Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Gran Gala “Il Cigno Nero”: la stella di Giuseppe Picone risplende su Roma

Dopo il bellissimo articolo da lei scritto nel novembre 2013 (per chi non l’avesse letto, lo consiglio! Ecco il link: https://ilpadiglionedoro.wordpress.com/2013/11/28/i-have-a-dream-roberto-bolle-friends-gala-roma-23-novembre-2013/), con grandissimo piacere, gioia e orgoglio, ospito di nuovo le parole della mia carissima amica Marina, che il 2 aprile scorso ha assistito, presso l’Auditorium della Conciliazione di Roma, al Gran Gala che ha visto come protagonisti l’Etoile Giuseppe Picone, accompagnato, tra gli altri, da alcuni ballerini del New York City Ballet e del Balletto dell’Opera di Roma.
Non aggiungo altro. Lascio parlare lei, il suo cuore, le sue emozioni.
* * *
A volte mi capita di iniziare i miei commenti ad uno spettacolo di balletto a cui ho avuto il piacere di assistere con una citazione, per lo più letteraria, e farò così anche in questa occasione.
In realtà, stavolta, vorrei partire dalle parole di un noto proverbio buddista che così recita:

Alla fine solo tre cose sono importanti nella vita:
quanto hai amato,
come gentilmente hai vissuto,
con quanta grazia hai lasciato andare le cose che non erano destinate a te

Giuseppe Picone

Perché questo incipit?
Devo confessare che quel che mi ha subito colpito in questo pensiero è soprattutto l’ultima parte: il lasciar andare con grazia e leggerezza cose che non ci erano destinate.
Quant’è difficile! Direi quasi impossibile per molti di noi, sicuramente assai sofferto per tutti.
E se a malincuore ci si deve comunque riuscire, sono altrettanto convinta che qualcosa che si è profondamente amato non si può lasciar andare via del tutto da sé, forse può trasformarsi, anche mutare, perché in fondo alcune cose possono non essere destinate a noi nel modo in cui immaginavamo o avremmo voluto un tempo, ma, assumendo qualche altra diversa forma, possono non essere mai abbandonate completamente, altrimenti anche gli altri due insegnamenti di vita finirebbero per perdere gran parte del loro valore e significato.
Per questo motivo, quel sentimento che mi lega indissolubilmente da quando ero una bambina al mondo della danza, ai suoi tanti magnifici interpreti, alla sua magia, e che alcune volte penso di aver ormai lasciato andare via da me, ad ogni rappresentazione a cui assisto inevitabilmente riemerge in tutta la sua prepotenza e fa risvegliare in me tante emozioni, riaffiorare tanti ricordi, suscitando mille sensazioni ed anche qualche benevolo tormento interiore.
E poi quello stesso sentimento mi spinge quasi sempre a scrivere.
Ecco qui – dunque – trapelare la diversa forma di quella passione, di quel sogno che si legge ancora, a dire della cara amica d’infanzia che mi accompagnava al Gala, nei miei occhi.
E così è stato anche per questo Gala, che, nel suo voler contrapporre bene e male, luci ed ombre, amore puro ed inganno – come le due figure del Cigno bianco e del Cigno nero sanno ben evocare – ha suscitato in me e nel pubblico, nel dipanarsi dei brani proposti, molte differenti sensazioni, facendomi riflettere su come grande sia il potere della danza di rivolgersi e comunicare direttamente all’animo umano, facendo sì che ciascuno interiorizzi, nel proprio vissuto e con la propria sensibilità, il forte messaggio spirituale o intellettuale che ogni balletto vuole esprimere. A maggior ragione se si tratta di un capolavoro come Il Lago dei Cigni, che, per la sua perfezione e per l’armoniosa combinazione della musica immortale di Cajkovskij e della coreografia di Petipa, resta uno dei balletti narrativi ottocenteschi più conosciuti, rappresentati ed ammirati anche dagli spettatori non intenditori.
La particolarità di questo Gala, come concepito dal suo ideatore ed organizzatore, Daniele Cipriani, è stata quindi quella di estrapolare alcuni tratti salienti dal balletto Il Lago dei Cigni, accostarvi altri brani che, nel tessuto dello spettacolo, potessero essere ricondotti al filo conduttore della eterna lotta tra bene e male e della capacità della danza di rappresentare teatralmente questi conflitti da sempre presenti nell’uomo, il tutto avvolto nella moderna cornice della proiezione su un grande schermo montato alle spalle del palcoscenico di immagini molto suggestive per luci, sfumature e simbolismi, che offriva una originale e sognante scenografia ai pezzi che di volta in volta venivano danzati.
Così, dopo l’iniziale introduzione musicale dello spettacolo sul tema più famoso de Il Lago dei Cigni e sulle immagini incantate del lago stesso e poi su quelle sfarzose del salone delle feste del castello del principe, il primo pezzo ad essere presentato è l’allegro assolo del giullare, danzato con brio e precisione tecnica dal giovanissimo, ma già talentuoso, Alessio Rezza del Teatro dell’Opera di Roma.

Dopo questa allegra apertura, ecco svelarsi un brano diverso, molto bello e significativo per il successivo dispiegarsi del Gala:Tre Preludi, con coreografia di Ben Stevenson e sulla poetica musica di Rachmaninov, elegantemente e splendidamente danzato dalla Etoile Giuseppe Picone e dalla sua brava partner Flavia Stocchi, anche lei del Teatro dell’Opera di Roma.
In questo pezzo delicatamente evocativo e raffinato, subito si sono manifestati i tratti di fine interpretazione tecnica ed espressiva dei due protagonisti, ballerini alla sbarra che rappresentano il costante, duro, faticoso lavoro quotidiano dei danzatori, fatto di esercizi e sacrifici che sono il necessario preludio di ogni interpretazione di successo.
Sia nella parte alla sbarra, ricca di “variazioni sul tema” che rendono molto originale e affascinante questa coreografia, che nel successivo adagio, entrambi gli interpreti sono stati molto bravi nel trasmettere l’idea della continua ricerca della perfezione dei movimenti e dei passi propria dello studio della danza e Giuseppe Picone è apparso sin da subito essere avvolto, in quella serata, da una particolare luce propria fatta di eleganza, precisione tecnica e capacità espressiva, che di lì a poco si sarebbe ancor più rivelata in tutta la sua intensità.

Dopo il bel Pas de trois sempre tratto da Il lago dei Cigni e il brano intitolato Five variations on a theme, su musica di Bach e coreografia di David Fernandez, danzato in chiave più moderna dall’atletico Joaquin De Luz, stella spagnola del New York City Ballet, è stata la volta dell’altra stella americana di questa compagnia, Ashley Bouder, di incantare il pubblico, interpretando l’immortale coreografia di Fokine del La morte del Cigno sulle famose note di Camille Saint-Saens. Con grande maestria tecnica e bravura interpretativa, la danzatrice ha saputo trasfondere in questo poetico e classicissimo brano di struggente bellezza anche una nuova forza dei movimenti che, pur togliendo forse un pochino di etereità alla complessiva esecuzione, ha, al contempo, conferito ad essa una particolare potenza espressiva che ha fatto sì che il pubblico ne apprezzasse molto l’interpretazione.
Dopo il bellissimo Pas de quatre, sempre tratto da Il Lago dei Cigni – interpretato dalle ballerine del Teatro dell’Opera di Roma Calenda, Melandri, Paparella e Stocchi, le quali, danzandolo all’unisono con precisione impeccabile, hanno mostrato tutta la perfezione dei passi di questo piccolo gioiello di coreografia nella coreografia – ecco arrivare i due brani che, sinceramente, mi hanno colpito più degli altri, per il loro principale interprete in primo luogo, e per quello che hanno rappresentato per me a livello emozionale.

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Giorgia Calenda, Viviana Melandri, Roberta Paparella e Flavia Stocchi, Il pas de quatre

Si tratta della variazione maschile dalla fine del primo atto de Il Lago dei cigni e del passo a due del cigno bianco dal secondo atto del balletto.
Giuseppe Picone è stato davvero molto bravo nel suo assolo: ho spesso scritto in altri miei commenti su spettacoli come questo come sia difficile per un danzatore, in un Gala in cui non si interpreta un intero balletto ma solo singoli pezzi estrapolati da esso, entrare immediatamente nel personaggio e saper rendere agli spettatori quello che è lo stato d’animo di quello stesso personaggio in quel preciso momento dell’opera, facendo loro cogliere le sfumature di un tormento, di una passione, di un anelito, di tutto il mondo interiore di chi si sta interpretando.
E Giuseppe Picone si è subito rivelato essere “Siegfried”, ne ha immediatamente e perfettamente incarnato la malinconia, la profondità e il contrasto dei sentimenti, sapendo esprimere quello stato d’animo di intimo conflitto che lo avrebbe di lì a poco fatto innamorare di Odette.
Da altrettanta grande intensità e finezza stilistica ed espressiva è stato poi caratterizzato anche il passo a due che è seguito, del quale sia Picone che la sua elegante partner Marianna Surano sono stati eccellenti interpreti, rappresentando al pubblico, in tutta la sua bellezza, l’intensità di questa parte del balletto, fulcro del secondo atto de Il lago dei Cigni, resa ancor più suggestiva dallo scenario del blu delle acque del lago e dalle altre immagini suggestive che lo schermo proiettava dietro i danzatori.

Infine, introdotto dalla danza spagnola tratta dal terzo atto, ecco arrivare il cammeo della serata, vale a dire quel famoso passo a due detto “del cigno nero”, che quasi sempre ricorre nei Gala, in quanto brano caratterizzato da grandi virtuosismi tecnici per entrambi i danzatori, oltre che di sicuro impatto scenico ed espressivo.
I due protagonisti, le stelle del N.Y.C.B., Ashley Bouder e Joaquin de Luz, sono stati naturalmente perfetti nella sua esecuzione. Soprattutto la Bouder ha saputo esprimere tutto il fascino ingannevole della figura di Odile, rendendone l’interpretazione molto veritiera e potente. Bravissima anche nella sua variazione e nell’esecuzione finale dei magnifici e perfetti 32 fouettés, virtuosisticamente arricchiti anche da quelli doppi, accompagnati dal forte e caloroso applauso del pubblico.

Joaquin de Luz

E, a conclusione dello spettacolo, defilé finale con tutti gli artisti in scena, più volte chiamati alla ribalta dagli spettatori per gli applausi, con molti “bravo”, “brava” e “bravi” urlati per tutti, ma, bisogna dirlo, soprattutto per i bravissimi Giuseppe ed Ashley.

Nel voler fare un bilancio personale di apprezzamento dello spettacolo, direi che un tempo, quando ero più giovane, avrei sicuramente optato per il passo a due del cigno nero come mio pezzo preferito in assoluto, sia perché mi ha sempre molto affascinato, sia perché è talmente bello da vedere per il pubblico e per i danzatori da interpretare, che rimane sempre un brano “mitico”, soprattutto per chi, come me, ha studiato per tanti anni danza classica e ne conosce quindi anche tutta la difficoltà tecnica.
Stavolta però non è così: di questo Gala rimarrà soprattutto nel mio cuore tutto quello che la positività, la purezza, l’eleganza, la bellezza, l’essenza del cigno bianco ha saputo trasmettere al mio animo, grazie ai suoi interpreti e soprattutto a quella che non ho esitato a definire la stella più brillante di tutta la serata: Giuseppe Picone.
Senza con ciò nulla voler togliere alla bravura di tutti gli altri ballerini e alla indiscussa eccellenza delle stelle americane protagoniste, non può, a mio modesto parere, non riconoscersi come nel nostro famoso danzatore fosse presente un’attitudine in più di leggiadria e di nitore personale, anche interiore, che ne ha reso le interpretazioni di grande intensità.
Per questo ci ho tenuto molto, al termine dello spettacolo, ad attendere la sua uscita dal teatro per poterlo salutare personalmente, complimentandomi con lui, seppur con tanta emozione che ha un pochino frenato le mie parole.
Se dunque ciò che più conta nella vita è soprattutto quanto si ama e come gentilmente si è vissuti e si vive, tornando all’incipit di questo mio racconto, il nostro Giuseppe Picone potrà sicuramente sentirsi felice e appagato del suo grande amore per la danza e di averlo sempre saputo dimostrare e trasmettere al suo pubblico.

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Marina con Giuseppe Picone

Che sia persona, poi, che vive “gentilmente” lo si comprende subito, sia conoscendone la carriera artistica che avendo l’onore, grazie alla sua disponibilità, di scambiare qualche parola e riflessione con lui: avendo sempre dedicato ogni sua energia alla danza, promuovendo anche i nuovi talenti ed insegnando ai più giovani, insomma vivendo e combattendo ogni giorno per il giusto riconoscimento verso questa meravigliosa Arte che avvince i cuori di molti, non si può non tributargli tutto il giusto e meritato valore.
Per me, invece, ciò che più conta è aver avuto il privilegio di far entrare la danza nella mia vita tanti anni or sono e di continuare ancor oggi a condividerne passioni ed emozioni grazie ai suoi grandi, splendidi interpreti a me fortunatamente contemporanei in questo comune cammino.
*** *** ***

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L’eleganza è quella qualità del comportamento che trasforma la massima qualità dell’essere in apparire” (Jean-Paul Sartre)

dedicato all’Etoile Giuseppe Picone.

web

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