Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Tournée italiana del Kremlin Ballet di Mosca: Il lago dei cigni a Bologna

Ancora una volta, con gioia e soddisfazione, posso ospitare tra queste pagine le “emozioni” e le parole di una “amica di danza” (e non solo): si tratta di Velia, bolognese, attrice teatrale dilettante e scrittrice dalla penna magica (volete conoscerla e scoprire il suo primo libro? Ecco il link del suo blog: http://veliaergoest.blogspot.it). Riproporrò in seguito altre sue considerazioni, per pensare, ironizzare e guardare sotto una luce diversa l’arte e la danza. Perché Velia è una persona che “canta fuori dal coro” e merita di essere ascoltata attentamente.
Ma ora lascio subito la parola a lei, con un “Grazie” di cuore per avermi inviato quanto ha scritto.

“A Bologna è andata in scena una serie di recite del Lago dei Cigni al Teatro Comunale con la prestigiosa compagnia del Kremlin Ballet di Mosca, con le musiche di Pëtr Il’ic Cajkovskij eseguite dall’Orchestra del Teatro Comunale diretta da Felix Krieger. La coreografia è di Andrej Petrov, che ha ripreso quella originale di Petipa- Ivanov riducendola, come ho visto fare spesso ultimamente, a due atti e quattro scene.
Prima di procedere alla descrizione delle mie opinioni riguardo al balletto, vorrei spiegare che cos’è il Kremlin Ballet, perché è una compagnia di cui non sapevo nulla e di cui non ho visto nulla scritto nel sito, ma credo meriti un’attenzione particolare, essendo in tournée in Italia. (Riprendo a grandi linee dal sito)

Da sinistra il coreografo e Direttore Artistico del Kremlin Ballet Andrej Petrov, il Direttore Artistico del Teatro Comunale di Bologna Nicola Sani, il Direttore d’orchestra Felix Krieger e l’ex ballerino Andris Liepa

«Il Kremlin Ballet è nato nel 1990 su iniziativa di Andrej Petrov, che ne è attualmente Direttore Artistico. L’occasione si presentò quando il Bolshoi Ballet smise di utilizzare il Palazzo del Cremlino per le proprie attività accademiche. In quel momento, Petrov creò una compagnia indipendente, guadagnandosi molti sostegni e la collaborazione di importanti coreografi e danzatori russi, fra i quali Ekaterina Maximova e Vladimir Vasiliev.
L’impronta che Petrov volle assegnare alla sua nuova compagnia fu quella di unire un grande impegno sul repertorio classico a una profonda attenzione per la danza contemporanea di varie tendenze.
Alla ricerca di un repertorio originale, nel 1991 il Kremlin Ballet allestì la sua prima Cenerentola di Prokof’ev, con l’interpretazione di Ekaterina Maximova e di Vladimir Vasiliev.
In seguito, fra le prime produzioni del complesso, vennero presentati un balletto basato sull’opera Ruslan e Ljudmila di Glinka e uno dedicato a Napoleone Bonaparte, creato col compositore Tikhon Khrennikov.
L’esperienza successiva del Kremlin Ballet è stata tutta un susseguirsi di produzioni coreografiche in parte legate alla grande tradizione del balletto classico (Don Chisciotte, Lo Schiaccianoci, Il Lago dei Cigni, Giselle, Coppélia, La Bella Addormentata, ecc.), e in parte rivolta alla ricerca e alla musica contemporanea, come quella di Alfred Schnittke, utilizzata per il balletto che Petrov ha dedicato ai racconti di Gogol, ma anche quella di Dmitri Shostakovich e di Pavel Ovsyannikov.
Con la compagnia ha collaborato, per varie volte, anche il grande coreografo Yuri Grigorovich, con Romeo e Giulietta (1999), Ivan il Terribile (2001) e Le Corsaire (2007)»

Io ho assistito alla replica pomeridiana di domenica 11 maggio che ha visto impegnati i seguenti interpreti:
La Regina – Ekaterina Khristoforova
Odette/Odile – Irina Ablitsova
Principe Siegfried – Daniil Roslanov
Il genio del Male (Rothbard) – Mikhail Evgenov
Il Buffone – Kirill Ermolenko
Il Maestro di Cerimonie – Roman Volodchenkov
Tre Cigni – Olesya Dmitrakova, Maria Usacheva, Ksenia Khabinets
Quattro Cigni – Alisa Aslanova, Saori Koike, Zinaida Panisheva Ekaterina Churkina
Le fidanzate – Christina Burtseva, Joy Womack, Olesya Dmitrakova, Viktoria Naumyanova, Anastasia Teterina, Maria Usacheva
Pas de Troix – Valeria Pobedinskaya, Joy Womack, Egor Motuzov
Solisti valzer – Alisa Aslanova, Saori Koike, Zinaida Panisheva, Maksim Afanasyev, Evgeny Korolev, Maksim Sabitov, Aleksandr Chernov
Danza spagnola – VeronikaVarnovskaya, Alina Kaicheva, Maksim Sabitov, Aleksandr Chernov
Danza napoletana – Alisa Aslanova, Egor Motuzorov
Danza ungherese – Valeria Pobedinskaya, Evgeny Korolev
Mazurka – Anna Zagaynova, Tatiyana Zhuravleva, Dmitry Malenko, Nikolay Zheltikov.

Premetto che io, in genere, ho un impatto più empatico nei confronti del balletto e che sono più propensa a sorvolare su una tecnica non impeccabile se l’interpretazione mi trascina, piuttosto che il contrario. Forse per questo motivo, nonostante il Lago sia stato il balletto che mi ha fatto innamorare della danza classica e che credo che le musiche siano tra le più belle mai scritte, non lo considero il mio balletto preferito.
Sigfried e Odette, a mio parere, non hanno lo spessore psicologico tipico dei protagonisti di altri balletti, fatto salvo di alcune versioni più moderne.
Questa versione, però, altro non è che una “semplificazione” rispetto all’originale, e, pertanto, può sembrare un po’ datata.
Fatte queste dovute premesse procedo con le mie impressioni.
Mi aspettavo un balletto confezionato in modo decoroso, con le ormai classiche mancanze dovute a motivi di budget, quindi sono rimasta piacevolmente impressionata quando, all’apertura del sipario, mi ha accolto una scenografia ben fatta e un corpo di ballo, almeno apparentemente, giovanissimo, curiosamente numeroso avvolto in bellissimi costumi.


Le sorprese, però, non erano finite.
Da molto tempo non vedevo un corpo di ballo così ben organizzato: bei gesti sincronizzati perfettamente con angoli millimetrici e gestione degli spazi assolutamente da manuale.
Nel primo atto mi hanno colpito due dettagli: la bravura del Buffone, con elevazioni nei salti incredibili, e le parti da soliste delle donne, capaci di salti quasi maschili.

Nel secondo atto mi è apparso un Genio del Male (che chiamo così perché nel programma di sala viene chiamato così) convincente. È forse l’unico ruolo “interpretato” di tutto il balletto e non sono stata delusa.

Ma la vera sorpresa è nell’atto bianco: 24 cigni, meravigliosi. Linee perfette, in cui si vede scuola russa, sincronia degna di un palcoscenico ben più famoso di quello di Bologna. I quattro cigni e i tre cignetti sono perfetti: non una sbavatura, non un alluce fuori posto, non un’incertezza.

Chi mi ha impressionato meno sono stati gli altri uomini, in generale, e i protagonisti in particolare. Non per mancanza di bravura, ma perché, se c’è stata qualche piccola incertezza, è stata proprio loro e perché, essendo generalmente alti quanto le donne, facevano più fatica a “spiccare”.
L’unica nota quasi negativa va riservata proprio ai protagonisti: bravi, anzi bravissimi, ma, a fronte di un corpo di ballo del genere, sarebbe stato meglio avere degli interpreti che spiccassero davvero, che brillassero di luce propria. Invece, in questo caso, ho avuto l’impressione di avere di fronte non due Primi Ballerini, ma due elementi ancora bisognosi di fare molto lavoro per spiccare dal corpo di ballo.

Alla fine ci siamo goduti più di dieci minuti di applausi convinti con standing ovation, fatto piuttosto raro in una città che riserva sempre applausi “freddini”.
Nel complesso uno spettacolo che rivedrei volentieri il prima possibile e una compagnia che spero venga invitata nuovamente nella mia città.

Il teatro Comunale di Bologna

Il teatro Comunale di Bologna

Prima di terminare vorrei fare una piccola nota polemica: in un’assolata domenica pomeriggio di maggio, il teatro era completamente sold out. Non c’era un solo posto libero. Quando mi sono recata in biglietteria, ho chiesto se fosse stato, per caso, dovuto al fatto che era giorno di abbonamento. Mi sono sentita rispondere “Sta scherzando? Non abbiamo mai avuto un buco libero. È sempre stato totalmente sold out”. Ora, se in una domenica come quella, un teatro come il Comunale, che non è a buon prezzo e che si trova in una delle zone più scomode da raggiungere, il pubblico ha avuto quella reazione, forse vuol dire che Bologna ha voglia di balletto e di spettacoli di qualità senza il bisogno di rincorrere sempre il cartellone “che si vende da solo”, con spettacoli di qualità inferiore, ma di richiamo superiore, come certi balletti fatti con gli scarti di Amici o peggio. E sapere che questo fatto, perché il successo di domenica è un fatto non un’opinione, non verrà preso in considerazione quando le direzioni artistiche dei vari teatri stenderanno il programma, mi fa solo male.”

Con questa giustissima, piena di speranza da un lato (per il crescente desiderio di danza e di bellezza) e di delusione dall’altra (per gli ovvi motivi descritti), si concludono le “emozioni” di Velia.
Per tutti noi, in chiusura, gli splendidi cignetti del Kremlin Ballet:

web

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