Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“Mito e natura” in mostra a Milano: un viaggio insolito fra Grecia e Pompei

Mito e natura

Oltre 200 opere d’arte greca e romana in mostra a Palazzo Reale di Milano, un percorso insolito che ruota intorno a un tema importante, ma pochissimo indagato, del mondo antico: la rappresentazione figurata dell’ambiente che ci circonda. Un tema ben noto alla riflessione filosofica greca e al sapere naturalistico ellenistico, ma molto meno preso in considerazione per quanto riguarda la storia delle immagini, che si snoda per più di sette secoli dalla Grecia a Roma.

Provenienti da musei italiani e internazionali (il Museo Archeologico di Atene, il Kunsthistoriches Museum di Vienna, il British Museum di Londra e il Louvre di Parigi) sono esposti vasi splendidamente decorati, terrecotte votive, statue, affreschi, oggetti di lusso, argenterie e monili d’oro ordinati cronologicamente (dal VIII sec. a.C. al II sec. d.C) e per temi, suddivisi in sei esaustive sezioni. Particolare attenzione è stata dedicata ai reperti archeologici dell’area vesuviana con una scelta di pitture parietali pompeiane.

Nella prima sezione, “Lo spazio della natura”, troviamo le prime testimonianze artistiche del mondo greco relative alla natura, che viene rappresentata nei suoi due elementi fondamentali: la terra e il mare. Tuttavia la natura funge ancora solo da sfondo alle imprese dell’uomo, vero protagonista dell’arte del periodo. Le immagini sono ispirate alla vita quotidiana e rivelano un rapporto talora conflittuale con la natura oppure si riferiscono a racconti mitici di cui sono protagonisti divinità ed eroi.

L’elemento marino la fa da padrone: bellissimo il vaso raffigurante il “Viaggio delle Nereidi su mostri marini per consegnare le armi ad Achille” (IV sec. a.C.), opera splendida recuperata solo nel 2006.
Per quanto riguarda la terra, pochi sono i segni pittorici identificativi: alberi indistinti, arbusti secchi. (All’aperto due giovani a colloquio si scambiano un tralcio fiorito 360-340 a. C. – Scena di battaglia: un sannita colpisce un guerriero a terra accanto ad un albero 350-325 a.C.)
Nel mondo greco gli elementi della natura assumono anche un significato metaforico, di simbolo, diventando attributo delle divinità, scelto in quanto inerente al loro mito: la vite è il segno di riconoscimento di Dioniso, la palma e l’alloro di Apollo, la quercia di Zeus, l’olivo di Atena. Nella seconda sezione, “La natura come segno e metafora”, troviamo infatti opere che rappresentano lo spazio sacro destinato agli dei, dove si svolgono sacrifici e libagioni, luogo di rifugio e della protezione divina come ben mostra l’hydria attica a figure rosse detta “di Vivenzio” (V sec. a. C.), con episodi della presa di Troia.

Vi sono poi altri manufatti che illustrano “La natura coltivata come dono degli dei”. Gli dei hanno insegnato agli uomini come coltivare la terra e raccogliere i suoi prodotti: ecco allora la statua di Trittolemo dal Museo di Santa Maria Capua Vetere e le lastre votive (pinakes) di Locri, splendidi esempi di bassorilievi in terracotta di V e IV secolo a.C., che rappresentano magnifiche raffigurazioni delle divinità della vite e del grano.

In questa sezione è esposta anche l’eccezionale lastra funeraria detta “del Tuffatore”. Si tratta della parete interna della lastra di copertura di una tomba proveniente da Paestum, un raro esempio di pittura dell’inizio del V secolo a. C. Le pareti interne della tomba sono decorate con scene di simposio, rallegrato da musica, vino e canti. Tutto lascia desumere che il giovane defunto fosse di ceto elevato.
Lo sfondo bianco della lastra è connotato da due semplicissimi alberelli; la scena infatti è dominata dal tuffo in mare, metafora del passaggio dalla vita alla morte.

La mostra prosegue con la bellissima sezione dedicata a “Il giardino incantato”, che racconta come a poco a poco si diffonda il gusto per la rappresentazione della natura rigogliosa e lussureggiante dei giardini e delle piante fiorite. La natura è raffigurata in maniera più ornamentale che realistica, ornamento dei giardini simbolo di una migliore vita ultraterrena. Uno dei più noti giardini del mito è quello delle Esperidi, ai confini occidentali del mondo, chiamato dai poeti “l’isola più bella degli dei”. Ed è questo meraviglioso giardino che si trova nella raffinata decorazione di un cratere del 36 a.C., opera del pittore Licurgo da Ruvo (Puglia).

Splendido il giardino dipinto della Casa del Bracciale d’Oro di Pompei. Si tratta del piano basso di una ricca dimora pompeiana, con triclini e fontane, affrescato con pitture di giardini.
Non mancano gli arredi scultorei: colonne e pilastrini coperti da racemi vegetali, spesso popolati da animaletti, che sostenevano pergolati reali.

Simbolo di regalità e di distinzione, indossate principalmente nel simposio, erano le splendide corone d’oro create ad imitazione di fronde sacre alle divinità.

mito-e-natura-corone-oro

I motivi naturalistici presenti sui vasi a figure rosse del IV secolo a.C. (eccezionali in mostra gli esemplari della collezione Intesa Sanpaolo e del Museo Archeologico Nazionale di Napoli) si tramandano fino ad epoca romana su vasi, dipinti, elementi architettonici e d’arredo, su argenterie e su rilievi marmorei come il notissimo Rilievo Grimani, prestato dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, con pecora e i suoi cuccioli in un ricco ambiente naturale.

Una vera chicca in mostra è il piccolo Vaso blu (I sec. d.C.) di Pompei, ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, un prezioso e rarissimo reperto lavorato nella stupefacente tecnica del vetro-cammeo (lo strato superficiale bianco opaco è intagliato così da creare motivi in rilievo sullo sfondo blu traslucido) , con scene di amorini vendemmianti in bianco su fondo blu.

Le opere della quinta sezione, “Dalla natura al paesaggio”, documentano come con l’affinarsi delle conoscenze naturalistiche, il paesaggio dipinto faccia il suo ingresso nell’arte di età ellenistica.
L’attenzione per la raffigurazione dell’ambiente naturale ha un momento di svolta alla fine del IV secolo a.C. quando viene realizzata la celebre pittura con scena di caccia in un paesaggio definito da alberi e colline nella Tomba a Vergina di Filippo II, il re macedone padre di Alessandro Magno.
Sia nella corte macedone che ad Alessandria, la raffinata produzione artistica è caratterizzata da scene paesistiche come sfondo di cacce regali e da storie mitiche, nonché da rappresentazioni di campagne idilliache con alberi, rovine, pastori.
Non si arrivò tuttavia ad un genere definibile “pittura di paesaggio”, che è una creazione dell’arte moderna.

Casa del centenario, Pompei (Dioniso è rappresentato rivestito da grappoli d’uva, sullo sfondo il Vesuvio, 62-69 d.C.)

Interessante e piacevole la sezione dedicata a “Il verde reale e il verde dipinto”, che illustra come a Roma, dalla fine del I secolo a. C., l’interesse per la natura si esprima anche attraverso la “pittura da giardino”, un nuovo genere che riproduce sulle pareti delle case elementi naturalistici dipinti con minuziosa perizia, sebbene in modo abbastanza fantasioso.

Parallelamente, nelle ricche dimore, gli spazi verdi reali diventano sempre più sfarzosi ed ampi e sono arricchiti da fontane, grandi vasi e decorazioni.
Spettacolari e ben conservati sono gli affreschi della Casa del Bracciale d’oro provenienti da Pompei.
In chiusura di esposizione la sala dedicata alle “Nature morte e nature vive a Pompei”: il genere della natura morta nasce infatti nel mondo ellenistico-romano ed è qui rappresentato da vivaci affreschi di frutti riprodotti con vasellame e animali. Si trattava in realtà della raffigurazione di xenia, i doni per gli ospiti, il cibo che il padrone di casa offriva ai suoi ospiti, ed erano posti nelle stanze dedicate all’accoglienza o ai banchetti.

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Le nature morte sono accostate a reperti organici che, seppelliti sotto strati di pomice, cenere e lava dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., sono venuti alla luce negli scavi di Pompei ed Ercolano. Sono esemplari di semi, frutta e pani che ci riportano alla realtà quotidiana dell’epoca, giocando sul contrasto fra i vividi colori dei dipinti e lo stato di fissità e immobilità che permea ciò che un tempo era stato vita e calore.
Come parte integrante della mostra, nel cortile sul retro di Palazzo Reale è stato allestito un moderno viridarium, giardino ornamentale delle dimore patrizie di epoca romana, che si trovava all’interno del peristilium, racchiuso tra le pareti di casa. Per la realizzazione di questo moderno viridarium è stato preso spunto dagli affreschi della ‘Casa del bracciale d’oro’ di Pompei (esposti all’interno della mostra) dove è ben rappresentata la flora di un giardino pompeiano.
Il viridarium è stato allestito in contenitori dipinti del ben noto “rosso pompeiano” ed è attraversato da due vialetti, dove poter passeggiare immersi nel verde.

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 7, 2015 da in Arte, Mostre con tag , , , , , , , , , , .
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