alla bella sconosciuta che ha fatto breccia nel suo cuore.
Bolle interpreta questo assolo con l’eleganza che lo contraddistingue e, avendo avuto modo di vedere questo assolo eseguito anche da Fagetti (che forse enfatizza un po’ troppo certi passaggi dando, a mio parere, un eccessivo colore alla coreografia e perdendo al contempo la regalità confacente ad un principe), la sua esecuzione appare, ed è, il frutto della sua storia come interprete.
A volte, nella danza è meglio togliere che aggiungere: la bellezza insita nella semplicità di un movimento o nella pulizia di esso, a mio parere, ha pochi eguali.
A questo punto il Principe e Cenerentola si allontanano dalla festa e inizia un pdd con molteplici interruzioni e riprese dal quale traspare la passione che ormai è nata tra i due. Si cercano ripetutamente con lo sguardo, si toccano vicendevolmente i volti quasi a voler imprimere nella mente i lineamenti dell’altro.
Poi accade qualcosa (mi è piaciuta molto questa idea scenica): sullo sfondo compare una linea luminosa che si allarga sempre più fino a diventare una grande finestra di luce in cui compare la Fata che con la gamba sollevata inizia a scandire, insieme all’orchestra, gli attimi che mancano a mezzanotte.
Questo riporta alla realtà Cenerentola che tenta di fuggire, memore delle parole della Fata, ma il principe non vuole lasciarla andare e cerca più volte di trattenerla fino a quando sollevandola in aria, Cenerentola fugge via sgusciando dal vestito che resta in mano al Principe sulla cui disperazione si chiude il sipario del secondo atto.
Siamo giunti, ahimè, all’atto finale che si apre sul bell’assolo del Principe, un assolo che lo rende un personaggio reale e non solo un concetto o un ideale cui tutte le donne ambiscono. La sua disperazione per aver perso l’amore della vita è resa efficacemente dal ritmo serrato e lo stile moderno in cui Bolle si sente perfettamente a suo agio. Fantastico sentire il rumore delle mani con cui si colpisce sulle braccia e sulle spalle. È come se cercasse di procurarsi una maggiore sofferenza fisica per alleviare in parte quella che sta provando per la perdita dell’amata, perché il mal d’amore è un vero e proprio dolore fisico.
Questo è uno di quei momenti in cui la danza semplicemente t’incanta e vorresti non finisse mai. Purtroppo invece ecco entrare gli amici del Principe che cercano di sollevargli il morale e poi l’aiutano a cercare la bella fanciulla, ma senza esito, fino a quando la vecchia (alias la Fata) non gli sussurra qualcosa all’orecchio e così il Principe e gli amici corrono via.
Ecco che siamo nella cucina di Cenerentola con l’enorme caminetto sullo sfondo; la ragazza è triste e, ricordando la sera prima con aria trasognante, inizia a ballare alcuni dei passi che ha danzato col Principe. Sa che i meravigliosi momenti vissuti rimarranno irripetibili, lei continuerà a pulire, lavare, far da mangiare, continuerà insomma ad essere Cenerentola.
Viene interrotta però dall’arrivo della matrigna e delle sorellastre chiuse nel loro abito-impalcatura e dal padre e poco dopo dall’ingresso del Principe e dei suoi amici che vogliono provare il vestito a tutte le ragazze presenti in quella casa.
Qui segue una pantomima esilarante tra i goffi tentativi delle sorellastre di farsi entrare a tutti i costi il vestito rosso e le facce del Principe impaurito dal fatto che quegli esseri possano essere la sua amata.
Visto l’esito negativo, il Principe chiede se ci sono solo quelle due ragazze in casa e il padre sembra dire “Eh, purtroppo, Principe, questo passa il convento”.
Sconsolato e affranto il Principe fa per andare via quando il padre, memore di avere un’altra figlia, o forse sentitosi in colpa, gli dice di aspettare e manda a chiamare Cenerentola.
Quando quest’ultima entra in scena il Principe la riconosce subito, le da comunque il vestito che ovviamente le sta a pennello.
Finalmente i due innamorati si lasciano andare a una danza dolcissima. Il pdd che segue è un altro di quei momenti di danza che ti allontanano dalla realtà per portarti in un vero e proprio sogno; un passo a due emozionante e commovente in cui, come lo stesso Bigonzetti ha dichiarato sempre nell’intervista di Stefano Tommasini, “Ho creato una sintonia, una simbiosi tra i due…..La bravura dei due interpreti è stata quella di catturarsi a vicenda, reciprocamente….. funziona e mi restituisce un’impressione tanto forte che quasi io stesso desidero restare spettatore del mio lavoro”.

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La scelta del coreografo, a mio parere giusta, è stata quella di dare a questo amore un connotato più vero, i due innamorati quindi cercano un vero e proprio contatto fisico tra i loro corpi tramite l’intreccio di gambe e braccia per diventare un tutt’uno. Ci sono molti passaggi difficili fatti quasi esclusivamente di equilibrio, quasi a voler individuare una sorta di ricetta magica su cui una grande storia d’amore può e deve sempre basarsi, l’equilibrio di due diverse personalità che creano un connubio indissolubile solo se riescono a venirsi incontro e accettarsi reciprocamente per creare quella simbiosi a cui fa riferimento lo stesso Bigonzetti.
Bellissimo il modo in cui Cenerentola si abbandona tra le braccia del suo Principe, cercando ripetutamente il suo sguardo, occhi negli occhi, una Cenerentola moderna che cerca il suo innamorato, le sue mani, i suoi abbracci e che si abbandona al dolcissimo bacio che lui le da.
Il sipario si chiude su Cenerentola abbandonata, sicura, tra le braccia del suo Principe.

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Cinderella di Bigonzetti si può davvero definire un ottimo balletto, sicuramente da rivedere (e a questo proposito spero proprio possa essere riproposto nella prossima stagione 2016 – 2017) per riuscire a carpire e trovare ulteriori particolari o passaggi che possono essere sfuggiti ad un’unica visione.
Personalmente gli elementi che mi sembra siano i punti di forza di questo spettacolo sono quattro:
– il lungo e articolato pdd di Cenerentola ed il Principe, vera anima di questo balletto,
– gli assoli maschili (padre e principe) pieni di forza e di ritmo,
– la matrigna e le sorellastre assolutamente divertenti e spassose,
– le scenografie particolarissime e davvero molto belle.

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Al termine dello spettacolo non è potuto mancare l’ormai classico incontro con Roberto all’uscita artisti, contento che lo spettacolo ci fosse piaciuto e per il quale gli abbiamo fatto i complimenti.
Complimenti meritati che abbiamo fatto anche al coreografo Mauro Bigonzetti.

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(Ove non segnalato le fotografie sono di Eleonora Bartalesi)

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