Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Da Milano a Los Angeles – Memories… Sensualità, bellezza ed estetica: Apollo in “Trittico Novecento” al Teatro Alla Scala – 7 Maggio 2009

image-28-11-15-03-40-5

In questi giorni (27, 28 e 29 Novembre) “la mia Etoile” Roberto Bolle è impegnato con tre colleghe Principal dell’American Ballet Theatre (Hee Seo, Stella Abrera e Devon Teuscher) nelle recite di Apollo nella maestosa Walt Disney Concert Hall di Los Angeles.
Dopo sei anni Roberto torna ad interpretare l’intero balletto: era infatti il 7 Maggio 2009 quando egli portò sulle scene del Teatro Alla Scala il dio Apollo.
Ho un bellissimo ricordo di quella serata e quale migliore occasione dei nuovi successi americani di Roberto per proporre quanto scrissi sei anni fa…e rivivere le stesse emozioni…

image-28-11-15-04-23

Hee Seo, Stella Abrera e Devon Teuscher con Roberto Bolle (ph. R. Bolle da Instagram)

*********************

(ph. dal web)

Trittico Novecento: una sorpresa da scoprire attimo dopo attimo, da assaporare come un piatto esotico che lascia un retrogusto particolare e indefinibile, certo diverso da quello cui il nostro palato è abituato, la cui complessità e il cui fascino ci conquista solo alla fine, quando si vorrebbe poter premere il tasto rewind per rivedere quei passi e riascoltare quelle melodie che all’inizio hanno fatto sospendere il nostro giudizio.
Un’introduzione forse un po’ complessa a questa serata tra classico e moderno, complessa non solo per il pubblico ma anche, e soprattutto, per i danzatori che, come essi stessi hanno dichiarato, hanno dovuto fare danza classica usando il corpo come nella danza moderna e non sanno ancora se riusciranno ad arrivare alla fine dello spettacolo e alla fine di tutte le recite.
Una sfida anche per il Teatro Alla Scala, che ogni tanto esce dal suo consolidato repertorio per lanciarsi in nuove ardite produzioni.
Apollo no: Apollo “è” un classico, anzi, “il” balletto neoclassico per eccellenza, e merita un discorso a se stante. Bella Figura e Voluntaries rappresentano la sfida, anche per me, che adoro il balletto ottocentesco e il ballet d’action e adoro vedere Roberto danzare. Bella Figura e Voluntaries sono quanto di più lontano esista da queste mie due predilezioni, per cui mi accosto anch’io “in punta di piedi” al palcoscenico e dalla mia posizione centralissima di seconda fila di platea mi preparo spiritualmente e mentalmente alla “sfida”.
Bella Figura, opera contemporanea (1995) del coreografo ceco-olandese Jiri Kyliàn, lascia senza fiato e costringe a non allontanare nemmeno per un attimo lo sguardo dal palcoscenico, dove i danzatori si fanno trovare già al loro posto mentre gli spettatori cercano il loro tra le poltrone della sala. Sembra stiano provando i passi, parlano brevemente tra loro, si guardano intorno. Poi cala una tenda nera e si spengono le luci; restano solo due corpi in boxer color carne: un ballerino, Nino Sutera, steso a terra con gambe e braccia annodate tra loro, e una ballerina che sembra volersi liberare dall’abbraccio del sipario che la avviluppa.
A mano a mano compaiono gli altri danzatori, a gruppi di due, di tre, o tutti insieme, in costumi rossi e neri, che prendono e lasciano i loro corpi in una sfida di grazia, sensualità, potenza muscolare, passi felini, alla ricerca della bellezza assoluta del movimento, accompagnati dalla musica barocca di S. Rossi, G. B. Pergolesi (uno Stabat Mater da pelle d’oca), A. Vivaldi, G. Torelli e da quella contemporanea di Lukas Foss.

image-28-11-15-03-40-4

(ph. dal web)

Estremamente suggestivo e onirico il finale del sesto quadro, e poi il settimo e l’ottavo, quando i danzatori, senza distinzione di sesso, indossano solo una larga gonna rosso vivo che, nella loro danza morbida e possente, fanno fluttuare come fiori fiammeggianti sopra i loro corpi candidi. E’ un’atmosfera che ricorda il simbolismo del teatro giapponese No; così come quando, nell’ottavo quadro, solo due ballerine restano inginocchiate a terra accanto al sipario nero semichiuso e si muovono lentamente, l’una specchio dell’altra a memoria delle figurine del “mondo fluttuante” dell’ukiyo-e.

image-28-11-15-03-40-3

(ph. dal web)

Di nuovo sulle note dello Stabat Mater ci si avvia alla fine, con una serie intensa di pas de deux rischiarati dalle fiamme che divampano da due bracieri posti sul fondo del palcoscenico.
E Bella figura si conclude con una sola coppia di danzatori che, in un silenzio profondo, si sfiora con dolcezza.
Kyliàn dice che Bella figura riguarda il mostrare la parte migliore, fa fuoriuscire il bello e la naturalità del gesto, sempre e comunque, senza distinzione fra uomo e donna, per contrastare la bruttura della realtà in cui viviamo.
Credo che il pubblico l’abbia capito e gli applausi prolungati per tutti i protagonisti abbiano dimostrato il profondo apprezzamento di quel gusto lirico e sensuale che fa da filo conduttore di tutta la creazione.

image-28-11-15-03-40-1-2Lasciamo per ultimo Apollo, anche se in programma per secondo, e passiamo all’altra novità: Voluntaries. Nato in memoria di John Cranko, morto prematuramente nel 1973 a soli 45 anni, fu affidato a Glen Tetley, che fondeva nella sua arte il classico e la Modern Dance.
La scena è affollata: sono diciassette i danzatori che, con un’aderentissima tuta bianca decorata ai lati da piccoli pois colorati, sullo sfondo di una sorta di luna argentea maculata che ricrea un’atmosfera siderale, si alternano a gruppi di due o di tre, ballando classicamente in punta, ma aggiungendovi un dinamismo moderno dato da movimenti espressivi delle braccia, del busto e della testa.

image-28-11-15-03-39-3

(ph. dal web)

La radice latina della parola “voluntaries” evoca il concetto del desiderio o del volo. E sicuramente il volo è presente nella coreografia, con un profluvio di lifts impegnativi, pirouettes sospese, salti in fuga attraverso lo spazio. L’ultima scena è accompagnata da uno struggente suono d’organo che, come scrisse una critica americana, “piange attraverso l’aria”: e qui sicuramente il desiderio si fa ancora più vivo, il desiderio di varcare la soglia incantata, di entrare e passare al di là di quella splendida sfera creata da Roben Ter-Arutunian, simbolo di un tempo e di uno spazio a noi ancora sconosciuti.
Il successo di Voluntaries è strepitoso; gli applausi ancora più forti che per Bella figura (e forse anche di quelli per Apollo); tutti i danzatori si sono mostrati all’altezza del ruolo impegnativo cui sono stati chiamati e sarebbe difficile elogiare l’uno piuttosto che l’altro. A me è piaciuto molto Mick Zeni, ma forse perché ho avuto modo di apprezzarlo anche in altre occasioni. In ogni caso, complimenti a tutto il corpo di ballo presente in scena, che si è distinto in questa “prima” veramente degna del più grande teatro del mondo.

image-28-11-15-03-40-3-2E ora tocca a lui, l’incarnazione del Dio, colui che tutto il pubblico aspetta e in modo abbastanza plateale. “Ma..quando balla Bolle?”, “Dobbiamo aspettare il secondo pezzo: lui fa Apollo.”, “Ah, ecco, finalmente tocca a lui!”, sono solo alcune delle frasi che ho colto qua e là intorno a me, mentre i battiti del mio cuore cominciavano ad accelerare all’approssimarsi della fine del primo intervallo.
La scena di Apollo si apre su un fondale azzurro intenso; al centro del palcoscenico una scaletta bianca porta ad una piattaforma dove la dea Lete simula i dolori del parto. Chiuso il primo quadro, si apre il secondo: sotto la piattaforma appare Apollo, avvolto da bende bianche avanza a piccoli saltelli, accompagnato da tre dee; poi si ferma e, continuando secondo lo stile della pantomima, volge il capo a destra e a sinistra, aprendo e chiudendo la bocca per simulare il pianto del neonato. Le dee cominciano a sciogliere le bende e il dio se ne libera completamente con alcune pirouettes.

image-28-11-15-03-40-2

(ph. da L’ABC della danza)

Ora è finalmente lui, Roberto, in calzamaglia bianca e petto nudo, in tutta la sua grazia e la sua forza e la sua bellezza, a riempire quel palcoscenico che nel balletto precedente, pur con tutti quei danzatori, sembrava più vuoto.
Accompagnato dalla musica di Stravinskij accenna ai primi passi, incerti, e su di lui cala il sipario.
Quando riappare in scena è un Apollo maturo, e la pantomima diventa sempre più un balletto classico. Le dee gli porgono il liuto: è il momento della prima variazione, in cui Roberto esibisce in pieno il suo fisico scolpito, la sua tecnica strabiliante, la sua superiorità mai come in questo caso “divina”. E’ l’incarnazione stessa del Dio della bellezza e della moderazione fisica e morale. Ogni suo gesto è calibrato, dagli assoli, alla consegna dei doni alle Muse, alla scelta della rigorosa e misurata Tersicore-Sabrina Brazzo, al toccante momento in cui il suo dito indice sfiora l’indice della Musa prediletta: come non pensare ad altre due dita che si sfiorano sulla volta della Cappella Sistina? La perfezione è di fronte ai nostri occhi; spettacolare il pas de deux, sempre accompagnato dal suono omogeneo degli strumenti ad arco, dove il contrappunto è dato non dal variare dei toni musicali, ma dalla transizione da un movimento all’altro dei corpi. Figure geometriche stupende create dall’unione dei corpi di Apollo e delle sue tre Muse, come nella notissima rappresentazione del Dio che, come un’auriga, guida i suoi destrieri, le Muse, e in quella in cui le gambe in arabesque delle Muse situate dietro ad Apollo e la posizione avanzata di braccia e gambe del Dio formano un cerchio perfetto.
Tutto il balletto è un continuum di rigore stilistico e di posizioni plastiche purissime, che non può non avere altro finale che l’apoteosi del Dio, che sale la scala verso il Parnaso, cristallizzando così la sua ultima immagine di bellezza e perfezione sublime, con le braccia protese verso il cielo e seguito dalle sue Muse.
Mai un applauso durante la recita: il pubblico, timoroso di spezzare l’incanto e la magia, è rimasto come sospeso, talmente rapito da tanta padronanza del movimento e intensità di interpretazione fisica ed emotiva, che solo in chiusura l’ovazione è esplosa ed ha accompagnato gli artisti per lunghi minuti.
Brava Sabrina Brazzo, ma bravissima Mariafrancesca Garritano e ancor più Gilda Gelati, dotata di grande espressività ed eleganza.

image-28-11-15-03-40-2-2Roberto “è” Apollo e questo è veramente un ruolo a lui congeniale, finalmente tornato in Scala dopo oltre dieci anni di assenza. Grazie alla sua fisicità dirompente, al suo corpo atletico e alla sua fiera bellezza, riesce ad interpretare in modo mirabile questi ruoli che richiedono di accostare alla potenza fisica quasi sportiva la grazia e la perfezione del movimento della danza classica. Penso, oltre che ad Apollo, a Petite Mort, altro capolavoro contemporaneo di J. Kyliàn, in cui Roberto tocca picchi sublimi di perfezione.
Ma, noi che ormai lo seguiamo spesso lo sappiamo bene, Roberto è altrettanto strepitoso nell’interpretare personaggi dalla profonda interiorità, ai quali riesce a dar voce tramite la forza del corpo e l’espressività del viso, sul quale lascia scorrere tutta la gamma dei sentimenti.
Non è possibile fare una scelta, preferirlo in un ruolo piuttosto che in un altro: è sempre sublime.

image-28-11-15-03-39Ed è sublime anche quando aspetta i suoi fans all’uscita artisti dopo gli spettacoli.
Anche questa volta c’era, sebbene qualcuno fra coloro che lo attendevano dubitasse del fatto che lui fosse rimasto in teatro, avendo terminato la sua recita un’ora prima. Ma mi era stata assicurata la sua presenza ed ero certa che non sarebbe mancato all’appuntamento.
Prima di entrare nella saletta incontro Gilda Gelati con un gran fascio di rose rosse e, rassicurata anche dalla presenza di un’altra persona, mi fermo per salutarla e farle i complimenti, davvero sinceri. Lei è molto gentile e spontanea nella sua dolcezza, e sorridente mi fa volentieri un autografo.
Nella saletta della portineria ci sono poche persone, ma è solo un’illusione: molte ne arrivano e restano fuori – la serata è tiepida – e molte un po’ alla volta entrano. In ogni caso c’è meno confusione rispetto a dicembre e nessuno “sgomita” per farsi spazio. Dopo meno di dieci minuti arriva Roberto, anche lui con un fascio enorme di rose rosse, che non abbandona nemmeno per firmare gli autografi e fare le foto: in effetti bisogna riconoscere che erano molto coreografiche e donavano molto all’incarnato chiaro del suo viso e al suo sorriso sempre smagliante.

image-28-11-15-03-39-2La prima cosa da fare, come sempre, è l’autografo sulla locandina grande, col famoso pennarello argento, che poi Roberto abbandona sul bancone per prendere il pennarello nero che avevo in mano e firmare la locandina piccola. Decido di “regalargli” il mio pennarello: vedo che firma tutti gli autografi con quello e se lo porta pure via quando esce….

image-28-11-15-03-40Io come d’abitudine esco prima di lui e lo attendo fuori.
Non passano molti minuti e Roberto esce, subito circondato da persone che si complimentano con lui. Finisce che “mi metto in coda” anch’io e, avvicinatami, riesco appena a dire un paio di parole, giusto “Ciao Roberto, complimenti!”, che lui subito sorride di quel suo sorriso incantevole e mi saluta con un “Ciao! Come stai?” con l’espressione di qualcuno che rivede un’amica dopo molto tempo, sgranando gli occhi di un verde luminosissimo. Non mi lascia nemmeno il tempo di rispondere e, mentre io comincio lentamente a scivolare in uno stato catatonico, mi abbraccia con trasporto e mi bacia su entrambe le guance…. “Effetto Bolle” dilagante …. Chissà, forse si ricorda di me per le “emozioni” che gli ho regalato a Natale assieme alle nostre foto e la cui ultima puntata, con l’ultima foto, gli è stata recapitata oggi nel tardo pomeriggio. Il calore del suo abbraccio mi scioglie, ma riesco comunque a mormorare pressappoco: “E’ stato uno spettacolo bellissimo” e a chiedere se potevamo fare una foto insieme.
Come sempre acconsente volentieri e, mentre io chiedo ad una signora di farmi questa cortesia, Roberto viene travolto da altre persone che lo salutano e gli parlano, facendolo un po’ allontanare da me. Temo di aver “perso l’attimo” e ho l’impressione che lui se ne stia ormai andando, quando invece all’improvviso si guarda intorno dicendo ad alta voce: “E la mia foto? Dov’è andata la mia foto?”. Non posso fare a meno di scoppiare a ridere, facendogli un cenno con la mano e aspettando il suo braccio attorno alle spalle. La nostra fotografa osserva attentamente la foto sul display e commenta: “Bellissima”, al che io rispondo che, in realtà, è la bellezza di Roberto a rendere meraviglioso tutto quello che lo circonda. E non intendevo solo la bellezza fisica…
Nel frattempo il nostro splendido Apollo, sempre con il suo enorme fascio di rose tra le braccia, si allontana con alcuni amici con cui parla fitto fitto.
Lentamente scompare nell’oscurità, come uno splendido sole che cala sull’orizzonte per essere poi inghiottito dal buio, lasciando la terra nelle tenebre.
Mentre seguivo la sua scia luminosa, ripensavo ad alcune parole che mi avevano colpito tempo prima:
«Nel ricordo di te:
tremo al pensiero che mi sfugga la melodia del tuo canto
e rimanga il mio sentiero vuoto senza nessuno accanto»

image-28-11-15-03-39-1

Per chi ha ancora voglia di leggere, qualche accenno tecnico alla danza di Apollo (tratto da L’ABC del balletto, di Marinella Guatterini)

La prima variazione di Apollo mostra con grande evidenza come musica e coreografia siano connotate da un’autonomia “convergente”. Nel pezzo musicale traspare il calco dei modelli barocchi (Lully), ma l’Apollo che ci appare non è affatto una sussiegosa e ingessata divinità del Belvedere, bensì un giovane atleta che a poco a poco si dimostra in grado di sollevare tre ballerine alla volta. Sull’assolo violinistico che ricorda da vicino certi adagio delle sonate per violino di Bach, il dio suona il liuto, rotea le braccia in grandi cerchi davanti alle corde, quasi a estrarre la musica dallo strumento che poi ripone a terra. Nella sua danza si notano i piqués pliés eseguiti mentre la in mano ondeggia nell’aria. la grande apertura e chiusura del petto (Apollo si apre alla vita e respira con il mondo) e la curiosa camminata plié in IV posizione parallela, eseguita in direzione dello strumento a terra.
Ma qui il dio è ancora insicuro, i suoi movimenti sono frammentari; acquisterà maggiore fluidità con l’arrivo delle tre muse (pas d’action e coda) e solo allora la sua “atletica mimata” – movimenti natatori, del decathlon, virili e muscolose manifestazioni da culturista e l’immedesimazione nel ruolo dell’auriga che guida e sprona i suoi destrieri, cioè le muse – darà prova di essere il frutto di un geniale amalgama tra i fondamenti della danse d’école e l’idioma sportivo.
Grazie a questo Apollo, che pure nella sua seconda variazione (dopo il pas de deux) protende le braccia all’Olimpo e su accordi maestosi afferma la propria origine divina, si attua la trasformazione dei giochi olimpici in una danza contemporanea, nella quale si insinuano i più diversi stimoli dinamici.
Pare infatti che per la strana camminata sui talloni di Apollo, Balanchine si sia liberamente ispirato al tipico incedere di Charlot. Le muse entrano in scena da tre diversi angoli del palcoscenico eseguendo sulla punta dei solenni grands battements.
Ma la fisionomia del loro movimento, in tutto il pas d’action, è ludica e a tratti tenera; come nel momento che precede l’inizio delle loro variazioni, quando Apollo le allinea ed esse camminano goffamente sui talloni, sostenendosi il volto con una mano.
Calliope è la prima a esibirsi davanti al dio: posa a terra la sua tavoletta, dopo averla stretta al petto e inizia a danzare su una melodia scandita dal ritmo giambico.
La musa è emotiva, ma forte: quando piroetta davanti ad Apollo disegna un arco coraggioso con una gamba. Impetuosamente, scrive sul palmo della mano mentre la danza sta per finire, domandandosi se la sua interpretazione sia stata efficace, ma si rattrista perché Apollo non approva ciò che ha fatto.
Dopo di lei tocca a Polimnia, che ripone la maschera e danza rapidamente tenendo un dito sulla bocca per tutta la sua variazione. Ma proprio alla fine l’entusiasmo giovanile ha il sopravvento: non si ricorda di tacere, le sue labbra si muovono. Spaventata, porta le mani alla bocca per punire la sua negligenza: Apollo se ne è accorto e disapprova.
Tersicore avanza danzando di profilo con la sua lira; tiene lo strumento alto sulla testa, le braccia ricurve ne suggeriscono la forma, i suoi piedi “pizzicano” il terreno come se lo stesse suonando.
Si muove con destrezza, rigore e vera grazia sino al pas de deux con Apollo. Un momento plastico memorabile: il dio è a terra con un braccio proteso in avanti e il suo dito indice viene a contatto con l’indice di Tersicore che invece è in piedi. I due protagonisti sono però voltati in direzioni opposte: il pas de deux comincia delicatamente con il convergere delle loro teste e l’incontro degli sguardi.
Non meno spettacolare è la fine del pas de deux, altro vertice del “sublime melodico” nella musica di Stravinskij: qui i corpi dei due protagonisti sono a contatto, con le schiene piegate in cambré; ma l’arco dorsale di Tersicore è come accolto e racchiuso nel cambré di Apollo tanto da creare un’unica figura.
D’altra parte le muse sono consustanziali ad Apollo: sulla mirabile apothéose musicale, che chiude il balletto in un clima di statica melanconia, si staglia sul fondo, in silhouette, una figura unica ma formata da quattro corpi, che si protende verso il Parnaso. Le tre muse si uniscono alla schiena di Apollo, rimane leggibile il disegno delle gambe in arabesque a diversi livelli, mentre le braccia del dio sono protese in avanti. Ancora una volta musica e danza affermano la loro autonomia: nel finale la musica si screzia di ombre tragiche mentre la coreografia cristallizza in un nuovo ordine apollineo la precedente freschezza sportiva e ludica della danza.
classifica

(ove non segnalato, le foto sono personali)

Annunci

I vostri pensieri

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Un Dente di Leone

La quinta età: un soffio di vento sul dente di leone

PAROLE LORO

«L'attualità tra virgolette»

Picture live

Vivir con amor

vengodalmare

« Io sono un trasmettitore, irradio. Le mie opere sono le mie antenne » (Joseph Beuys)

mammacomepiove!

Donna. Mamma. Sognatrice. In proporzioni variabili.

La poesia di un arabesque

"La danza è il linguaggio nascosto dell'anima" Martha Graham

maplesexylove

_Fall in love with style_

Polvere o stelle

racconti, emozioni e pensieri danzanti

IO ME E ME STESSA

Per andare nel posto che non sai devi prendere la strada che non conosci

Il Canto delle Muse

Se ho provato momenti di entusiasmo, li devo all'arte; eppure, quanta vanità in essa! voler raffigurare l'uomo in un blocco di pietra o l'anima attraverso le parole, i sentimenti con dei suoni e la natura su una tela verniciata. Gustave Flaubert

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

galadriel2068

emozioni, racconti e polvere... o stelle

Pinocchio non c'è più

Per liberi pensatori e pensatori liberi

L'angolino di Ale

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Photo

usa gli occhi..

Paturnie e altre pazzate

Parole fatte a pezzi. Parole come pezzi. Di me. Io: patchwork in progress.

DANZA/DANZARE

considerazioni, training, racconti

Di acqua marina di Lucia Griffo

Just another WordPress.com site

17 e 17

UN PO' PIU' DI TWITTER, UN PO' MENO DI UN BLOG

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

jalesh

Just another WordPress.com site

Cetta De Luca

io scrivo

filintrecciati

Just another WordPress.com site

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

life to reset

drifting, exploring, surviving

hinomori

Fuoco e ghiaccio

Versi in rima sciolta...

Versi che dipingono la natura e non solo...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: