Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Storia della danza in pillole – La breve, travolgente stagione dei Ballets Suédois

 

ballets-suedois

Le proposte di Djagilev fecero scuola: nel 1920 a Parigi nascono i Ballets Suédois, che promuovono una visione spettacolare giocata all’insegna di una riunificazione delle arti, danza, pittura, poesia, musica.
Nati su iniziativa di un nobile svedese, Rolf de Maré, mecenate e collezionista d’arte, i Ballets Suédois, nonostante il loro nome, sono un’impresa del tutto francese che trova a Parigi il suo centro propulsore. I danzatori provengono dal Teatro dell’Opera di Stoccolma, il coreografo e primo ballerino, Jean Börlin, è svedese, ma tutti gli altri collaboratori appartengono al contesto francese e la sede stabile della compagnia è il Théâtre des Champs Elysées a Parigi.

Ritratto di Rolf de Maré e Jean Börlin

La nuova formazione resterà attiva dal 1920 al 1924, raccogliendo attorno a sé alcuni fra i nomi più prestigiosi della cultura francese: Claudel, Cocteau, Cendrars per la letteratura; Satie, Debussy, Honegger, Milhaud per la musica; Picabia, Léger, Bonnard, De Chirico per la pittura.
Börlin, il coreografo, si era formato presso l’Opera di Stoccolma secondo la tecnica classica, trovando poi il suo maestro di elezione in Fokin che, dopo la rottura con Djagilev, era stato accolto nella capitale svedese come direttore dell’Opera. Börlin aveva avuto l’occasione di vedere a Stoccolma Isadora Duncan nel 1906 e Delcroze nel 1911, ma un peso determinante sulla sua formazione è esercitato dal viaggio che egli compie nel 1919 attraverso l’Europa: questo gli consente di approfondire la conoscenza del metodo di Dalcroze a Ginevra e di incontrare Mary Wigman e Laban a Zurigo. Egli studia anche danza spagnola a Madrid con José Otero e perfeziona il suo approccio con il mondo dell’arte visitando i musei europei e aprendosi ai nuovi linguaggi delle correnti moderne.
Questo bagaglio di esperienze si riflette nelle coreografie realizzate per i Ballets Suédois, dove egli non esita a confrontarsi con i linguaggi più diversi, audaci e anticonformisti.
Anche le arti figurative forniscono nuovi stimoli alla sua invenzione: ispirato ai quadri del grande pittore manierista spagnolo, ammirato a Toledo e a Madrid, è il balletto El Greco (1920).

Una scena da El Greco

In altri casi i riferimenti si indirizzano verso le moderne esperienze dell’arte come l’Espressionismo, che alimenta la creazione di La maison des fous (1920) o il Cubismo, con il suo interesse per il primitivo. A questo proposito merita di essere citato l’assolo di Börlin in Sculpture nègre (1920) in cui, rivestito di una maschera africana e di una calzamaglia che gli conferiscono l’aspetto di un idolo ligneo, si esibisce in una danza dove, sostituito il gioco delle gambe con la mobilità del tronco, tende a sottolineare il senso del peso e della gravità, richiamandosi alle tecniche della danza libera tedesca.

Jean Börlin in Sculpture nègre (ph. Isabey)

Il tema del primitivo ritorna anche in La création du monde (1923), uno dei balletti di maggiore successo messi in scena da de Maré.
L’avventura dei Ballets Suédois, che avevano acquistato risonanza in tutta Europa attraverso numerose tournée, si conclude alla fine del 1924. A siglare in maniera emblematica la conclusione di questa esperienza è Relâche, uno spettacolo che divenuto una pietra miliare negli annali dell’avanguardia. Concepito da Picabia, un artista proveniente dalle fila del Dadaismo, autore anche di scene e costumi, Relâche vive all’insegna di un humour surreale che sconvolge ogni canone e ogni prevedibile attesa, presentando personaggi e situazioni privi di legame logico. L’elemento sorpresa e il continuo dislocamento dell’attenzione del pubblico costituivano gli elementi principali dello spettacolo, che aboliva la distinzione tra platea e palcoscenico con apparizioni impreviste dei protagonisti che sedevano fra gli spettatori o attraversavano la sala per poi risalire sulla scena. Gli episodi di danza si alternavano a stati di assoluta immobilità, scanditi da brevi brani musicali composti da Satie. Tutto lo spettacolo era giocato sul contrasto fra bianco e nero, a partire dal fondale buio ma interamente rivestito dai fari luminosi dei riflettori, la cui luce abbagliava il pubblico con un effetto di disturbo. L’intervallo venne occupato dalla proiezione di un film, Entr’acte, entrato trionfalmente nella storia del cinema, realizzato per l’occasione da René Clair con la collaborazione di Picabia e colonna sonora di Satie.

Una scena da Relâche

Spettacolo paradossale, giocato sulla miscela di linguaggi diversi – danza, musica, cinema, arti visive – Relâche sembra anticipare gli Happenings relizzati da Merce Cunningham con Rauschenberg e Cage negli anni Cinquanta.
Messo in scena il 4 dicembre 1924, Relâche è uno degli ultimi spettacoli realizzati da Rolf de Maré che di lì a poco sarà costretto a sciogliere la compagnia per gravi problemi finanziari. Börlin morirà a New York qualche anno dopo, nel 1930.

Riadattato da Storia della danza occidentale, di Silvana Sinisi

web

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2 commenti su “Storia della danza in pillole – La breve, travolgente stagione dei Ballets Suédois

  1. wolfghost
    ottobre 14, 2015

    Accidenti, geniale! 😮 Erano davvero “avanti”, peccato che non siano durati a lungo…
    Ancora una volta, qualcosa che, senza questo blog, non avrei mai conosciuto! 😉
    Un caro saluto!

    http://www.wolfghost.com

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    • ilpadiglionedoro
      ottobre 14, 2015

      Erano tempi in cui molto era ancora da scoprire e da sperimentare. Menti geniali, curiosità, competenza e un po’ di follia hanno fatto il resto.
      Grazie Wolf 🙂

      Mi piace

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