Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

La “daruma” dei desideri

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Quest’anno Santa Lucia ha assunto le vesti ultramoderne e supersoniche di una bionda fanciulla dagli occhi verdi che, a bordo del suo Millennium Falcon (sì, lei è appassionata di Guerre Stellari e sta attendendo fremente l’uscita del nuovo episodio), è andata di volata fino in Giappone e mi ha portato in dono una “daruma”.
E’ affascinante e strana questa leggendaria “bambola” giapponese, di cui avevo sentito parlare ma non conoscevo la storia e tantomeno il significato.
Arigatō gozaimasu, cara Cri, sia per il tenero ricordo che per avermi fatto conoscere un altro aspetto del Paese del Sol Levante da me tanto amato.
E ora, la storia della “daruma”.

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La bambola Daruma rappresenta Bodhidharma (appunto Daruma in giapponese), il fondatore e primo patriarca dello Zen. Nell’arte giapponese buddhista è solitamente raffigurato barbuto e iroso, senza gambe né braccia e avvolto in un mantello perlopiù rosso (ma si trova anche in giallo, oro, bianco e blu). L’altezza varia da 5 a 60 centimetri.

Daruma_Doll_Five_ColorsLa leggenda narra che, per raggiungere l’illuminazione, il Daruma abbia meditato per sette o nove anni in una grotta, senza sbattere le palpebre né muovere gli arti. A seguito di ciò, braccia e gambe si sono atrofizzate e sembra che, in un accesso di rabbia per essersi appisolato, si sia tagliato via anche le palpebre.

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Bodhidharma in meditazione

Proprio per questo la bambola raffigura un uomo senza braccia né gambe. Le sopracciglia sono a forma di una gru, mentre la barba imita il guscio di una tartaruga, entrambi animali che incarnano la longevità, benedicendo così la famiglia che possiede la bambola con una vita lunga e sana.
A causa del loro basso centro di gravità, alcuni modelli di bambola daruma si raddrizzano da sole dopo essere state spinte da un lato e per tale motivo sono diventate un simbolo di ottimismo, costanza e forte determinazione. In effetti le daruma derivano da un modello più antico noto come il “piccolo monaco rotondetto” o “piccolo monaco sempre-in-piedi” (okiagari-koboshi).
Una filastrocca per bambini del XVII secolo descrive le bambole daruma dell’epoca in modo assai simile alle loro raffigurazioni moderne:

Hi ni! fu ni!
Fundan Daruma ga
Akai zukin kaburi sunmaita!
Una volta! Due volte!
Sempre il Daruma di rosso vestito
Incurante torna seduto!

Ma la caratteristica fondamentale del daruma è quella di avere gli occhi privi di pupille: usando dell’inchiostro nero, bisogna disegnare la pupilla di un solo occhio esprimendo un desiderio oppure quando si inizia un progetto. Se il desiderio dovesse avverarsi o il progetto essere portato a compimento, verrà disegnato anche il secondo occhio.
Mentre si aspetta che il desiderio venga esaudito, il Daruma viene esposto in un punto elevato della casa, di solito vicino ad altri oggetti importanti come il Butsudan (un altare domestico buddista).
Tutta la storia ha avuto origine nel Tempio di Shorinzan, nella città di Takasaki (Prefettura di Gunma, a nord di Tokyo). Si dice che il nono sacerdote, Togaku, durante il periodo Meiwa (1764-1772) abbia fatto costruire queste bambole per i fedeli del suo tempio, in modo da portare felicità, prosperità e scongiurare incidenti e disgrazie.
La prima bambola fu realizzata in cartapesta e in poco tempo divenne così popolare da essere riconosciuta come simbolo della regione.

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Il tempio di Shorinzan a Takasaki

anoOgni anno nella città di Takasaki si celebra il Daruma Doll Festival presso il Daruma-dera, durante il quale più di 400.000 persone vengono per acquistare nuove bambole benaugurali per il nuovo anno. Infatti solo in questa città viene prodotto l’80% di bambole Daruma del Giappone.
Se la bambola daruma è stata comprata all’interno di un tempio, una volta raggiunto il proprio obiettivo il proprietario può riportarla perché venga bruciata. Le bambole comprate presso un tempio spesso sono marchiate e la maggior parte dei templi rifiutano di bruciare bambole che non abbiano il loro marchio. Questa cerimonia di solito ha luogo alla fine dell’anno nei templi Nishi Arai Daishi a Tokyo e Dairyou-ji a Gifu ed è considerato un rituale di purificazione per far sì che il kami sappia che la persona che ha espresso il desiderio non ha desistito, ma l’ha portato a compimento.

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La cerimonia di bruciatura delle daruma

Alla fine degli anni Novanta, alcuni gruppi di attivisti dei diritti umani contestarono la tradizione di disegnare le daruma prive di occhi (e le pratiche associate a queste bambole) perché discriminanti nei confronti della cecità. Sebbene la questione sollevata da queste organizzazioni sia ancora discussa (e discutibile), la protesta ha avuto dei risultati significativi: al termine delle elezioni politiche in Giappone era comune l’abitudine da parte dei vincitori di disegnare un occhio su una daruma, ma la pratica è caduta in disuso o, comunque, non viene più mostrata dai media.
Altra notizia curiosa è che la bambola daruma (o una sua rappresentazione a stampa) è stata utilizzata da diversi sistemi di gestione del tempo (Time Management) per simboleggiare un obiettivo importante non ancora raggiunto. Quando viene intrapreso un nuovo progetto si colora una pupilla della bambola e il simbolo della daruma diventa un reminder dell’obiettivo da raggiungere. Quando il progetto viene completato, viene disegnato il secondo occhio.
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Non mi resta quindi che esprimere un desiderio o pensare se è il momento di intraprendere qualche progetto…. Ce ne sarebbero, ma bisogna ragionarci bene e procedere con cautela: non vorrei mai che la mia daruma restasse senza un occhio!

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