Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Esistenzialismo e rock: le due facce di Roland Petit in scena al Teatro Alla Scala

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(ph. Monica Ruffati)

Il 28 e 29 maggio scorsi il Teatro Alla Scala ha nuovamente reso omaggio a uno dei più geniali coreografi del Novecento, Roland Petit, le cui creazioni continuano ad essere uno dei punti di forza dei palcoscenici della danza mondiale.
Alla prima rappresentazione ha assistito un gruppo abbastanza numeroso di “amiche di danza”, tra le quali due in “missione” di reporter, Eleonora e Monica (che già avete conosciuto dopo la sua trasferta a Parigi per la consegna a Roberto Bolle della Medaglia da parte dell’Unesco), i cui racconti si intrecciano e si completano a vicenda.
Ecco quindi che, ancora una volta, ho la gioia di ospitare due amiche tra queste pagine, che consolidano la piacevole e divertente abitudine di condividere emozioni, pensieri, ricordi, con me e con tutti noi.

Ma ora…la parola alle dance-reporter!

Roberto Bolle nella prima scena di Le Jeune Homme et La Mort (ph. Teatro Alla Scala)

“Il 28 maggio al Teatro alla Scala è andata in scena “Serata Petit”, un omaggio al grande coreografo, con due sue creazioni: Le Jeune Homme et la Mort e Pink Floyd Ballet.
La prima coreografia è basata su un’idea dello scrittore Jean Cocteau che lui stesso sintetizza come la storia di “un giovane pittore che in una squallida soffitta attende l’amata; quando la ragazza arriva, egli cerca di sedurla ma viene respinto e maltrattato; quando lei lo abbandona, il ragazzo s’impicca” .
Cocteau voleva sperimentare quello che lui definì “sincronismo accidentale” e cioè far si che la coreografia fosse creata da Roland Petit su musiche jazz improvvisate al pianoforte, le quali avrebbero poi lasciato spazio ad una musica classica, solo in fase di montaggio, e che poi diventerà infatti la Passacaglia di J.S. Bach che, con la sua solennità e maestosità, crea un contrasto fantastico rappresentando il vero colpo di genio di Cocteau e Petit. Lo scrittore però non si limitò solo a questo, ma pensò anche al luogo in cui doveva essere ambientata questa storia, agli abiti, agli oggetti che poi sarebbero diventati protagonisti essi stessi della coreografia, che in un certo modo fu creata dallo scrittore; infatti la posizione iniziale del protagonista disteso sul letto intento a fumare nervosamente, oppure l’orologio al polso del giovane o ancora l’idea di ripetere due o tre volte lo stessa sequenza di passi, sono sue idee.
In questa situazione, quindi, si può dire che la danza non manca, ma viene ad essere solo uno degli elementi della messa in scena che lo stesso Cocteau definisce un “mimodramma” più che un balletto.
Per questo motivo l’opera porta inizialmente la paternità più di Jean Cocteau che di Roland Petit, e suoi infatti erano i diritti d’autore. Tutto questo dal 1946, anno del debutto, al 1963, anno in cui Cocteau muore e in cui Roland Petit ottiene i diritti d’autore del balletto.
E’ in questa fase che Roland Petit appronta quelle modifiche che portano il balletto alla versione che ancora oggi viene rappresentata, con l’aggiunta di molti elementi coreografici montati direttamente sulla musica di Bach, sospendendo quindi in alcuni momenti il concetto di “sincronismo accidentale” di Cocteau, e con un approccio sempre più fisico ed acrobatico.

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(ph. Teatro Alla Scala)

E’ per questo che, come afferma Cristiano Merlo sul libretto del Teatro alla Scala, quello di Le Jeune Homme et la Mort sono due balletti in uno, anche, direi, per le sue possibili letture.
La prima è sicuramente la storia riassunta dallo stesso Cocteau, la seconda è il messaggio esistenzialista, tra l’altro molto in voga nel dopoguerra, che sottolinea l’assurdità della vita vissuta solo sul piano estetico e del puro “apparire” e quindi al giovane uomo non resta che il suicidio, dopo essere stato rifiutato dalla donna che ama e che poi, con un colpo di scena, si scopre essere la morte.
Già, la morte; un elemento presente dall’inizio alla fine, anche se lo spettatore ne realizza la sua presenza soltanto nella parte finale del balletto.
In fondo il significato di quell’orologio è anche questo, lo scandire del tempo che passa e che ci separa dalla morte, ineluttabilmente.

La scena conclusiva di Le Jeune Homme et la Mort (ph. Teatro Alla Scala)

In questa messa in scena i due personaggi sono interpretati da Roberto Bolle e Marta Romagna, che già altre volte hanno eseguito questo balletto insieme o con altri partner.
Bravissimi entrambi, Roberto riesce perfettamente a rendere vivo questo malessere interiore. Seduta in seconda fila riesco veramente a percepire e sentire il suo respiro, riesco a vedere i suoi muscoli che si tendono nelle varie acrobazie, la sua mimica facciale; quando poi entra in scena Marta, la loro intesa dopo anni di amicizia e di collaborazione è evidente.
Sono davvero belli, c’è molta sintonia tra i due e auspicherei che il Teatro alla Scala li facesse ballare molto più spesso insieme.

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(ph. Teatro Alla Scala)

A fine balletto, quando Roberto si avvicina al proscenio per ringraziare, il suo sguardo ha ancora in sé la luce e l’intensità delle emozioni appena vissute sul palcoscenico, emozioni che come sempre egli riesce a far vivere allo spettatore anche in una giornata non perfetta e questo è ciò che lo rende diverso dagli altri, che lo rende unico, quel meraviglioso cosiddetto “effetto Bolle” che si prova ogni volta che lo si vede danzare.

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Roberto Bolle al proscenio (ph. Eleonora Bartalesi)

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Applausi a Marta Romagna e Roberto Bolle (ph. Eleonora Bartalesi)

L’altro balletto è il Pink Floyd Ballet, un insieme di coreografie, senza una vera e propria storia, create su vari brani del gruppo dei Pink Floyd.

Pink Floyd Ballet (ph. Teatro Alla Scala)

E’ un’esibizione che coinvolge tutto il Corpo di ballo; davvero molto bello, coinvolgente e scenografico, con passi a due di grande rilievo, insomma un altro esempio della grandiosità del coreografo Roland Petit.
Spiccano tra tutti i bravissimi Nicoletta Manni, Mick Zeni, Antonino Sutera, Alessandra Vassallo, Alessandro Grillo, Christian Fagetti, Emanuela Montanari e Carlo di Lanno.”
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Alcuni protagonisti di Pink Floyd Ballet

Alcuni protagonisti di Pink Floyd Ballet: al centro il Primo Ballerino Mick Zeni (ph. Eleonora Bartalesi)

Emanuela Montanari (ph. Eleonora Bartalesi)

Da sin.: Nicoletta Manni, Carlo di Lanno, Emanuela Montanari e Mick Zeni (ph. Eleonora Bartalesi)

“E’ la seconda volta in poco tempo che vedo danzare Roberto Bolle in Le Jeune Homme et La Mort dal vivo. La prima, poco più di due mesi fa al Coliseum di Londra, nella serata finale dei “Kings of Dance”. Questa sera sono al Teatro alla Scala in una Milano soleggiata e in versione quasi estiva.
Due contesti e due serate totalmente diverse, diversissima anche l’emozione che mi sono riportata dentro nelle ore e nei giorni successivi.
E così, ho risposto anche a chi, conoscendo le mie ultime “scorribande” danzerecce, mi domanda sorpreso: – ma non l’avevi già visto, Roberto Bolle, in questo balletto poi?-.

Non ha nulla a che fare con il balletto, ma ricordo che in Piazza Duomo (così come in altri luoghi prestigiosi di città italiane) campeggia l'immagine di Roberto Bolle "volante" per la campagna "Rethink Energy" di ENI, ideata da Fabrizio Ferri

Non ha nulla a che fare con il balletto, ma ricordo che in Piazza Duomo (così come in altri luoghi prestigiosi di città italiane) campeggia l’immagine di Roberto Bolle “volante” per la campagna “Rethink Energy” di ENI, ideata da Fabrizio Ferri. Arte nell’arte. (ph. Monica Ruffati)

Certo, che l’avevo già visto. Certo, che lo rivedrò di nuovo. Certo, che non sarà “lo stesso” balletto…
Arrivo in teatro insieme ad un gruppo di “amiche di danza” conosciute su Twitter, ed alcune già incontrate dal vivo: emozione ed eccitazione alle stelle, attesa per l’étoile più amata, chiacchiere allegre e speranze di incontrarlo a fine serata.
Come spesso capita, questa serata (la prima) e quella di domani, le uniche due in cui balla Roberto, sono sold out da settimane!
Questa Serata Petit vede in programma:
Le Jeune Homme et La Mort danzato da Roberto Bolle in coppia con Marta Romagna
Pink Floyd Ballet danzato da Primi Ballerini, Solisti e Corpo di ballo del Teatro Scala.
Il tempo di sistemarmi al mio posto in terza fila dopo l’ultimo avviso, batticuore, e come al solito mi tremano le mani, mentre cerco i binocoli che sembrano “persi” anche nella piccola borsa… e già sipario.
Riconosco la scenografia, so già dove aspettarmi di vedere Roberto che, steso svogliatamente sul letto indossando la “storica” salopette jeans, fuma lentamente una sigaretta, e sento le prime note della struggente Passacaglia di Bach.
Seguo Roberto alzarsi e iniziare i primi passi, con intensa lentezza e potenza: la sensazione di assistere a un dramma interiore è fortissima. La coreografia è stupenda, geniale, incredibilmente attuale e così viva ancora oggi!
Sono molto vicina al palcoscenico, e l’espressività di Roberto riempie completamente la scena. La sofferenza e il travaglio interiore di questo Jeune Homme sono resi in modo straordinario: ogni più piccolo gesto e passo è totalmente intriso di struggente e, a tratti, folle dolore, amplificato dalla musica di Bach.

L’atletismo, la tecnica perfetta e la forza fisica di Roberto non sono per nulla fini a se stessi, ma al totale servizio della coreografia e della storia, così che il senso della danza racconta mille emozioni: dolore, amore, passione e ossessione, follia e struggimento, rabbia e inedia…. sono trasportata in quel mondo che mi scorre davanti, in quella vita, totalmente.
La deliziosa Marta Romagna è la fanciulla/morte che gioca con la passione dell’artista e lo respinge maliziosamente: ogni passo è in perfetta sintonia con quelli di Roberto. Li seguo sulla scena quasi in apnea, notando continui dettagli, gesti e passi, che richiedono grande capacità di seguire e assecondare il partner, e che sono eseguiti da entrambi con totale intesa e armonia.

L’ingresso sulla scena di Marta Romagna

Neppure ricordo quand’è stata la prima volta che ho visto questo balletto, forse era la versione cinematografica danzata da Baryshnikov, ma non ne sono sicura; certo, ho potuto vederne parecchie altre, specie negli ultimi anni, grazie al web: quella danzata da Roberto, è, finora, l’unica che abbia visto dal vivo. Credevo che avrei fatto dei confronti, ma così non è stato: ho amato l’interpretazione di questa sera e l’ho vissuta intensamente, al di là di memorie, tecnica o confronti “storici”. Ho vissuto l’emozione di ogni gesto, sofferto il desiderio della morte, desiderato la seduzione, provato a ribellarmi e immaginato la liberazione dalla sofferenza.
L’interpretazione della nostra splendida étoile dà, allo stesso tempo, la percezione di uno straordinario controllo del corpo e di una estrema capacità di lasciare spazio alla passione e all’emozione. Questa è la qualità di Roberto che amo di più, o per lo meno la sensazione che sempre riporto con me dalla sua danza. Arte e vita, nel gesto, restano fuse insieme inestricabilmente.
Al termine del pezzo, mentre tutto il pubblico applaude, ancora scosso dal dramma cui ha assistito, provo a immaginare cosa può significare per un interprete “uscire” da un personaggio tanto drammatico e ritrovare se stesso. Io, stento qualche minuto a ritrovare me stessa!
Continuo ad applaudire con le mani tremanti; ovazioni per Roberto e Marta, meravigliosi, che ringrazio per averci offerto uno spettacolo tanto unico e speciale.

(ph. Monica Ruffati)

(ph. Monica Ruffati)

La lunga pausa che segue la prima parte è necessaria anche per lasciar “decantare” emozioni così travolgenti, e prepararsi a un “viaggio” totalmente diverso, con Pink Floyd Ballet.
Pur avendone sentito parlare molto, non avevo mai visto questo balletto spettacolare che, leggo nel programma, è stato concepito da Roland Petit nel 1972, e rappresentato per la prima volta con i Pink Floyd che suonavano dal vivo: un evento epocale, vien da dire, a ripensarci adesso!
Ho sempre apprezzato la musica dei Pink Floyd, pur non essendo davvero una loro “fan”, e sono molto curiosa di vedere il connubio con la danza. Devo dire che Pink Floyd Ballet non mi delude e, anzi, supera molto le mie aspettative! La coreografia è tuttora geniale e piena di inventiva, richiede molta precisione nei quadri d’insieme, unita a velocità, forza e notevoli doti fisiche.

(ph. Teatro Alla Scala)

I ballerini e le ballerine sono tutti in calzamaglia bianca quasi “accademica”, le ballerine sulle punte, le luci sono a tratti psichedeliche e accompagnate da “fumi” stile concerto rock. Sullo sfondo, sono proiettate immagini dei danzatori stessi in “formato gigante”, quasi a ricordare il megaschermo di un concerto.

(ph. Teatro Alla Scala)

Lo spettacolo è affascinante e, cosa che mi colpisce di più, un Corpo di ballo come quello della Scala, che nel mio immaginario è assolutamente classico, mi appare totalmente a suo agio in questo pezzo, anzi, le capacità e le doti di tutti i ballerini ne escono ampiamente valorizzate. Che Corpo di ballo straordinario, che eccellenti ballerini abbiamo! Sono fortunata di poterli apprezzare nel susseguirsi dei diversi pezzi di cui il balletto è composto.

Emanuela Montanari e Mick Zeni (ph. Teatro Alla Scala)

Davvero straordinari Mick Zeni, Massimo Garon e Emanuela Montanari, strepitoso il passo a due di Mick e Emanuela, ma come non citare tutti gli altri in splendida e smagliante forma: Christian Fagetti, Nino Sutera, Alessandra Vassallo, Nicoletta Manni, Luana Saullo, “Alex” Grillo, Carlo di Lanno, Marco Agostino, Maurizio Licitra, Stefania Ballone….
Il susseguirsi dei brani e delle “variazioni” (si potrà dire “variazioni” in questo caso?) è esaltante, musica e danza si accompagnano a vicenda, applaudiamo spesso e partecipiamo a questo intenso spettacolo dal finale travolgente!
Il pubblico mi sembra della stessa mia opinione: molti gli applausi, e il Corpo di ballo, pur spossato, ci concede un bis (e ci chiediamo come facciano!).

(ph. Monica Ruffati)

(ph. Monica Ruffati)

La serata sembra davvero aver avuto due anime opposte, e mentre esco da teatro cerco di rimettere insieme tutte le sensazioni.
All’uscita artisti mi ritrovo con le amiche e scopriamo con delusione che Roberto Bolle è già uscito dai camerini, prima del termine dello spettacolo, perciò questa sera non avremo il piacere di salutarlo e ringraziarlo per lo stupendo spettacolo…
Attendiamo comunque, per salutare gli altri artisti, e tra gli ultimi ad uscire c’è finalmente la nostra amata Marta Romagna, che deliziosamente si sorprende guardandoci e ci saluta con un “Che bello vedervi dal vivo!” (siamo appassionate follower, oltre che della sua danza, della sua #cucinainpuntadipiedi!).
Non c’è ressa questa sera, perciò con tutta tranquillità la “rubiamo” un po’ al riposo e alla sua famiglia, per chiacchierare con lei e fare qualche foto: un bellissimo selfie di gruppo! Grazie Marta, sei stata splendida: la tua simpatia ci ha ripagato dalla delusione di non aver visto Roberto, lasciandoci la sensazione di essere per te persone vive e “reali”.
Ci salutiamo, per rientrare a casa o in hotel, e pian piano si stempera lo stordimento di questa fantastica serata: ma, si sa, ormai fervono i piani per organizzare la prossima…
L’emozione e la sofferenza vissuta con Le Jeune Homme et la Mort torna ogni tanto a riprendermi, in questi giorni successivi. Ormai so: non è solo danza, non è solo assistere. Quello che vedi lo sperimenti, lo porti con te, diventa un modo per vivere e, a volte, ripensare la vita.
Ancora, grazie, Roberto.”
Monica

Foto ricordo con Marta Romagna (ph. Eleonora Bartalesi)

Foto ricordo con Marta Romagna (ph. Eleonora Bartalesi)

Carissime Eleonora e Monica, a me non resta altro che ringraziarvi per le vostre “emozioni”, che sono diventate anche le mie – questa volta non ho potuto, con grande rammarico, essere presente – e, ne sono certa, anche di chi leggerà le vostre parole.
Per noi, un arrivederci di persona all’Arena di Verona per il Gala “Roberto Bolle and Friends”.
Per il nostro blog, il prossimo appuntamento di danza avrà luogo, probabilmente, a New York: la ricchissima stagione dell’American Ballet Theatre è in pieno svolgimento e il Principal Dancer Roberto Bolle ha appena interpretato un memorabile Des Grieux.

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5 commenti su “Esistenzialismo e rock: le due facce di Roland Petit in scena al Teatro Alla Scala

  1. romana casiraghi
    giugno 7, 2014

    ho visto lo spettacolo dal vivo il 29 e ho provato le stesse sensazioni descritte in questo meraviglioso articolo. Non conosco la danza a fondo come voi, ma ogni giorno incomincio ad amarla sempre di più, spero di incontrarvi a breve. Grazie di cuore per questi bellissimi articoli.

    • ilpadiglionedoro
      giugno 9, 2014

      Grazie a te, Romana! Amerai sempre di più la danza: è uno scrigno che racchiude tesori preziosissimi ed inestimabili, e per apprezzarli appieno serve pazienza, cuore e molto amore. Mi auguro anch’io che ci possa vedere in uno dei prossimi spettacoli: sappi che con Roberto c’è sempre qualcuna del nostro gruppo. Buona serata e…buona danza!

  2. galadriel2068
    giugno 9, 2014

    L’ha ribloggato su galadriel2068e ha commentato:
    A Milano, in… “tandem”!

  3. wolfghost
    giugno 10, 2014

    Una splendida idea la tua di ospitare due tue amiche appassionate come te di danza 😉 I loro articoli sulla serata sono diversi, ovviamente, eppure entrambi danno la medesima sensazione di passione. un po’ come, immagino, i due spettacoli nello spettacolo: così diversi eppure così coinvolgenti.
    Un altro bel post! Complimenti a tutte e tre! 😉

    http://www.wolfghost.com

    • ilpadiglionedoro
      giugno 10, 2014

      Grazie Francesco, sei sempre gentile e i tuoi commenti sono uno sprone a proseguire e un “pungolo” nei momenti di stanca.
      E’ molto bello aver incontrato altre persone appassionate di danza e desiderose di condividere le stesse emozioni, le stesse gioie, le stesse lacrime anche, con me e con coloro che hanno la bontà e la curiosità di passare tra le nostre righe.
      Questa bella abitudine, nata un po’ di tempo fa con la mia sister Marina, si arricchirà presto di nuove firme.
      Un abbraccio a te e Ladywolf e un baciotto ai pelosi 🙂

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