Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Paolo Veronese: l’illusione della realtà

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Conoscevo Paolo Veronese solo per essere il pittore che ha dato il nome alla mia scuola media, “le Paolo Caliari”.
Invece ora scopro che alcune sue opere sono esposte al Louvre, alla National Gallery, al Metropolitan (e sono solo alcuni nomi). E scopro anche che è un pittore dalla profonda grazia e piacevolezza.
Questo grazie alla mostra allestita al Palazzo della Gran Guardia di Verona, che arriva dopo quella alla National Gallery di Londra e che espone circa cento opere fra dipinti, alcuni di portata scenografica, e numerosi disegni preparatori di pregiata qualità, provenienti da ogni parte del mondo (Dresda, Edimburgo, Firenze, Los Angeles, Londra, Parigi, New York, Roma, Madrid, Milano, Washington). Si tratta della prima mostra monografica di tale ampiezza in Italia, dopo quella memorabile curata da Rodolfo Pallucchini a Venezia nel 1939, e presenta la figura del Veronese tramite un percorso espositivo che si snoda attraverso sei sezioni esplicative della sua vita e della sua arte.
In primis la sua formazione a Verona, città dove è nato nel 1528 da Caterina e da Gabriele «spezapreda», cioè tagliapietra (ricordiamoci questo particolare, importante nell’evoluzione pittorica di Paolo). Grazie anche alla sua attività a fianco dei decoratori impegnati nelle fabbriche di Michele Sanmicheli, entrò in contatto con i primi committenti veneziani e, di seguito, le opportunità per lavorare fuori dei confini della città natia si moltiplicarono, preparandogli la strada per il grande salto, che avvenne tra il 1554 e il 1555, quando si trasferì in laguna e vi prese casa e bottega.
Di questa prima parte colpiscono in particolare quattro dipinti.
Innanzitutto la bellissima Conversione della Maddalena, esposta alla National Gallery di Londra, uno dei primi dipinti del Veronese giunti fino a noi.
Oltre all’evidente simbologia religiosa (Maddalena che si leva gli ori e guarda estatica Gesù, simbolo di pentimento e devozione), sono già chiari gli elementi caratteristici del Veronese maturo: la raffinata padronanza del colore, l’originalità compositiva, le mani sovradimensionate e i colori accesi delle vesti, soprattutto la particolare tonalità di rosa che ritroveremo lungo tutta la sua carriera artistica.

Conversione della Maddalena, 1548-1550

Quindi la Pala Bevilacqua-Lazise, commissionata dai Bevilacqua-Lazise, rappresentati ai piedi di Giovanni Battista e Ludovico da Tolosa. E’ un dipinto interessante in particolare per la struttura architettonica: sulla destra c’è la presenza imponente di una colonna, elemento che denota la trasformazione di Verona in città rinascimentale e la familiarità di Paolo con l’elemento “pietra”.

Pala Bevilacqua-Lazise, 1548

Interessanti per l’evidente correlazione con Giulio Romano e i suoi magnifici scorci di Palazzo Tè, con Michelangelo e i suoi corpi imponenti e atletici, e anche Correggio e Parmigianino, sono Marco Curzio, scenografico tondo dipinto per un soffitto, e le Tribolazioni di Sant’Antonio, opera commissionata dal cardinale Ercole Gonzaga per il duomo di Mantova.

Marco Curzio, 1551

Tribolazioni di Sant’Antonio, 1552-53

La seconda sezione illustra i fondamentali rapporti dell’artista con l’architettura e gli architetti (da Michele Sanmicheli a Jacopo Sansovino a Andrea Palladio). Paolo Veronese è noto, infatti, non solo per la brillantezza dei colori e il decorativismo evidente nelle sue opere, ma anche per la monumentale impostazione architettonica in cui le scene vengono ambientate (ecco il retaggio familiare del lavoro sulla pietra, come ho scritto prima), apparendo come episodi di una rappresentazione teatrale.
Opera importante di questa sezione è il trittico di San Giovanni Battista, SS. Geminiano e Severo e San Menna, che decorava le portelle esterne della distrutta chiesa di S. Geminiano a Venezia. Notevole è l’utilizzo di espedienti illusionistici, come la figura dell’agnello in San Giovanni o il piede di San Menna, che esce verso lo spettatore in segno di sfida.

S. Giovanni Battista, SS. Geminiano e Prospero, S. Menna

S. Giovanni Battista, SS. Geminiano e Prospero, S. Menna, 1560 ca.

Anche nei dipinti religiosi è importante per Paolo Veronese la ricerca architettonica, come in Cristo e il centurione (Prado) uno dei suoi dipinti più famosi. L’episodio riportato è l’ingresso di Cristo a Cafarnao e l’incontro con un centurione, che chiede di guarire un servitore (“Dì solo una parola e il mio servo sarà guarito”). Ma, più che l’episodio in sé, ciò che colpisce è lo splendido sfondo architettonico.

Cristo e il centurione, 1571 ca.

Inoltre la bella Annunciazione (1556), tema caro al Veronese, che presenta un’architettura sintetica e precisa, e la Consacrazione di Davide (1555-60), un accostamento ardito di episodi biblici, rovine greche e edifici palladiani.
Il tono ricco, solenne ed elegante della sua pittura gli aprì le porte di importanti e variegate committenze, come evidenziato nella terza sezione della mostra: ordini ecclesiastici, confraternite e scuole di devozione, oltre alla classe dirigente veneziana. Ecco i cicli affrescati, i grandi teleri da “portego” (la zona della casa in cui i mercanti veneziani svolgevano i propri affari) e i ritratti.
Tra questi lo splendido Ritratto di Giustiniana Giustinian noto come “la Bella Nani” del Louvre. In quest’opera troviamo tutte le caratteristiche del Veronese ritrattista: la ricchezza delle vesti dalla decorazione mirabile (un fratello era decoratore di stoffe), i gioielli indicativi dello status sociale, ma anche l’incarnato trasparente della pelle, lo sguardo che indica l’umiltà e la sottomissione di una donna del tutto calata nel proprio ruolo di moglie e madre nel XVI secolo, la mano al petto in segno di disponibilità verso gli altri.
E’ davvero un’opera incantevole, da ammirare nei minimi dettagli.

La bella Nani, 1560

Nel versante maschile è molto bello ed elegante il Ritratto di gentiluomo, del Getty Museum di Los Angeles, dove vengono evidenziati ancora una volta lo status sociale e la psicologia dell’uomo ritratto. Non sappiamo chi sia, ma le colonne a destra del dipinto suggerirebbero che l’ambientazione scelta sia stata l’interno di una delle ville che stavano sorgendo nell’entroterra veneziano.

Ritratto di gentiluomo, 1560

Numerosi sono anche i dipinti di soggetto mitologico, una tipologia che seppe interpretare con estrema sensualità. Opere come il Ratto d’Europa, dove Europa è curiosamente agghindata come una novella sposa e non si mostra per nulla impaurita da Giove che, nelle vesti di un toro, si accinge a rapirla.

Ratto d’Europa, 1570

Anche le Allegorie dell’Amore, quattro stupende e suggestive tele (dalla National Gallery di Londra, fine anni 60 primi 70), ritornate per la prima volta in Italia tutte insieme dopo più di quattro secoli, la cui iconografia è ancora da indagare, rientrano in questa tipologia di opere.

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Allegorie dell’amore: la fedeltà, il disinganno, il rispetto, l’unione felice, 1570 ca.

La quinta sezione è dedicata alla produzione religiosa di Paolo Veronese, che si inserisce pienamente nel dibattito della Controriforma, facendo di Paolo uno dei maggiori e più sensibili interpreti del nuovo spirito devozione.
Le opere, infatti, sono strutturate secondo una rigorosa organizzazione interna che vincola gli sguardi e i gesti e indirizza la luce al fine di trasmettere un significato educativo, teologico o spirituale.
Di questa tipologia di opere fa parte il Riposo durante la fuga in Egitto, nel quale viene accentuato l’aspetto della povertà della Sacra Famiglia e l’idea della caritas cristiana in un’atmosfera molto semplice e familiare.

Riposo durante la fuga in Egitto, 1572-73

E poi la magnificente pala d’altare che rappresenta il matrimonio mistico di Santa Caterina, con le ricchissime vesti e le decorazioni di un vero e proprio sposalizio.

Matrimonio mistico di Santa Caterina, 1575

Il Miracolo e conversione di S. Pantalon, ultima opera pubblica del Veronese, dove immediatamente colpisce il contrasto fra luce e oscurità, elemento che anticipa pittori come El Greco e Caravaggio.

Miracolo e conversione di San Pantalon, 1587

La sezione di chiusura è dedicata all’operosa “bottega” di Paolo Veronese, nella quale lavorarono, con l’artista ancora in vita, il fratello Benedetto e i figli Carlo e Gabriele, oltre a molti garzoni, assistenti e lavoranti, che portarono avanti l’attività dopo la morte del più famoso pittore.
Opera monumentale è la Cena in casa di Levi, a firma “Haeredes Pauli Veronensis”, commissionata per il refettorio della chiesa veneziana di S. Giacomo alla Giudecca e opera del fratello Benedetto e dei figli, Gabriele e Carletto. Di quest’opera è interessante soprattutto notare, oltre all’inquadratura architettonica di impronta veronesiana, anche la diversità delle “mani” e come da ogni figura emerga lo stile particolare di ognuna delle persone che vi lavorarono.

Haeredes Pauli Veronensis, Convito in Casa Levi, 1588

Sapete cosa ho fatto una volta terminata la visita alla mostra? Ho fatto il percorso a ritroso, soffermandomi sui dipinti che più mi avevano colpito. E’ una cosa che non faccio spesso, ma questa volta ne ho sentito la necessità.
Forse perché Paolo Veronese si è rivelato una piacevole sorpresa: nonostante non sia un pittore conosciuto come altri della sua epoca (penso a un Tiziano o un Tintoretto), ha non solo saputo cogliere ogni aspetto della società a lui contemporanea, ma soprattutto è riuscito a segnare una strada, che verrà percorsa dai grandi dei secoli successivi, come Tiepolo, Rubens, Watteau, Delacroix.

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8 commenti su “Paolo Veronese: l’illusione della realtà

  1. piccoleparole
    settembre 21, 2014

    Visto a Vicenza, voglio andare alla mostra a Verona e a Padova.

    Ps. Grazie per le tue visite e per i tuoi “mi piace” 🙂

    • ilpadiglionedoro
      settembre 21, 2014

      Grazie a te, cara, qui e là 🙂

      • piccoleparole
        settembre 21, 2014

        Ma ci seguiamo anche di là? Non riesco ad associare il nick 😦

      • ilpadiglionedoro
        settembre 21, 2014

        Non sei Paola…?

      • piccoleparole
        settembre 21, 2014

        Certo, sì sono io 🙂 ma non ho capito chi sei tu 😦

      • ilpadiglionedoro
        settembre 21, 2014

        😂 bene…temevo una gaffe. Su tw sono manuelavr

      • piccoleparole
        settembre 21, 2014

        Ok :)))) non riuscivo a associare i nick :))))

      • piccoleparole
        settembre 21, 2014

        Ti abbraccio :* e hai confermato la mia curiosità di andare alla mostra a Verona 😉

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