Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Memories…: già cinque anni fa, Don Quixote a Verona

Continua il recupero di articoli passati, di balletti sempre attuali…

Verona, 22 febbraio 2009
“Al debutto al Teatro Filarmonico il balletto Don Quixote di Ludwig Minkus, nella nuova produzione della Fondazione Arena, ha conquistato il pubblico.” Così scriveva il nostro quotidiano locale “L’Arena” all’indomani della “prima” del festoso balletto spagnoleggiante.
Sempre scettica nei confronti del nostro corpo di ballo, ma potendo comunque godere di un “canale privilegiato” per gli spettacoli del Filarmonico e, soprattutto, desiderando vedere di nuovo un balletto dal vivo dopo due mesi di astinenza, sono andata alla recita di domenica pomeriggio, accontentandomi del secondo cast.
Questo cast prevedeva:
Antonio Russo, il nostro primo ballerino, nelle vesti di Basilio;
Jurgita Dronina, russa, prima ballerina del Royal Swedish Ballet , come Kitri;
Denys Ganio, ballerino dei Ballets de Marseilles di Roland Petit, ora insegnante nella sua scuola di danza a Roma, nei panni di dell’hidalgo Don Quixote;
Marco Fagioli come Camacho;
Tommaso Renda – Torero Espada;
Bojana Nenadovic Otrin, prima ballerina del Teatro di Lubiana, già ammirata in Notte di Stelle, come Mercedes;
Alessia Gelmetti nei doppi panni di Juanita nel I atto e dell’Amorino nel II atto;
Amaya Ugarteche come Regina delle Driadi;
Luca Panella – Spettro di Don Quixote.
132_3286 CCome sempre la coreografia della Garofoli si discosta dall’originale, o almeno dall’interpretazione più nota – viste le numerose versioni di questo balletto – sebbene, con il procedere dell’azione, i tratti distintivi dell’opera siano sempre più riconoscibili.
La nostra coreografa e direttrice del corpo di ballo ha dato maggior risalto alla figura di Don Quixote, presentandolo da subito fin dal prologo, circondato dai suoi amati libri di cavalleria, per poi dedicargli ampio spazio nel secondo atto quando, nella grotta del vecchio Montesinos, si addormenta e, nel sogno, ringiovanisce e, interpretato dall’ottimo Luca Panella, balla a lungo con l’amata Dulcinea-Kitri.
In questo secondo atto, tra l’altro, la Garofoli ha introdotto le Driadi utilizzando uno stratagemma molto suggestivo e di sicuro effetto scenografico: le figurine, lievi e in tutù bianco, entrano in scena esattamente come le Ombre del secondo atto di Bayadère; non scendono dal praticabile, ma l’ipnotico, interminabile succedersi dei tre movimenti (un passo, un arabesque, un port de bras) è lo stesso. Mi è sembrata una grande idea riprendere questo “atto bianco” molto amato e apprezzato, anche se, per me amante del grande balletto esotico ambientato in India, è sembrato un po’ un sacrilegio, come trafugare un prezioso reperto archeologico. L’effetto comunque è stato molto bello.
Tutto il balletto nel suo insieme, comunque, è stato applauditissimo dal pubblico. Ad iniziare dalla bella, seppur essenziale, scenografia, fino ai costumi coloratissimi e ricercati, che ben caratterizzavano i personaggi nella loro specifica individualità, superando il rischio di far ricadere il corpo di ballo in una massa anonima. Belle e avvincenti le danze delle Sivigliane e dei Toreri, tutti molto precisi e accurati nell’esecuzione; sensuale e voluttuoso il passo a due di Mercedes e del Torero Espada. E poi brava Jurgita Dronina – Kitri, che si è distinta per i suoi virtuosismi, la sua vivacità, i voli sulle punte nella variazione, i suoi 32 fouettés doppi che hanno fatto esplodere di applausi il teatro.
132_3290 CMa, soprattutto, bravo bravissimo il nostro Antonio Russo, che ho finalmente visto ballare da primo ballerino: ottima forma fisica, preciso negli assoli, nelle prese, nei passi a due, espressivo, perfetto nella parte di un Basilio forte, ironico e determinato a conquistare il cuore della sua Kitri in qualsiasi modo. Il pas de deux dei due innamorati all’inizio del secondo atto ha scatenato il pubblico in ovazioni e applausi a scena aperta.

132_3294 CMa tutto il corpo di ballo, contrariamente alle ultime esibizioni in cui erano lampanti incertezze ed imprecisioni, ha ballato veramente bene, dando vita ad uno spettacolo che, secondo il mio modesto parere supportato da una scarsa esperienza ballettistica, avrebbe fatto la sua bella figura anche sul palcoscenico della Scala.
Sentendo anche i commenti non proprio teneri nei confronti del corpo di ballo del Teatro di San Carlo di Napoli, credo di dovere riabilitare i nostri “veronesi”.
E poi – mi sia consentito dirlo – Antonio Russo non ha certo il physique du role, non è étoile, ma per come ha ballato questa sera meriterebbe molto più risalto sulla scena della danza classica, almeno nazionale. Speriamo che continui così.
Appuntamento a Nel cuore del ‘900 di maggio!
132_3295 C

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