Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Cinderella al Teatro Alla Scala-Danza e teatro fra magia e realtà: una fiaba 2.0

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Quando entro al Teatro Alla Scala sono sempre certa di assistere ad uno spettacolo di alto livello, spesso altissimo, talvolta eccelso. Ballerini, coreografie, scenografie, orchestra, si rivelano ogni volta, nel loro insieme, all’altezza di questo luogo d’arte così rinomato nel mondo.
Sebbene io non sia particolarmente amante delle rivisitazioni in chiave moderna dei grandi balletti classici o, comunque, dei rifacimenti delle versioni originali, capita che mi debba ricredere. E’ il caso di questa Cinderella di Bigonzetti, che ha in generale riscosso grande successo e che ho anch’io apprezzato molto nel suo insieme.
E’ stata una bella sfida questa del coreografo romano, poiché Cenerentola si conferma ancora una volta un racconto difficile da tradurre in danza, anche a causa delle numerose versioni e revisioni fatte nel tempo.
Oltre 300 sono infatti i riferimenti alla vicenda di Cenerentola nella tradizione orale di tutto il mondo, a partire da un racconto dell’Egitto della XXVI Dinastia, per arrivare ai Fratelli Grimm e allo splendido film Disneyano, attraverso una favola cinese del IX secolo, la Gatta Cenerentola di Basile e la famosa fiaba di Perrault di fine Seicento.
Per non parlare delle versioni in danza, su musica di vari autori (tra cui Mozart e Johann Strauss Jr.) prima di arrivare a Prokof’ev, create da numerosissimi coreografi: Ivanov, Cecchetti, Petipa, Fokine, Ashton, Vasiliev, Bortoluzzi, Marin, Neumeier, Nureyev, Bourne, Ratmansky e molti altri.
E’ la versione di Maguy Marin la preferita di Bigonzetti: non si è ispirato ad essa, ma ne ammira la poesia, la reinvenzione del corpo, gli splendidi costumi.
Mauro Bigonzetti non è certo l’ultimo arrivato tra coloro che si sono cimentati nella trasposizione in danza di questa storia antichissima. Diplomato alla Scuola del Teatro dell’Opera di Roma e subito entrato nella Compagnia, nel 1982 passa all’Aterballetto, allora diretto da Amedeo Amodio. Dopo importanti esperienze con coreografi come Alvin Ailey, Glen Tetley, William Forsythe, diventa egli stesso coreografo freelance. Dal 1997 al 2007 è Direttore Artistico dell’Aterballetto, rinnovandone la Compagnia e ricostruendone il repertorio, per dedicarsi poi totalmente alla coreografia e lavorare con molte Compagnie estere come l’English National Ballet, lo Stuttgarter Ballet, il New York City Ballet, il Semperoper di Dresda, il Balletto del Bol’šoj, e poi Cina, Turchia, Portogallo, Repubblica Ceca, Cile, oltre al San Carlo di Napoli e il Teatro Alla Scala.
Creata su misura per la Compagnia scaligera, con questa Cinderella Bigonzetti ha voluto esaltarne le caratteristiche non solo fisiche ma anche caratteriali riuscendo, a mio avviso, a dar vita ad una creazione molto piacevole e godibile.
Ma andiamo per ordine…superiamo i metal detector che hanno accolto il pubblico all’entrata del Teatro, accomodiamoci sulle poltroncine di velluto rosso della platea e ascoltiamo le note introduttive di Prokof’ev accompagnati dal grande Direttore Michail Jurowski.
Il sipario si apre sulla prima delle varie e suggestive videoproiezioni di Carlo Cerri che fungono da scenografia, con un effetto quasi in 3D che amplia la prospettiva e la fa convergere fin verso il pubblico. Siamo nella cucina, dove il fuoco crepita nel camino e dove incontriamo le esilaranti sorellastre e la matrigna che fanno il loro ingresso in una sorta di vestito-armatura che sottolinea ironicamente il loro legame inscindibile.

Sorellastre-Brescia e Amisano

Matrigna e sorellastre (ph. Brescia e Amisano)

I gesti sono sgraziati, trucco e acconciature tra il farsesco e il fantascientifico, i passi spaziano dal classico al modern-jazz e introducono quel gioco di “tacco-punta” che diventerà il leit-motiv di tutto il balletto e che accomunerà tutti i protagonisti. Bravissime nella loro interpretazione Denise Gazzo (la Matrigna) e Antonella Albano e Virna Toppi nel ruolo delle Sorellastre Arabella e Araminta, che sono riuscite a rendere alla grande il connubio fra danza, comicità e recitazione per tutta la durata del balletto.

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Al centro Denise Gazzo (la Matrigna), a sin. Antonella Albano, a dx. Virna Toppi

Dolcezza e grazia sono invece i tratti distintivi di Cenerentola, una splendida Polina Semionova in cui ogni movimento, ogni gesto, ogni espressione è pura poesia. Mi è piaciuto molto il passo a due con il Padre, un ottimo Christian Fagetti, vivace contraltare alla sinuosità e morbidezza di linee di Polina. Davvero strepitosa in ogni sfumatura richiestale dalla propria parte.
Il punto di svolta è l’ingresso in scena di una mendicante, schernita dalle sorellastre e accudita da Cenerentola, che la accompagna a riscaldarsi presso il fuoco. Quando “le tre megere” escono di scena per andare a prepararsi per il gran ballo, la mendicante rivela la sua vera identità di fata. Dopo aver chiamato a sé le Fate delle quattro stagioni e i loro cavalieri, ricambia le attenzioni di Cenerentola con un abito per il ballo (un moderno corpetto con corta gonna color fucsia) ammonendola però che tutto questo avrà una fine: il suo sogno svanirà a mezzanotte in punto.

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Le Fate delle quattro stagioni e i loro cavalieri

Della danza delle Fate ho molto apprezzato gli effetti visivi che hanno fatto da scenografia: dapprima la proiezione degli ingranaggi di un enorme orologio, simbolo della “spada di Damocle” che grava sulla magia di Cenerentola, quindi un grande albero che cambia fioritura a seconda della stagione impersonata dalla Fata sulla scena, un effetto suggestivo e onirico che ha integrato una serie di danze piacevoli ma forse un po’ monotone nell’alternanza dei passi.
Il Secondo Atto si apre sulla festa a palazzo, dove fanno il loro ingresso sorellastre e matrigna che, fra gli sguardi allibiti e disgustati dei presenti, danzano con grande perizia nel modo più congeniale al loro carattere, sgraziatamente, suscitando ilarità e applausi nel pubblico.
Anche qui una scenografia che, al momento dell’apertura del sipario, lascia a bocca aperta per l’effetto maestoso: la proiezione della facciata di un antico palazzo con ingresso fiorito e, da entrambi i lati, due cubi sopraelevati sui quali danzano coppie di ballerini. Di impatto anche i costumi (ideati da Maurizio Millenotti), molto elaborati, con bustino allungato e gonne ampie per le ballerine e corpetti dal collo alto e stivali per gli uomini.
Le danze d’insieme risultano anche qui leggermente ripetitive, ma nel complesso piacevoli, sia per la bravura del Corpo di Ballo che per la coreografia di ampio respiro, amplificata dall’assenza di elementi scenografici di ingombro.

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(ph. Brescia e Amisano)

Una nota di merito ai quattro amici del Principe, i Primi Ballerini Claudio Coviello e Antonino Sutera, affiancati da Eugenio Lepera e Walter Madau: molto bravi sia nell’esecuzione tecnica che nell’interpretazione scanzonata dei loro personaggi (sulla falsariga dei ben noti Tebaldo e Mercuzio in Romeo e Giulietta).
Il gran ballo è l’occasione per l’entrata in scena, finalmente, anche del nostro splendido Principe Roberto Bolle, con dei grands jetés che strappano subito applausi a scena aperta, e della meravigliosa Polina Semionova nell’abitino fucsia donatole dalla Fata. Nessuno riconosce in lei la povera fanciulla vestita di stracci e la sua danza, sempre misurata e delicatissima, incanta tutti i presenti. Anche il Principe resta ammaliato dalla sua bellezza e soavità e, riecheggiando ancora una volta la scena dell’incontro fra Romeo e Giulietta al ballo dei Capuleti, il mondo intorno sembra eclissarsi quando le si avvicina e comincia tessere con lei il primo dei loro bellissimi pas de deux.

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Polina Semionova e Roberto Bolle (ph. Brescia e Amisano)

Il fraseggio è dolcissimo e passionale al contempo, l’intesa perfetta, totale la simbiosi fra due splendidi corpi entrambi in forma strepitosa. Grandi applausi per due superbi interpreti.
Ma il tempo è tiranno anche nelle più belle fiabe: la proiezione del palazzo scompare e al suo posto tornano gli enormi e incombenti ingranaggi dell’orologio che inesorabilmente ci avvicinano alla mezzanotte, mentre ad ogni ticchettio si sfaldano fragorosamente al suolo, accompagnati dal movimento ritmico della Fata, una sorta di lancetta di orologio vivente.

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Cinderella e il Principe osservano stupiti la Fata che segna la mezzanotte (ph. Brescia e Amisano)

Cenerentola si ricorda dell’incantesimo e cerca di sfuggire all’abbraccio amoroso del Principe, che non si rassegna a lasciarla andare, la prende, la abbraccia ancora una volta, la solleva nell’estremo tentativo di tenerla stretta a sé e, mentre la posa a terra, la gonna si sfila: solo questo gli resta tra le mani, mentre lei fugge veloce verso casa.
Molto si è (s)parlato della gonna di Cenerentola che sostituisce la tradizionale e iconica scarpetta e forse questo non ha giovato allo scoperta del balletto. Nel senso che sarebbe stato più bello se nulla fosse stato anticipato dal coreografo e quindi il coup de théâtre (peraltro simpatico) fosse davvero risultato tale. Invece tutti eravamo lì ad aspettare…ecco che perde la gonna…gliela strappa?…gliela sfila?…ma la sorpresa era ormai andata.
Siamo così giunti all’epilogo del Terzo Atto. Il Principe, disperato, danza un assolo dolente, di quelli strepitosi ai quali la nostra Etoile Roberto Bolle ci ha abituati: stringe a sé la gonna dell’amata e non si lascia coinvolgere dai lazzi degli amici. Poi cede, sorride, e parte con loro alla ricerca della fanciulla misteriosa.

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Roberto Bolle con, da sin., Claudio Coviello, Antonino Sutera, Eugenio Lepera e Walter Madau (ph. Brescia e Amisano)

Le fate delle stagioni li indirizzano verso la casa dove vive Cenerentola ma, una volta giunti nella sala con il focolare, vi trovano le sorellastre e la matrigna, ancora impegnate nei loro divertenti sketches. E l’ilarità contagia anche il pubblico quando gli amici del Principe tentano invano di infilare la gonna sui goffi e contorti corpi di Arabella e Araminta, mentre Roberto, in disparte, esprime con la mimica facciale e i gesti il disgusto nell’assistere a questa “prova” sgraziata, il terrore che l’indumento possa davvero appartenere a una delle due sorellastre e il sollievo nel rendersi conto che nessuna di loro due lo riesce a indossare. La sua interpretazione è da manuale ed è impossibile trattenere il sorriso e gli applausi.
Sconsolato sta per andarsene, quando il Padre, sebbene sfiduciato, suggerisce di fare la prova anche con la sua cara figliola: l’abito è il suo e sotto lo sguardo stupito di tutti si scioglie il mistero.
Il balletto si chiude con un bellissimo passo a due molto puro e lineare, con delle prese anche azzardate e complesse nelle quali i corpi dei protagonisti si fondono con un’intesa e una naturalezza meravigliose. Intesa che si ritrova anche nel gioco di sguardi e di sorrisi che rivelano l’emozione di un amore finalmente ritrovato e che ha quel lieto fine che ogni fiaba richiede. Anche quella di una moderna Cinderella.

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Polina Semionova e Roberto Bolle (ph. Brescia e Amisano)

Applauditissimi non solo i protagonisti Polina e Roberto, ma anche tutti gli altri Artisti, ad iniziare da sorellastre e matrigna, grandiose nella loro macchiettistica interpretazione, dal Padre, gli amici del Principe, le Fate, per arrivare a tutto il Corpo di Ballo e agli orchestrali: una sinergia di musica e danza che ha regalato ancora una volta uno spettacolo di alto livello artistico. Grazie a tutti!

 

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Gli interpreti con il Direttore d’orchestra e Mauro Bigonzetti

Appuntamento all’uscita artisti, come da tradizione; noi zoccolo duro di amiche “divine” (Anna, Cristina, Eleonora, Lucia, MonicaG, MonicaR, oltre a me) rallegrate questa volta anche dalla presenza di Marina e Lucio da Roma e da Blue e Victoria dall’Inghilterra. Una lunga chiacchierata con la dolce Tayisiya, che, essendo una delle maschere, ha la fortuna di godere di tutti gli spettacoli scaligeri. E poi ecco uscire i ballerini… saluti, autografi, foto e abbracci con Massimo Garon, che non vedevo da diverso tempo, e l’attesa che la folla si diradi attorno al caro Roberto.
E’ stato molto bello essere riuscite a ritagliare alcuni minuti di tranquillità e a scambiare qualche parola con lui nel mezzo della solita concitazione. Il tempo per qualche commento sul balletto e sul prossimo Bolletour, in partenza da Bologna il 1° Marzo, e poi la necessità di lasciarlo andare, sempre a malincuore, perché sarebbe bello potersi fermare a parlare di danza con lui e restare ad ammirare il suo sorriso e i suoi occhi sempre luminosissimi anche nella stanchezza.
Sebbene ancora in preda dell’ “effetto Bolle”, sono riuscita a salutare e complimentarmi con il coreografo, Mauro Bigonzetti, e, proprio mentre se ne stava andando, con la bellissima Polina Semionova. Una conclusione perfetta per una serata splendida da ogni punto di vista.

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Gli autografi: Roberto Bolle, Polina Semionova, Massimo Garon, Mauro Bigonzetti

Dedicato a Polina e Roberto
Certe cose si possono dire con le parole,
altre con i movimenti,
ma ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole,
completamente perduti e disorientati,
non si sa più che cosa fare.
A questo punto comincia la danza.”
(Pina Bausch)

 (ove non segnalato le fotografie sono personali)

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