Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Andate e ritorni…memories: Roberto Bolle e Zenaida Yanowsky in Manon-Londra, 1 Novembre 2014

 

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il ritorno…
2 novembre. L’aereo è in partenza. Finiti gli avvisi, inglese e italiano, qui è Luton, Londra, volo EasyJet. Destinazione Venezia.
Dò una scorsa a Whatsapp per salutare le mie divine amiche, bacio le mie compagne di avventura che sono ancora a Londra, chiudo. Modalità aereo. Mi sento tutta la stanchezza e il torpore sulle spalle, due giorni intensissimi.
Metto gli auricolari, purtroppo non ho la musica di Massenet (Manon), allora vada per Prokof’ev, Romeo e Giulietta e Sinfonia n.1 in Do Maggiore. Stiamo rullando sulla pista e il motore si scalda. Parte la musica nelle mie orecchie, inizia l’accelerazione per il decollo. Un tuffo al cuore, appoggio la schiena al sedile, chiudo gli occhi e volo… Volo davvero. E poi in teatro e all’uscita artisti, ieri sera. Manon e Des Grieux, la stella, le amiche…
Saliamo e la musica mi fa tremare le mani e battere il cuore. Mi sento un po’ un aviatore pazzo: che sensazione di libertà… avete mai provato?
Il primo pezzo era questo, e così ho attraversato le nuvole, fino a vedere il sole.

Viaggiare da soli può essere fantasticamente sognante, a volte.

l’andata…
31 ottobre. E, un’altra volta, si parte.
Scrivere di Manon. Facile a dirsi, ma come si fa? Quanto ci sarebbe da dire. È un balletto complesso e ricchissimo. E solo per grandi star e corpi di ballo superlativi: mai visto arrivare in provincia. Sarà la seconda volta che lo vedo dal vivo, e di nuovo con Roberto Bolle. Speriamo, dovrei dire, perché un recente infortunio alla mano l’ha costretto a rinunciare alla prima rappresentazione, prevista il 29 ottobre, in cui era annunciato.
Arrivata il giorno prima dello spettacolo, insieme a due amiche di danza, abbiamo due mezze giornate abbondanti per conquistare Londra… e non ci risparmiamo davvero! Londra è generosa, ci accoglie con un caldo e un sole inusuali per la stagione; tutti approfittano per starsene in giro per la città, si mangia all’aperto in camicia… che meraviglia.
E poi, sorprese meteorologiche positive: ci alziamo sabato mattina con cielo grigio e pioggia e dopo due ore…eccoci al sole sulla terrazza della Tate Modern: Anna, Stefania e io. DD, Divina Delegazione.

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Shopping e arte, ma anche solo deliziarsi della città, gioia di esserci, ecco. Ho sempre amato Londra, sarà perché ci ho trascorso un mese quando avevo 21 anni, il mio soggiorno più lungo fuori dall’Italia. Visi e strade, passati e presenti, si mescolano nella mia testa, piena di pensieri ballerini e sognanti.
Ma all’avanzare delle lancette del Big Ben (ora citato per una volta a proposito) il cuore inizia a vacillare, l’attesa mette quell’agitazione trepidante… via ragazze, in hotel a prepararsi! Mancano parecchie ore allo spettacolo, ma in queste occasioni viviamo l’incredibile dilatarsi e accorciarsi del tempo.
Infine, meno di un’ora prima dell’inizio, leggiamo su Twitter che Roberto è al riscaldamento: ballerà! Che gioia!

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La Royal Opera House

La mia prima volta alla Royal Opera House: un po’ tremante e con il cuore in gola arrivo in questo splendido teatro, attraversando Covent Garden sui miei tacchi alti, imponendomi di andare piano per non incorrere in altre disavventure (ho già perso il tacco di un paio di stivali, poco prima…) e raggiungo le amiche “divine”, compresa un’amica inglese, Sue alias Blue, che finalmente conosco di persona, dopo tante chat serali trascorse a chiacchierare di danza.
Penso alla fortuna di essere qui, ora, seduta sulla poltrona di un teatro meraviglioso, in attesa che le luci si spengano e il teatro scompaia, per diventare danza e vita.
Ci siamo. Ci sono.
Le scene iniziali di Manon sono vivaci, un Carlos Acosta smagliante nel ruolo di Lescaut cattura la mia attenzione, e di seguito tutti gli altri: che dire, soliste e solisti sono eccezionali, il corpo di ballo è splendido, una vera gioia, ogni piccolo passo è un gioiello.
Ma mi attende molto di più. Zenaida Yanowsky è una meraviglia. Mi aspettavo molta bravura, ma sono strabiliata: la sua interpretazione é superlativa, unita a una presenza scenica che affascina e conquista. Alta, elegante, fisico esile ma potente, sorride nelle prime scene con naturalezza e temperamento: il pubblico è incantato.
Perlustro con gli occhi il palcoscenico, ogni tanto, per spiare l’entrata di Roberto Bolle, e improvvisamente eccolo in scena. La sua presenza sorprende tutti e un applauso sottolinea quanto era atteso…e inizia la serata signori!
Da qui in poi è un crescendo di emozione, incanto, bellezza e passioni.
Al vedere il primo assolo di Des Grieux, penso, ancora una volta, che davvero sir Kenneth MacMillan ha voluto mettere fortemente alla prova gli interpreti, con un’apertura del genere: la dichiarazione d’amore è un assolo maschile dolce e intenso, che fa piombare il teatro in un silenzio emozionato, ma la difficoltà tecnica è palpapile, la concentrazione e l’equilibrio richiesti al danzatore sono elevatissimi. Credo che tutti gli spettatori trattengano il fiato, e anch’io… per poi esplodere in un applauso scrosciante. Roberto è in forma smagliante, e si nota subito.
Tra Roberto e Zenaida c’è un’intesa completa e vibrante. Lei affronta tutti i passi e i sollevamenti con fiducia e scioltezza, Roberto la fa volteggiare con naturalezza (apparente), la sorregge sorridente e attento. Si guardano, si attendono, si accordano, spingono ogni difficoltà tecnica e fisica al limite: artisti, danzatori, interpreti, amici, complici. Durante il primo passo a due della camera, catturata da tanta emozione, mi scende una lacrima, tanto sono l’armonia e l’intensità che sento.
Stiamo assistendo ad una serata fuori dall’ordinario e tutto il pubblico ne è consapevole. Applausi a non finire sottolineano tutti i momenti del balletto: ogni assolo, variazione, passo a due, incanta e appassiona.
Tutti sappiamo che ogni minuto vissuto qui è una magia irripetibile.

Zenaida Yanowsky

So che, per due danzatori alti come sono Roberto e Zenaida, questa coreografia presenta difficoltà notevoli, per le sequenze complesse e veloci, l’intreccio continuo dei corpi. Loro non si risparmiano, dando spesso l’impressione di lanciarsi al massimo della loro capacità tecnica e fisica, e l’impressione è quasi che uno spinga l’altro a dare ancora di più: il risultato è affascinante e commovente; anche fisicamente l’incontro di questi due artisti è unico.
Dall’amore spensierato del primo incontro, assistiamo al tormentato riavvicinamento di Manon e Des Grieux, alla festa in cui lei si presenta accompagnata dal ricco amante. Zenaida è un’affascinante Manon che si riscopre donna appassionata e Roberto, prima tenero innamorato, diventa l’uomo che per amore muta se stesso pur di seguire la donna della sua vita. L’intreccio della storia richiede agli interpreti via via “corde” nuove e sempre più appassionate e mature: immagino come questo sia possibile solo a due artisti che siano anche persone pronte a scavare dentro di sé, per esprimere emozioni intense, lancinanti e a tratti quasi violente.
Dopo il secondo intervallo, attendo trepidante l’epilogo della storia. La deportazione di Manon, la violenza del carceriere nei suoi confronti, Des Grieux che diventa, suo malgrado, assassino e la fuga disperata degli amanti. La morte di Manon febbricitante tra le braccia di Des Grieux è un passo a due travolgente, sottolineato dalla forza maschile e dall’abbandono femminile, in un crescendo di prese e passi difficili che sono essi stessi parole: non saprei dire se sono ammaliata più dalla capacità tecnica o da quella interpretativa, perché a tratti quasi tremo per le difficoltà che Roberto e Zenaida affrontano, ma un attimo dopo mi perdo nella dolcezza di questo amore senza fine e nel tormento di chi vede spegnersi la vita di qualcuno che ama. Roberto dà voce in ogni passo alla volontà rabbiosa di tentare di salvare l’amata, tanto che si resta affascinati e commossi e al grido di dolore finale di Des Grieux che sorregge Manon senza vita, si resta disperati, senza conforto, ad occhi chiusi.
Attimi senza parole, prima dello scroscio degli applausi, prima di ritrovare se stessi di nuovo seduti, qui e ora, in un teatro.

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Carlos Acosta, Zenaida Yanowsky e Roberto Bolle

Al riaprirsi del sipario, il pubblico non si risparmia: standing ovation e stamping ovation, si battono mani e piedi, si richiamano gli artisti più volte in proscenio, non si vorrebbe che andassero via. Attesa, applausi e ovazioni proseguono anche all’uscita artisti, a coronamento di una magica serata, che è tale anche per gli interpreti, che vediamo uscire e sorridere raggianti, felici di fermarsi qualche minuto con noi, a raccogliere complimenti ed emozioni.

Mi rendo conto che, come immaginavo, Roberto a Londra è tuttora molto amato, ed era atteso con trepidazione e affetto: ne sono felice, per un artista che ha saputo donarci così tanta magia, per un uomo che non risparmia se stesso, sul palcoscenico e fuori.
Per me, questa era l’andata. Mi dico che, per Roberto Bolle, era più un ritorno… benritornato a Londra, Roberto: non potevi scegliere modo migliore.

> Monica R <

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siti web

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Un commento su “Andate e ritorni…memories: Roberto Bolle e Zenaida Yanowsky in Manon-Londra, 1 Novembre 2014

  1. galadriel2068
    dicembre 17, 2014

    L’ha ribloggato su galadriel2068e ha commentato:
    Emozionante Londra, emozionante danza, emozionante ritornare…

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