Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Estate di grande lirica al Teatro Alla Scala: “Il barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini

Per la prima volta (e finalmente, direi!) il Padiglione ospita un articolo dedicato alla musica lirica, alla nostra grandissima tradizione operistica che non ha eguali nel mondo.
La bella opportunità mi è stata offerta da Eleonora, che lo scorso 8 agosto ha assistito a Il barbiere di Siviglia al Teatro Alla Scala.
Un ringraziamento quindi a Eleonora, che aspettiamo di nuovo tra queste pagine molto presto in occasione de La Bohème.

************

È la prima volta che mi trovo a scrivere di lirica in questo blog e l’occasione è quella de Il barbiere di Siviglia in scena al Teatro alla Scala.
Gioachino Rossini non ha certo bisogno di presentazioni.

Gioachino Rossini fotografato nel 1865 da Étienne Carjat

Uno dei più grandi operisti della storia della musica, autore tra le altre de L’italiana in Algeri, La gazza ladra, La Cenerentola, Il Guglielmo Tell, ha impresso al melodramma un nuovo stile che ha rappresentato un punto di riferimento negli anni a venire. Uno stile noto per la brillantezza e il ritmo spesso frenetico della sua musica e anche sicuramente per il famoso “crescendo rossiniano”, non inventato da Rossini ma da lui usato moltissimo (tanto da prenderne il nome) e in modo efficace per l’ottima combinazione con il teatro comico.
Altri punti di forza sono sicuramente i contrappunti, nei concertati, nonché le sinfonie operistiche.
Il barbiere di Siviglia è sempre stata una delle mie opere preferite, forse perché è come uno scrigno: pieno di famosissime arie, cavatine, duetti fino ai quintetti che si susseguono in un ritmo frenetico in cui non si ha un attimo di possibile distrazione.
Il barbiere, musicato da Rossini in pochissime settimane (un mese o poco più) su libretto di Cesare Sterbini, il cui intreccio proviene da una pièce di Beaumarchais del 1775 Le barbiere de Sèville ou La prècaution inutile, è la storia del Conte di Almaviva innamorato di Rosina e da lei ricambiato.
La ragazza è sotto la protezione di Bartolo, anch’esso di lei invaghito, che vorrebbe sposarla. Il conte però, con l’aiuto di Figaro, il barbiere di Siviglia appunto, cercherà di introdursi sotto mentite spoglie in casa di Bartolo per incontrare Rosina e sposarla per primo.

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Il cast scaligero de Il barbiere di Siviglia. Al centro il Direttore Massimo Zanetti

La storia mette in evidenza l’intraprendenza della borghesia emergente e aveva destato scalpore alla fine del ‘700 quando Baumarchais l’aveva pubblicata, tanto che Paisiello, il primo ad aver messo in scena l’opera insieme al librettista Petrosellini, l’aveva ricondotta entro alvei più consoni all’epoca, eliminando moltissimo la vena comica.
Nella messa in scena rossiniana, invece, ormai giunti nell’800 e quindi in piena società post rivoluzione in cui la borghesia ha il suo ruolo ben definito, tutti gli elementi d’innovazione vengono mantenuti, addirittura enfatizzati, e i personaggi sono molto concreti come ad esempio il personaggio di Figaro che nell’opera di Rossini diventa quasi il protagonista della storia, rappresentando l’intraprendenza che sovverte l’inferiorità sociale e perfettamente inquadrato nello spirito borghese di lotta contro il privilegio di nascita. A lui Rossini regala la famosissima cavatina “Largo al factotum” che, come scrive Fedele D’Amico, tra i maggiori critici musicali del novecento, è un “….pezzo senza precedenti nella storia dell’opera, sia per la violenza ritmica e timbrica, in cui l’orchestra vi sostiene una parte di gran rilievo, sia per la complessità della forma, che si vale di ben sette temi le cui entrate e uscite non seguono alcuno schema tradizionale ma solo i capricci del testo”.
Sorprende quindi il fiasco totale della prima messa in scena avvenuta nel 1815 in Roma al Teatro Argentina con il titolo di Almaviva o sia l’inutile precauzione.
IMG_5542C’è da dire che la struttura melodrammatica dell’opera era anch’essa innovativa, basti pensare che la cavatina della primadonna è collocata dopo ben quattro tra cavatine e arie dei protagonisti maschili, solo per dirne una.
Comunque sia, tutto questo durò poco, perché già l’anno stesso fu replicata con successo, col titolo attuale, in molte città d’Italia, per poi essere messa in scena negli anni successivi da Barcellona a Londra, da Parigi a Vienna, Bruxelles, Madrid, Berlino e così via in giro per il mondo fino ad arrivare nel 1826 a New York.
Purtroppo il grande successo finì per far identificare il Barbiere con Rossini stesso, mandando in oblio tutte le altre sue opere, almeno fino alla prima metà del ‘900, financo a modificare l’opera per adeguarla al gusto del pubblico e alle esigenze dei cantanti di turno. Ecco che la parte di Rosina, inizialmente scritta per mezzosoprano, per la difficoltà di trovarne di adeguate fu trasformata prima in un soprano e poi in soprano leggero, alzando la sua cavatina di un tono e mezzo, oppure Don Basilio che da sordido maestro di musica si trasformò quasi in una figura malvagia.
Eppure nonostante tutto questo l’opera era talmente solida nelle sue basi da resistere fino al ‘900 quando, a seguito della riscoperta delle altre opere di Rossini, anche Il barbiere di Siviglia poté godere di questa nuova fase, andando in scena, dopo tanto tempo, finalmente nella versione originale.
La messa in scena a cui ho assistito è una produzione scaligera ormai alla sua ennesima replica con una bellissima scenografia, un Progetto Accademia che vede nel cast cantanti di esperienza e solisti dell’accademia di perfezionamento per cantanti lirici.
JPEG_20150815_141104_1654295625L’apertura dei due atti è ovviamente con la più famosa sinfonia d’opera del mondo che inizia, come puntualmente descrive Emilio Sala sul programma dell’opera “con un enfatico accordo di tonica (mi maggiore), ostentato in fortissimo da tutta l’orchestra (una scansione giambica che funge da mero starter)”. Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala diretta in modo egregio da Massimo Zanetti.

BA10506-92_1Tra gli interpreti di esperienza spiccano Massimo Cavalletti che impersona Figaro, giovane cantante ma di buona esperienza ormai più che decennale nei teatri di mezzo mondo, e sicuramente Ruggero Raimondi (Don Basilio) che non ha certo bisogno di presentazioni e le cui caratteristiche non sono solo nelle doti canore ma anche in una grande capacità interpretativa. Applauditissimo!!!

Massimo Cavalletti nei panni di Figaro

Massimo Cavalletti nei panni di Figaro

Ruggero Raimondi è Don Basilio

Ruggero Raimondi è Don Basilio

Tra i giovani interpreti invece sono degni di nota Aya Wakizono che interpreta Rosina, soprano solista dell’Accademia, non un mezzo soprano come da partitura (a tal proposito mi viene in mente la grande Cecilia Bartoli e se vi capita ascoltatela.

Si capisce anche perché Rossini avesse scelto il mezzo soprano come timbro vocale, proprio per dare a Rosina un colore di donna più matura e non di ragazzina), ma indubbiamente molto brava e Giovanni Romeo (Bartolo) anch’esso solista dell’Accademia, che ha saputo sottolineare l’aspetto più comico del suo personaggio sia nella gestualità che nella vocalità.

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Aya Wakizono interpreta Rosina

Difficile resistere, per somma gioia della mia vicina di posto che mi guarda malissimo, e non canticchiare a labbra strette di tanto in tanto una delle innumerevoli arie e cavatine come Piano pianissimo, Ecco ridente in cielo, Largo al factotum, Io son Lindoro, Una voce poco fa, La calunnia è un venticello, Dunque io son…. tu e altre ancora per una serata davvero piacevole.

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(fotografie di Eleonora Bartalesi)

siti web

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3 commenti su “Estate di grande lirica al Teatro Alla Scala: “Il barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini

  1. wolfghost
    agosto 17, 2015

    Davvero interessante sia la recensione dello spettacolo a cui hai assistito, sia la storia della sua nascita e conferma nel tempo. Devo dire che si nota sorprendentemente che certi meccanismi di oggi esistevano già allora, ad esempio il fenomeno per cui oggi un attore o un regista restano legati alla loro opera più riuscita a volte a scapito di altre performance di (almeno) altrettanto valore 😉
    Ti ho letto entusiasta… credo che sia stata la prima della musica lirica qua sopra… ma non sarà l’unica 😉
    http://www.wolfghost.com

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    • ilpadiglionedoro
      agosto 17, 2015

      Grazie delle tue parole, Wolf 🙂 che giro alla spettatrice nonché autrice del racconto, la mia amica Eleonora. Hai ragione, è stata la prima volta della lirica qui e ce ne sarà sicuramente una seconda. Poi…chissà…

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      • wolfghost
        agosto 24, 2015

        aaah… avevo capito che era stata lei a portarti all’evento e non che l’articolo fosse suo! Allora, certo, complimenti a lei, ma anche a te come “tenutaria” del blog 😉

        Mi piace

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