Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“Giotto, l’Italia”: gioielli dell’arte in mostra al Palazzo Reale di Milano

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Che senso ha Giotto a Milano? Con tutto il Giotto che c’è ad Assisi, a Padova, a Firenze?
Ha senso innanzitutto per la location dell’esposizione, quel Palazzo Reale che ingloba le strutture del palazzo di Azzone Visconti – allora signore di Milano – ove, negli ultimi anni della sua vita, Giotto realizzò due cicli di dipinti murali, oggi perduti.
Ha senso per la levatura artistica e culturale del pittore toscano, ancor più nell’anno dell’Expo, di cui questa mostra chiude il semestre espositivo.
Giotto fu il primo pittore viaggiante e può essere considerato l’anello di congiunzione fra arte antica e arte moderna, colui che superò la staticità bizantina introducendo il senso dello spazio, del volume e del colore, e caratterizzando psicologicamente i personaggi dei suoi dipinti. Egli aprì la strada all’Umanesimo e al Rinascimento e alla genialità “globale” di Leonardo.
Quattordici le opere, esposte, secondo un percorso cronologico che segna alcune delle tappe percorse da Giotto in circa quarant’anni di attività, su altari di ferro, in penombra; un allestimento volto ad esaltare la splendida policromia delle tavole del Maestro.
Le prime sale sono dedicate alle opere giovanili: una Madonna con il Bambino (1285-90), dove ritroviamo la stessa intensità di un’icona ma con quella dolcezza nello sguardo e nei gesti tipicamente giottesca, e la Madonna col Bambino in trono e due angeli (1288), dipinta da un Giotto poco più che ventenne, caratterizzata dall’utilizzo di una prospettiva assiale (frontale) anziché in tralice, come era d’uso, che consente un maggior movimento nella raffigurazione della Vergine.

Madonna con il Bambino

Madonna col Bambino in trono e due angeli

Esposto anche l’intero nucleo della Badia di Firenze (1295-1300), con un umanissimo Bambin Gesù che si aggrappa teneramente alla scollatura della veste della madre, e gli esigui frammenti della volta affrescata della cappella dov’era inserito il Polittico (1305-1320).

Il polittico della Badia di Firenze

La volta affrescata della Badia di Firenze

Un’iconografia piuttosto rara è quella rappresentata nella tavola di Dio Padre in trono (1303-05), proveniente dalla Cappella degli Scrovegni di Padova, in cui il Padreterno è raffigurato con fattezze giovanili mentre ordina all’Arcangelo Gabriele di annunciare a Maria che diventerà madre di Gesù.
Splendida l’Annunciazione del Polittico di Santa Reparata, dalla cripta di Santa Maria in Fiore a Firenze (1310) e un vero capolavoro il Polittico Stefaneschi, ordinato per l’altare maggiore della vecchia basilica di San Pietro a Roma dal cardinale Jacopo Caetani Stefaneschi (circa 1320) ed uscito per la prima volta dal Vaticano dopo 700 anni. E’ dipinto su entrambi i lati e rappresenta l’apoteosi di Pietro (nella facciata rivolta verso i fedeli), raffigurato con una cappa rossa simbolo del potere pontificio e teocratico, e il martirio dei santi Pietro e Paolo (sul retro).

Polittico Stefaneschi (recto)

Polittico Stefaneschi (verso)

Una curiosità: alla sinistra di Pietro è ritratto, come d’abitudine, il committente, il quale tiene in mano, in formato ridotto, la stessa opera che stiamo osservando. Apprendo da un articolo apparso su una rivista che si tratta del cosiddetto “effetto Droste”, ovvero di pittura ricorsiva. Un’immagine ove si trova l’effetto Droste presenta una piccola riproduzione di se stessa all’interno, senza limite di iterazioni.
Nella tavola Giotto ha dipinto anche un animale fantastico e un po’ demoniaco, dai controversi significati, che guarda dalla parte opposta della scena…l’avete trovato?
Un’opera che, a mio parere, un po’ si discosta dalla produzione pittorica tipica di Giotto.
Molto bello e armonioso il Polittico Baroncelli, unico dipinto del Maestro a Santa Croce, raffigurante Gesù, circondato da santi e musici, mentre pone una corona sulla testa della Madonna, che con umiltà abbassa il capo. Mi sono a lungo soffermata ad ammirare la squillante gamma di colori delle vesti delle figure ritratte e la sapiente sincronia delle sfumature, oltre che la stupefacente adesione al vero nella descrizione degli strumenti musicali, ciascuno caratterizzato con millimetrica aderenza al vero.

Polittico Baroncelli

Inserito in una caratteristica cornice quadrilobata Dio Padre e angeli, dalla Cappella Baroncelli di Santa Croce, in cui Dio tiene in una mano un ramoscello, simbolo dell’albero della vita, e nell’altra il libro dell’Alfa e dell’Omega, a indicare che egli è il principio e la fine di tutto. Dio Padre è così lucente nel mostrarsi agli angeli che essi devono affumicarsi gli occhi per guardarlo.

Dio Padre e angeli

Chiude questa speciale galleria il Polittico di Bologna (Bocca di Galliera-Bologna, 1332-34), con tutta la dolcezza del Bambin Gesù che accarezza il viso della Madonna e le sapienti rispondenze cromatiche tipiche di Giotto. Probabilmente Giotto, pittore ormai ben noto, ha lavorato in questa chiesa periferica su diretta richiesta papale, quando si sperava che la sede del papato fosse trasferita da Avignone a Bologna.

Polittico di Bologna

Imboccando l’uscita della mostra e leggendo le parole che grandi dell’arte e della letteratura hanno detto riguardo a Giotto, penso a quanto continui a piacermi e a piacere questo artista, nonostante i soggetti possano sembrare ripetitivi: sono incantevoli ancora oggi, a distanza di otto secoli, il cromatismo delicato delle vesti, la dolcezza e l’adesione al vero dei personaggi ritratti, la costruzione prospettica e il gioco di architetture appena accennate, ma già così efficaci. Non stupisce quindi che proprio Giotto, dopo Leonardo, sia stato scelto per completare e chiudere dal punto di vista artistico l’importante stagione dell’Expo a Milano.
Per chi ne avrà l’occasione, il mio consiglio è di visitare questa mostra, che resterà aperta fino al 10 gennaio: è un piccolo gioiello; piccolo, ma preziosissimo.

**************

Dopo aver attraversato in pieno sole il giardino dell’Arena, entrai nella cappella di Giotto, dove l’intera volta e il fondo degli affreschi sono così azzurri che la giornata radiosa sembra aver varcato anch’essa la soglia assieme al visitatore per mettere all’ombra e al fresco, per l’istante, il suo cielo puro” (M. Proust)

Quando vedo gli affreschi di Giotto non mi preoccupo di sapere quale scena di Cristo
ho sotto gli occhi
” (H. Matisse)

(immagini dal web)

sito

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2 commenti su ““Giotto, l’Italia”: gioielli dell’arte in mostra al Palazzo Reale di Milano

  1. babajaga
    settembre 28, 2015

    Hai onorato uno dei maestri della pittura che il mondo ci invidia; l’opportunità di veder raccolti suoi lavori non compete ma sovrasta ampiamente ogni altro avvenimento mondano.Trovo molto bello e appropriato il pensiero di Proust che hai citato.Grazie per questo post.
    Buona giornata
    Daniela

    • ilpadiglionedoro
      settembre 28, 2015

      Grazie a te, Daniela, per le tue parole, con cui concordo in pieno: al di là delle folle, degli eventi sotto i riflettori, e anche delle tante polemiche, il patrimonio artistico e culturale permanente che abbiamo in Italia è enorme.

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