Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Kings of the Dance al London Coliseum: cinque diamanti per una serata regale

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Il London Coliseum in St. Martin’s Lane

In un battito d’ali (d’aereo, naturalmente) sono arrivati e presto passati i quattro giorni londinesi, durante i quali la capitale britannica ha avuto l’onore di ospitare, oltre alla Famiglia Regnante inglese, cinque Re della danza mondiale per uno spettacolo unico nel suo genere (https://ilpadiglionedoro.wordpress.com/2014/03/14/hello-boys-the-kings-of-the-dance-are-back/)
Londra si è mostrata in tutta la sua bellezza; ancora più effervescente, brillante, frizzante, soleggiata, ventosa e anche tempestosa di come la ricordavo dai miei numerosi soggiorni di molti anni fa. Ogni angolo un ricordo, ogni via un’emozione, in ogni sguardo la memoria di altri sguardi incrociati-amati-malinconicamente lasciati.

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Cartoline da Londra

Ma i ricordi hanno presto dato spazio all’allegria e, soprattutto, all’emozionante aspettativa per la serata di sabato, ancora più gioiosa e attesa perché condivisa con un numeroso gruppo di amiche e fan “divine”, in trasferta a Londra da varie parti d’Italia per applaudire il King italiano e fargli sentire, ancora una volta, l’affetto e l’ammirazione che lo accompagnano ovunque egli si esibisca.
Dopo un rapido sopralluogo mattutino nella zona del Coliseum Theatre, per “prendere confidenza” con il sito e, soprattutto, per capire da dove sarebbero usciti gli artisti al termine dello spettacolo (mai arrivare impreparati in queste occasioni!), la giornata è passata velocemente e ci siamo ritrovate tutte insieme nel foyer del teatro per un rapido saluto, prima di accomodarsi ognuna ai propri posti.
Il Coliseum, situato nella City of Westminster, è uno dei migliori teatri del West End londinese. Fu progettato dall’architetto Frank Matcham e aperto nel 1904: l’ambizione del progettista era di creare un palazzo per il divertimento che fosse il più grande e il più bello della sua epoca. Negli anni Trenta il nome originario fu cambiato da London Coliseum a Coliseum Theatre, per riappropriarsi del suo nome originario nel 1968. E’ stato sottoposto a vari rinnovi del design interno nel corso degli anni e la ristrutturazione completa si è avuta fra il 2000 e il 2004.
Ospita la ENO, English National Opera, la compagnia d’opera nazionale, sin dal 1968, il cui nome era allora Sadler’s Wells Opera Company, trasformato poi nel nome attuale nel 1974. Essendo una “opera house”, rappresenta prevalentemente spettacoli d’opera.
Il colpo d’occhio sulla platea e i palchi del Coliseum è grandioso: l’emozione dell’attesa dei Kings diventa tutt’uno con lo stupore e l’ammirazione per le forme sinuose ed eleganti delle gallerie, per lo splendore degli stucchi sfavillanti d’oro, per le luci che si riflettono tutt’intorno in mille bagliori.

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La sala del London Coliseum

Ma l’attesa è tutta per il momento in cui queste luci si spengono e lasciano il posto al buio ovattato che accompagna la magia sempre rinnovata della danza.
La prima parte vede sul palcoscenico Marcelo Gomes, Denis Matvienko e Leonid Sarafanov impegnati in Remanso, una creazione di Nacho Duato su musica di Enrique Granados, proposta per la prima volta nel 1997 dall’American Ballet Theatre di New York.

Remanso

Remanso

Movimenti fluidi, atletismo e agilità contraddistinguono una coreografia solo in apparenza semplice, con una rosa come fil-rouge e un piccolo schermo a fare da “quarto personaggio”: i ballerini, in shorts e aderente t-shirt, lo accarezzano, si arrampicano, scendono, si nascondono, in un colorato gioco di luci. E’ la gioia di vivere che si percepisce da questa coreografia di Duato, dove la fisicità maschile è messa piacevolmente e amabilmente in risalto.

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Marcelo Gomes, Leonid Sarafanov, Denis Matvienko

Un intervallo abbastanza lungo ci separa dalla seconda, attesissima, parte, che vede la nostra amata Etoile Roberto Bolle impegnato in uno dei capolavori di Roland Petit, Le Jeune Homme et la Mort, con Svetlana Lunkina come partner.
Ho già parlato più volte di questo balletto esistenzialista, di come Roberto abbia raggiunto un livello di interiorizzazione del personaggio molto profondo, di come egli riesca in maniera mirabile a tradurre in danza l’angoscia, la sofferenza, la cieca follia d’amore del Jeune Homme. E ogniqualvolta lo rivedo trovo sempre più drammatica e toccante la sua interpretazione.

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Roberto Bolle, Le Jeune Homme et la Mort

Brividi di emozione per l’intera durata del balletto, che si stemperano solo unendomi agli applausi scroscianti del pubblico e ai numerosissimi “bravo” che si levano da più parti e che accompagnano i due artisti per diversi minuti.

Chi volesse leggere altri articoli su Le Jeune Homme et la Mort, può andare alle seguenti pagine
https://ilpadiglionedoro.wordpress.com/2013/10/13/memories-la-magia-di-roland-petit-al-teatro-alla-scala-settembre-2008/
https://ilpadiglionedoro.wordpress.com/2012/07/29/roberto-bolle-and-friends-gala-event-in-verona-a-starry-night-in-arena/
https://ilpadiglionedoro.wordpress.com/2011/07/26/terme-di-caracalla-lincanto-della-danza/; 
Qui lascio parlare le immagini.

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Svetlana Lunkina e Roberto Bolle, Le Jeune Homme et la Mort

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A questo punto la pausa, sebbene, anche questa, un po’ troppo lunga per permettere di smontare la scenografia, è servita per “tornare sulla terra” e recuperare il fiato, rimasto sospeso sulle note struggenti della Passacaglia di Bach e pronto a sospendersi di nuovo per Prototype, la creazione multimediale di Massimiliano Volpini ed effetti visivi di XChanges VFx.
Avevo visto Prototype nelle due serate romane dello scorso luglio (https://ilpadiglionedoro.wordpress.com/2013/07/28/fra-stars-stripes-e-prototype-roberto-bolle-e-labt-alle-terme-di-caracalla/) quando Roberto Bolle portò i suoi Friends dell’American Ballet Theatre alle Terme di Caracalla per uno spettacolo indimenticabile, e allora mi aveva dapprima lasciato un po’ sconcertata, poi piacevolmente incantata. Ora mi ha entusiasmato.

Gli effetti visivi sono splendidi, Roberto riempie il palcoscenico con la sua superba tecnica, la sua personalità di grandissimo ballerino, la sua fisicità e bellezza eguagliata da pochi altri nel mondo della danza. Applausi e ovazioni premiano questa interpretazione suggestiva ed estremamente accattivante della “creazione” del danzatore-modello, il Prototipo appunto, dall’elaborazione computerizzata all’umanizzazione, con la storia professionale ad unire inizio e fine, amplificata da innumerevoli cloni proiettati sul megaschermo del palcoscenico.

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(ph. Stefania Menghetti)

Il brano successivo, Morel et Saint-Loup, è tratto dal balletto coreografato da Roland Petit Proust ou les intermittences du coeur (1974), ripreso dalla Recherche di temps perdu di Proust, su musica di Gabriel Fauré.
Due sono i personaggi: Morel (Matvienko) – un omosessuale libertino, e Saint-Loup (Gomes) – sposato e bisessuale, che tradisce abitualmente la moglie.
I due si incontrano ed iniziano una sorta di liaison fatta di sguardi che scivolano lentamente sui corpi, di gesti forti e maschili velati di languore. I due danzatori, fasciati in una tutina color carne, scuotono, emozionano, appassionano, ricevendo molti e sentiti applausi.

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Marcelo Gomes e Denis Matvienko

Tutta un’altra storia con Vestris, del ballerino e coreografo russo Leonid Yacobson, interpretato da Leonid Sarafanov su musica di Gennadij Bansčikov. Questo breve pezzo fu creato per Mikhail Baryshnikov in occasione della sua partecipazione alla Prima Competizione Internazionale di danza che si svolse a Mosca nel 1969 e che Misha, naturalmente, vinse.
Composto in onore di Gaetano Vestris, il “dio della danza” del Settecento, grande virtuoso e ballerino molto amato, tanto da diventare Premier Danseur all’Opéra di Parigi e insegnare a molti nobili interessati alla sua arte, questo “capriccio in danza” rispecchia l’atmosfera leggera e leziosa dell’epoca. Il compassato Sarafanov è riuscito in parte a gestire l’ironia che voleva e doveva trasmettere il pezzo, in una sorta di parodia del danseur noble in stile settecentesco, tutto pizzi e moine, a discapito però del suo talento, che qui difficilmente poteva trovare piena espressione.

Vestris

Leonid Sarafanov, Vestris

A me personalmente è piaciuto molto il pezzo successivo, Labyrinth of Solitude, con coreografia di Patrick De Bana sulla Ciaccona per violino e piano di Vitali.
Ivan Vasiliev, interprete dalla grande personalità e abilità virtuosistica, ha affascinato e convinto ancora una volta delle sue potenzialità, grazie ad un’interpretazione quasi espressionista dell’angoscia umana e agli acrobatici manèges e grands jetés, che gli hanno valso più volte ammirati applausi a scena aperta.

 

Ivan Vasiliev, Labyrinth of Solitude

 

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(ph. Monica Galaverna)

Velocemente, sempre troppo velocemente, si arriva al termine anche di questo particolare spettacolo di danza, quando i cinque Kings appaiono finalmente insieme sulla scena per KO’d, coreografato da Marcelo Gomes sulla Sonata per pianoforte di Guillaume Coté.
Si tratta di un pezzo studiato appositamente per evidenziare le doti atletiche e tecniche dei cinque danzatori, che si sfidano amichevolmente in un avvicendarsi di virtuosismi, in gruppo e in a soli, ciascuno mostrando al meglio la propria personalità artistica senza prevalere sugli altri, ma in completa serenità e gioioso unisono. Colpisce immediatamente la loro precisione, unità e sincronia di movimenti.

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I cinque splendidi Kings of the Dance impegnati in KO’d (ph. Stefania Menghetti)

Con i molti, moltissimi applausi e le numerose chiamate al proscenio dei Kings, accompagnati dallo sfavillio delle decine di flash ad illuminare ancor più i loro sorrisi, si chiude questa spettacolare performance di cinque tra i più grandi danzatori del panorama mondiale, in una delle più superbe location londinesi.

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(ph. Monica Galaverna)

DSCN5059_Fotor_CollageAll’uscita, i saluti di rito ai ballerini, dopo una breve attesa. Autografi e foto, applausi da parte di un gruppo di fan di Sarafanov, ma il più nutrito gruppo di persone era lì per lui, il nostro beniamino, Roberto Bolle, che si è attardato ancora una volta in nostra compagnia, sempre sorridente, gentile, disponibile. E’ difficile allontanarsi dall’aura di bellezza, fisica e morale, di spontaneità e simpatia che riesce a diffondere intorno a sé. E così la folla lo accompagna passo passo all’uscita e oltre, per un breve tratto, continuamente interrompendo il suo incedere per una parola o una foto, finché lui non saluta e allunga il passo. E’ ora di lasciarlo andare, come se ne vanno i bei sogni al risveglio, con un po’ di malinconia ma con il cuore e gli occhi colmi di immagini ed emozioni indimenticabili.

 

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Gli autografi: Matvienko, Vasiliev, Sarafanov, Gomes, Bolle

 

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Gli Artisti incontrano il loro pubblico: Ivan Vasiliev, Marcelo Gomes, Denis Matvienko, Roberto Bolle, Leonid Sarafanov (ph. Monica Galaverna)

Lo attendono ora Parigi (8 aprile), con il conferimento di una medaglia da parte dell’UNESCO come “riconoscimento del suo contributo alla promozione delle idee dell’UNESCO attraverso la danza come espressione culturale vivente e come vettore di dialogo”. Quindi il 14 aprile un’intervista, condotta da Valeria Crippa, all’Università Statale di Milano. Poi la Scala, il 28 e 29 aprile, per la “Serata Petit” e l’ABT di New York (2-5-18-28 giugno) con Histoire de Manon, Giselle e Swan Lake. E, prima della pausa estiva, tre date (queste almeno quelle confermate) del suo Roberto Bolle & Friends (19 luglio: Teatro Carlo Felice di Genova; 22 luglio: Arena di Verona; 29 luglio: Gran Teatro all’aperto di Torre del Lago)
Per quanto mi riguarda, appuntamento in Arena, memore dell’incantevole spettacolo dell’estate 2012.

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La foto di rito con il Divino Roberto Bolle. Grazie, Roberto! (e grazie alla fotografa Stefania)

Un abbraccio e un grazie alle mie “amiche di danza” con cui ho condiviso questi momenti indimenticabili e arrivederci a presto!

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