Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Identità nascoste – Maschere da leggere in mostra a Milano (prima parte)

Per questo nuovo articolo ho scelto un tema che potrebbe sembrare anomalo rispetto a quanto scrivo abitualmente. Si parla infatti di maschere e di quanto la rappresentazione iconografica abbia contribuito alla divulgazione e alla conoscenza di questo enorme patrimonio culturale, soprattutto italiano.
Il fulcro del tema “maschere”, però, è costituito naturalmente dalla Commedia dell’Arte, arte popolare, di strada, che è assurta nel tempo a divertimento per i nobili e le corti.
Arte quindi, che può rientrare a pieno titolo negli argomenti di cui solitamente scrivo nel mio blog. E poi siamo ormai ufficialmente entrati nel periodo carnevalesco, quindi … largo alle maschere!
“Maschere. Identità nascoste. Dalla Commedia dell’Arte al Novecento. Un percorso nella grafica tra rappresentazione e illustrazione”, l’esposizione in corso a Palazzo Morando/Costume Moda Immagine (Via Sant’Andrea, Milano) e che resterà aperta fino al 12 gennaio prossimo, mostra ancora una volta la peculiarità di questo “santuario” dell’arte, che propone iniziative sempre interessanti e particolari.
Il tema, ampiamente esaminato nelle sale del palazzo che affiancano quelle dedicate al costume e ai dipinti del XVII e XVIII secolo, esplora il tema delle maschere nella produzione grafica dal Cinquecento al Novecento tramite documenti provenienti da collezioni pubbliche e private.
La maschera ha sempre esercitato un enorme fascino sull’uomo, fin dai primi tempi del suo utilizzo in epoca arcaica, svolgendo le più svariate funzioni e assumendo molteplici significati: religioso (come mezzo di comunicazione fra l’uomo e la divinità), funerario (pensiamo alla civiltà egizia o micenea), teatrale (dalle rappresentazioni nella civiltà greca antica alla Commedia dell’arte) e molto altro a seconda delle epoche e delle latitudini in cui viene utilizzata. Inoltre il concetto di “maschera” si è esteso ampiamente nel campo psicologico, con tanto di studi, opere letterarie, poetiche, pittoriche e quant’altro.
Ero quindi molto curiosa di vedere questa mostra, essendo appassionata di storia del costume ed incuriosita dalle maschere in generale e di ciò che hanno significato per la società soprattutto nei secoli passati (e poi essendo veneta, Venezia e il suo carnevale hanno sempre esercitato grande fascino su di me).
Incisioni, affiches, illustrazioni da periodici e da volumi costituiscono dunque il filo conduttore di una storia della Commedia dell’Arte e delle maschere tutta “da guardare”, ma qui anche da leggere, grazie alle interessanti e curiose notizie esposte a fianco del materiale iconografico in mostra.
Parlando di maschere, l’immaginario di ciascuno di noi corre subito alle rappresentazioni della Commedia dell’Arte, che sappiamo essere una forma di rappresentazione teatrale messa in scena da attori “di mestiere”, senza testo scritto se non una breve traccia, lo scenario o canovaccio, e lasciata alla libera ingegnosità degli attori che, abilmente, creavano i dialoghi.
Arte è termine che sta a indicare mestiere, capacità e si riferiva appunto al carattere professionale di questo teatro, non fatto da principianti, come era solito nel teatro italiano del Rinascimento, ma da professionisti che facevano della loro recitazione una forma di guadagno.
Forma di teatro nata nelle fiere, sulle piazze, per strada, con spunti tratti dall’antica Roma e dai buffoni medioevali, la “Comédie italienne” conquistò tutta Europa e gli attori che la praticarono furono accolti nelle maestose corti del tempo, divenendo famosissimi. Grandi compagnie italiane si esibirono in molti Paesi del vecchio continente, soprattutto in Francia, dove questo tipo di teatro ebbe un enorme successo sino almeno all’Ottocento. A questa popolarità contribuirono anche l’incisione e l’illustrazione, importanti veicoli per la conoscenza di maschere, attori, scene.
Tuttavia la ripetitività delle battute e della tipologia dei personaggi finirono con l’annoiare il pubblico e portarono al progressivo degrado di questa forma teatrale.
Ma le maschere rimasero ugualmente, sia nel teatro di Goldoni che nell’arte, nell’incisione, nella pubblicità, nel gioco, nell’illustrazione e soprattutto nell’immaginario collettivo, facendo rivivere anche in contesti molto diversi da quello teatrale i tipi buffi che sulle scene portarono nei secoli creatività, ironia, satira.
Si devono ai Bertelli, famiglia di incisori e stampatori attivi a Venezia dalla seconda metà del XVI secolo, le più antiche e significative raffigurazioni in cui fanno la loro comparsa i “tipi” veneziani, dal contadino, alla ruffiana, al povero, ma anche quelli della Commedia dell’Arte, dal Magnifico (ossia Pantalone) al Dottor Graziano a Coviello, agli Zanni, al buffone Mattaccino.

Pulcinella, incisione di Francesco Bertelli

Maschare da ebrei, incisione di Francesco Bertelli

La maschera di Coviello

Tutti i ruoli erano per lo più divisi in due categorie di personaggi o tipi fondamentali, quelli di carattere “letterario” come gli Innamorati, oppure quelli popolari, che si ispiravano alle maschere comiche.
Uno degli aspetti più curiosi della Commedia dell’Arte è quello di aver introdotto tra gli attori la donna. Il 10 ottobre 1564 si costituì la prima compagnia nella quale venne scritturata anche una donna. La presenza della donna sulle scene fu uno dei motivi di condanna della Commedia dell’arte nel Seicento, secolo dedicato alla donna soprattutto nell’arte e nella letteratura, ma non tenero con il sesso femminile per la predominanza del pensiero religioso controriformista.
La risposta a questo atteggiamento ostile venne proprio dalle tante donne che osarono recitare sui palcoscenici di mezza Europa. Tra le belle maschere femminili ecco apparire sulle scene Corallina o la tanto amata Colombina, che ritroviamo nelle commedie scritte da Goldoni, scaltre ed astute servette, maliziose e civettuole.
Sicuramente il personaggio femminile più famoso della commedia dell’arte fu Isabella, introdotto dalla grande Isabella Andreini e da lei portato al massimo splendore.
Comica e accademica, Isabella Andreini è stata definita una Eleonora Duse del Cinquecento per la straordinaria fama. La sua vita sulle scene si intreccia con quella letteraria: di lei conosciamo l’aspetto giovanile e quello maturo, grazie ad alcuni ritratti incisi; il viso tondeggiante e lo sguardo fiero lasciano trasparire la forza del carattere, sottolineata anche dai contemporanei in componimenti poetici che ne esaltarono in più la bellezza.

Isabella Andreini sulla scena

Isabella fu la prima “donna innamorata”, ma rientrava anche nel novero delle donne di teatro che, nel clima della Controriforma, erano paragonate alle meretrici, così come il teatro all’improvviso venne assimilato a pratiche peccaminose, quasi demoniache. Isabella seppe contrastare questo pregiudizio esaltando le virtù di moglie e scrittrice. 

Isabella Andreini

Sul palcoscenico si trovavano i cosiddetti “tipi fissi”, noti attraverso la loro maschera e liberi di inventarsi al momento battute fuori copione. Immortalati in molte incisioni, i personaggi delle commedie sono i tradizionali Arlecchino, Pulcinella, Brighella, ma anche maschere meno note e di invenzione francese. 

Ritratto di Giovanni Gabrielli, detto Sivello, inciso da Agostino Carracci nel 1599

Jacques Caillot, originario di Nancy, è senza dubbio uno degli incisori più interessanti del XVII secolo, pur non mancando esempi grafici precedenti, sempre sullo stesso tema e nelle sue piccole ma preziose incisioni troviamo tutti i vari personaggi della Commedia dell’Arte.

Zanni e Scapino, incisioni di Jacques Caillot

Zanni e Scapino, incisioni di Jacques Caillot

Nelle sue opere è molto stretto il legame fra arte e musica: i suoi personaggi ballano al ritmo della “sfessania” o suonano antichi strumenti musicali. E’ un legame questo da sempre esistito e se le opere di Caillot non sono la raffigurazione di vere e proprie rappresentazioni della Commedia dell’Arte, la loro analisi offre lo spunto per ricordare che già nella tradizione buffonesca, da cui deriverebbe in parte la Commedia “improvvisa”, quella appunto rappresentata senza seguire un testo scritto completo, il canto, la musica, il ballo erano elementi fondanti.

I balli di sfessania, incisione di Jacques Caillot

La Galérie Théatrale ou Collection des Portraits en pieds des principaux Acteurs des premiers Théatres de la Capitale. Gravé par les plus célebres artistes. Imprimé en noir et en couleur, edita a Parigi nel 1834 presso Bance Aine, è un altro importante repertorio di immagini per chi vuole conoscere i volti degli attori più noti attori attivi in Francia a partire dal XVI secolo.
L’opera, in tre volumi, raccoglie oltre 140 incisioni, parte delle quali a colori, in cui gli attori sono descritti in piedi, nei loro abiti di scena, spesso con l’indicazione del personaggio portato sul palcoscenico, oltre ad alcune maschere della Commedia dell’Arte e i loro interpreti.
Secondo lo stile proprio della ritrattistica elogiativa, nelle tavole vengono messe in evidenza le caratteristiche principali di ogni personaggio attraverso la posa assunta, l’atteggiarsi e l’espressione del volto.
Il nome di questi attori è tramandato dalle immagini: molti vestirono i panni di Arlecchino, Pulcinella, degli Innamorati o dei furbi Zanni, parteciparono della fortuna della Commedia dell’Arte presso le corti italiane e in Francia, allietarono le feste di regnanti e nobili. Sia sulla scena che nei ritratti, le figure dell’attore e del personaggio, dell’uomo e della maschera si fusero tra loro, così che l’uomo celato sotto la maschera divenne spesso la maschera stessa. Non mancano incisioni che seguono invece i dettami della ritrattistica classica, immagini nelle quali prevale l’identità dell’attore rispetto al personaggio interpretato, in cui la dimensione umana non è più quella effimera e fugace dell’improvvisazione e della finzione ma quella concreta di un professionista.
Alcune maschere nacquero in Francia grazie all’impulso del Théatre Italien e alla fantasia di alcuni artisti, talvolta legati direttamente alla Commedia dell’Arte, in altri casi alla farsa francese.
E’ quest’ultimo il caso di Gros Guillaume (il grosso Guglielmo), di Gautier Garguille (lo stonato Gautier) – dapprima personaggi degli spettacoli di piazza, a fianco di Turlupin, poi ammessi all’ufficialità del Théatre de l’Hotel de Bourgogne – e di Guillot Gorju.
Gros Guillaume, brutto e obeso, indossa un abito di lana fasciato con due cinture che ne accentuano la goffa figura, mentre il volto è infarinato e senza maschera; nelle commedie rappresentava il personaggio verboso che parlava per massime e proverbi.
Il legnoso Gautier Garguille invece ha gambe lunghissime e capelli arruffati, il volto coperto da una maschera verde e una barba a punta. Indossa una giubba nera con maniche di lana rossa, calzoni neri, cintura, bastone e scarpe nere.
Guillot Gorju impersonava invece il saccente dottore che, nelle farse delle fiere parigine, paludato nel suo ampio mantello, con maschera e cappello, si faceva beffe di sciocchi e sapienti con i suoi forbiti discorsi.

Turlupinade with Gaultier-Garguille (1581-1633), Gros-Guillaume (1554-1634) and Turlupin (1587-1637), incisione del 1856

Parigi, metà Ottocento: sui boulevards e sulle piazze si aprono caffè, teatri, cabaret; lontano dalla fastosità dell’Opéra, il pubblico si intrattiene, divertendosi, in quello che molta critica definiva allora un “teatro ignobile”. In Boulevard du Temple si affaccia il Teatro dei Funamboli, dove il mimo Charles Deburau, figlio del grande Jean-Baptiste, inventa una nuova forma teatrale, un’arte innovativa, raffinata, dolce e nello stesso tempo romanticamente malinconica. Erede di Pierrot e Gilles, sognatore triste, Deburau trionfa con le sue pantomime e con modi che contrastano, con ferma determinazione, le rigide regole dello spettacolo tradizionale.
La nuova vita di Parigi e dell’arte è qui; lo scopre anche il famoso fotografo Félix Nadar (Parigi, 1820-1910) quando, nel 1854, con il fratello Adrien Tournachon (noto anche come Nadar jeune), dedica a Deburau una serie di ritratti, tra i quali uno con il mimo nell’atto di scattare una fotografia al cavalletto, che gli frutterà la medaglia d’oro all’Esposizione Universale parigina del 1855.

Ritratti eseguiti da Nadar del mimo Charles Deburau

La raffigurazione di spettacoli di strada è comune nella produzione di stampe di veduta: in molte infatti è possibile osservare gruppi di spettatori che assistono a spettacoli allestiti su modesti palchi. L’incisione stampata dal tedesco Martin Engelbrecht ritrae una parte delle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco e appartiene a una serie dedicata a Venezia: sulla sinistra è radunato un piccolo pubblico di spettatori davanti a un palchetto sul quale degli attori in costume stanno recitando, forse cercando di vendere anche qualche miracoloso unguento. Tra loro è riconoscibile Arlecchino, accompagnato forse da Colombina.

Incisione stampata da Martin Engelbrecht, che ritrae una parte delle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco

Incisione stampata da Martin Engelbrecht, che ritrae una parte delle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco

Giunti a questo punto della mostra, si arriva ad un piccolo corridoio dove sono esposte le “maschere” della Compagnia Marionettistica “Carlo Colla & Figli”, le quali rappresentano i caratteri e i personaggi della Commedia dell’Arte confluiti nel teatro delle marionette.
Le sculture relative ai personaggi amorosi risalgono alla seconda metà dell’Ottocento e sono di mano dello scultore Pittaluga (o Piccaluga) di Genova, mentre i personaggi delle “maschere” tradizionali furono ideate nel 1930 dallo scultore Ambrogio Casati, pittore, cattedratico a Brera, firmatario del Manifesto del Futurismo, nonché cugino dei Colla.
I costumi su bozzetti di Caramba, già direttore e costumista degli allestimenti scaligeri, furono realizzati dalla sartoria Ardovino di Milano. Si tratta di tessuti con rifiniture a stampa secondo la moda lanciata dalla coppia Fortuny-Caramba, che dal palcoscenico era poi dilagata presso tutte le case di alta moda.

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Le marionette della Compagnia “Carlo Colla & Figli”

Le marionette della Compagnia “Carlo Colla & Figli”

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