Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“E tra le mie mani, (ciò che era) l’impossibile”: Alessandra Ferri e Herman Cornejo in “Chéri” al Ravenna Festival

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(ph. Monica Ruffati)

Una grande emozione leggere questo racconto appassionato e appassionante che Monica (una delle “amiche di danza” che già avete incontrato fra queste pagine) mi ha inviato: un’emozione perché riguarda la recente performance di una fra le più grandi ballerine italiane, Alessandra Ferri.
Un racconto da leggere, se possibile, ad occhi semichiusi, cercando di immaginare la scena, i palpiti della danza, la passione, che viene dipinta davanti a noi attraverso le parole.
Grazie, cara Monica, ancora una volta, per la preziosità del tuo dono!

“11 GIUGNO 2014 – Ravenna Festival – Teatro Alighieri
CHERI con Alessandra Ferri, Herman Cornejo – cor. Martha Clarke
E TRA LE MIE MANI, (CIO’ CHE ERA) L’ IMPOSSIBILE

Il Teatro Alighieri di Ravenna  (ph. Monica Ruffati)

Il Teatro Alighieri di Ravenna
(ph. Monica Ruffati)

Siedo qui davanti al pc, e sfoglio le prime pagine di un programma di sala. Arrivo alla pagina, quella “giusta”… trovato: è l’autografo di Alessandra Ferri, la mia ballerina-mito, accompagnato da quello di Herman Cornejo.
Fino a qualche tempo fa, l’autografo impossibile. Lo spettacolo impossibile. Il sogno irrealizzabile.
Quante volte, per qualche anno, mi sono rammaricata di non aver fatto qualche pazzia per andare a vedere Alessandra almeno una volta dal vivo, prima del suo ritiro dalle scene nel 2007? E, dentro di me, quel rimpianto profondo di qualcosa di perduto… Scopro che la vita, qualche volta, capovolge le nostre aspettative.
Alessandra Ferri, ritornata sulle scene nel 2013, torna ora in scena al Teatro Alighieri di Ravenna, nell’ambito del Ravenna Festival 2014, con un lavoro ideato e concepito con e per lei, Chéri.
Si tratta di un balletto liberamente tratto dai romanzi di Colette che racconta, durante la Belle Époque parigina, la storia d’amore proibita della cinquantenne Lea con un ragazzo molto più giovane, Chéri, appunto. La pièce, di impianto cameristico, concepita, diretta e coreografata da Martha Clarke, è stata eseguita in prima assoluta a dicembre 2013 a New York, ed è stata replicata per 50 giorni.
Chéri vede sul palco, oltre ad Alessandra Ferri, prima ballerina assoluta, un’altra stella dell’American Ballet Theatre, il principal dancer Herman Cornejo. Con loro in scena c’è l’attrice Amy Irving, vincitrice dell’Obie Award, ad interpretare la madre del giovane, unica figura parlante. Ad accompagnare i protagonisti sono le musiche di Maurice Ravel, Claude Debussy, Federico Mompou, Francis Poulenc, Richard Wagner, Morton Feldman, curate ed eseguite al pianoforte da Sarah Rothenberg.
E’ uno spettacolo danzato, ma l’attrice che interpreta la madre di Chéri, attraverso diversi squarci in prosa narra la vicenda e collega le scene danzate.

Martha Clarke

Amy Irving

Ho letto, già lo scorso dicembre, le critiche entusiastiche che acclamano Alessandra in questo spettacolo: il New York Times ha parlato di Chéri, definendolo uno spettacolo pervaso da una «bellezza ipnotica», della Ferri in “una danza così luminosa da metterti in trance”. Ho letto di un’Alessandra che sembra non abbia mai smesso di danzare, come se non fossero passati anni ma pochi mesi dal suo ritiro. Elettrizzante. Come solo la danza può essere.
Dunque, so tutte queste cose. E poi ho letto, a inizio maggio, la notizia del Festival di Ravenna.
Mi ha emozionato il solo pensiero: cercare il sito del Festival e comprare il biglietto (due, veramente) sono stati quasi un riflesso automatico. Giusto un minuto di riflessione sulla scelta del giorno, dato che (fortunatamente!) lo spettacolo replicava in 3 serate. Se fossi stata di Ravenna sarei andata a tutte e tre… ma sono giornate infrasettimanali, non me lo posso permettere.
E arriva l’11 giugno.
Una trasferta bella come un sogno, in ogni dettaglio, tanto che quasi non sento la fatica. Parto in un caldo pomeriggio assolato, e senza difficoltà arrivo a circa un’ora da Ravenna, a casa di Stefania, una “amica di danza” che condividerà con me la gioia di questo spettacolo e addirittura mi ospiterà a casa sua per la notte, prima del rientro al mattino al lavoro, in ufficio…
La danza unisce persone in giro per l’Italia… e chi ci credeva, solo pochi mesi fa? “Ci siamo proprio trovate, tutte pazze così!” mi ha detto Stefania qualche giorno fa, e ha proprio ragione!
Noi, le due pazze, partiamo (non senza qualche peripezia…) per Ravenna, accompagnate, come ormai spesso succede, “virtualmente” da molte altre amiche che chiedono, augurano, sorridono con noi e attendono notizie…
Una breve passeggiata per il centro città, una cena leggera (è caldissimo, sono più di 30° alle 19, e molto umido) e poi il teatro ci aspetta.
Sono emozionata al pensiero di vedere non solo Alessandra, ma anche Herman Cornejo, spettacolare ballerino di cui ho letto ma che non ho mai visto dal vivo, e che ho visto poco anche sul web.

Si apre il sipario… (ph. Stefania Menghetti)

Si apre il sipario… (ph. Stefania Menghetti)

Entriamo al Teatro Alighieri, non molto grande ma elegantissimo, color oro e azzurro, dettagli e poltrone rosse… un piccolo gioiellino! Che bella sede per questo spettacolo, per questo festival.
Il sipario è aperto, la scena è già pronta e presenta ai nostri occhi l’interno della casa e della camera da letto di Lea. Emozionate, io e Stefania prendiamo posto in prima fila, mentre la sala si riempie.
L’inizio… ed ecco i due protagonisti, che ci proiettano subito in una storia piena di passione! E’ affascinante che Alessandra interpreti questa vicenda, così aderente alla sua età anagrafica, come affrontando a viso aperto ciò che è e mettendo in scena un’altra “se stessa”.


Leggo ora, nel programma di sala che in un’intervista dice: “… Per me, affrontare l’età che avanza è molto bello.”
Lo spettacolo è un susseguirsi di incontri e passi a due fra i due amanti, intervallati dalla narrazione della madre di Chéri, che introduce i diversi momenti della storia; all’inizio, quella che doveva essere un’avventura tra un ragazzo e una donna esperta, diventa amore travolgente e appassionato.
Alessandra è sfolgorante, mormoro subito – “Ma quanto è straordinariamente bella?”. Bella in ogni atteggiamento, espressione del volto e del corpo, bella come donna, come danzatrice, come specchio della nostra anima di spettatori, che non siamo più noi, ma siamo, tutti, lei… La forma fisica di Alessandra è strabiliante, il fisico minuto, asciutto e muscoloso è esattamente come lo ricordiamo dalle sue interpretazioni passate. E i piedi. Chiunque l’ha vista di certo lo saprà, i piedi di Alessandra Ferri fanno letteralmente piangere di commozione, e non chiedetemi di spiegare il motivo… non so proprio come farlo.
Herman Cornejo è davvero un partner perfetto per lei: fisicamente abbastanza minuto, appena più alto di lei, chioma corvina e muscoli scolpiti, è un interprete appassionato (più di quanto mi aspettassi) e in sintonia totale con Alessandra, ogni movimento è perfetto e intenso, davvero bravissimo!

Presa dall’emozione che due artisti meravigliosi riescono a trasmettere, non tralascio però di osservare che la coreografia dei passi a due richiede passaggi e lift complessi e molto veloci, Alessandra spesso letteralmente vola nelle braccia del partner e la coordinazione richiesta è davvero elevatissima.
Dalla felicità e sensualità degli amanti si passa, poi, ad un primo, struggente addio: è il momento in cui Chéri lascia Lea per sposarsi e “metter su famiglia”. Quanta dolcezza mettono i due amanti nel salutarsi, tanta disperazione fanno trasparire per un destino che li allontana… ogni gesto di Alessandra, dal volto alle mani, racconta ogni sfumatura dei sentimenti che si possono provare, e ciascuno di noi, guardando, li prova sulla sua pelle.

Il quadro successivo è forse quello che più mi ha colpito, e commosso fino alle lacrime: al ritorno dalla luna di miele, Chéri non resiste alla lontananza e va a cercare Lea. L’amore ha il sopravvento sulle convenienze sociali, sulla ritrosia, sulle scaramucce: Lea e Cheri si “ritrovano” più innamorati che mai, dopo aver conosciuto il dolore dell’abbandono, e perciò ogni gesto non è solo appassionato, ma esprime la felicità vera di avere l’altro vicino a sè. Alessandra fa risplendere la gioia infinita di riavere vicino chi si ama: i sorrisi e l’abbandono con cui riesce a danzare sono pura gioia per me, vanno dritti al cuore, evocando ciò che di più profondo abbiamo dentro. La danza, ancora una volta, prende vita e diventa vita, anche la mia…

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Alla fine del passo a due, Martha Clarke ci riserva una piccola sorpresa, inaspettata, nonostante la sensualità della coreografia. Gli amanti ritrovati, felici si abbracciano e si spogliano a vicenda, fino ad abbracciarsi sul letto: quando Leà chiama il suo amante, Chéri si stende verso di lei, abbracciandola e fa il gesto di togliersi i calzoncini… pochi secondi e le luci si spengono, lasciando il resto all’immaginazione, mentre un mormorio (di sorpresa? disapprovazione?) corre per la sala!
Ricordo, in quel momento, un’intervista rilasciata da Alessandra Ferri qualche mese fa, al debutto dello spettacolo, in cui diceva che alcun spettatori si erano trovati a disagio, per l’impressione di trovarsi nell’intimità camera da letto di due amanti, e ora mi spiego meglio il motivo…

Cheri_PH_MaurizioMontanari_8844Io e Stefania ci guardiamo nella penombra sorridendo: il finale della scena è stato sì a sorpresa (per nulla spiacevole), ma anche perfettamente in sintonia con il crescere della passione, e con quella concretezza “carnale” che è parte del romanzo.
La gioia dura, però, poco, e lascia il posto ad un addio, questa volta annichilente, perchè definitivo. La piece si conclude con il suicidio disperato di Chéri, un assolo interpretato da Herman Cornejo con intenso struggimento e con una danza dai tratti rapidi e travolgenti. Sono molto colpita da questo danzatore straordinario!

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Sarah Rothenberg, Alessandra Ferri, Herman Cornejo, Amy Irving (ph. Monica Ruffati)

I saluti sono un risveglio da questa vicenda così intensa, e l’ovazione per Herman e, soprattutto, per Alessandra è incredibile. Il pubblico applaude in piedi, consapevole di aver assistito a un evento unico e, forse, irripetibile.
Ogni gesto di Alessandra, dal volto alla punta delle dita di mani e piedi, ha raccontato a tutti noi una storia, cento storie, lasciandoci storditi di emozione e meraviglia. Una delle cose più belle che abbia visto in vita mia.

Alessandra Ferri e Herman Cornejo (ph. Monica Ruffati)

Alessandra Ferri e Herman Cornejo (ph. Monica Ruffati)

Al termine, Stefania ed io riusciamo facilmente ad attendere Alessandra Ferri all’uscita artisti e a farci autografare il programma. Lei, sorridente e appena stanca, ringrazia semplicemente, quasi schermendosi, e ci saluta. Indossa una semplice tuta, dei sandali sportivi, a me pare bellissima così, e mi godo il suo sorriso quasi schivo, ripensando a quanto della sua anima ci ha dato, solo poco prima… Grazie Alessandra.
Se ne avete l’occasione, almeno una volta, andate a vederla! Non fatevi sfuggire l’impossibile…”

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Un commento su ““E tra le mie mani, (ciò che era) l’impossibile”: Alessandra Ferri e Herman Cornejo in “Chéri” al Ravenna Festival

  1. galadriel2068
    agosto 3, 2014

    L’ha ribloggato su galadriel2068e ha commentato:
    Un’incontro unico…

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