Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Roberto Bolle a Caracalla, tra riflessioni “filosofiche” e la rinnovata magia della danza

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Giorni di vacanza, giorni di rivisitazioni di luoghi della mente.
Sto iniziando con grande fatica un percorso che non so se riuscirò a proseguire e quanto eventualmente ci vorrà. Per ora sono ferma allo step 0,1. Che è davvero poco.
Però anche questo poco mi sta aiutando a pensare, a rivedere, a fare ordine. Poi quando si segue un certo percorso sembra che le cose, le persone, le parole, tu te le vada a cercare, proprio quelle che fanno al caso tuo, che ti supportano o ti scuotono. Che comunque non sono quelle di sempre. Forse sono cambiate perché stai cambiando tu.
In questo stato semi-confusionale mi sono anche trovata ad interrogarmi sul motivo, e sul senso, della presenza della danza nella mia vita, nella vita di una persona che fino a otto anni fa conosceva a mala pena i nomi di un paio di ballerini (giusto la Fracci e Nureyev…chi non li conosce?), e a come sia entrata dirompente nel mio quotidiano, sconvolgendo abitudini e costituendo un punto di rottura con il “prima”.
Era l’inizio del 2006 e alla BBC davano Nutcracker con il Royal Ballet di Londra. Un paio di settimane prima avevo visto su una rivista la fotografia di un ragazzo molto carino e solo per quello mi ero soffermata a leggere l’articolo: parlava di un tale Roberto Bolle (e chi era mai?), un ballerino che stava facendo rinascere la danza in Italia. La danza, questa sconosciuta. Articolo letto e dimenticato subito. Però quando mi è capitato Nutcracker ho pensato di registrarlo e vederlo con calma, un quarto d’ora ogni tanto, perché vederlo subito e per intero, no, per carità…chissà che noia!

Ecco…questo è l'articolo del 2006

Ecco…questo è l’articolo del 2006

Il giorno dopo ho iniziato la visione. In quel momento ho capito cosa può aver provato San Paolo quando è stato folgorato dalla fede sulla ben nota via di Damasco. Non penso di essere blasfema, perché la luce che mi ha avvolto era permeata di bellezza e soavità; era la luce che “qualcuno” mi aveva mandato per farmi uscire dalle tenebre, profondissime, in cui ero ormai precipitata e dalle quali non volevo più emergere.
Non mi sono staccata dalla tv se non al termine del balletto, travolta da un turbinio di emozioni e dalla sensazione di aver scoperto un mondo intero di cui non sospettavo nemmeno l’esistenza.
Il destino volle che qualche sera dopo la Rai trasmettesse La Bayadère, ripresa dal Teatro Alla Scala, con Svetlana Zakharova e Roberto Bolle. Confesso di averlo guardato soprattutto per la curiosità di vedere “in azione” quel ballerino di cui – che strani i casi della vita, vero? Peccato che io non creda assolutamente al caso – avevo letto giorni prima.
Ho un ricordo annebbiato della serata: gli occhi sempre velati dalle lacrime, fazzoletto alla mano e una frase che ronzava nella mente: “Questo mancava alla mia vita!”
In quel momento la folgorazione è diventata presa di coscienza, chiara, definitiva, inattaccabile. In quel momento è iniziato il mio percorso verso la danza, che mi ha portato dove non avrei mai immaginato, sulla strada della bellezza, dell’armonia, della passione, della gioia, dell’amore, dell’amicizia, della delusione, della crescita.

Volevo scrivere della magnifica serata passata a Caracalla, con le care “amiche di danza”, per il Gala Roberto Bolle and Friends del 25 luglio scorso, e mi sono trovata a ripensare invece a ciò che la danza significa per me. Perché un significato profondo lo deve avere, visto come la sto seguendo, sia dal punto di vista letterario che da quello “visivo”, in prima persona.
Perché la danza e non, ad esempio, il teatro…commedia, tragedia…più vicine a me, intrisa di cultura classica?
Perché la danza e non, ad esempio, l’opera lirica, che ho pur visto un paio di volte…più vicina a me, che abito a due passi dal tempio all’aperto della lirica?
Il perché lo sapevo, ma il difficile era esprimerlo con le parole. Poi ho letto il saggio di Caterina Di Rienzo, “Pensare il corpo in movimento come tensione etica dell’oltre”, e vi ho trovato quelle parole che cercavo dentro di me.
“La danza è un’esperienza reale che ricrea l’esistenza dell’uomo e la situazione del mondo tramite l’immaginazione”.
Come dice Foucault “Immaginare è un modo per rendere veramente attuali le presenze…immaginare è rimontare la china verso i significati primari dell’esistenza, il valore dell’esserci, i luoghi della nostra libertà.”
E’ più facile “immaginare” leggendo le descrizioni di un libro o guardando un’opera teatrale o lirica. Molto meno seguendo i movimenti di un corpo, che calibra ogni gesto sulle note di una musica che può accordarsi, ma anche scontrarsi, con i passi di danza.
Perché immaginare non è imitare la vita tramite la fantasia, ma è piuttosto trasfigurarla, donandole una dimensione inedita e inattesa.
“Immaginare la danza è vedere un’altra esistenza, altrove, eppure lì, nel mondo che danza. È stare dentro forme che ri-significano la realtà, sia per colui che crea il gesto, sia per colui che ne fruisce, provando sconcerto e meraviglia e, poi, riflessione per un mondo visto attraverso la danza.”
E perché la danza può penetrare così profondamente nell’animo delle persone che riescono ad entrare in totale sintonia con essa, dando vita ad una immersione globale dei sensi nel movimento, nel gesto, nelle emozioni trasmesse dal corpo dei danzatori?
E’ bellissima e significativa la spiegazione che ne dà Di Rienzo.
“Ogni più piccola movenza del danzatore mostra le tracce di un corpo che è anche anima, rivelando i segni di un cosmo di gesti possibili, purificati dall’inconsapevolezza. Al punto che l’affinamento artistico del coreuta è un processo tanto visibile quanto invisibile, tanto esterno quanto interno, in cerca di una cifra espressiva totale per la quale la danza esige un lavoro infinito.”

Corpo e anima: è questo che deve trasparire da un grande interprete. Non solo fisicità, tecnica, accademismo, ma capacità di ri-vivere sul palcoscenico e trasmettere ogni moto dell’anima. E quando questo accade la danza diventa magia. E’ un continuo e profondo richiamarsi di interno e esterno, perché “un ballerino non esiste separatamente dalla forma che sta cercando e presentando”. E il corpo è il tramite per cui avviene l’osmosi fra interiorità ed esteriorità: il corpo del danzatore è il più espressivo fra i corpi “di carne”, quello che rivela al meglio che nel corpo c’è senso, portando al massimo grado il suo potere di espressione.
Nel corpo del danzatore c’è senso…quale senso? Quale senso dare a quelle emozioni, profonde e spesso difficilmente descrivibili, suscitate da un gesto, un’espressione, un passo a due, un a solo, che portano persino a piangere dalla commozione?
Forse perché, come ha affermato Vittoria Ottolenghi, la danza è “la più effimera delle arti, la più preziosa. Perché quando è finita, è finita per sempre. E ne resta soltanto una luce abbagliante nella memoria.”
In questo consiste l’unicità dell’esperienza della danza: lo scambio di sensazioni e sentimenti fra danzatori e spettatori si sviluppa “in un presente destinato a consumarsi, senza mai rimanere”. Ogni secondo che la danza ci regala è unico, perché “il movimento della danza tocca l’apice e poi si cancella per lasciar esistere un’altra successione, mentre il gesto cerca di trattenere la durata appena trascorsa, senza riuscirvi”. Come dice Di Rienzo, in un’immagine molto poetica e terribilmente vera: “La danza mostra…un altrove che non sta in ciò che perdura, ma in ciò che è fugace”, un’istantaneità che ha qualcosa di eterno, un istante carico di memoria, un effimero che ci dà una lezione di eternità.

E’ quanto di più sublime l’arte possa donare all’uomo.
Ogni attimo di danza non potrà mai più ripetersi uguale, perché troppo legato alla contingenza: lo stato d’animo di chi balla traspare dallo sguardo, dalla tensione di un muscolo, da una presa diversa e questo si ripercuote come un’onda sulla reazione del pubblico. Nessuna recita dello stesso balletto con lo stesso cast è uguale alla precedente.
Tuttavia l’arte della danza ci costringe a rivalutare la dimensione passeggera, la perdita, il dissolvimento, a guardarli da un punto di vista diverso, non come momenti inconsistenti, incapaci di durare e permanere, ma come elementi riscattati dalla banalità.
E questa impermanenza della danza non cessa al termine del gesto, ma “continua nel vuoto che lascia, un vuoto che conta, in quanto custodisce la traccia di un passaggio inscritto, per sempre, in ciò che rimane, oltre l’attimo visibile”.
Ciò che rimane, oltre l’attimo visibile.
Rimane quel legame speciale che si stabilisce fra gli artisti e il loro pubblico, un legame difficilmente comprensibile e raramente trasmissibile agli “estranei”.
Rimangono le sensazioni e le emozioni più intime, quelle che ti accompagnano per giorni e che si cerca di tradurre in parole e accompagnare con le immagini. Ben poca cosa, la parola.
Gli stessi danzatori hanno difficoltà ad esprimere la loro arte con le parole; le fotografie fissano il movimento in un’immagine statica.
Io però insisto e provo ancora una volta a “catturare e fissare con le parole questa luce, per quelle volte in cui la memoria viene meno, per quelle volte in cui si desidera ricordare attraverso la parola scritta e le immagini, oltre che attraverso le emozioni del cuore, la magia del mondo di Tersicore”. (https://ilpadiglionedoro.wordpress.com/2012/01/04/mi-e-caduta-la-danza-nel-piatto/)

Ecco…le parole…
Roberto Bolle & Friends – Terme di Caracalla – 25 luglio 2014
Il mio Bolletour 2014 (tour molto breve, a dire il vero) si è concluso in una deliziosa e tiepida serata romana, fra gli imponenti resti delle Terme di Caracalla, che conosco ormai molto bene ma che ogni volta mi trovano impreparata ad accogliere con gli occhi e con il cuore tanta maestosità.
Nulla a che vedere con l’ansia e l’incertezza che hanno accompagnato l’inizio del gala di Verona. Anche gli artisti erano più sereni e rilassati, e lo si è visto nella maggior scioltezza dei movimenti e sintonia nei partneraggi.
Questo in particolare per Roberto, direttore artistico dei gala e primo responsabile della buona riuscita degli spettacoli, per il quale soprattutto era percepibile una certa tensione dopo la lunga attesa della fine della pioggia in Arena. Roma ci ha invece regalato una bella serata, un pubblico delle grandi occasioni e un nuovo, prevedibile sold out.
Alcune novità rispetto al gala di Verona, e solo di queste parlerò.
Il pezzo di apertura, innanzitutto: il suggestivo Adagio della Rosa da La Bella Addormentata, interpretato con delicatezza e perizia da Hikaru Kobayashi, First Soloist del Royal Ballet di Londra, ospite con il marito Federico Bonelli, Principal Dancer sempre del Royal Ballet. Qui alla principessa Aurora è affidato uno dei ruoli più ardui dell’intero repertorio classico, una sfida da brivido, con i quattro cavalieri (Federico Bonelli, Eris Nezha, Daniil Simkin, Cory Stearns) che aspirano alla sua mano, dove si tratta di non tremare mantenendo un equilibrio d’acciaio per un tempo sospeso di durata mozzafiato. E Hikaru raccoglie e vince la sfida, con grandi applausi.

Il secondo pezzo vede finalmente Roberto Bolle in uno dei suoi ruoli prediletti, Romeo, accompagnato da una Giulietta sempre eccezionale, l’eterea e appassionata Hee Seo, Principal dell’American Ballet Theatre. Il pas de deux dall’atto I è uno dei più amati in assoluto e l’interpretazione di Hee e Roberto è ancora una volta commovente, entusiasmante, passionale, coinvolgente; un esempio di connubio perfetto tra perfezione esecutiva e trasporto emotivo. Minuti con il fiato sospeso, perché anche il semplice respiro può alterare il flusso di emozioni fortissime e la commozione che due interpreti di questa levatura sanno suscitare.

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(ph. Stefania Menghetti)

IMG_1907A chiudere la prima parte della serata, Roberto Bolle in Passage, il tormentato e sofferto brano ideato e musicato da Fabrizio Ferri, con la coreografia di Marco Pelle. A Roma è stato proposto senza la partecipazione di Polina Semionova (presente invece, come nel cortometraggio originale, in Arena). Si è trattato quindi di un lungo e intenso a solo, intervallato da proiezioni sul maxischermo di spezzoni del corto, che Roberto è riuscito a rendere magnetico: un appassionante viaggio interiore alla ricerca di se stesso, una rincorsa del proprio io, che il fisico strepitoso e la grande capacità interpretativa della nostra étoile hanno reso un pezzo di unica bravura e suggestione.

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Roberto Bolle e Marco Pelle (ph. Lucia Cutolo)

Roberto Bolle e Marco Pelle (ph. Lucia Cutolo)

Un altro brano “nuovo”, proposto nella seconda parte della serata, è il pas de deux da Thaïs, una coreografia di grande effetto di Frederick Ashton su splendida musica di Massenet. Un ardente passo a due interpretato con trasporto da Bonelli e Kobayashi.

In chiusura, Roberto ha ripresentato un grande successo della passata edizione dei suoi gala: Prototype. Devo dire che apprezzo ogni volta di più questa creazione di Massimiliano Volpini, scoprendo sempre nuove sfumature interpretative, cogliendo significati che non si svelano con un’unica visione, apprezzando ancor di più l’abilità del gesto, la potenza fisica, la straordinaria e riuscita fusione tra reale e virtuale.

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(ph. Stefania Menghetti)

Applausi calorosissimi sia durante l’esecuzione dei vari brani che al termine di ciascuno, per arrivare all’ovazione finale per tutti gli artisti, che hanno dato vita ad un’altra serata di bellezza, magia ed energia positiva ai massimi livelli.

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(ph. Stefania Menghetti)

Che dire se non un grandissimo “grazie!” a Roberto e ai suoi Friends per donarci sempre attimi indimenticabili ed emozioni che continuano “nel vuoto che lasciano”, un vuoto traboccante d’amore e armonia.
E un altro grazie, speciale,a Roberto, per la sua consueta disponibilità, simpatia e gentilezza. Al termine dello spettacolo avrebbe potuto rinchiudersi in auto come gli altri artisti ed andarsene, salutando con la mano. Invece si è avviato sereno e sorridente verso di noi, lasciandosi letteralmente travolgere dal nostro entusiasmo e affetto, incurante di chi gli suggeriva di non inoltrarsi troppo in mezzo alla folla. Lui non si risparmia, né sul palcoscenico né fuori.

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Dopo foto e autografi con il “divino” Roberto, tocca a noi…

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8 commenti su “Roberto Bolle a Caracalla, tra riflessioni “filosofiche” e la rinnovata magia della danza

  1. dafnevisconti
    agosto 22, 2014

    Capisco perfettamente quello che descrivi. La danza è una malia. A volte anche la letteratura. Ma nella danza il corpo degli artisti trasmette vibrazioni a tutto tondo, che attraversano tutti i sensi e non solo l’immaginazione ed il pensiero come nella letteratura. La danza e con essa il corpo dei danzatori, attraverso i loro movimenti, vanno a toccare corde interiori che non possono vibrare altrimenti.
    Vidi Bolle a Caracalla lo scorso anno, e precedentemente a Torre del Lago. Un bellissimo Gala, tanti brani in successione. Adesso però avrei desiderio di uno spettacolo unitario, in cui entrare come in un racconto con un inzio ed una fine.
    Grazie di quello che hai descritto.

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    • ilpadiglionedoro
      agosto 22, 2014

      Grazie a te Dafne per le belle parole, che condivido in pieno. La danza coinvolge tutti i sensi, non solo quelli esteriori, ma soprattutto quelli interiori. E’ una fascinazione totale.
      Riguardo a questo tipo di gala estivi, sono adattissimi per una serata poco “impegnativa” (prendi con le pinze questa mia espressione) e per chi si avvicina per la prima volta alla danza o non è particolarmente appassionato. Per conoscerla meglio e apprezzare nella loro interezza sia i balletti che gli interpreti è necessario vedere i balletti interi. Se ne hai la possibilità, te lo consiglio vivamente. E uno spettacolo con Roberto, naturalmente 🙂 Perché lui è davvero tra i più grandi.

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  2. rosa maria
    agosto 22, 2014

    Bellissimo articolo che rileggero’ ancora e ancora per ‘supplire’ alla perdita di quello che sarebbe stato il mio unico RB&F per quest’estate (spero di rifarmi presto!). Vorrei aggiungere che Roberto riesce a ricreare nel momento della danza quel che riesce a trasmettere quando lo vedi di presenza: sembra sia lì solo per ognuno di noi, guarda negli occhi e non si lascia distrarre da nulla, assorto nell’istante che sa rendere davvero incredibilmente speciale. Grazie ladyblog e grazie Roberto!

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    • ilpadiglionedoro
      agosto 23, 2014

      Hai perfettamente ragione, Rosa. Anche per questo Roberto è speciale e riesce ad ipnotizzare con il suo talento e la sua personalità migliaia di persone in tutto il mondo. Ci sono ballerini ritenuti migliori di lui, che non hanno però la stessa capacità di arrivare dritti al cuore con un solo gesto o un solo sguardo. Sulla scena e fuori.

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  3. Romana Casiraghi
    agosto 23, 2014

    Bravissima, mi sono commossa, bellissimo articolo e molto intenso. Visto che è da poco che ho scoperto la danza forse anch’io ho delle speranze di poter capire ed entrare nel profondo di tutto ciò di cui hai parlato. Grazie e un caro saluto.

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    • ilpadiglionedoro
      agosto 23, 2014

      Ciao Romana, bentornata!
      Se hai “scoperto” la danza non è stato un caso: ne avevi bisogno, senza saperlo… Un passo alla volta la conoscerai meglio e anche si aprirà un mondo meraviglioso e coinvolgente. Senza dimenticare la fatica, il sudore, le lotte che stanno dietro ogni singolo passo… Buon viaggio sulle punte 🙂

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  4. wolfghost
    agosto 23, 2014

    Dalla confusione nascono le idee e le spiegazioni ai dilemmi che ci tormentano 🙂 E infatti questo post non fa eccezione 😉
    Direi che trovo più che plausibili le spiegazioni che tu e le persone che citi avete scritto. In effetti anche io rimasi affascinato da uno spettacolo di danza, anche se moderna. Quando sono “di levello”, questi sono spettacoli che coinvolgono, a cui davvero pochi riescono a restare indifferenti, anche se non per tutti quella scintilla diventa fiamma permanente, per me ad esempio non lo diventò ma fu solo per caso, all’epoca infatti seguivo molte “strade”, troppe forse perché una sola riuscisse a farsi largo.
    http://www.wolfghost.com

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  5. Pingback: Lascia l’ABT, ma la stella di Roberto Bolle è più brillante che mai! | Il padiglione d'oro

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