Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Roberto Bolle e Julie Kent: una Manon indimenticabile al Metropolitan Opera House

Il Padiglione d’oro si arricchisce con il primo racconto proveniente d’oltreoceano, scritto sul volo di ritorno da New York.
Tutti noi appassionati di danza sappiamo che Roberto Bolle, oltre ad essere Etoile del Teatro Alla Scala, dal 2009 è anche Principal Dancer dell’American Ballet Theatre.
La stagione 2014 del Metropolitan Opera House, come sempre ricchissima di produzioni spettacolari, vede impegnato il nostro Roberto in tre balletti memorabili: Manon (2 e 5 giugno), Giselle (18 giugno) e Lago dei cigni (28 giugno).
Rosa Maria, accompagnata dalla figlia Cecilia (o forse è il contrario…visto che mi pare d’aver capito che è Cecilia la più appassionata…o almeno lo era, prima dell’incontro di Rosa con Roberto Bolle, come lei stessa ha raccontato), è partita dalla Sicilia per una vacanza a New York. Ma soprattutto per poter ammirare “l’eroe dei due mondi” nella meravigliosa Histoire de Manon.
Ecco il suo racconto, scritto con tutta l’emozione e quasi l’ansia del primo vero grande incontro con la danza, avvenuto in una delle location più importanti e suggestive per la danza e con uno dei più grandi ballerini del mondo.
Sono felice di poter ospitare le parole di Rosa Maria, e che batticuore nel leggerle…. Grazie, Rosabianca!

Il Metropolitan Opera House

“Un invito gradito e inaspettato quello di Ladyblog (è il nome d’arte che le mie ‘amiche di danza’ hanno coniato per me – NdR) a scrivere le mie impressioni sul balletto Manon, eseguito al Metropolitan Opera House di New York il 2 e il 5 giugno, con protagonisti Julie Kent e Roberto Bolle.
Non sono un’esperta di balletti, tutt’altro! Frequento il Teatro Bellini da trent’anni, provenendo da una famiglia in cui la musica, e in particolare la lirica, è sempre stata pane quotidiano. Ma la stagione lirica prevede almeno un balletto e io ho sempre ceduto volentieri il mio biglietto d’ingresso al palco a qualche amico cultore.
Poi ho conosciuto Roberto Bolle, l’anno scorso a Taormina al “Roberto Bolle & Friends”, e da allora ho fatto un’abbuffata su YouTube per riuscire a recuperare pezzi che mi permettessero di capire e apprezzare questo mondo a me sconosciuto. E così mi sono ritrovata, in una fredda serata invernale, a prenotare volo e ticket per questa Histoire de Manon. Già il viaggio in sé è quanto di più eccitante si possa immaginare: ero stata tante volte, per lavoro, a Minneapolis e a Chicago, ma non conoscevo la Grande Mela.
La sera dello spettacolo io e mia figlia ventenne abbiamo cominciato trucco e vestizione ore prima, come se fossimo noi le protagoniste. Per paura di arrivare in ritardo, nonostante l’hotel fosse stato da me scelto a dieci minuti a piedi dal Lincoln Center, abbiamo preso un taxi alle 18.00, un’ora e mezza prima dell’inizio dello spettacolo!
Una visita al negozio del teatro, un sopralluogo all’uscita degli artisti, la consegna di un mazzo di rose bianche per Roberto all’usciere e le foto al meraviglioso atrio hanno fatto sì che l’attesa fosse più lieve.

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L’ingresso del teatro (ph. Rosa Maria Pidatella)

Raggiungere il nostro posto, centrale e magnifico al Grand Tier, l’equivalente del nostro secondo ordine, ci ha rasserenate. L’attenzione catturata dai bellissimi lampadari di cristallo che si sollevano ad inizio spettacolo è stata presto distolta dall’alzarsi del sipario su una piazza di fine Ottocento affollata di studenti, viandanti, carrozze. Gli occhi cercano frenetici lo studente Bolle-Des Grieux, che appare dopo qualche minuto in abito azzurro e parte subito l’applauso di chi lo riconosce. Anche lei, Kent-Manon, viene salutata da un applauso, forse più caloroso perché americana?

Ci immergiamo nella vicenda: il corteggiamento col passo a due è delizioso, poi la camera da letto in cui i due continuano a rincorrersi felici al culmine dell’amore. La magnifica Julie Kent si butta sul letto a suon di musica, strappando al pubblico una risata e un applauso.

Viene il momento dell’esibizione acrobatica di Simkin-Lescaut, che fa roteare vorticosamente una larga mantella e, nei panni dell’ubriaco, barcolla e rutta, strappando anche lui numerose risate ed applausi ad un pubblico apertamente divertito. Il duello e lo sparo a Lescaut colgono tutti di sorpresa, c’è un sussulto, poi di nuovo applausi. Sublime l’ultima scena in cui Des Grieux e Manon si scambiano effusioni con numerosi volteggi in aria, sembra che Roberto abbia in mano un fuscello, facendo roteare più e più volte Julie, che si diverte ad essere girata e rigirata in aria con una mano sola!
Il finale con la morte di Manon sembra faccia venir giù il teatro: applausi da spellarsi le mani.

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E niente…decidiamo di ritornare il 5: resistere proprio non si poteva! Questa volta però prendiamo i posti al “family circle”, l’equivalente al nostro loggione. La vista dall’alto è magnifica, io devo tenermi per non cadere, forte sensazione di vertigine!
Lo spettacolo è identico, segno di grande professionalità da parte di tutto il Corpo di Ballo, appaiono tutti solo leggermente più rilassati. Solo Daniil Simkin finisce a terra troppo rapidamente nella scena dell’uccisione e si sbuccia un ginocchio. Lo rivediamo all’uscita artisti col ginocchio fasciato.

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Grandi applausi aI Principals e al Corpo di Ballo (ph. Rosa Maria Pidatella)

Julie Kent e Roberto Bolle: il selfie al termine dello spettacolo (ph. Roberto Bolle)

Ovviamente siamo andate tutte e due le sere ad aspettare Roberto all’uscita. La sera del 2 era visibilmente stanco, occhi rossi e viso tirato; ciononostante si è fermato a parlare amabilmente con tutti: non eravamo tantissimi e abbiamo potuto scambiare qualche battuta. Poi ci firma l’autografo e gli chiediamo una foto, ci prende tutte e due per le spalle e a quel punto non so dire di più. Non so se ho respirato, non so dire chi ha fatto la foto, se mi avessero chiesto il mio nome non avrei saputo pronunciarlo! Lasciarlo andare è stato un atto di grande altruismo, sarei rimasta lì tutta la notte!

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Cecilia e Rosa Maria con Roberto Bolle (ph. Rosa Maria Pidatella)

La sera del 5, invece, è uscito a sorpresa molto presto e molto “indisturbato”; era accompagnato dalla mamma e pensava di defilarsi rapidamente. C’era un nutrito gruppo di ragazze, probabilmente allieve ballerine, che temevamo fossero lì per lui. Invece aspettavano la Kent, per cui appena Roberto è uscito l’ho chiamato e gli ho chiesto se poteva fare una foto con mia figlia. Era evidente che aveva fretta ma, grazie alla sua estrema cortesia, abbiamo fatto due foto, dopodiché ha fatto una corsa e ha raggiunto la mamma che lo aspettava in taxi.”

Cecilia con Roberto

Cecilia con Roberto

Con questa bella immagine d’affetto si chiudono le due serate newyorkesi di danza di Rosa Maria e Cecilia, che ringrazio ancora per la “collaborazione” e che, sì, ve lo dico qui, ho molto invidiato durante il loro soggiorno a stelle e strisce: resta un mio sogno quello di poter assistere a uno dei tanti, grandi successi che il nostro amato Roberto raccoglie presso il pubblico del Metropolitan.
Si avvererà? Attendo fiduciosa il 2015…

classifiche

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4 commenti su “Roberto Bolle e Julie Kent: una Manon indimenticabile al Metropolitan Opera House

  1. Eleonora
    giugno 19, 2014

    Grazie Rosabianca per averci reso partecipi delle emozioni che hai vissuto in quel dell’ABT.
    Penso che sia stato un privilegio poter vedere la coppia Bolle-Kent in un intero balletto. Li trovo davvero molto ben assortiti: entrambi eccellenti e sublimi sia nella tecnica che nell’interpretazione (ho avuto modo di apprezzarli insieme l’estate scorsa alle Terme di Caracalla).
    E’ un peccato che alla Scala di Milano non si possa godere di una loro performance insieme chiamando Julie Kent come artista ospite, davvero un peccato!!!

    P.S.: Rimango basita e meravigliata dal particolare, da te raccontato, che durante lo spettacolo la gente si metta a ridere in alcuni momenti. Francamente strani gli americani!!

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    • ilpadiglionedoro
      giugno 19, 2014

      Cara Eleonora, è davvero una coppia eccezionale quella formata da Julie Kent e Roberto Bolle, con gradissima esperienza, personalità e capacità interpretativa.
      Ho avuto la fortuna di vederli insieme (oltre che a Caracalla, come te) in Romeo e Giulietta alla Scala, qualche anno fa, ed è stata un’esperienza direi sublime. Julie è una Giulietta adorabile, magari più matura nell’atteggiamento rispetto a quello che un’adolescente dovrebbe essere, ma di una passionalità e un trasporto indimenticabili. La partner perfetta per il Romeo di Roberto che ben conosciamo.
      Riguardo al comportamento del pubblico americano, anche in me ha destato stupore: credo che in nessun teatro si oserebbe ridere durante un balletto drammatico come Manon. Mi viene da pensare che certi passaggi siano stati volutamente resi più “leggeri” dal punto di vista coreografico proprio per spezzare la tensione della storia. Alla Scala (per fortuna, dico io) questo non sarebbe possibile.

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  2. romana casiraghi
    giugno 19, 2014

    complimenti anche questo articolo è molto bello, fa venire voglia di esserci sempre ad ogni balletto ma non si può. Nell’attesa di Roberto a Verona vi mando un caro saluto.

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    • ilpadiglionedoro
      giugno 19, 2014

      Cara Romana, grazie da parte di Rosa Maria! Davvero viene voglia di esserci sempre, ovunque, quando ballano artisti di questo calibro. E’ sempre comunque un’emozione fortissima e un arricchimento umano e spirituale, oltre che artistico.
      Grazie per essere passata ancora fra queste pagine e ti aspetto, anzi, una buona parte del nostro gruppo, ti aspetta a Verona per una serata stellare!

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