Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Belle Epoque, Parigi, I tre Italiani: il fascino femminile in mostra al GamManzoni di Milano

image-13-11-15-03-06Fuori dai classici circuiti delle mostre di grande richiamo questa che la Galleria GamManzoni dedica ai tre pittori italiani che hanno fatto fortuna nella Parigi della Belle Epoque.
Una mostra molto piacevole e interessante, illustrata in modo brillante ed esaustivo da Chiara, una delle competenti guide di Milanoguida, che Eleonora ed io abbiamo per la prima volta “provato” e il cui servizio utilizzeremo ancora.
GamManzoni, Centro Studi per l’Arte Moderna e Contemporanea (http://www.gammanzoni.com), è stato fondato nel 2012 con l’obiettivo di avvicinare il pubblico al mondo dell’arte moderna e contemporanea, dall’Ottocento ai giorni nostri, con un variegato programma di esposizioni, conferenze, convegni e pubblicazioni.

image-13-11-15-03-05Le mostre sino ad ora ospitate, compresa quest’ultima sulla Belle Epoque, sono state interamente realizzate presentando opere provenienti da celebri e spesso inaccessibili collezioni private, rendendo quindi fruibili al pubblico capolavori altrimenti “invisibili”.
La Belle Epoque, epoca di grande ottimismo che va dalla fine dell’Ottocento agli anni antecedenti l’inizio della Prima Guerra Mondiale, ha il suo centro propulsore in Parigi, capitale artistica mondiale fin dalla metà del XIX secolo, con il Realismo prima e l’Impressionismo poi.
E’ con queste correnti artistiche che si trovano a confrontarsi i nostri tre “italiani a Parigi”, che, dopo essere entrati in contatto con i Macchiaioli fiorentini, in momenti diversi si trasferiscono nella capitale francese, dove percepiscono un’aria innovativa e d’avanguardia.

ALa prima sala è dedicata a Giuseppe De Nittis il quale, dopo un primo contatto con il mondo dell’arte parigina e con il mercante d’arte Goupil, nel 1867 si trasferisce definitivamente a Parigi.
E’ quello un periodo di rinnovamento artistico e di ribellione ai Salons degli Istituti Accademici: nel 1855 Courbet aveva aperto un proprio padiglione, il Padillon du Realisme, scatenando una piccola rivoluzione; nel 1863 fu la volta del famoso Salon des Refusées. A poco a poco si sgretolò l’immagine dei Salons ufficiali e prese sempre più piede la figura del mercante d’arte, che da allora in poi decreterà la fortuna dei pittori. Per i nostri italiani ricordiamo Lebrieux, Goupil, Petit, Durant-Ruel.
A Parigi De Nittis incontra Léontine, sua musa e futura moglie. E’ lei la protagonista del quadro che apre la mostra, Léontine in barca, punto cardine della pittura en plein air: ritroviamo infatti un utilizzo sapiente della luce, la registrazione istantanea di un evento, la figura collocata nel paesaggio e il taglio particolare della barca e dell’albero, che non sono mostrati nella loro completezza.

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Léontine in barca

Riconosciamo qui, inoltre, una caratteristica della pittura della Belle Epoque: la grande attenzione al dettaglio-moda. Molti pittori del periodo, infatti, furono in origine disegnatori di bozzetti di moda e fu comunque molto forte il legame fra artisti e riviste di moda.
Sono proprio le “parisiennes”, signore eleganti parigine, le protagoniste indiscusse di molta produzione di fine Ottocento: parasoli, cappellini, abiti con volants e tournures (arricciamenti posteriori dell’abito), fantasie ricercate, sono rappresentati con accuratezza dai pittori, che si fanno veri e propri cantori della bellezza femminile.
Ecco allora Tra le spighe di grano (1873), un quadro di grande eleganza, dove colpisce lo studio del dettaglio e dell’alternanza luce/ombra; Accanto al laghetto dei giardini del Luxembourg (1875); Il kimono color arancio (1883-84), chiaro riferimento al “giapponismo”, la passione per l’Oriente e il Giappone in particolare che si diffonde a fine secolo: De Nittis stesso colleziona oggetti e opere d’arte giapponesi e mostra un grande interesse per le tecniche e lo stile artistico del paese del Sol Levante. Qui, in particolare, si nota nella stesura del colore a pennellate ampie, nella pittura a olio più liquida, quasi acquerellata, nell’uso di colori più accesi.

Il kimono color arancio

Un altro elemento caratteristico della pittura della Belle Epoque è la rappresentazione di vedute urbane, che fanno da sfondo alla vita della borghesia. Ecco Hyde Park. Flirtation (1874), che ritrae una coppia mentre assiste, distratta, alle corse dei cavalli, passatempo molto amato del periodo, e Passeggiata con cagnolino.

Hyde Park. Flirtation

La seconda sala ospita le affascinanti “divine” di Giovanni Boldini, attivo stabilmente a Parigi dal 1871, dove si afferma grazie alla Maison Goupil.
Notissima la produzione di Boldini, con le sue donne eleganti, raffinate, sensuali, ormai proiettate verso le nuove sensibilità del Novecento. I ritratti femminili, infatti, sono caratterizzati da quella tensione verso il movimento, quella fuggevolezza del gesto, quello sfaldamento del colore che richiama ormai il Futurismo.
Pensiamo a La Spagnola (1880), un ritratto in costume ma caratterizzato dalla figura in movimento, alla Contessa di Rasty in piedi (1878), ove il busto è ben definito ma dalla vita in giù tutto si sfalda, diventa moto, favorito anche dal taglio ascensionale del pavimento. E poi la Donna in abito rosso (1916) e Mademoiselle Laure (1910): più passano gli anni, più l’acquerello si sfalda, sia nel soggetto che nell’ambientazione, lasciando prevalere l’eleganza del gesto e l’estrema femminilità.

La Spagnola

Mademoiselle Laure

Tutta un’altra femminilità quella che troviamo rappresentata nelle opere del veneziano Federico Zandomeneghi il quale, dopo aver frequentato l’Accademia di Venezia e di Brera, conosce i Macchiaioli a Firenze e poi, all’improvviso, nel 1874, parte per Parigi. Qui, grazie all’amicizia con Degas, dal 1879 al 1886 partecipa alle mostre impressioniste.
Raggiunge la notorietà affidandosi al mercante Durant-Ruel, a partire dal 1894.
Come dicevo, le donne di Zandomeneghi sono del tutto diverse da quelle viste in precedenza: sono signore di ceto meno elevato, di un’eleganza più sobria e con minore attenzione ai dettagli moda (sebbene Zandomeneghi avesse lavorato come figurinista), spesso ritratte a casa, senza sfondo, impegnate in attività quotidiane. Ecco quindi Donna che raccoglie i fiori, La conversazione, Femme appuyée sur une fauteuil .

La conversazione

In Visita in camerino (1888-1890) viene rappresentata dall’interno la vita mondana degli spettacoli, illuminata dalla luce artificiale.

Solo in La Psyché troviamo una donna più sensuale e un tono cromatico acceso.
In chiusura di esposizione, alcuni pittori meno noti ma ugualmente rappresentativi del gruppo de “les italiens” a Parigi.
Molto particolare i Saltimbanques joueurs de violin di Antonio Mancini, personaggio irrequieto legato al mercante Goupil ma ancor di più alle sue origini napoletane, il quale, con una pittura più densa e una maggior indagine psicologica, rappresenta questa sorta di miseri scugnizzi internazionali anticipando la fine tragica di questo periodo di ottimismo.

Saltimbanchi che suonano il violino

Molto bello il quadro divenuto l’icona dell’amore della Belle Epoque: Seules, di Edoardo Tofano, anch’egli di Napoli. Goupil aggiunse “enfin” al titolo originario, e decretò il successo imperituro dell’opera, riprodotta dapprima in stampe, poi in foto e fotoincisioni.

Edoardo Tofano, Soli…finalmente

Quindi un quadro del livornese Antonio Corcos, Fidèle messagère (1890) e Dans la loge du thêàtre, del salernitano Ulisse Caputo, che è il quadro più moderno della mostra: vi è ritratta la mondanità parigina al caffè concerto, presa di spalle, con lo sguardo verso la buca dell’orchestra e il palcoscenico e le luci del teatro che riverberano sui volti. I colori accesi rimandano al primo Matisse e ai Fauves e la stesura piatta anticipa i Nabis.

Ulisse Caputo, Nella loggia del teatro

Considerazioni finali: mostra molto bella che ci siamo godute in tutta calma a porte chiuse, opere rappresentative di un’epoca di lievità e leggiadria che stava ormai declinando verso l’orrore della guerra mondiale, ottime spiegazioni della nostra guida. Un paio d’ore piacevoli e di grande “nutrimento” per gli occhi e per l’anima.

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