Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

L’eterna lotta fra bene e male: Maria Eichwald e Roberto Bolle ne “Lo Schiaccianoci” di Nacho Duato

Maria Eichwald e Roberto Bolle (ph. Monica Galaverna)

Avete presente la festa di Natale in casa Stahlbaum, le danze dei partecipanti, la magica e inquietante apparizione di Drosselmeyer?
Avete presente l’incantato Regno della neve, la slitta che conduce Clara e il giovane Schiaccianoci attraverso un mondo fatato, il Valzer dei fiocchi di neve?
Avete presente le bambole-angeli, il Paese dei dolci, gli zuccherosi Fata Confetto e il suo Principe, le ballerine-fate, i gentiluomini, l’incanto e la delicatezza delle danze popolari (la passionale danza spagnola, la sensuale danza araba, la comicamente agile danza cinese, la possente danza russa, quella galante dei flauti), il volteggiante e romantico Valzer dei fiori?
Avete presente il grand pas de deux della Fata Confetto e del Principe, uno dei passi a due più incantevoli e commoventi della storia della danza classica, un adagio appassionato e musicalmente splendido, con le successive variazioni e la coda, vere esibizioni di eccelso virtuosismo?
Se andrete a vedere lo Schiaccianoci di Nacho Duato, dimenticatevene. Fate tabula rasa della “vecchia” produzione e cercate di non averne nostalgia. In fondo, anche questa recentissima interpretazione di Duato, risalente al 2013, ha qualche elemento di pregio.
Molto differenti fra loro le reazioni degli “addetti ai lavori” (in gran parte negative) e quelle del pubblico (in generale positive o abbastanza tali).
Io posso solo cercare di trascrivere le mie impressioni di amante della danza ma per nulla esperta di coreografie, sebbene segua il balletto da anni; perché mi lascio guidare dall’emozione, che spesso ottenebra (che parolona!) la mente. In ogni caso, ecco cosa ne penso.

Drosselmeyer (Giuseppe Conte) apre Lo Schiaccianoci (ph. Marco Brescia e Rudy Amisano-Teatro Alla Scala)

Il Prologo vede Drosselmeyer che attraversa lentamente il palcoscenico seguito da alcune marionette (quelle famose di Carlo Colla & Figli), tra cui Schiaccianoci, che introducono la coreografia, mentre una voce narrante (quella dello stesso Mago) si sovrappone alla musica e narra brevemente gli eventi che si succederanno sulla scena.
L’Atto Primo si apre con un piacevole clima natalizio: un grande abete domina il fondo del palcoscenico con colorati pacchi dono ai suoi piedi, mentre la scena si popola di adulti e ragazzini danzanti, fra cui Clara e il dispettoso fratello.
Le danze della sera di festa sono piacevoli a vedersi, anche se non particolarmente impegnative dal punto di vista coreografico, e deliziosi i costumi. Il balletto è infatti ambientato nel tardo modernismo o Art Nouveau, la moda imperante ai tempi della Rivoluzione bolscevica del 1918, e il designer Jérôme Kaplan lo indica elegantemente ed inequivocabilmente nelle sue scenografie e nei costumi d’epoca.
Come ha detto Duato “l’eleganza dei lunghi costumi in seta delle danzatrici, ampiezza delle gonne e smoking maschili ha consentito maggior libertà di movimenti e inventiva nei passi, che non sono quelli tradizionali, ma di mia invenzione, pur rispettando musica e libretto.”

La festa in casa Stahlbaum (ph. Marco Brescia e Rudy Amisano-Teatro Alla Scala)

Molto brava Maria Eichwald nella parte di Clara bambina, un ruolo di non facile resa per una donna adulta. Lei però, con la sua tecnica splendida e la costituzione minuta, è riuscita alla grande ad incarnare lo stupore, l’innocenza e la grazia di una bimba con gli occhi sgranati di fronte ai prodigi di questa notte speciale.
Al termine della festa, come da tradizione, inizia il sogno di Clara, che è anche un po’ il fulcro del balletto: il combattimento fra i topi e Schiaccianoci, trasformato da marionetta in nobile Principe, campione del bene. I topi sono grigi e scuri, vengono dal profondo del sogno(o dalle viscere della terra) e vorrebbero impadronirsi del mondo onirico in cui Clara viene trasportata e in cui vede, illusoriamente, solo principesse e fate: il Regno dei Dolci. Qui Chaikovskij ha scritto alcune delle sue musiche per balletto più belle. I topi irrompono nelle scene idilliache e lo Schiaccianoci, che ha preso vita con l’aspetto di principe-guerriero, li sconfigge. Quando Clara si sveglia, al termine del sogno, le tenebre si sono dissolte e i cattivi sono stati relegati in fondo all’incubo.
Nella guerra, i topi corrono per il palcoscenico, sono vestiti da aviatori con unghie e denti in evidenza. Gli avversari sono veri soldati. Duato li definisce “topi danzanti, agili, battaglieri” e non “statici, imbottiti e imitativi” che più che danzare, strisciano, come nella versione originale.

Personalmente non ho molto apprezzato questa parte del balletto (che comunque non è la mia preferita nemmeno nella versione classica), né per la coreografia (lunghi salti di qua e di là dal palcoscenico) né per i costumi (a metà fra l’iconografia simil-punk e un horror show).
Il primo Atto si chiude con il passo a due di Clara, finalmente libera dagli incubi dei roditori, e del suo bel Principe Schiaccianoci; una danza che fa da preludio alla serenità del secondo Atto.

Clara e il Principe Schiaccianoci nel pax de deux dell’Atto I (ph. Marco Brescia e Rudy Amisano-Teatro Alla Scala)

Nel programma di sala la descrizione del secondo Atto occupa appena quattro righe. Questa la motivazione: “In realtà a Nacho Duato interessa maggiormente la danza, in quanto possibile astrazione neoclassica, dei dettagli narrativi, che ha già concentrato nel primo Atto. Il Re Topo muore alla fine del primo Atto e i topi-soldati lo portano via in processione: è un modo per dire che qui termina veramente la lotta contro il male. La scelta di iniziare il secondo Atto con la festosa e gaia Danza spagnola è fatta apposta per dissipare ogni dubbio: non solo ci troviamo nel mondo della fantasia e dei sogni, ma siamo in pieno mondo del bene.”
Ecco infatti che non ci sono fiocchi di neve, slitte fiabesche che trasportano i protagonisti nel mondo incantato, bambole-fate, ma una scenografia realistica, senza fronzoli, minimalista.
Tutti gli oggetti, veri o virtuali (cioè in proiezione) sono essenziali: un grande ventaglio rosso per la Danza spagnola; due grandi timoni per la Danza russa interpretata da quattro marinai; uno scheletro d’ombrello per la Danza cinese; un enorme plumcake per il Valzer dei fiori nel Regno dei dolci e un cuore per il pas de deux del secondo Atto. I fiocchi di neve sono sostituiti dalle stelle.

Questo perché Duato non ama “quei décors e costumi che fanno scomparire la danza o prevaricano la coreografia. Tutto deve essere estremamente calibrato.”
Due aspetti distinti, la scenografia e la coreografia. La prima bella nell’insieme, moderna e tecnologica, ma capace di donare suggestioni oniriche; anche i costumi non mi sono dispiaciuti, sebbene siano stati criticati dagli addetti ai lavori. La coreografia, purtroppo, ha lasciato invece parecchio a desiderare e quelle che erano simpatiche e virtuosistiche danze di carattere sono state trasformate in siparietti di poche pretese. Davvero un peccato.

Danza francese (Virna Toppi e Riccardo Massimi) (ph. Marco Brescia e Rudy Amisano-Teatro Alla Scala)

Danza araba (ph. Marco Brescia e Rudy Amisano-Teatro Alla Scala)

Danza russa (Angelo Greco, Mattia Semperboni, Matteo Gavazzi, Timofej Andrijashenko) (ph. Marco Brescia e Rudy Amisano-Teatro Alla Scala)

Ma poi arriva lui…il Principe…e arriva la musica, profonda e commovente, che ha sempre toccato le corde più profonde del mio cuore, con una scenografia romanticissima ricamata come un pizzo, e tutto prende significato.

Maria Eichwald e Roberto Bolle, Pas de deux dell’Atto II (ph. Marco Brescia e Rudy Amisano-Teatro Alla Scala)

Ho capito che non aspettavo altro che quei pochi minuti in cui, nonostante la coreografia semplificata rispetto alla versione classica, due interpreti d’eccezione come Maria Eichwald e Roberto Bolle sono riusciti a creare quell’atmosfera di magia, di sospensione del tempo e del respiro, che può solo la grande danza. E il pubblico si è sciolto in un lungo, caloroso e meritato applauso, dopo oltre un’ora di battimani quasi “di favore”.

 

Non mi vergogno a dire che io, invece, mi sono sciolta in lacrime: ho sempre desiderato vedere dal vivo Roberto danzare su queste note ed è stata una grande emozione, anche superiore a quanto avrei potuto immaginare.
Il resto è scivolato via, così come all’improvviso lo splendido Principe Schiaccianoci ha iniziato ad irrigidire i suoi movimenti e a trasformarsi in brevissimi secondi nel burattino inanime tra le braccia di Clara.
Al termine del balletto il solito pensiero: “No…è già finito!”, perché il tempo passa sempre troppo veloce quando la grande danza sale sul palcoscenico.

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Oltre ai marinai russi già citati, qui troviamo: Emanuela Montanari e Massimo Garon (Danza spagnola), Marta Gerani e Marco Messina (Colombina e Pierrot), Stefania Ballone, Marta Gerani, Eugenio Lepera e Walter Madau (Danza cinese)

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Maria Eichwald e Roberto Bolle al curtain call

Riunitosi il nostro gruppo di amiche all’uscita artisti, il consueto incontro con i beniamini della Scala è occasione per salutare con affetto, dopo molto tempo, Massimo Garon, ballerino solista, e, dopo ancora un po’ di attesa, Maria Eichwald (che molto gentilmente mi concede fotografia e autografo) e Roberto Bolle, come al solito assediato dai fans. Il saluto questa volta è arrivato in extremis, poiché mi sono tenuta in disparte dalla folla e lui ormai stava rientrando nella portineria per andarsene; ma poi ha ceduto ai richiami di qualche fan e si è fermato ancora qualche minuto, consentendomi quindi di avvicinarmi e ringraziarlo.
Ormai questo è diventato un atteso rito a cui Roberto ci ha abituato e che è inscindibile dall’evento che ha luogo all’interno del teatro.
P.S.: in realtà io, dopo quasi nove anni, non mi sono ancora abituata, poiché il rispetto e anche la soggezione che nutro per un Artista di così grande levatura e un Uomo che stimo profondamente, riescono a bloccare buona parte delle parole e dei complimenti che vorrei esternare…ma penso che ormai lui l’abbia capito e basti un sorriso per comunicare la gioia di incontrarlo, dentro e fuori dai teatri.
Ancora e sempre grazie, splendido Principe, per il tuo dono; in bocca al lupo per i prossimi spettacoli (i Gala a Bologna e Giselle a Tokyo) e per me arrivederci ad aprile, di nuovo con l’intramontabile Giselle.

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3 commenti su “L’eterna lotta fra bene e male: Maria Eichwald e Roberto Bolle ne “Lo Schiaccianoci” di Nacho Duato

  1. rosenuovomondo
    gennaio 16, 2015

    meraviglioso

    Mi piace

  2. romana casiraghi
    gennaio 17, 2015

    Molti complimenti per il tuo racconto ben dettagliato. La parte finale stupenda.
    Un caro saluto

    Mi piace

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