Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Surviving Raffaello: la “Madonna di Foligno” a Milano

“L’arte non deve mai tentare di farsi popolare.
Il pubblico deve cercare di diventare artistico
Oscar Wilde

DSCN4899

Unica, straordinaria, irripetibile.
La Madonna di Foligno riverbera in tutto il suo splendore non appena varcata la soglia della rinascimentale Sala Alessi di Palazzo Marino, sede del Comune di Milano.
Migliaia di sguardi l’hanno ammirata, esplorata, sezionata in ogni suo minimo dettaglio. Ora è tornata a Foligno, dove resterà esposta presso il Monastero di Sant’Anna fino al 26 Gennaio, per poi rientrare a “casa” nei Musei Vaticani.
Si è trattato di un nuovo, grande successo, con un numero di visitatori ancora superiore a quello delle passate edizioni.
Gli scorsi anni, purtroppo, non ho mai visitato i capolavori di volta in volta esposti (e parliamo di opere come La conversione di Saulo di Caravaggio, San Giovanni Battista di Leonardo, Donna allo specchio di Tiziano, L’adorazione dei pastori e San Giuseppe Falegname di Georges de La Tour, Amore e Psiche di Canova e Psyché et l’Amour di François Gerard), ma quest’anno mi trovavo a Milano nel periodo natalizio e ho deciso di non perdere questo evento.

DSCN4900Così, un sabato mattina grigio e piovigginoso, prima che i turisti cominciassero a sfarfallare tra la Galleria e Piazza della Scala, ho approfittato della totale assenza di coda (esterna) davanti a Palazzo Marino e sono entrata. La coda c’era, ma all’interno, per cui almeno si è potuti stare al riparo dalle intemperie durante la mezz’oretta di attesa.
Arrivato il nostro turno, il gruppo di una trentina di persone è stato accompagnato da una brillante e preparata guida davanti all’enorme quadro, posizionato dietro una teca di vetro purissimo che, da un lato, protegge la delicata tela dagli sbalzi di temperatura e di umidità, dall’altro, grazie alla trasparenza totale, permette di godere di ogni suo minimo particolare, anche attraverso un uso mirato e bilanciato della luce.

L’osservazione del quadro, anche molto ravvicinata, è durata una ventina di minuti, durante i quali la guida ha illustrato la storia del dipinto e alcune peculiarità, in modo simpatico e accattivante, riuscendo a mantenere viva l’attenzione anche degli ospiti più piccoli, fatti accomodare seduti ai piedi della teca.
Io non conoscevo nulla di quest’opera, per cui mi fa piacere riportare qui, succintamente, qualche nota. Così…per ripassare un po’ di storia dell’arte.
Il dipinto, datato intorno al 1511-12, fu commissionato da Sigismondo de’ Conti, segretario di papa Giulio II, come ex voto per il miracolo che aveva visto uscire la sua casa di Foligno illesa dopo essere stata colpita da un fulmine o, più probabilmente, da un potente dardo (in quel periodo era in corso una sorta di “guerra civile” o faida cittadina, se non ricordo male).
La pala fu collocata nella chiesa di Santa Maria in Aracoeli a Roma, luogo di sepoltura di Sigismondo, da dove nel 1565 una monaca, nipote del donatore, la fece trasferire nella chiesa di Sant’Anna a Foligno, presso il Monastero delle Contesse della Beata Angelina dei Conti di Marsciano.

Oltre alla Madonna e al Bambino (un po’ monello, perché sembra voglia svincolarsi dalle braccia della mamma per esplorare da solo il mondo intorno), gli altri personaggi sono, da sinistra, San Giovanni Battista (l’unico con lo sguardo rivolto verso di noi, trait-d’union fra l’umano e il divino), San Francesco d’Assisi, San Girolamo (con il “suo” leone accanto) che presenta a Maria il committente inginocchiato. Al centro un angioletto con un cartiglio, un ex-voto per la grazia ricevuta. Sullo sfondo le case, il dardo (o il meteorite, secondo altre interpretazioni) infuocato che sta precipitando e l’arcobaleno, simbolo della grazia di Dio che proteggerà la casa di Sigismondo dall’incendio.
E così, parla che ti parla, siamo stati invitati ad avvicinarci alla tela per poterla ammirare meglio: l’abbiamo fatto timidamente, con circospezione, abituati ad allarmi che squillano e guardiani che ti mettono pubblicamente alla gogna se solo sfiori con la punta del piede il limite invalicabile.
Io pensavo che la visita, più che esaustiva, fosse terminata qui. Invece abbiamo ceduto il posto ad un altro gruppo e ci siamo spostati nella parte posteriore al quadro, quasi una seconda stanza, dove la guida ha illustrato l’opera in modo più particolareggiato, evidenziando i dettagli più significativi e curiosi. Tutto ciò con l’ausilio di un tablet e di immagini che venivano a mano a mano proiettate sul muro: una sorta di murales dell’antichità, di grande effetto scenografico e impatto multimediale.

Più che soddisfatta dalle spiegazioni e dalla visita, sono quindi passata in una saletta a fianco, dove veniva proiettato un video su Raffaello e sulle vicissitudini della tela.
Il Direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, di cui ammiro moltissimo la capacità espositiva, la chiarezza e l’affabilità dei modi, ha illustrato la figura e l’opera di Raffaello, oltre alle peripezie subite dalla Madonna di Foligno, che mi hanno colpito molto e a cui solitamente non si pensa quando si ammira un’opera d’arte.
Il quadro, infatti, dopo essere stato trasferito nella chiesa di Sant’Anna, fu sequestrato durante l’occupazione francese nel 1797 e portato a Parigi.
In Francia subì la “trasformazione” che ha segnato la sua storia conservativa, modificandone la sua stessa natura. Per risolvere i gravi problemi conservativi riscontrati, fu infatti deciso un trasporto di colore dalla tavola, dove era stata originariamente dipinta la Madonna, alla tela, mediante l’eliminazione del supporto ligneo e l’applicazione della pellicola pittorica su uno strato di tele (lo stesso “trattamento”, ad opera di François Toussaint Haquin, fu riservato alla Vergine delle rocce di Leonardo). Furono così definite le nuove condizioni fisiche in cui l’opera si conserva tuttora, peraltro egregiamente.
In seguito al Trattato di Tolentino, nel 1816 tornò in Italia, dove papa Pio VII, come per altre opere importanti d’arte sacra che oggi vanta la Pinacoteca Vaticana, decise di trattenerla a Roma.
Qui subì un restauro nel 1957-58, una “pulitura” che permise di mettere in risalto gli splendidi e brillanti colori effettivamente utilizzati da Raffaello.
In conclusione, circa un’ora di “storia dell’arte”, con visione di un capolavoro, spiegazione a voce e multimediale, proiezione di un interessante e piacevole video…il tutto gratuitamente e gestito in modo impeccabile.
Tanto di cappello per queste iniziative, che comportano certamente dispendio economico, notevole organizzazione per il trasporto delle opere, formazione del personale e che, per fortuna, ottengono il giusto riconoscimento, visto il numero elevatissimo di visite.
Mi piace concludere con le parole di Massimo Bray, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo: “E’ sempre un elemento positivo per il pubblico confrontarsi con il nostro patrimonio culturale in modo articolato e ricco di molteplici spunti, consapevoli di quanto, senza il necessario lavoro scientifico e di contestualizzazione, un capolavoro, per quanto eccelso sia, corra il rischio di apparire muto agli occhi e al cuore di molti visitatori.”

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Questa voce è stata pubblicata il gennaio 23, 2014 da in Arte, Mostre con tag , , , , , , , , .
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