Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“London on My Mind”: Manon a Londra con Roberto Bolle e Zenaida Yanowsky

Torna tra queste pagine Marina, una “firma” ormai conosciuta e mia carissima “sister”.
All’inizio di Novembre è volata a Londra con la famiglia per un weekend per assistere alla rappresentazione di Manon.
Non dico altro, lascio la parola a lei, che ha descritto in modo appassionato e commosso sia il suo stato d’animo che lo svolgimento del balletto, immersa nei ricordi ed emozionata per la splendida serata.
Grazie, cara Mary, ancora una volta, per questo bellissimo ricordo.

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“London on my mind”
Manon
Royal Opera House, 1 novembre 2014
Roberto Bolle – Zenaida Yanowsky- Carlos Acosta
e
The Royal Ballet
Musica Jules Massenet

“Voglio pensare al cuore che hai mentre danzi…” con queste parole piene di poesia e di intensità, dedicate da Salvatore Quasimodo alla moglie Maria Cumani, danzatrice, nelle sue Lettere d’Amore, inizio il mio racconto della magnifica serata di danza e di stupore trascorsa al Covent Garden di Londra, ove ho avuto l’onore di assistere ad uno dei balletti classici e narrativi più belli tra quelli creati a fine Novecento.
E’ mio costume partire sempre da una citazione letteraria per aprire le mie recensioni o i miei commenti ad uno spettacolo di danza, ma, stavolta, prima di entrare nel vivo della descrizione, mi preme anche precisare le ragioni della mia scelta.
Si perché sarebbe stato magari più semplice iniziare proprio con una citazione dal romanzo da cui la storia del balletto è tratta, il famoso Histoire du Chevalier des Grieux et de Manon Lescaut dell’Abbé Prévost del 1731 che tanto fece scalpore all’epoca della sua pubblicazione e che, in seguito, fu spesso citato in altre importanti opere letterarie, come in La dame aux Camelias di Alexander Dumas, ne Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, e, come ho recentemente appreso, nel racconto della scrittrice russa Ljudmila Ulickaja Oh, Manon!
Ho preferito, invece, esordire con le parole iniziali di questo brano di uno dei nostri più importanti poeti italiani, premio Nobel per la letteratura nel 1959, perché, come dirò meglio in seguito, questi versi, dedicati alla danza, evocano perfettamente quello che grandi interpreti del balletto classico possono suscitare nei privilegiati spettatori di serate eccezionali, come quella trascorsa alla Royal Opera House, e anche, perché no, per un giusto e patriottico omaggio all’illustrissimo protagonista maschile italiano di quell’unica e preziosa data, Roberto Bolle, il quale aveva purtroppo dovuto rinunciare ad esibirsi nella rappresentazione di qualche giorno prima prevista in cartellone per una piccolo infortunio ad una mano, poi fortunatamente risoltosi.

Zenaida Yanowsky e Roberto Bolle, Le prove di Manon

Serata eccezionale di danza, inoltre, essendosi svolta nella splendida cornice del Covent Garden, luogo di estremo fascino, di imponente tradizione e raffinata bellezza, oltre che di inaspettate e sorprendenti modernità, che è uno dei maggiori teatri d’opera e di balletto del mondo, situato nel cuore della da me tanto amata Londra, quella mitica London che sin da bambina porto (e sempre porterò) nel mio cuore e nei mei pensieri (parafrasando il titolo e le parole della bellissima canzone di Ray Charles Georgia on my mind, potrei quindi dire London on my mind).
Prima di passare al racconto del balletto, però, farò ancora un’altra piccola premessa legata alla mia vita e ai miei ricordi personali, come spesso accade (quando non riesco proprio a farne a meno) nei miei racconti. E questo è sicuramente uno di quei casi, per l’importanza che quei ricordi e quei luoghi hanno sempre avuto per me.
Eh si, perché la prima volta che ebbi la fortuna di visitare Londra avevo solo otto anni e, avendo già iniziato a studiare danza classica, avevo sentito parlare di famosi ballerini che si esibivano al Covent Garden e della fantastica scuola di danza che esisteva proprio lì: la Royal Ballet School.

La Royal Opera House

E lì, pertanto, erano iniziati anche molti dei miei sogni! Poi, crescendo e avanzando negli studi della danza, avevo potuto conoscere meglio i grandissimi interpreti del balletto inglese e ne ero rimasta da subito affascinata moltissimo, basti soltanto pensare alla mitica ed ineguagliabile Dame Margot Fonteyn che visse nel Royal Ballet, alla soglia dei 40 anni, una seconda brillante e sfolgorante carriera artistica in coppia col giovanissimo Rudolph Nureyev, arrivato con entusiasmo a Londra, dopo aver chiesto asilo politico a Parigi, per far parte di quella prestigiosa compagnia. Così, da quel momento, conobbi i grandi balletti di Sir Frederick Ashton, creati per le celebri ballerine inglesi e per una della compagnie di balletto più famose al mondo: da Sylvia a The Dream da Marguerite et Armand a Cinderella, da La fille mal-gardée a A month in the country.
E sempre in quegli anni adolescenziali mi innamorai di uno dei più bravi e affascinanti ballerini inglesi, uno dei più bei danzatori che avessi sino ad allora mai visto: Anthony Dowell, quel mito che negli anni Settanta del secolo scorso, proprio mentre il nostro Roberto Bolle nasceva, veniva considerato Il Principe per eccellenza della danza classica, in quanto danzatore di un’eleganza, finezza e precisione tecnica e bellezza espressiva veramente uniche, e che in seguito sarebbe diventato anche il Direttore della Compagnia. Cominciai anche a vedere in videocassetta tutti i suoi balletti con tutte le sue splendide partners femminili come Jennifer Penney, Mele Park, Antoinette Sibley, per non parlare del mio indiscusso idolo di ballerina di allora: la famosissima e bellissima danzatrice russa Natalia Makarova! C’era persino una libreria in centro a Roma, vicino Via Nazionale, dove trovavo riviste inglesi di danza, libri bellissimi che ancora conservo come anche le videocassette dei balletti, e così mi documentavo e cercavo di conoscere meglio tutto questo fantastico mondo della danza inglese e mondiale che tanto mi affascinava e coinvolgeva.

Dame Antoinette Sibley e Anthony Dowell, Manon

Nonostante questo mio grande interesse proprio per la compagnia del Royal Ballet e per i suoi famosi interpreti, non ero però mai riuscita, nei miei successivi viaggi a Londra nel corso degli anni, ad assistere ad un balletto al Covent Garden: più volte ci ero passata davanti, avevo guardato estasiata quello splendido palazzo dalla bianca e solenne facciata, pensando dentro di me che lì dentro erano nati e vissuti artisticamente, o vi erano stati invitati come ospiti, tutti i miei idoli, tutte le ballerini e i ballerini che hanno fatto nel tempo la storia della danza, che ammiravo come grandi modelli e che, in fondo, io ho sempre sentito un po’ come parte di me, proprio come accade ora con Roberto Bolle che seguo sempre, quando posso, con grande affetto, in alcune delle sue esibizioni.
Arrivata alla mia non proprio più giovanissima età, sono riuscita però a coronare questo sogno finalmente: entrare nella Royal Opera House ed assistere – per la prima volta dal vivo – ad un balletto all’interno di questo tempio della danza! Ma non solo! Potevo finalmente vedere un balletto, Manon, creato proprio per il Royal Ballet e proprio lì andato in scena per la prima volta nel 1974, grazie al genio di uno dei più importanti coreografi inglesi del Novecento, Kenneth MacMillan. Ma c’è molto di più! Potevo assistere ad una Manon speciale, con degli interpreti veramente eccezionali, dei miti della danza dei nostri tempi: il nostro impareggiabile e talentuoso Roberto Bolle, la bravissima e straordinaria Zenaida Yanowsky e il famoso e carismatico Carlos Acosta!

Una triplice gioia, quindi, accresciuta dal ricordo che proprio lì su quel palcoscenico Anthony Dowell aveva interpretato il ruolo di Des Grieux, assieme alla sua Manon Antoinette Sibley, per la prima volta: infatti, il balletto era stato creato proprio per loro dal coreografo scozzese, Kenneth MacMillan, e venne rappresentato per la prima volta nel 1974, riscuotendo, a parte qualche critica da parte dei più conservatori, subito un grande successo del pubblico, entrando successivamente nel repertorio della compagnia del Royal Ballet e divenendo da allora un moderno capolavoro classico della danza (“psichological and heartbreaking drama”, come fu definita, con cognizione di causa, la coreografia di MacMillan), rappresentato con successo in tutto il mondo.
MacMillan difatti creò il balletto dopo aver fatto leggere ad entrambi gli interpreti di allora (Dowell-Sibley) il romanzo dell’Abbé Prévost, quel libro (che quasi per una di quelle coincidenze significative della vita il coreografo aveva rinvenuto nel camerino della danzatrice) in cui l’amour fou o crazy love (come l’espressione francese originale usata dall’autore, non avente un preciso equivalente nella lingua inglese, venne tradotta) era sviscerato in modo talmente profondo e appassionato da parte dei protagonisti, da far sì che ancora oggi sia considerata, a 283 anni di distanza dalla sua pubblicazione, un’opera letteraria accattivante e di notevole modernità. MacMillan ebbe, inoltre, la grande intuizione di optare, nella scelta della partitura del balletto, per la musica struggente e, allo stesso tempo, melodiosa e travolgente, di Jules Massenet e, sulle note delle magnifiche melodie prescelte, le coreografie furono plasmate perfettamente con la storia dei personaggi principali, divenendo, specialmente negli adagi e nei pas de deux – da quello del primo atto, in cui Manon e Des Grieux si conoscono e si innamorano, ai seguenti delle due bedroom scenes negli atti successivi sino a quello travolgente finale dell’ultimo atto – dei singoli e unici capolavori per la bellezza e precisione tecnica dei passi, la fluidità dei movimenti e delle prese e per l’interpretazione profondamente emotiva dei protagonisti.
Ecco perché, già al risuonare delle prime note dell’orchestra, quella sera, la musica di Massenet provocava in me sin da subito una forte commozione che mi avrebbe accompagnato, in un crescendo di emozioni, per tutto lo spettacolo.

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“Ready for tonight!”

Iniziava finalmente il balletto e, con la prima scena del primo atto, ambientata in un cortile di una locanda vicino Parigi, venivano pian piano a svelarsi tutti i personaggi della storia: “Lescaut”, un giovane avventuriero, interpretato dall’aitante Carlos Acosta, in attesa della sorella Manon che si sta recando in un convento, “Madame” (Elisabeth Mcgorian) con tutto il suo seguito di attrici e cortigiane, tra cui vi è anche “l’amante di Lescaut” (Laura Morera), il ricco “Monsieur Guillot de Morfontaine”(William Tuckett), insieme al corpo di ballo, iniziano a dar vita alla trama, sullo sfondo di una realistica scenografia e dei bei costumi volti a sottolineare il contrasto tra ricchezza e povertà dei vari interpreti.
Ecco poi comparire il giovane studente “Des Gieux”, che il nostro Roberto Bolle – la cui entrata in scena è immediatamente sottolineata da uno spontaneo applauso del pubblico – incarna subito perfettamente nei suoi tratti caratteriali di sensibilità, eleganza, finezza di origini e di animo: passeggia, estraniato da quel che lo circonda, leggendo attentamente un libro che assorbe ogni suo pensiero. Poco dopo arriva sul palcoscenico anche la fresca e bellissima “Manon”, la quale, scendendo dalla carrozza, attira subito l’attenzione dei signori presenti: la magnifica Zenaida Yanowsky, sin dal primo momento della sua apparizione, offre al pubblico questa fresca immagine di briosa ed entusiastica gioventù, mentre corre, spensierata ed ignara di quel che il destino le riserverà, a riabbracciare il fratello che, accortosi, invece, dell’interesse che la bella sorella suscita negli uomini, preferirà purtroppo convincerla ad accettare la loro corte e a prediligere, in cambio di offerte di denaro e di gioielli, la protezione del ricco Monsieur G.M.
Bellissimo il momento in cui Des Grieux, abbandonata per un attimo la concentrazione nella lettura del suo libro, si avvede dell’arrivo di Manon e ne è subito rapito dalla bellezza: da quell’istante la cercherà sempre con lo sguardo, cercando di avvicinarsi a lei e sperando di essere visto, seguendola in ogni suo movimento, scrutando ogni sua espressione. Altrettanto bella coreograficamente l’occasione dell’incontro – o meglio del piccolo scontro tra i due – creato per permettere proprio la loro improvvisa conoscenza: i due danzatori procedono all’indietro l’uno verso l’altro dandosi le spalle sino ad urtarsi e con tale piccolo impatto, che farà cadere a terra la borsa che Manon stringeva tra le mani e che prontamente Des Grieux le raccoglierà porgendogliela gentilmente, la benevola finzione di un incontro casuale e non cercato costituirà la scintilla di uno sconvolgente sentimento che nascerà tra i due.
Da questo inaspettato contatto tra i due scaturirà, infatti, non solo la loro conoscenza ma anche il loro immediato e travolgente innamoramento: la coreografia, prima con un intensissimo assolo di Des Grieux, che danza per Manon mentre lei, seduta, lo guarda incantata, poi con un adagio in cui i protagonisti danzano insieme appassionatamente, descrive perfettamente la forza e la profondità dell’amore divampato tra Manon e Des Grieux.
Sono bellissimi in questo primo passo a due insieme la Yanowsky e Bolle: spumeggianti, sorridenti, innamorati, danzano con grande trasporto ed emozione questa prima rappresentazione del loro amour fou.
Questo pas de deux è talmente bello nei movimenti e nei passi, e travolgente a livello espressivo, che quando è terminato – con l’elegante scivolamento dei due ballerini a terra, l’uno abbracciato all’altro, con la testa di Des Grieux gettata all’indietro sulla spalla di Manon che contemporaneamente lo abbraccia cingendolo da dietro e chinando il capo in avanti su di lui – il fragoroso applauso del pubblico è arrivato subito spontaneo e caloroso.
La prima scena finisce dunque così, con i due innamorati che fuggono via insieme, mentre Lescaut è alla ricerca della sorella, avendo accettato l’offerta di Monsieur G.M. che le farà da protettore.
La seconda scena sia apre, invece, nella casa parigina di Des Grieux: un bellissimo letto bianco a baldacchino, sul quale è sdraiata Manon, campeggia nella parte sinistra del palcoscenico mentre, alla destra, seduto ad uno scrittoio, vi è Des Grieux intento a scrivere una lettera al padre. Manon si sveglia e avvicinandosi al suo amato inizia a distrarlo e stuzzicarlo sino a far scoppiare di nuovo in lui la passione. Inizia il primo celebre pas de deux della camera da letto che è un altro gioiello della coreografia di MacMillan: viene splendidamente interpretato dalla Yanowsky e da Bolle che, persa un po’ dell’ingenua innocenza del primo incontro, esprimono tutta la loro passione con le bellissime prese e le eleganti linee delle gambe e della braccia di cui si compone questo brano, che termina anch’esso con i due danzatori che si lanciano a terra abbracciati. Nuovi applausi scroscianti a scena aperta dimostrano come il pubblico stia partecipando con grande trasporto alla rappresentazione, rimanendo coinvolto totalmente da essa, e, allo stesso tempo, sia folgorato dalla bravura dei protagonisti.
Mentre Des Grieux esce di casa per spedire la sua lettera, l’entrata in scena di Lescaut e Monsieur G.M., – che portano a Manon preziosi gioielli e sontuosi abiti, riuscendo a farle dimenticare Des Grieux e a farle accettare la protezione del ricco signore – determina il mutamento psicologico della protagonista. Qui inizia il contrasto nella figura dell’eroina Manon che MacMillan vuole ancor più sottolineare nella psicologia: il coreografo vuole rappresentare una giovane che, sì, è follemente innamorata di Des Grieux, ma è anche al contempo terrorizzata dalla povertà e da quel che una vita di stenti può significare in un’epoca come la sua. Non può che essere lusingata quindi dalle agiatezze che la ricchezza e la bella vita le possono offrire.
La Yanowsky è molto brava proprio nel segnare questo passaggio a livello psicologico nella personalità di Manon e ad esprimere questo cambiamento: le scelte che lei farà non la renderanno mai un personaggio negativo, ma evidenzieranno semplicemente un animo fragile, vulnerabile, esposto alle adulazioni e alle lusinghe, proprio in virtù della sua bellezza e giovane età.
Con il ritorno in scena incredulo per quanto sta accadendo di Des Grieux e con Lescaut che tenta di convincerlo che anche lui potrà trarre profitto dall’accordo da lui fatto con Monsieur G.M., termina il primo atto.
Potrei senz’altro dire che già esso da solo sarebbe bastato, per la bellezza delle scene e per come erano state interpretate, a fare di quella serata un indimenticabile ricordo, ma ancora tante profonde emozioni dovevano arrivare al mio cuore.
Innanzitutto la bella sorpresa, nell’intervallo, della sala denominata “Paul Hamlyn Hall”, un moderno ampio spazio della Royal Opera House, in cui sono situati un bar e un ristorante, bellissimo per le sue vetrate a volta dalle quali si può godere di una magnifica vista della Piazza di Covent Garden. Qui si possono prenotare delle cene con dei tavoli riservati o semplicemente sorseggiare dei drinks o gustare aperitivi ad un magnifico bar ovale; alcuni dei tavoli sono finanche sospesi in alto in una specie di lungo ascensore rettangolare di vetro trasparente. Questa magnifica Hall è stata definita il “fattore wow” del teatro e, in effetti, non si può certo non concordare con tale appellativo, dato che l’effetto per chi vi entra per la prima volta è veramente mozzafiato, sia per l’eleganza e lo splendore della sala che per la moderna soluzione architettonica adottata.

Il “fattore wow”: la Paul Hamlyn Hall

Qui io e la mia famiglia che mi accompagnava allo spettacolo ci siamo soffermati in entrambi gli intervalli, sorseggiando un calice di vino bianco accompagnato da gustosi piccoli sandwiches al salmone, colloquiando amabilmente in inglese con simpaticissime persone: dalla cara Blue, conosciuta su Twitter, grande fan inglese di Roberto Bolle, e dalla sua simpatica figlia, ad una deliziosa e cordialissima Signora giapponese che ci ha fatto gentilmente accomodare assieme a lei al tavolo e che mi ha candidamente confessato: “I love Roberto Bolle”. Il tutto dopo aver anche comprato un ice-cream alla vaniglia per mio figlio al prezzo di tre sterline ad un delizioso carrettino dei gelati presente in un angolino della sala e dopo aver anche scambiato piacevolmente quattro chiacchiere con l’elegantissima sorella di Roberto, Emanuela Bolle, che ho avuto il piacere di rincontrare lì e di salutare assieme ad una sua entusiasta ospite italiana.

Dopo questa stupefacente prima pausa, ecco riprendere lo spettacolo per un secondo atto pieno di nuove molteplici sensazioni. Nella prima scena si assiste ad una festa a Parigi durante la quale Madame si diverte ad accoppiare le varie cortigiane ai vari gentiluomini presenti.
Lescaut è ubriaco e balla con la sua amante: questo insolito e divertente pas de deux è davvero un grande pezzo di bravura per Carlos Acosta e per la sua partner, Laura Morera, che lo interpretano con molta verve e sicurezza; pur dovendo barcollare nei passi e nelle prese per dare l’idea dei movimenti traballanti e tentennanti di un ubriaco e della dama che lo accompagna, sono perfetti e fantastici nell’espressività e il pubblico ride più volte di gusto, applaudendo entrambi con entusiasmo.
Mentre Des Grieux assiste affranto a tutto ciò, arriva alla festa Manon, lussuosamente vestita con un lungo abito nero impreziosito da molti gioielli, al braccio di Monsieur Guillot de Morfontaine.
Des Grieux osserva Manon afflitto ed incredulo, mentre lei è ammirata e desiderata da tutti gli uomini presenti: qui il sensuale assolo della Yanowsky è fatto di movimenti sinuosi e sensuali e molto bella è la coreografia nella parte in cui Manon passa dalle mani di un corteggiatore ad un altro, con continui volteggi e prese. Sembrerebbe quasi ormai cancellata l’immagine della Manon del primo adagio, eppure non è così! Quando gli ospiti si spostano in un’altra stanza per la cena, Des Grieux può finalmente avvicinarsi a lei e ricordarle il suo amore. Manon sembra non voler cedere ma poi prometterà a Des Grieux di fuggire con lui se egli vincerà alle carte un bel po’ di denaro da Guillot de Morfontaine, consegnandogli le carte che gli consentiranno di vincere barando. Des Grieux, dunque, siede al tavolo da gioco, ma ha un successo tale da destare i sospetti di Monsieur G.M., per cui, scoppiata una rissa, mentre Manon e Des Grieux fuggono, Guillot de Morfontaine accusa Lescaut di aver organizzato il tutto e di essere complice dei due.
Nella seconda scena, di nuovo ambientata nella casa di Des Grieux, Manon si prepara con lui a lasciare Parigi; ecco allora iniziare il secondo pas de deux detto della bedroom scene, in cui il conflitto interiore di Manon è sempre più evidente, così come la gelosia e l’insofferenza di De Grieux.
Il forte sentimento che esiste tra i due fa sì che litighino per i gioielli di Manon, ma che subito dopo si dichiarino ancora una volta il loro reciproco amore. Anche questo pas de deux è appassionato, intenso e trascinante: molto bella l’espressività di Zenaida Yanowky che danza volgendo sempre lo sguardo al magnifico bracciale che indossa al polso e altrettanto lo è la passionalità di Roberto Bolle che esige, invece, per sé tutti i pensieri di Manon e che, alla fine, strapperà dal polso della sua amata quel bracciale della discordia per poi riabbracciarla, accarezzarla e stringerla a sé, scusandosi per il suo gesto impulsivo e violento.
Sopraggiunge in scena Monsieur G.M. con le guardie e con Lescaut ammanettato; Manon è arrestata come prostituta e, nella confusione di una lotta finale, Lescaut viene ucciso.
Di nuovo un piacevole intervallo, che ci permette di riprenderci un po’ da tutto il fermento e la commozione della storia, e si apre il sipario sul terzo e finale atto.
Si inizia con la prima scena ambientata in un porto della Louisiana: la folla sulla banchina guarda l’arrivo di una nave che trasporta dei criminali nella colonia francese della Louisiana; assieme ad essi vi è un gruppo di prostitute deportate dalla Francia e, tra queste, c’è anche Manon. Des Grieux è riuscito a seguirla ed accompagnarla dichiarandosi suo marito.
Qui la scelta di MacMillan dei costumi stracciati e delle acconciature delle prostitute che hanno i capelli corti ed arruffati rende – come meglio davvero non si sarebbe potuto – l’idea della sofferenza e dello stravolgimento avvenuto nella vita di Manon e in quella delle sue sfortunate compagne di viaggio.
Ma nonostante la povertà, la devastazione interiore e la vita di stenti, i miseri abiti ed i capelli tagliati corti e non curati, la bellezza di Manon è ancora intatta ed attrae subito un nuovo ammiratore: il carceriere dell’insediamento penale (interpretato dal bravo Gary Avis).
Nella seconda scena ci troviamo quindi nella stanza del carceriere in cui Manon viene portata a forza; questo pezzo è davvero da brividi, sia per la crudezza dei gesti che la coreografia prevede per dover rappresentare il rapporto d’amore a cui Manon è costretta dal carceriere, sia per la carica espressiva che la Yanowsky riesce a mettere nella scena, mostrando tutto il suo dolore e la disperazione per ciò che è costretta a fare in quella camera; il carceriere, sprezzante e incurante delle condizioni fisiche in cui Manon si trova, dopo aver approfittato brutalmente di lei, le offre in ricompensa dei gioielli, ma lei, stavolta, non ne è più attratta, anzi li respinge dalla vista, li guarda quasi con paura e repulsione. Così, allontanando da sé il simbolo di quella ricchezza e opulenza ammaliatrice, causa della tragedia che l’aveva sconquassata, la forza dell’amore unico ed assoluto per il suo Des Grieux la riporta ora ad essere la vera e sola Manon di un tempo. Mentre giace a terra annientata dal dolore, irrompe in scena Des Grieux che uccide il carceriere e fugge via con lei.
Qui inizia la terza e finale scena dell’ultimo atto: siamo all’epilogo di questa immensa storia d’amore e all’apoteosi in danza della meravigliosa coreografia di MacMillan: nelle paludi della Louisiana, Manon e Des Grieux fuggono dai loro inseguitori che vogliono assicurarli alla giustizia. Manon è distrutta, spossata, febbricitante e nel suo delirio rivede tutti i personaggi del passato apparire e scomparire fra le nebbie della palude; nell’imminenza della fine della sua vita, la sua esistenza le scorre davanti, ripercorrendo i momenti principali di un inesorabile destino.
Inizia l’ultimo, bellissimo, commovente, pas de deux, in cui Manon dichiara tutto il suo amore a Des Grieux il quale, affranto e disperato, la vedrà morire tra le sue braccia.
E’ davvero un capolavoro questo passo a due finale, in cui i due protagonisti devono danzare mostrando tutto il loro dolore, lo sfinimento, la spossatezza, l’angoscia e, al tempo stesso, esprimere al massimo la loro passione, il tormento, l’emozione e tensione del loro amore. Sono bravissimi a trasmettere queste sensazioni al pubblico i due interpreti con le loro continue evoluzioni fatte di difficili prese eseguite perfettamente, di sicuri volteggi in aria e di movimenti e passi volutamente stanchi ma decisi, delicati ma vigorosi. Manon muore, accasciandosi a terra e Des Grieux, in un estremo tentativo di rianimarla, le solleva il capo ed il busto insinuando la sua testa e le sue spalle sotto il suo corpo che, però, nonostante il suo pianto inconsolabile, non potrà più dare gli agognati segni di vita.
Davvero una scena sublime per l’interpretazione, la coreografia, la musica, le luci, la magia, il pathos, la sensazione di amore eterno che aleggiava nel teatro e avvolgeva tutti, anche dopo l’irrompere dei primi scroscianti applausi dopo la chiusura del sipario. Non poteva che seguire un’ovazione del pubblico, che ha richiamato, in piedi, più volte, alla ribalta gli splendidi protagonisti, riempiendoli di affetto e di gratificazione. E loro, Roberto e Zenaida, abbracciati, ancora fortemente compenetrati nei loro ruoli, hanno ringraziato più volte gli spettatori, assaporando tutto il calore della platea che li osannava.

Carlos Acosta, Zenaida Yanowsky e Roberto Bolle al curtain call

Ma non era finita ancora qui! Mi attendeva, come sempre, il saluto ai ballerini e, in particolare, a Roberto presso la stage door situata nella adiacente Flowers Street. Quando vi arrivo, la sala interna è già piena di ammiratori, per cui mi fermo ad attendere fuori; mentre aspetto mi faccio fare una foto davanti alla vicina entrata della Royal Ballet School e, mentre sono in posa, dei ragazzi che passano di là, vedendomi, mi improvvisano dei passi di danza davanti per prendermi allegramente in giro, mentre io sorrido loro divertita, facendo segno che è tutto ok!
Iniziano ad uscire prima tutti i bravi solisti, da Gary Avis (un beniamino del pubblico inglese), ad Elisabeth Mcgorian (ammiratissima) la quale, molto simpaticamente, mi fa un bellissimo autografo, chiedendomi da dove vengo e stupendosi del fatto che io sia arrivata da Roma apposta per assistere al balletto; poi arriva Acosta, subito circondato per gli autografi, e, poi, compaiono insieme Zenaida e Roberto, il quale – dopo essersi intrattenuto con le persone che erano dentro la stage door ed, in particolare, con alcune delle sue affezionate fan italiane chiamate “le divine”, venute da varie città dell’Italia proprio per poterlo applaudire (e molte delle quali conosco personalmente e avevo potuto salutare prima dell’inizio dello spettacolo) – finalmente per me esce anche all’esterno!
Lo chiamo e, vedendomi, mi sorride, si avvicina e mi saluta subito affettuosamente con i due consueti baci sulle guance, ringraziandomi per le sensazioni che subito a caldo gli confido del balletto; mi firma l’autografo sul libretto e, dopo qualche minuto, viene di nuovo circondato da tanti nuovi ammiratori e ammiratrici inglesi, rimasti per qualche attimo educatamente in disparte, che desiderano anch’essi ricevere l’autografo e vogliono fare la foto con lui. Un attimo ancora per salutarlo e dirgli che ci rivedremo presto ad una prossima occasione e mi defilo velocemente dalla folla.

Mi commiato, infine, anche da Emanuela, dando anche a lei appuntamento a presto e raggiungo i miei che mi avevano pazientemente atteso sull’altro marciapiede, godendosi, un pochino infreddoliti, tutta la scena. Ci rimmergiamo insieme a piedi per le strade di una Londra pullulante più che mai, nonostante la tarda ora, di tantissima gente, di miriadi di giovani che si riversano sempre più numerosi ed euforici nelle strade e per i locali, pronti a vivere alla grande un lungo ed effervescente sabato notte… ma, anche se è tardi e non sono nel mio paese, non mi preoccupo, non sono stanca, io conosco bene la strada:
Still in peaceful dreams I see
The road leads back to you
Just this old, sweet song
Keeps London on my mind”.
(libero adattamento della canzone “Georgia on my mind” di Ray Charles)
Marina Sarchiola

classifiche

***

Voglio pensare al cuore che hai mentre danzi” Zenaida/Manon e Roberto/Des Grieux, Le prove di Manon

Voglio pensare al cuore che hai mentre danzi
(dedicata a Zenaida Yanowsky/Manon e Roberto Bolle/Des Grieux)
“Voglio pensare al cuore che hai mentre danzi
e scavi le braccia e il capo sollevi
come a donarti intera all’aria.
Quel cuore io cerco;
con esso raggiungerai
il gesto preciso
che ti farà alta nell’arte che ami,
e per la quale, come me,
consumi ogni fuoco.
Ma come sei distante nel tempo
Mi pare talvolta,
e lo temo fino all’angoscia
nella mia solitudine di uomo,
che tu possa scomparire
come sei apparsa
improvvisamente quella sera
con un po’ di fuoco nei capelli
e sulla fronte.
Penso anche che andrai ora
dove non posso vederti,
ancora più distaccata da me.
La memoria mi aiuterà a soffrire ancor più;
perché in fondo
noi siamo della razza di coloro
che hanno per legge
questa assidua pena
di cercare armonia
conquistando il dolore”.
(Salvatore Quasimodo)

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«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

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