Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“Histoire de Manon”: dal libro al balletto la passione eterna di Manon e Des Grieux

Un racconto elegante e arricchito dall’intercalare dei passi principali dell’opera dell’Abbé Prévost Histoire du Chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut quello che ha scritto Eleonora, dopo aver assistito alla rappresentazione dell’omonimo balletto al Teatro Alla Scala lo scorso 14 Novembre, con Svetlana Zakharova e Roberto Bolle nei leading role.
Grazie ancora una volta alla cara “amica di danza” per aver voluto condividere con noi le sue parole e le sue impressioni stilistiche ed emozionali.
**********

La serata del 14 novembre al Teatro alla Scala per Histoire de Manon è stata speciale e non solo per l’emozione ancora viva per gli attentati di Parigi, accaduti a meno di ventiquattr’ore, ma anche perché questo è un balletto sempre emozionante e coinvolgente.
Mi ritorna in mente l’ultima messa in scena di Manon cui ho assistito, proprio in quel di Parigi, in una sorta di filo invisibile che lega ogni cosa.
Con Manon non ci si annoia mai, non ci sono momenti morti; fin dall’inizio, infatti, già con l’arrivo della diligenza dalla quale scendono alcune donne tra cui Manon mentre Des Grieux è intento nelle sue letture, si è prepotentemente trascinati nei tumulti di questa meravigliosa storia d’amore, così come lo stesso Des Grieux ricorda: “rimasi di colpo acceso d’amore fino all’esaltazione e mi avvicinai verso la padrona del mio cuore“.
Il momento è quello dello splendido assolo di Des Grieux, Roberto è stato perfetto se si escludono i primissimi attimi (come già ricordato da Manuela nel suo pezzo) in cui l’emozione si è fatta un po’ sentire con qualche piccolo tremore ed imprecisione, senza peraltro perdere la forza espressiva del suo movimento. Guardandolo, infatti, mi sono tornate in mente le parole che Prévost fa pronunciare al suo cavaliere: “Le parlai in un modo che le feci capire ciò che sentivo. Il mio cuore si aprì a mille sentimenti di piacere, di cui non avevo idea. Un dolce calore mi si diffuse per le vene. Ero in uno stato d’esaltazione che per un po’ mi fece mancare la voce e che riusciva ad esprimersi solo attraverso gli occhi.
Parole che si trasformano in gesto: rende omaggio alla sua amata baciandole la mano, le esprime tutta la sua devozione con una serie di arabesque, piqués, petits battements, passés e soutenus perché “le sue grazie superavano tutto quello che si può descrivere. Aveva un aspetto così fine, così dolce, così attraente! L’aspetto stesso dell’amore“.
Si allontana un attimo da lei come se l’ispirazione fosse esaurita e invece… no…. ecco che dal cuore sgorgano altri sentimenti che non affiorano alle labbra per diventare dolcissime parole d’amore ma ancora una volta si trasformano in movimento, in armonioso gesto, per poi finire coll’inginocchiarsi davanti alla sua amata quasi a supplicare quel tanto desiderato “sì”.
“Sì” che arriva nel passo a due seguente e in cui si alternano giochi di sguardi gioiosi, freschi e leggeri ad altri più intensi, alternanza tipica dei primi momenti di una storia d’amore, di due giovani amanti, in cui i giochi amorosi sono anche un modo per conoscersi; è assolutamente palpabile lo stordimento amoroso dei due protagonisti, quel “dolce calore”, “quello stato d’esaltazione” a cui fa riferimento Des Grieux, reso alla perfezione da questa sorta di lieve sbilanciamento della ballerina ripresa sempre all’ultimo momento dal partner, come se fosse sotto l’effetto di una dolce ubriacatura d’amore.

Anche nel successivo pdd della camera da letto l’aspetto giocoso e leggero dell’amore viene in un primo momento riproposto (Manon getta via la penna con cui Des Grieux sta scrivendo una lettera al padre); ben presto però il tenore del passo a due cambia: la passione appena vissuta riaffiora e la coreografia di pari passo con la musica diventa più passionale, coinvolgente, ed ecco un intenso bacio, quasi a sottolineare questo cambiamento.
Questo pdd è l’apoteosi dell’amore, non si può fare a meno, guardandolo, di essere coinvolti dalla felicità di questi amanti, dalla passione che essi provano reciprocamente, il tutto accompagnato da una musica meravigliosa e coinvolgente che sottolinea con una melodia assolutamente irresistibile questa felicità imperante a cui è difficile, anche per il pubblico, sottrarsi. Quando alla fine, infatti, Manon e Des Grieux si abbracciano distesi per terra l’applauso sgorga spontaneo.
Devo dire che in questi due anni la Zakharova è cambiata molto, ha evidentemente lavorato (migliorandola) sulla sua interpretazione, si è sciolta dando verità e intensità a quel bacio e all’intero pdd e ha perso quel distacco aulico ed etereo, perfetto per Giselle ma non per una Manon così terrena nelle sue sensazioni, amante dei gioielli, del denaro e della bella vita, debolezze che la porteranno alla sua tragica fine insieme a Des Grieux e che vive la sua passione carnalmente con tutta se stessa.
Roberto, se possibile, è stato ancora più passionale: l’intesa tra i due, dopo anni di collaborazione alle spalle, c’è e si vede. Si vede la sua maturità in un ruolo che sembra pensato apposta per lui, ormai è come una seconda pelle. Sembra impossibile ma ogni volta mi sorprende, forse perché, come lui stesso dice in un’intervista, l’arte della danza è fugace, “la bellezza del momento” esiste nel momento in cui viene creata e chi è presente a quella creazione è un privilegiato perché può ammirare ed essere coinvolto, nel più profondo, da qualcosa che un attimo dopo non ci sarà più, “l’inizio e la fine di un opera d’arte”.
E questo è anche il motivo, aggiungo io, per cui guardando un dvd non si hanno le stesse sensazioni e la stessa magia di quando si assiste dal vivo ad un balletto ed è ciò che ci spinge, incomprensibilmente per alcuni, a vederlo più volte.
Subito dopo l’uscita di Des Grieux, Manon riceve, accompagnato dal fratello Lescaut, Monsieur Guillott de Morfontaine per, definiamolo così, uno scambio di favori. Quello che ne segue è un sensualissimo passo a tre in cui il corpo di Manon è una sorta di giocattolo con cui ci si può deliziare a proprio piacimento. Quando poi Des Grieux ritorna, trova solo il fratello che gli mostra i denari che Manon si è fatta dare da Monsieur in cambio dei suoi favori, dicendogli anche che una parte saranno per lui.
Il primo atto si chiude così sulla disperazione di Des Grieux, incredulo per quanto gli sta dicendo Lescaut “Mi sembrava talmente impossibile che Manon potesse tradirmi. Non le avevo dato più prove d’amore di quante ne avessi ricevute da lei? Quale ragione avrebbe avuto d’ingannarmi? Soltanto poco prima mi aveva colmato delle sue carezze e aveva accolto le mie piena di slancio“.
Il secondo atto si apre sulla festa a casa di Madame in cui il divertimento la fa da padrone.
Anche Des Grieux è presente, ma il suo stato d’animo è di tutt’altra natura: “In fondo al mio cuore c’era sempre la sua immagine, i tratti incantevoli del suo viso. Lo sentivo bene….. Se soffrissi mille morti non potrei dimenticare l’ingrata Manon….. Sentivo che il cuore aspettava ancora qualcosa, e che, per non aver niente da desiderare nella più piacevole solitudine bisognava starci con Manon“.
Poi appare lei, Manon, al braccio di Monsieur Guillott de Morfontaine, elegantissima, con al collo e ai polsi gioielli meravigliosi, niente che Des Grieux potesse darle. Adoro questo passaggio perché, nonostante la scena principale sia per la maggior parte tenuta dal corpo di ballo e dai solisti, c’è una seconda scena che si svolge contemporaneamente, in cui Manon degna appena di uno sguardo Des Grieux passando da un cavaliere all’altro e lui disperato e affranto cerca in tutti i modi di venire in contatto con lei, lo si vede passare da una parte all’altra del palco, a volte in disparte sul proscenio con lo sguardo basso e inconsolabile.

Ammetto che per buona parte di questa scena, dal taglio a mio parere estremamente cinematografico, mi distraggo sempre a guardare il nostro cavaliere e soffro per lui e per le sue vicissitudini.
Quando poi è Roberto ad impersonare Des Grieux in quel fantastico completo bianco confesso che sono letteralmente rapita.
Splendido assolo della Zakharova/Manon che, come una farfalla, ammirata da tutti i presenti, dispensa le sue bellezze “posandosi” fugacemente sui due contendenti Des Grieux e Monsieur G.M.
Rimasti soli, disperato, Des Grieux le chiede spiegazioni del suo comportamento “Ah Manon, non m’aspettavo il nero tradimento col quale avete ripagato il mio amore. Era ben facile per voi ingannare un cuore del quale eravate la sovrana assoluta e che riponeva la sua felicità nel piacervi e nell’ubbidirvi. Ditemi ora se ne avete trovato un altro tenero e sottomesso come il mio. Ditemi almeno se qualche volta l’avete rimpianto“.

(ph. Teatro Alla Scala)

Bellissimo il passaggio in cui dopo essersi invano stretto a lei appoggiando la testa sul suo petto per ricevere dall’amata un gesto d’amore, con una serie di piqués in passé, Des Grieux incalza Manon finendo per gettarsi ai suoi piedi. I loro sguardi si incrociano a lungo. Negli occhi di lei, fino a quel momento alteri, nasce l’imbarazzo e corre via.
Segue un altro assolo degno di nota in cui Bolle/Des Grieux si dispera per non essere riuscito a convincere Manon a scegliere lui ai gioielli e ai denari, ma sul più bello riecco Manon che riempiendolo di baci gli dice: “Pretendo di morire se non mi ridate il vostro cuore senza il quale vivere mi è impossibile”.
Des Grieux: “Chiedimi allora la vita, infedele. Chiedimi la vita che è l’unica cosa che mi resta da sacrificati, giacché il mio cuore non ha mai cessato di appartenerti. Per te perderò la mia fortuna, la mia reputazione, lo prevedo. Leggo il mio destino nei tuoi begli occhi, ma di quali perdite non sarei consolato dal tuo amore? I favori della fortuna mi lasciano indifferente, ogni bene diverso da quello che spero con te è un bene spregevole, poiché non resisterebbe neppure un momento nel mio cuore davanti ad uno solo dei tuoi sguardi“.
Dal momento che, come ricorda Des Grieux, “La passione di Manon era il divertimento; la mia, era lei“, decidono di barare giocando a carte con Monsieur al quale infatti Des Grieux vince molti soldi. Scoperto, ingaggia un combattimento con lui finendo per ferirlo.
Cambio di scena ed eccoci nuovamente nella camera da letto di Manon e Des Grieux per un altro pdd. Questo ha tutt’altro carattere rispetto al primo: l’amore è sempre imperante ma le vicissitudini vissute dai protagonisti aggiungono loro una maggiore maturità e consapevolezza del sentimento che li lega e della debolezza di Manon per i gioielli. Il secondo atto si conclude con l’irruzione nel loro appartamento da parte di Monsieur G.M. accompagnato dai gendarmi e con l’uccisione di Lescaut.
Il finale si apre sul porto di Nouvelle Orléans, in America, dove Manon è stata deportata come prostituta insieme ad altre donne e a Des Grieux, che la sorregge e la conforta perché ormai debole, debilitata e affranta dal lungo viaggio. Anche qui, per la sua bellezza e raffinatezza, viene notata da un ufficiale che, nonostante le proteste di Des Grieux, la fa portare nel suo ufficio per avere un rapporto sessuale con lei.
La coreografia che accompagna questa scena è davvero molto forte ed eloquente e Mick Zeni affronta questo personaggio nella giusta maniera, fornendolo di quel tanto di cattiveria e insensibilità necessarie. L’arrivo di Des Grieux accorso per salvare la sua amata fa scaturire un combattimento che si conclude con l’uccisione dell’ufficiale. Manon e Des Grieux scappano e si ritrovano ormai esausti nella palude. Quello che segue è il bellissimo pdd finale.
Des Grieux descrive così le loro ultime ore: “Scaldai le sue mani con i miei baci ardenti e col calore dei miei sospiri. Passai tutta la notte a vegliare accanto a lei e a pregare il Cielo di concederle un sogno dolce e tranquillo. Oh mio Dio! Come erano ardenti e sincere le mie preghiere! Allo spuntar del giorno, toccandole le mani mi accorsi che erano fredde e tremanti…. Fece uno sforzo per afferrare le mie e mi disse con voce flebile che credeva giunta la sua ultima ora. Non chiedetemi di descrivervi i miei sentimenti, né di riferirvi le sue ultime parole. La persi. Due giorni e due notti restai con la bocca incollata al viso e alle mani della mia cara Manon……l’idolo del mio cuore“.

(ph. Teatro Alla Scala)

Bolle/Zakharova davvero sublimi in questo pdd finale, da pelle d’oca. Il trasporto con cui lui cerca in tutti i modi di infonderle energia, voglia di resistere e quanto lei provi a reagire per lui. Adoro gli ultimi momenti quando ormai è a terra esanime e lui, anch’egli raccogliendo le ultime forze rimaste, cerca, insinuandosi sotto il corpo dell’amata, di infonderle nuova energia, ma purtroppo è finita, Manon è morta, per la disperazione di Des Grieux.
Piccola nota di questo passaggio finale che Roberto esegue davvero con estremo trasporto emotivo. Purtroppo non tutti lo eseguono come da coreografia, trovo invece che sia un gesto estremamente intimo, alla ricerca di un contatto più profondo con l’amata, e che una sola mano non può eguagliare.

Quando si riapre il sipario, sui volti dei due protagonisti è ancora fortemente presente lo stress emotivo oltre che fisico che i personaggi di Manon e di Des Grieux lasciano nel più profondo a chi li impersona sulla scena. Le stesse emozioni che persistono per giorni anche nel pubblico in una sorta di stordimento, per me anche la causa della difficoltà di trovare subito “l’ispirazione” per scrivere di questa serata.

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Roberto Bolle e lo storico direttore d’orchestra David Coleman (ph. Eleonora Bartalesi)

Un piacevole stordimento, aggiungerei, perché la bellezza e la profondità dei sentimenti che ci lasciano questi libri, questi balletti, ma in generale l’arte, sono le sole sensazioni che vogliamo provare e vivere e non quelle della morte e della paura.
Concluderei citando ciò che ha detto Roberto in una recente intervista in merito al linguaggio del balletto “È un linguaggio universale, non ha bisogno di codici per essere capito da tutti, perché arriva al cuore, è un linguaggio immediato. C’è solo il preconcetto che sia qualcosa di antico ma in realtà quando si vede danza di qualità non si può che esserne coinvolti e capire la bellezza di ciò che si sta vedendo”.

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Svetlana Zakharova (ph. Eleonora Bartalesi)

P.S. Sono doverosi e sentiti tre ringraziamenti:
– a Jole per la consulenza tecnica dei passi di danza (dovrò rimediare a questa tra le tante mie mancanze di conoscenza)
– a Manuela per tutto
– a Roberto, che anche qui continuo a chiamare solo col nome e me ne scuso, per (sarò ripetitiva ma è la verità) tutte le emozioni che ci regala ogni volta sul palco con le sue interpretazioni e per tutta la disponibilità che ha sempre dopo lo spettacolo nei confronti del suo pubblico che lo adora anche per questo.

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Eleonora con Roberto

sito

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3 commenti su ““Histoire de Manon”: dal libro al balletto la passione eterna di Manon e Des Grieux

  1. wolfghost
    dicembre 5, 2015

    Un altro articolo convoilgente e davvero ben scritto! In particolare mi è piaciuto come Eleonora ha toccato tutti gli aspetti di questo balletto: dal racconto della trama, all’esecuzione dei ballerini, al “dopo scena”. Davvero ben fatto! 🙂

    http://www.wolfghost.com

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    • ilpadiglionedoro
      dicembre 5, 2015

      Ho girato i complimenti a Eleonora, ne sarà contenta. Grazie Francesco 🙂

      Mi piace

    • Eleonora
      dicembre 5, 2015

      Grazie mille Wolfgost, sono davvero contenta che ti sia piaciuto!

      Mi piace

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